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CELEBRAZIONE EUCARISTICA per Chiara Lubich - 29 Aprile 2008 PDF Stampa E-mail
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Scritto da Teresita   
Thursday 08 May 2008

Celebrazione Eucaristica per Chiara Lubich

Fondatrice dell'Opera di Maria

(Movimento dei Focolari)

presieduta da

S. E. Rev. ma Mons. Arturo Aiello

Vescovo di Teano - Calvi

Pignataro Maggiore - 29 Aprile 2008

      Fratelli e sorelle, il Signore ha fatto grandi cose per noi, abbiamo cantato, e vogliamo celebrare in questo nostro incontro intorno all'altare nella festa di S. Caterina da Siena e nel ricordo della grazia riversata abbondantemente in Chiara Lubich, segno per la Chiesa italiana, per l'intera Chiesa Cattolica, per il mondo.

Disponiamoci a leggere nella vita di queste persone sante l'eco della grazia di Dio; in esse la grazia di Dio non è stata vana, e purtroppo si è vanificata tante volte nella nostra vita.

Di questo chiediamo umilmente perdono.

***

Cari fratelli e sorelle, ci sono due modi per passare in questo mondo, per attraversare i pochi anni che il Signore ci dà da vivere qui nello spazio e nel tempo.

Un modo superficiale e distratto, un modo intenso e ardente.

La schiera delle persone che passano in una maniera distratta non lascia traccia di sé, coloro, purtroppo sono poche, quelle persone che vivono in una maniera ardente tracciano un solco nella vita della Chiesa e del mondo.

Potrei anche fermarmi qui, e porvi davanti a questa scelta: Vivere una vita banale, legata alle mode, ai bisogni, o vivere una vita legata ai sogni, ai grandi sogni. Alcuni seguono i bisogni, quelli immediati, altri seguono sogni che paiono impossibili ma si realizzano, è il caso dei santi.

È il caso innanzi tutto di S. Caterina, di cui oggi la Chiesa fa gioiosa memoria. Nel 1300 questa donna è riuscita a fare ciò che i cardinali, i vescovi, i preti e tanti altri non sono riusciti a compiere, cioè riportare a Roma il vicario di Cristo, che era ad Avignone, ridare visibilità alla Chiesa nel vicario, nel successore di Pietro, colui a cui erano state date le chiavi.

Caterina è riuscita anche, pur dedicandosi al Signore interamente nella vita consacrata, ad essere una donna diplomatica, e per quel tempo era una fatto a dir poco eccezionale che una donna si mischiasse nelle cose politiche, Caterina è riuscita dalla sua cella a ricomporre i dissidi, a far incontrare persone, a dirigere in qualche maniera la vita politica del suo tempo. Ma tutto questo non è legato ad una perizia e ad una competenza politica, politico-diplomatica, ma all'amore per Cristo, che ha attraversato la vita di Caterina, tanto da renderla fiaccola ardente.

Le parole di Caterina sono fiaccole, sono braci, perché l'amore è ardente, e ciò che si contrappone all'amore ardente è la frigidità del cuore.

Dobbiamo chiedere perdono al Signore questa sera per la nostra frigidità spirituale, cioè questa difficoltà a entusiasmarci, ad ascoltare il vangelo e danzare, questa difficoltà che abbiamo a credere vere queste parole che sembrano follia agli occhi e agli orecchi del mondo.

Caterina è innamorata del Cristo crocifisso, intesse dialoghi d'amore, innamorata del Sangue del Signore che continuamente evoca come lavacro, come fuoco che purifica, ha trovato in questa esperienza spirituale il motivo della sua attività, ripeto anche, e credo che sia la cosa più grande da riconoscerle tra le tante, tanto da influire anche sul sommo Pontefice e indurlo a tornare a Roma per amore della Chiesa.

Il vangelo, che abbiamo letto nella parabola delle vergini stolte e di quelle prudenti, ci dice che ci sono persone che hanno lampade con l'olio e ce ne sono altre che hanno lampade senza rifornimenti, e l'olio della fede si chiama preghiera. Le une e le altre, dice Gesù nella parabola, erano invitate a illuminare la venuta dello sposo e in qualche maniera partecipare alla sua gioia, ma solo le sagge sono entrate al banchetto di nozze dell'Agnello.

Che non ci accada, fratelli e sorelle, di restare fuori al buio mentre il mondo oggi, adesso attende da noi una testimonianza viva, vivace, luminosa e infuocata, e se noi non svolgiamo questo compito una parte del mondo resterà al buio.

È bellissima questa coincidenza tra la festa di S. Caterina e questa Messa, che è una Messa di ringraziamento, che alcuni gruppi della nostra Diocesi mi han chiesto di celebrare, facendo memoria dei doni che il Signore ha dato a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari.

