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SACRAMENTO della CONFERMAZIONE, Cattedrale di Teano - 30 Marzo 2008 PDF Stampa E-mail
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Scritto da Teresita   
Monday 19 May 2008

SANTA MESSA

e

AMMINISTRAZIONE del SACRAMENTO della CONFERMAZIONE

OMELIA DI S. E. MONS. ARTURO AIELLO

Vescovo della Diocesi di Teano-Calvi

Cattedrale di Teano

II Domenica di Pasqua, 30 Marzo 2008

Cari fratelli e sorelle,

questa seconda Domenica di Pasqua è contrassegnata come ogni anno dalla figura di Tommaso: un uomo, un credente che ci assomiglia, che dice di noi, della nostra difficoltà a credere, della voglia di toccare, di sperimentare, quasi avessimo bisogno di prove continuamente. I miracoli ci sono, ma sono segni di tanto in tanto per risvegliare la nostra Fede. La fede adulta è una Fede ad occhi chiusi.  È una Fede che crede senza aver visto come abbiamo ascoltato. Gesù dice: "Beati quelli che pur non avendo visto, crederanno". Noi siamo qui, stamattina, come persone che non hanno visto. Non abbiamo delle prove, la Fede non è un teorema, non si dimostra. Al massimo, la Fede si mostra, attraverso lo sguardo, attraverso lo stile di vita, attraverso le scelte, ma non ci sono dimostrazioni della Fede. Già nel Medioevo e poi in seguito, si sono tentate delle dimostrazioni anche dell'esistenza di Dio, ma è impossibile dimostrare. Ripeto: si può mostrare, si può intuire, ma non si può vedere e toccare. La Fede è la possibilità di dare fiducia ad uno che è risorto dai morti. La fede è consegnare la propria intelligenza della propria volontà al Signore Gesù e alla comunità a cui Lui ha affidato l'imprimatur, cui egli ha affidato tutto il potenziale di grazia e questa comunità si chiama Chiesa.

Oggi voi venite, molti di voi, circa trenta, venite cresimati. Guai se ritenete questo gesto, un gesto senza conseguenze, quasi una sorta di timbro da ricevere per l'incartamento del matrimonio o per andare avanti nell'itinerario cristiano. Guai se pensate anche che la Fede consista in un rapporto privato con Gesù. Il Vangelo di oggi è una grande attestazione delle Fede, della Fede della Chiesa, come io vi farò ripetere  tra poco nel rinnovo delle promesse battesimali: "Questa è la nostra fede, questa è la fede della Chiesa". Cosa significa "Questa è la fede della Chiesa?". E in che termini la Chiesa è implicata con quello che state per fare? E voi vi legate a lei in una maniera indissolubile.

Tommaso è assente dall'incontro, dal primo incontro con il Risorto. Non sappiamo perché non c'era quel giorno; aveva altro da fare. Addirittura qualcuno ha pensato che si fosse ritirato in preghiera privatamente. A dire che nemmeno la preghiera privata ha lo stesso spessore, lo stesso valore, la stessa validità, della preghiera fatta insieme. Sta di fatto che non c'era e chi non c'è, chi è assente, perde delle grazie perché la grazia è sempre nella Chiesa, non è nell'esperienza privata. La fede non è un prodotto da consumare singolarmente, da comprare e da consumare privatisticamente, ma la fede è sempre condivisa. Questo sottolinea il Vangelo di Tommaso che chiede ai suoi ragione e quindi dice "Voglio sperimentare". Gesù gli permette di sperimentare, ma solo all'interno della comunità, perché otto giorni dopo, Tommaso è presente con gli altri undici e Gesù dice:"Tocca, sono qua". Anche a voi, anche a noi in questa Eucaristia Gesù dice: "Sono qui., toccami. Metti la tua mano nel mio costato e tocca il mio cuore." Se voi foste stati a casa vostra, o anche chiusi in un momento di preghiera intensissimo, non avreste ricevuto la stessa grazia, che ricevete qui, magari con delle distrazioni perché siamo in tanti, perché non tutti voi hanno una motivazione chissà quanto luminosa, perché qualcuno sarà venuto a cresimarsi con il minimo di motivazione indispensabile. Voglio dire che nella nostra assemblea, oggi, possono esserci degli elementi di distrazione, ma questa comunità, che è la Chiesa, è il luogo privilegiato dell'incontro col Risorto. Guai a noi, se pensiamo di fare a meno della Chiesa. E allora, confermandovi nella Fede Cristiana, voi vi confermate nell'adesione alla Chiesa. La Chiesa ci appartiene, noi apparteniamo alla Chiesa, nella Chiesa si vivono le cose più importanti della nostra vita. Ripeto, anche una esperienza di preghiera intensissima non vale quanto una preghiera fatta coralmente. E nella prima lettura, questa Chiesa è indicata come una comunità che vive insieme, che condivide i doni, che mettevano insieme il loro essere, il loro credere, il loro sperare: una Chiesa attenta alla parola e agli insegnamenti degli apostoli (in questo momento, vi sta parlando l'ultimo, in ordine non solo di tempo, ma anche di credibilità degli apostoli, ma è un successore degli apostoli che vi parla) la Chiesa raccolta intorno agli apostoli, una Chiesa raccolta intorno al Pane Eucaristico. Questa è la Chiesa. Quindi, dire "Credo la Chiesa" in una maniera astratta, non serve, quando tu non condividi nella tua Parrocchia, con gli altri fedeli, col tuo Parroco, i doni che hai; quando tu non sei docile all' insegnamento degli apostoli (penso al Papa, ai Vescovi), quanto tu non partecipi all'Eucaristia.

