La Parrocchia
S.E.Mons. Arturo Aiello
SOLENNITA' del CORPUS DOMINI, ORDINAZIONI PRESBITERALI Napoli - 24 Maggio 2008 Latest ACG News
| SOLENNITA' del CORPUS DOMINI, ORDINAZIONI PRESBITERALI Napoli - 24 Maggio 2008 |
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| Scritto da Teresita | |
| Thursday 29 May 2008 | |
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SOLENNITÀ DEL "CORPUS DOMINI"
CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA presieduta dal VESCOVO DI TEANO - CALVI SUA ECCELLENZA MONS. ARTURO AIELLO *** ORDINAZIONE PRESBITERALE di Fra Raffaele Viola Fra Gabriele De Vivo Fra Gianluca Savarese *** Saluto iniziale "Io non conosco le tue vie, tu conosci la mia via". Questa espressione scritta da Bonhoeffer in un giorno di Natale terribile può aiutarci ad entrare nella celebrazione, dono per me e per voi. "Il Signore ci scruta e ci conosce" non è uno sguardo oppressivo ma colmo di speranza, di chi sa, di chi sapeva di Gianluca, di Gabriele, di Raffaele prima ancora che essi ne fossero coscienti. Vogliamo iniziare questa celebrazione con un atto di fede: Signore, tu sai. È impossibile fuggire da Lui, per Lui nessun luogo è lontano, Egli è andato a scovare questi nostri tre fratelli per strade difficili per la regia umana e li ha portati qui questa sera per essere consacrati presbiteri. Uniamoci al loro canto e al senso di indegnità che sempre ci prende quando siamo al cospetto di Dio. Sia Lui a guardarci e noi diciamo: "Signore, guardaci, attraversa la mia vita, il mio cuore, scruta i miei pensieri, vedi se percorro una via di menzogna e guidami sulla via della vita". Per questo confessiamo i nostri peccati. *** Omelia di Sua Eccellenza il Vescovo
Carissimi Gianluca, Gabriele e Raffaele, "Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito". Imparerete a ripetere queste parole della Preghiera Eucaristica III che dicono della trasformazione, sia pure misteriosa, non visibile, della Chiesa, di chi presiede la celebrazione nel gorgo di grazia dell'Eucaristia. Celebriamo la vostra Ordinazione presbiterale nella solennità del Corpo e Sangue di Cristo. Forse è stata scelta questa coincidenza, forse è provvidenziale, certamente dice del collegamento del prete, del presbitero all'Eucaristia nel senso che l'Eucaristia ha bisogno del prete. Lo gridiamo noi preti, il Vescovo è anche prete, con l'entusiasmo e l'abisso di indegnità che sentiamo ogniqualvolta varchiamo le soglie della celebrazione eucaristica, ma l'Eucaristia ha bisogno del prete, non si fa Eucaristia senza il presbitero, ma anche il presbitero ha bisogno dell'Eucaristia perché è il suo pane quotidiano prima che pane per la vita della Chiesa, perché noi siamo nati come preti insieme con l'Eucaristia in quel parto gemellare del Giovedì Santo che vede nascere il presbiterato, l'episcopato, il diaconato e l'Eucaristia. La vostra mente e il vostro cuore s'impiglieranno tante volte, ed io ve lo auguro di cuore, in queste, come in altre parole sante che ci bruciano le labbra ogniqualvolta le pronunziamo: "Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito". È una verità ed è un desiderio, è un'attuazione ed è una realtà tutta da farsi nelle nostre vite e nella vita della Chiesa, cioè diventare noi stessi quello che celebriamo, accostarci a questo mistero tremanti, con tremore e timore, e percepire che quello che facciamo ci cambia, ci cambia la vita, come sono cambiati i vostri connotati in questa celebrazione, anche se esternamente saranno posti solo dei segni, ma voi sapete che siete entrati in questa assemblea santa in un modo e ne uscirete completamente trasformati - dice la teologia - nelle radici ontologiche, cioè nelle radici più profonde del vostro essere, e quello che avviene adesso in una maniera particolarissima si perpetua e avviene e deve avvenire e desideriamo che avvenga in ogni celebrazione, dove il mistero ci inonda, e noi affondiamo nel mistero sentendo che quello che mangiamo ci fa diventare altro. Gesù ci ha appena detto nel vangelo, che abbiamo sentito cantato, perché "sono canti per me i tuoi precetti nella terra del mio pellegrinaggio", dice il Salmo 118, Gesù ci ha detto: "Chi mangia di me vivrà per me". E allora, cari fratelli e sorelle che mi ascoltate, come mai, e qui ci dobbiamo battere il petto tutti, vescovi, preti, diaconi, laici, religiosi e religiose, come mai noi che mangiamo da tanti anni questa realtà, questo pane, noi che beviamo da tanti anni questo vino, che è sangue, non viviamo per Lui? non viviamo ancora pienamente per Lui? Com'è che ci sono ancora regioni della nostra vita, del nostro cuore, del nostro inconscio che esulano da questi santi misteri, che noi ci gloriamo di celebrare, e che ci crocifiggono all'atto stesso in cui li celebriamo? "Chi mangia di me vivrà per me" significa che l'Eucaristia, che tu mangi, che tu celebri, che tu vivi, che tu partecipi, in qualche maniera cambia l'orientamento della tua vita, come è accaduto nella vita di questi tre giovani che sono presentati come - permettetemi l'espressione - come agnelli da immolare in questa santa celebrazione. Erano altro, avevano altro per la testa Gabriele, Raffaele