La Parrocchia
S.E.Mons. Arturo Aiello
MESE di MAGGIO, Parrocchia S.Michele, Piano di Sorrento - 9 Maggio 2008, Latest ACG News
| MESE di MAGGIO, Parrocchia S.Michele, Piano di Sorrento - 9 Maggio 2008, |
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| Scritto da Teresita | |
| Monday 12 May 2008 | |
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9 MAGGIO 2008
Parrocchia di San Michele Arcangelo Piano di Sorrento Mese di Maggio 2008
Celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Rev. ma Mons. Arturo Aiello Vescovo di Teano - Calvi *** Ogni giorno, nonostante l'abitudine e il fatto che riteniamo scontato lo svegliarci, l'atto di aprire gli occhi, ogni giorno è un dono di Dio. Raccogliamo questo giorno dalle mani del Padre come un dono preziosissimo, ancora più prezioso perché lo iniziamo qui all'alba intorno all'altare, sotto gli occhi di Maria. Iniziamo questo nostro pellegrinaggio nei Santi Misteri con il piede del pentimento, della richiesta di perdono, dell'esperienza della misericordia di Dio. *** Omelia di Sua Eccellenza il VescovoLa terapia del Mese di Maggio è contrassegnata positivamente dallo svegliarsi insieme con la Parola, con l'essere svegliati dalla Parola, la Parola-pettine che mette ordine nei nostri capelli, li ravviva. Tanti ministranti sono arrivati con i capelli più o meno non ordinati, così come qualche istante fa si trovavano sul cuscino. La Parola ci sveglia, speriamo anche ci metta dentro un desiderio di vita. Continuate a confrontarvi con il testo del Cantico per scoprire che cos'è l'amore, e siete fermi alla stazione "il mio diletto spia attraverso le inferriate". Vorrei brevemente esplicitare questo tema con voi stamattina, sperando di non farvi addormentare, ed è: "spiare voce del verbo amare". Purtroppo a questo verbo "spiare" e al suo sostantivo "spia" noi diamo solo una connotazione negativa. La spia è colui che ci tende un tranello, mi sembra amico ma amico non è, e invece c'è una positività anche nello spiare, e forse dobbiamo imparare quest'arte dello spiare che riguarda gli occhi, è un modo di guardare. Vi consegno per questo tre immagini di spie. La prima è lo spiare dei bambini. I bambini hanno un modo di guardare la vita e di guardare il mondo dei grandi per imparare. Mai come nell'infanzia si ha una voglia smisurata d'apprendere, di ripetere parole, gesti, di carpire segreti. I bambini, si dice, "sono tutto occhi" perché si alzano in punta di piedi per guardare quello che avviene sul tavolo, quello che si sta compiendo, i bambini si fanno avanti perché sono attirati dalla vita nel suo aspetto di novità, quella novità che dovrebbe contraddistinguere ogni infanzia di una giornata, che è il mattino, e noi siamo qui, speriamo non addormentati, appisolati, a tirarci uno scampolo di sonno qui in chiesa, ma presi da questa smania d'apprendere nell'infanzia del giorno che è il mattino. Abbiamo davanti agli occhi alcuni bambini, quelli con i quali abbiamo consuetudine, i figli, i nipotini, i nostri figli quando erano bambini, i bambini che conosciamo sempre smaniosi d'apprendere, di guardare. I bambini sono presi, in questo atto dello spiare, da una sana curiosità, sono curiosi, chiedono sempre perché, vogliono saperne di più, non si accontentano delle prime spiegazioni. Anche Gesù Bambino, nell'immagine della Madonna dell'Uva, che dopo due anni torna sullo schermo del Mese di Maggio, è - come dire? - birichino in questa voglia di vedere e per questo alza il velo che lo protegge, il velo della Madre. Vuole vedere, vuole guardare, vuole spiare, e in queste mattine ci spia, spia il tuo sonno e chiama, reclama il tuo interesse, la tua curiosità nei confronti della vita. Nella misura in cui, fratelli e sorelle, noi ci manteniamo interessati alla vita, anche nelle sue piccole cose, noi viviamo uno stato di sanità mentale ed esistenziale. Quando comincia a scemare l'interesse per la vita, quando non siamo più curiosi, stiamo invecchiando e stiamo morendo. Ci sono adolescenti e giovani per nulla interessati, che sbadigliano continuamente da mattina a sera, per nulla interessati alla vita, ci sono anziani attaccati alla vita e presi da questa voglia di saperne di più. "La vecchia - dice il proverbio napoletano - imparava anche a ottant'anni". La seconda immagine, più dolorosa, dello spiare è quella del malato. Anche i malati spiano. Cosa spiano? Spiano i segni della malattia, ma soprattutto spiano la salute, spiano la sanità, spiano quelli che stanno bene, e qui l'immagine è di chi è a letto, di chi è allettato e guarda gli altri, i figli, i nipoti che si muovono, per carpire un po' del loro benessere, per alzarsi, per guarire. Forse da questo punto di vista gli occhi più espressivi di questo spiare la vita sono nelle immagini, che appartengono all'inconscio collettivo del ‘900, gli occhi degli internati nei campi di concentramento. Ne abbiamo visti tanti nelle immagini, nei documentari, attraverso le parole dei libri, dei testimoni. Poiché non ho perso questo vizio della lettura anche da Vescovo, in questi giorni sto leggendo "Necropoli", non ve lo consiglio se siete un po' depressi, ma se avete un po' di grinta vi fa bene, un ultimo documento, un ultimo romanzo, anche se si tratta non proprio di un romanzo ma di una descrizione, di un racconto di uno degli ultimi superstiti dei campi di concentramento, e quest'esperienza viene dalla Slovenia, di chi ha vissuto all'ombra del Carso, quello