Perché è una felice coincidenza? Perché ci sono tante aderenze tra ciò che Caterina ha fatto nel 1300 e quanto Chiara ha operato nel difficile secolo, breve ma piagato (mi riferisco al ‘900). Innanzi tutto l'una e l'altra sono donne, e c'è una cosa che di Chiara mi piace sottolineare, la sua femminilità. Questa donna consacrata non ha smesso d'essere donna, perchè il Signore non ci chiede di rinunciare al dono della mascolinità o della femminilità, abbiamo modi diversi di aderire al Signore a seconda del nostro sesso, e Chiara non si è - come dire? - svestita della sua femminilità.

Le immagini, tante, che affollano la mia e la vostra mente in questo momento ce la ritraggono sempre dolce, sorridente, e perché no? elegante, di quella eleganza che qualche volta ci è parso nella Chiesa di avvertire come un pericolo, come una realtà disdicevole, e che invece fa parte della nostra dignità battesimale, e prima ancora è corredo della nostra dignità umana.

Chiara non ha rinunziato alla sua femminilità nel taglio dei capelli, negli abiti con cui si presentava alle assemblee, nel modo anche di rapportarsi alla fede, alla Chiesa, ai Papi, agli uomini politici.

Vi sembra, questa, una sottolineatura molto epidermica, e molto di tangente, in realtà qui tocchiamo una verità che poche volte riusciamo a credere vera per noi, e cioè l'unico modo per essere uomini, e lo dico per noi maschi presenti, e l'unico modo per esser donne, dico a voi donne qui presenti in assemblea, è essere santi, cioè la santità che null'altro è che realizzazione della grazia battesimale, risposta alla chiamata ricevuta nella vita, nel Battesimo, e nella Parola di Dio continuamente non spiazza la nostra umanità ma la esalta, e quindi se tu, come uomo, tu come donna, ti senti esaltato nella tua dimensione di dignità e nella tua dimensione di femminilità, tu sei sulla via buona; se pensi, se avverti, se qualcuno ti ha fatto avvertire che il vangelo viene a monacarti, nel senso deteriore del termine, (chiedo scusa a Suor Noemi, è qui presente) utilizzo questo verbo nella maniera negativa. Quando diciamo "questa persona si è monacata", vogliamo dire che non sappiamo più se è un uomo, se è una donna, se è tutto piatto, e invece la fede non ci monaca ma esalta quanto di meglio Dio Creatore ha posto in noi, Dio Salvatore ci ha dato nella grazia battesimale.

Chiara è stata una donna, chiaro?, ma dobbiamo anche dire che è stata una grande donna.

Il secondo punto di congiungimento, di coesione, di felice coincidenza con Caterina, al di là della distanza temporale, è l'amore a Cristo e alla Chiesa. Come Caterina Chiara ha amato Gesù e ha amato la Chiesa al punto da avvertire un sentimento d'amore, e perché no? di passionalità.

Perché comprò i garofani rossi quel giorno? Non sono, non sono particolari soltanto, perché non comprò tre garofani bianchi? Li comprò rossi, perché rosso è ardore. Avrebbe potuto dire: oggi mi sono consacrata, compro tre garofani bianchi, segno di verginità, invece comprò tre garofani rossi da portare a Gesù crocifisso nella sua stanza il giorno della sua consacrazione, a dire: Amore.

Queste sono donne innamorate e le donne innamorate fanno follie. Purtroppo mi sembra di non vederne tante in giro di donne innamorate e di uomini innamorati.

Questi tre garofani rossi, tre perché povertà, castità ed obbedienza, segno di consacrazione, indicano questa adesione a Gesù suo sposo. "Ascolta figlia, guarda, porgi l'orecchio", abbiamo ascoltato nel Salmo 44, Salmo Responsoriale di oggi, il Re, con la R maiuscola, si è invaghito della tua bellezza, Egli è il tuo Signore, prostrati a Lui, cioè Dio stesso si è innamorato di te e corrispondi a questo amore.

Caterina, innamorata di Cristo e della Chiesa; Chiara, innamorata di Cristo e della Chiesa. E attenti che non si può essere innamorati di Cristo senza amare la Chiesa, anche nelle sue difficoltà. La Chiesa che ha incontrato Caterina nel suo secolo non era per nulla amabile, la Chiesa che ha incontrato Chiara è già una Chiesa sulla via del rinnovamento, la Chiesa del Concilio, la Chiesa di Papa Giovanni, di Paolo VI, di Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, la Chiesa di Benedetto. Noi, pur vivendo tempi difficili, dobbiamo sentirci fieri di appartenere a questa Chiesa che, pur mantenendo delle piaghe, perché la Chiesa è fatta dagli uomini, e gli uomini sono limitati e peccatori, è una Chiesa che brilla, brilla. Anche se i giornali continuamente sottolineano i mali e le piaghe della Chiesa e non la sua bellezza.

Chi si innamora di Cristo s'innamora della Chiesa, perché nella Chiesa è previsto solo una cosa sola, perché non si può amare Cristo senza dedicarsi alla Chiesa.