Voi che, per esempio, state qui per ricevere la Cresima, la Domenica, a Messa, ci andate? Non mi rispondete. Vi prego. Rispondete invece a voi stessi: la Domenica a Messa ci vai? Perché se non ci vai, la tua Fede, pian piano si estingue. Gesù ha voluto questo nostro appuntamento settimanale perché fossimo confermati nella Fede e l'essere confermati nella Fede non viene da uno studio personale, ma viene dalla Celebrazione Eucaristica Domenicale. E oggi abbiamo tante cose da fare...andare ai centri commerciali che pullulano nei loro parcheggi di migliaia di auto e l'Eucaristia...Domenica  prossima, poi l'altra, poi l'altra e così, piano paino, la Fede si estingue. Perché si sta estinguendo la Fede? Perché la Messa Domenicale è frequentata con assiduità da poche persone. Adesso al Vescovo non interessa se fino a Domenica scorsa, che tra l'altro era Pasqua, a Messa non ci siete andati, ma vi prego, non venite a farvi la Cresima se avete intenzione di continuare in questa maniera, perché il gesto che ricevete è una grazia che vi è stata data, ma che non avrà alcuna efficacia, perché ogni grazia, anche quella coniugale, la mia di Vescovo, quella di don Carlo, di don Tommaso, quella di Paride e Roberto, i diaconi, e tutte le altre grazie rivivono, risplendono, nel momento in cui celebriamo l'Eucaristia. E se non la celebriamo più, o la celebriamo raramente, questa grazia, perde il suo splendore. È come un gioiello, se avete un brillante all'anello e lo avete guardato inutilmente la settimana scorsa che era cattivo tempo perché non brillava, perché c'era bisogno del Sole, della luce perché il diamante brilli, così c'è bisogno dell'Eucaristia perché la grazia risplenda. Quindi è impossibile vivere una vita cristiana, piena, vera, senza l'appuntamento domenicale di cui questo Vangelo di Tommaso è una meravigliosa catechesi.

Gesù non si rivela a lui personalmente.  Non gli va incontro dicendogli "Tommaso, tu Domenica non c'eri, però adesso ti faccio recuperare". Non ci sono esami di recupero. Tommaso fa l'esperienza,  quando torna nella comunità, cioè quando torna ad essere componente della Chiesa. E se io sono componente della Chiesa, ricevo dalla Chiesa ma anche dono alla Chiesa, cioè mi metto a disposizione. Anche qui la Cresima che vi costituisce adulti nella Fede, richiede anche da parte vostra un impegno. Dovete fare qualcosa da domani in poi. Anche qui, non pensate di avvicinarvi al Sacramento se pensate di mantenere gli stessi rapporti da lontano con la vostra Parrocchia, col vostro Parroco, con la realtà da cui provenite. Sarebbe come dire "Mi sposo, ma non vado ad abitare con mia moglie. Mi sposo, ma ognuno a casa sua". Questa non sarebbe una Cresima, se voi non vi proponete di collaborare con la Chiesa, di essere elementi di unità, di essere ministri, in qualche maniera, della Chiesa. Lo siamo tutti, in grazia del Battesimo, e la Cresima aumenta questa grazia e tutta questa grazia non può essere solo per noi: va condivisa.

Ecco, bastano queste poche parole, cari fratelli e sorelle, per farvi comprendere quanto sia importante quello che stiamo per celebrare.

Un'ultima parola la dico sulla celebrazione della Domenica della Divina Misericordia. Giovanni Paolo II ha voluto, seguendo le indicazioni di una Santa che aveva ricevuto da Gesù particolari messaggi circa l'abbondanza della Sua misericordia, dedicare la seconda Domenica di Pasqua alla Divina Misericordia. Questo significa che, come dice Dante nella Divina Commedia a proposito di Manfredi che tutti ritengono perduto, la bontà di Dio ha sì gran braccia, che chiunque vi ricorre vi può attingere per dono di misericordia. È un pensiero, questo, di grande consolazione. Se io non guardo il mio e il tuo passato, ma se tu hai fiducia nella Sua misericordia, Egli ti lava, ti raggiunge, ti cambia, ma poi a questo cambiamento che viene dall'alto deve rispondere il mio cambiamento, la mia conversione e cioè smetto di vivere come prima, ed essendo stato perdonato, inizio a vivere in una maniera più santa.

Il vostro Vescovo vi augura che questo possa accadere per voi adesso.

Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore.

Ultimo aggiornamento ( Monday 19 May 2008 )
 
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