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Cerimonia di Uscita Venerd́ Santo 21 Marzo A.D. 2008 PDF Stampa E-mail
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Scritto da Teresita   
Tuesday 15 April 2008

Cerimonia di Uscita Venerdì Santo 21 Marzo A.D. 2008 - ore 2,30

Madre:

Sono  trascorse quasi due ore da quella terribile telefonata; due ore in cui quelle parole di quel carabiniere non si vogliono togliere dalla mia testa

Carabiniere:

Pronto Casa Coppola... Pronto parlo con la famiglia Coppola... Signora qui è la Stazione Carabinieri di Ercolano... Lei è la mamma di Eduardo Coppola... Signora lei è la mamma... Suo figlio Eduardo Coppola... Si suo figlio questa notte... è stato trovato da una volante, ma era troppo tardi... troppo tardi. Ora è nella sala mortuaria dell'ospedale di Castellammare.

Due ore in cui non ho fatto a tempo neanche a realizzare cosa fosse successo che mi sono trovata fuori questa sala mortuaria e quelle parole mi opprimono il cuore:

Carabiniere:

Signora suo Figlio Eduardo... Troppo tardi... Troppo Tardi... Troppo Tardi...

Madre:

Stringo forte le mani di mio marito per cercare di svegliarmi da quest'incubo. Come  quando afferrando qualcosa si ci sveglia tutti sudati dallo spavento, cosi cerco disperatamente di fuggire da questo brutto sogno; un sogno terribile che in questi anni ho fin troppo negato a me stessa. Ho negato a me, a mio marito a tutta la mia famiglia, al mondo intero; mi dicevo: " no non cadrà in questo giro, quella confidenza sussurratami dalla mia amica Marta no , non riguarda noi".

Eddy non poteva essere un drogato; a lui piaceva lo sport, piaceva divertirsi, amava la vita; non era come quei ragazzi che li vedi vicino la stazione sporchi e con lo sguardo assente nei loro viaggi di ritorno o nervosi e smaniosi in quelli di andata. Mi ero convinta che quello spinello trovato nella sua camera non era suo,  era di Giulio, l'amico di studi. Mi ero convinta, dopo la punizione di una settimana imposta da mio marito, che tutto era tornato al suo posto. E poi un spinello: cosa era mai uno spinello, era solo un modo per evadere! Un non sentirsi da meno a quel fermento dell'animo che prende tutti i giovani. Un modo per reagire, per essere contro; ma poi tutto sarebbe torna al suo posto, c'erano gli esami all'università, la palestra, le prime ragazze che mettevano  alla prova il suo cuore: no non riguardava Eddy il passo verso l'eroina, non è vita per lui. Lui era pulito!

In queste due ore  mi inizia ad essere familiare pure questa anticamera della sala mortuaria, dove il caldo infernale di questa notte di ferragosto ci è stato alleggerito da un poco di acqua fresca offerta da un infermiere che cerca di darci coraggio con il suo sguardo. Da quella tenerezza con cui ci guarda capisco quanti genitori ha visto soffrire nella stessa identica disperata attesa.

Dopo due ore quello stesso timbro di voce sentito al telefono, freddo, professionale, distaccato che ha fretta di concludere il suo turno di lavoro ci invita a vedere se quel corpo in quella bara è di Eddy

Carabiniere:

Signori Coppola venite...presto. Questo è vostro figlio, se si firmate questo modulo per il riconoscimento.

Madre:

Si è lui, è il mio Eddy... figlio mio che cosa ti hanno fatto a mamma. Quasi in ginocchio supplico i due carabinieri che ci accompagnano a non farci uscire; li prego di farci stare con lui, di stringerlo, di accarezzarlo per l'ultima volta.

Carabiniere:

Signora adesso è Troppo Tardi... Troppo Tardi.

Madre: Ma Vi prego!

Carabiniere:

Possiamo Maresciallo? Che ne dite... i signori Coppola vogliono restare...Era il loro unico figlio. Signora ma ricordate che siete in una sala Mortuaria che è in corso una indagine. Restate in quell'angolo...

Madre:

Finalmente restiamo soli io, mio marito e mio figlio. Mio marito cerca di stringermi a se per farmi da scudo; cerca di difendermi da quel dolore così forte ma capisco che forse lui soffre più di me. Lo avverto da come trema, da come non riesce il suo volto a nascondere il terremoto che sta devastando la sua anima. In questo ultimo attimo di Madre che mi è concesso quanti pensieri mi vengono ora in mente: come eri bello da bambino quando ti aspettavo all'uscita della scuola, quando correvi infreddolito da mare verso l'accappatoio in cui  ti avvolgevo. Come amavo asciugare i tuoi capelli neri e come , ancora umidi, pettinarli con le mie mani. Mi è insopportabile l'idea che la tua vita sia finita in questo modo. Noi che per tè abbiamo voluto sempre il meglio, pensare che tu sia stato raccolto da una pattuglia dei carabinieri vicino ad un cassonetto della spazzatura, semi nudo, derubato di tutto mi leva il respiro. E Tu Madre del Dolore, Madonna Addolorata che lo guardi da questo unico quadro presente in questo luogo; tu che hai ai piedi della Croce, sulle Tue ginocchia Tuo Figlio. Come puoi permettere che una madre possa soffrire un dolore così forte; Tu che sei stata testimone, quella notte del Venerdì santo di Tre anni fa, della sua prima fuga verso l'eroina, perché non hai fatto niente per salvarlo! Perché quella notte non mi hai svegliato; perché quella notte mi hai fatto vincere dalla stanchezza del lavoro e non mi hai fatto scendere per strada per vedere la Processione Nera.  Non vedendo i suoi occhi sotto il cappuccio, mi sarei accorto della sua assenza; come Te mi sarei messa alla sua ricerca. La carriera, il lavoro hanno trasformato la magica notte insonne della processione, in una notte come le altre; non più veglia d'armi ma notte in cui bisogna dormire per essere pronti l'indomani a quell'importante colloquio. Io pensavo al lavoro e mio figlio si condannava a morte. Ricordo ancora l'imbarazzo nel rispondere a Michele quando mi chiese, il sabato santo, di come mai la veste di Eddy era rimasta imbustata in Chiesa la Notte del Venerdì Santo. Il mio imbarazzo era motivato dalla convinzione che quella notte Eddy avesse preso parte alla Processione. Era stato telefonato il giorno prima da un amico dell'organizzazione che gli aveva confidato che a lui era stato riservato il martirio "Corona Di Spine". Ma quella notte lui preferì partecipare ad un'altra processione, quella che porta centinaia di nostri figli, di tuoi figli, verso luoghi di morte e disperazione. Era la prima volta che aveva oltrepassato quella sottile linea che ti porta dallo spinello all'eroina: aveva preferito agli aghi di quella corona di spine quelli di una siringa. Eppure guardalo adesso, sembra che dorma come un angioletto ormai liberato dal mostro che lo ha tormentato per tre anni. Per tre anni ho avuto perfino vergogna di mio figlio; ne ho avuto vergogna nei salotti buoni dove capivo che si faceva sempre più attenzione nel trattare certi argomenti; vergogna quando le mie amiche cercavano di non far frequentare Eddy ai loro figli. Mio figlio era diventato una cattiva amicizia, un diverso. Proprio quella diversità che è stata complice della sua fine! Perché si deve avere sempre un complice nei furti fatti per trovare quei soldi che non ti bastano mai; si deve avere un complice che ti dia coraggio nel prendere un treno di disperati, nel bucarti. Quella diversità ha spinto sempre più mio figlio ad intrecciare quella corona di spine e a conficcarla nelle sue vene. Tutto è iniziato con quella corona di Spine, con quella veste nera piegata nella sagrestia della chiesa che custodiva gia tutta la disperazione di questa sala mortuaria. Quella Veste già era piena di quelle lacrime che ora gli occhi miei e di  mio marito non hanno più la forza di trattenere. Se solo quella notte quella veste avesse espletato al suo mandato. Tutti noi abbiamo un  mandato, un compito  stabilito dal Signore. Così come  dispone che il sole sorga e tramonti, che le stagioni si vestano del colori più belli, così aveva dato mandato a quella stoffa di essere intessuta e cucita per salvare mio figlio. Quella Notte la processione poteva salvare Eddy, il mio Eddy, il Tuo Eddy.

Voce Narrante:

Come Eddy, altri giovani partecipanti delle nostre processioni, in questi ultimi anni hanno lasciato le loro vesti per prendere parte ad altre processioni;  processioni terribili che si sono concluse nella disperazione e nel dolore . Troppe Vesti sono rimaste piegate, troppe vesti non sono state indossate. Queste cento corone di spine che questa notte resteranno su questo sagrato hanno tutte un nome; portano il nome dei figli della nostra comunità che lungo il cammino delle nostre processioni si sono fermati lungo la strada. Si Sono fermati in viottoli o stazioni ferroviarie di Ercolano, Torre del Greco, Portici, Secondigliano. Altari della Reposizione dove si celebra la morte e non si grida alla vita. Non si grida a quella vita che parte come un vagito dal coro del Calvario, passa per il Miserere fino a giungere ai portanti lampioni e simboli.

Ogni corona di spine porta il nome di un amico, di un parente, di un fratello; porta il nome di tuo figlio che in una "notte nera come il mare" si è spogliato della sua veste e, indossati i panni del centurione, ha intrecciato la corona di spine e ha trafitto il capo di Cristo.

Questa notte quella veste non indossata da Eddy qualche anno fa e rimasta muta in sagrestia sarà indossata da un figlio della nostra Comunità che sta vincendo la sua Guerra. Un Figlio che, dismessi i panni da Centurione indossati per troppi anni, torna ad incamminarsi con noi, e noi con lui, nella nostra processione. Questa notte i suoi altari della Reposizione tornano a chiamarsi Madonna di Rosella, Santa Teresa; sarà lui a portare quella corona di spine che Eddy non ebbe il coraggio di prendere. La sua vita, tutta intera, quella degli anni terribili e bui e quella della luce che inizia a vedersi è la nostra preghiera; Ogni minuto della sua esistenza fa sì che questa notte non sia "nera come il mare" ma che sia splendente come l'aurora; questa notte lui darà un senso a queste cento corone; darà a tutti noi "un attimo di Madre".

Ultimo aggiornamento ( Tuesday 15 April 2008 )
 
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