Come Caterina, Chiara è diventata madre, perché l'amore, anche quello di una monaca, non è mai senza figli, perché l'amore è sempre fecondo, perché l'amore genera, perché l'amore è creativo, non si può leggere altrimenti la iperproduttività, meglio iperfecondità di Chiara Lubich negli anni in cui l'abbiamo vista intrepida sognare e sognare e sognare e generare figlie e figli.

A seconda delle esigenze sono nate nella vita di Chiara e nel Movimento dei Focolari delle iniziative, che poi sono diventate delle istituzioni, il servizio ai poveri, l'esperienza della guerra e il dopoguerra, stare accanto ai sofferenti, stare accanto agli abbandonati. Una parola, un termine, una dimensione teologica molto cara al cuore di Chiara. E poi la crisi delle famiglie e dunque le famiglie che si riuniscono per la preghiera e per la formazione, e poi la rivoluzione del '68, e quindi cosa fare per i giovani? Perché un cristiano vero non sta a piangere sul latte versato, ma si chiede: "cosa posso fare io?", e quindi, mentre gli altri facevano le barricate, Chiara Lubich ha pensato ad animare i giovani, di qui il germe rosso, il germe verde con la loro grande tradizione, e anche l'aver inciso anche con le canzoni, anche con i canti nella fede, nell'educazione alla vita degli uomini del nostro tempo. C'è una crisi economica, l'esperienza dell'America Latina per Chiara e quindi si progetta un - come dire? - un collegamento tra le aziende per pensare a una produzione che non sia contro l'uomo, che non umili l'uomo ma che abbia un spirito e un anelito cristiano. Anche questo ha fatto Chiara, quindi, come vedete, in questa donna così fragile leggiamo una donna che può fare. Anche Caterina forse nel suo secolo avrà detto: "ma io sono una donna, e allora le donne contavano ancora di meno, cosa può fare una donna?". Una donna può diventare una grande donna quando l'amore la spinge e comincia questa fecondità che non si ferma mai e anche dopo la menopausa.

Chiara ha svolto un ruolo importantissimo nella vita della Chiesa, appartiene a quello stuolo di profeti che hanno raccolto la fiaccola, a volte raccolta, a volte anticipato la fiaccola del Concilio e sono andati nel mondo con il proposito di fecondarlo con il vangelo, sono quello stuolo di fondatori, di iniziatori, di movimenti post conciliari che tanti hanno riconosciuto come primavera della Chiesa. Questa donna, Chiara, ha parlato all'ONU, Chiara è stata invitata in tanti incontri interreligiosi, ha parlato non solo ai cattolici, non solo ai cristiani ma anche ai buddisti e a persone provenienti dalle più diverse tradizioni religiose.

Vedete come il cuore di chi si avvicina a Gesù veramente diventa un cuore grande che accoglie tutti. E l'anelito di Chiara e di Caterina è l'unità, per Caterina è l'unità della Chiesa, è l'unità anche politica, e non anticipo quello che poi si realizzerà solo nell''800 e non senza difficoltà anche da parte della Chiesa, per Chiara è l'unità dei credenti nella preghiera di Gesù, cap 17 del vangelo di Giovanni, è l'unità del genere umano, non solo l'unità dei credenti ma l'unità degli uomini perché siano perfetti nell'unità.

Dunque noi questa sera guardando queste due donne, queste due donne esili e potenti, queste due grandi donne che non hanno rinunziato a sognare, diciamolo a noi stessi: anche tu, benché ti senti l'ultima, l'ultimo, puoi essere un iniziatore. Non vi sembri presuntuoso quello che sto per dire, ma ciascuno di voi nel suo piccolo può tracciare un solco dove scorrerà acqua anche dopo la sua morte, bisogna avere una grande fede, un amore ardente, una speranza oltre le delusioni della vita.

Caterina e Chiara ci insegnano ad osare, ci insegnano a non rassegnarci, ci insegnano a pensare cose grandi chiedendo al Signore di realizzarle, pur con i nostri poveri limiti, ci insegnano ad attendere lo sposo amandolo anche quando sembra tardare.

Le vergini stolte e quelle prudenti si assopirono tutte e dormirono, perché la venuta dello sposo si faceva attendere.

Tante volte anche nella nostra vita non vediamo risultati immediati, pensiamo d'aver sbagliato, infatti molti si dicono allo specchio "sono un fallito", e invece bisogna avere fede anche quando tutto sembra precipitare e andar male e andare in senso contrario rispetto a ciò che tu avevi progettato nel tempo, poi a un certo punto si apre la notte e c'è un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro.

Nella notte Chiara ha chiuso la sua bellissima esistenza terrena ascoltando questo grido: Ecco lo sposo, andategli incontro.

Che Chiara e Caterina intercedano per noi in questa Eucaristia, ci facciano uscire da questa celebrazione inquieti perché non abbiamo ancora fatto cose grandi.

***

Il testo non è stato rivisto dall'autore.

 

 
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