di cui parla Ungaretti nella sua poesia, della pietra arida, refrattaria, fredda. Mi ha colpito nuovamente in questo romanzo la descrizione di queste ossa ambulanti, che sono le migliaia e migliaia di internati in questo campo di concentramento, e la riflessione che l'autore protagonista fa rispetto agli occhi delle persone che vivono in quel lager. Dice "tutto era essiccato", anche le linfe più importanti, più vitali erano ridotte a poche gocce, gli occhi erano ancora vivi e stranamente umidi in quell'essiccamento generale di sentimenti, di desideri, di sangue, di umori, di vitalità. Ecco, gli occhi degli internati sono gli occhi che spiano, che spiano la giovinezza, che spiano l'amore, che spiano la vita normale, che spiano quelli che sono liberi. Se qualche volta siete stati in un letto di ospedale avrete fatto mille propositi di vita che puntualmente poi dimenticate, e anche se non in un letto d'ospedale, in un letto di malattia abbiamo detto "quando guarirò, quando tornerò alla vita normale", e qui una serie ininterrotta di santi propositi che poi non abbiamo mantenuto. Gli occhi degli ammalati spiano la salute, spiano la vita. E la terza immagine sono gli occhi degli amanti, degli innamorati, spesso degli innamorati traditi. "Attraverso le inferriate" dice il testo del Cantico, forse perché la sposa è prigioniera, si tratta di inferriate per proteggere la vita o che parlano, che raccontano di una reclusione da parte di colei che è amata e che invece è prigioniera di altri sentimenti, di altre storie, per cui le inferriate, attraverso cui lo sposo del Cantico guarda all'amata, sono le inferriate della gelosia. E anche qui gli amanti, gli innamorati e coloro che sono gelosi, in qualche maniera tutti coloro che amano sono gelosi, guardano l'altro per spiare quello che sta facendo, ancor più per spiarne i sentimenti. Quando i figli tornano a casa, i genitori, parlo dei figli adolescenti, dei giovani, dei figli che tornano dall'imbarco, i genitori, in particolare le mamme, spiano il loro cuore: Cosa ha fatto? è ancora quel ragazzo che è partito? quanta polvere ha sugli occhi, nella mente, nel cuore, sul corpo, nei sentimenti? Ma questo spiare dei genitori nei confronti dei figli diventa ancora più forte e più drammatico nello spiare degli amanti nei confronti delle amate e viceversa. Perché si spia? Si spia perché si ama. Io non spio, non ti guardo, e spiare è guardare con intensità, è guardare oltre quello che si vede, è sentire la voce oltre le parole, questo spiare indica amore. Se ti amo ti spio, e quindi cerco, come dice il testo dell'Apocalisse, ti spio e ti ricordo che forse hai lasciato l'amore di un tempo. "Simone di Giovanni, mi vuoi bene?" è il vangelo di oggi. Anche Gesù spia il cuore del discepolo, che lo ha rinnegato, cercando di estrapolarne un sentimento buono, qualcosa che lo salvi, che lo redima innanzi tutto davanti a se stesso prima che dinanzi e al cospetto del Maestro. "Simone di Giovanni, mi vuoi bene?". Anche Gesù è geloso? Anche Gesù è geloso e ti spia, spia nei tuoi pensieri, spia nei tuoi sentimenti, spia nelle tue preghiere, spia nel tuo diario, spia nelle tue azioni per enuclearne qualcosa di buono, non è uno spiare per accusarti, ma ti spia per salvarti, ti spia perché, tra le tante cose negative che fai, che pensi, che progetti, possa intravedere un sentimento buono, possa dire: Ma bisogna salvarlo perché ha ancora questo sguardo da bambino, ha ancora questa verginità di fondo nonostante tutti i suoi sbagli. Dio ti spia. E vi auguro di raccogliere questo sguardo del Dio geloso, di Gesù che vorrebbe di più da te e per te. "Il giardiniere spia col naso sul gambo di una rosa per tutta la notte attendendo che la rosa possa fiorire", dice il cantautore che conoscete. Anche così fa Dio per me, spia sul mio cuore, spia chiedendo e sperando di vedere che questa giornata possa esserGli dedicata, che in questa giornata, nonostante tante occupazioni, io possa avere spazio e tempo per Lui. Ecco, queste tre immagini, gli occhi curiosi del bambino, gli occhi affamati di salute dell'ammalato, gli occhi ardenti e infiammati di gelosia dell'amante, queste tre immagini ci parlano di Dio, Dio interessato alla vita e curioso della vita. "Dio ha fatto l'uomo perché ama le storie", dice un romanziere ebreo. Dio interessato alla tua vita, alla tua salute con gli occhi di un internato, internato nel campo di concentramento dell'amore. Dio ti spia e ti guarda e ti insegue con gli occhi dell'amante, senti come grazia, non come coercizione e come peso, la sua gelosia. Che il Signore ci dia di vivere così questa giornata con occhi nuovi. (È importante anche radersi la mattina, ministranti; salutando li ho visti tutti con le barbe lunghe perché non c'è tempo di radersi la mattina; vero, Raffaele?, e invece bisogna radersi per presentarsi bene all'appello). Eccomi pronto, sono qui, perché questo giorno è prezioso. Vi auguro di guardare con l'interesse dell'ammalato che vuole guarire, vi auguro di guardare questo giorno, intravedendo dietro parole, eventi, forse anche dietro questo nostro incontro mattutino intorno all'altare, nel mistero dell'Eucaristia, come uno sguardo geloso di Gesù in cui ti chiede: "Mi vuoi bene?". *** Il testo non è stato rivisto dall'autore.
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| Ultimo aggiornamento ( Tuesday 20 May 2008 ) |
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