e Gianluca; mentre venivamo in processione probabilmente, e in questi ultimi giorni in una maniera più piena, hanno fatto sintesi della loro vita, dei loro giorni, di quelle vie che - abbiamo cantato nel Salmo 138 introduttivo alla celebrazione - Dio dirige in una maniera mirabile. Cosa erano, cosa erano prima d'avere incontrato Gesù, Gianluca, Gabriele e Raffaele? e come la Parola, e come lo sguardo di Gesù, e come il pane che hanno mangiato, e come il vino che hanno bevuto li ha trasformati senza annullare ciò che essi han fatto in precedenza, le loro amicizie, i loro progetti, le loro giovinezze, forse le loro fidanzate, per qualcuno di loro ci sarà stata anche qualche fidanzata. Tutto è stato trasformato perché "chi mangia di me vivrà per me", e non puoi mangiare di Lui e vivere per altro, e quello che mangi ti afferra e ti sembra di mangiare ma in realtà sei mangiato, perché sei trasformato, sei transfinalizzato, sei trasfigurato, sei transustanzializzato, per utilizzare parole difficili che dicono la stessa cosa, cioè ero e sono diventato. Questi tre giovani guardando indietro si dicono: "Ma com'è che sono arrivato qui stasera? chi mi ci ha condotto?". Ti ci ha condotto la grazia come un fiume. Non c'è stata esperienza della vostra vita, anche la più negativa, che non abbia avuto in qualche maniera una segreta regia che ha portato i vostri giorni, i vostri pensieri, i vostri affetti, la vostra passionalità, la vostra sessualità, la vostra umanità verso questo momento, questo momento è il momento più vero della vostra vita, ricordatevelo, anche se, lo so per esperienza, verranno momenti in cui vorreste non essere stati qui, verranno momenti nei quali vorreste che le parole che a nome della Chiesa sto per pronunziare sulle vostre vite non fossero mai state pronunziate, ma il momento più bello della vostra esistenza è qui in questo momento, ecco perché l'attenzione del cuore, della mente deve essere fortissima, e non mi riferisco a loro tre che già sono in questo atteggiamento, ma a voi che forse mi state ascoltando e che assistete ad una trasformazione radicale. Il fuoco dell'amore di Dio viene e brucia questi agnelli che poniamo sull'altare come nell'antico patto. "Ricordati", ci ha detto il testo del Deuteronomio, che è un canto scandito dal "ricordati e bada a non dimenticare". Ricordatevi, Raffaele, Gabriele, Gianluca, e ricordatevi anche voi quello che il Signore ha fatto per noi, quello che ha fatto nel popolo d'Israele, quello che ha fatto nelle nostre vite, quello che ha fatto nel nuovo Israele che è la Chiesa, quello che sta facendo nelle persone che conosciamo, ricordatevi, badate a non dimenticare perché il Signore ci ha condotti per mano e ci ha condotti su ali di aquila. Abbiamo espresso il nostro ringraziamento nel Salmo Responsoriale, e le vostre tre vite saranno collegate indissolubilmente al ringraziare, perché l'Eucaristia è questo, è ringraziamento di chi si ricorda, e ci ricordiamo innanzi tutto di Gesù, della sua passione per il regno, ci ricordiamo di Gesù, della sua compassione per i piccoli e per i poveri, ci ricordiamo di Gesù, della sua adesione alla volontà del Padre, ci ricordiamo di Geù nel momento della sua Passione, nella notte in cui fu tradito. Parole anche queste, che vi bruceranno le labbra ogni mattina, ogni sera, in ogni celebrazione, nella notte in cui fu tradito Gesù inventò l'Eucaristia, che noi stiamo celebrando, che questi tre giovani d'ora in poi celebreranno, non l'ha inventata in un momento di esaltazione, l'ha inventata nel momento del tradimento, mentre io lo tradivo Egli mi firmava un assegno per l'eternità, e su questo assegno non c'è una somma in euro, cari fratelli, c'è un potenziale di grazia che il Padre accetta sempre e che riscatta il mondo intero, perché su questo assegno c'è il suo Sangue e il suo Corpo. Gianluca, Gabriele, Raffaele, le vostre vite saranno d'ora in poi unite a queste parole: "Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue". È il mistero dell'Eucaristia, ma è anche il mistero grandioso e terribile della nostra vita di preti, dolcemente condannati a questa mensa, a questo altare, mensa e patibolo per Gesù e per noi. Tra poco insieme con me e con questi fratelli nel presbiterato voi, tremanti, ripeterete: "Questo è il mio corpo", quale corpo? È il corpo di Gesù, "ave verum corpus natum de Maria Virgine", è proprio quello, non un altro, è il corpo di Gesù, del Figlio di Dio incarnato che si rende presente, che fiorisce nelle nostre povere mani, che da stasera fiorirà per tutti i giorni della vostra vita nelle vostre povere mani. Guardatele, Gianluca, Gabriele e Raffaele, queste vostre mani che non sono degne, come le mie, come quelle di questi fratelli che sono qui, che vivono insieme con voi, che viviamo insieme con voi il giorno della nostra Ordinazione, queste nostre mani sono legate al corpo di Cristo e lo toccano e lo fanno, perché senza le mani del presbitero non c'è il corpo di Cristo; non basta la fede della Chiesa, non basta una folla oceanica, c'è bisogno di un prete, "questo è il mio corpo", il corpo di Gesù, e bacerete le vostre mani, stasera le baceranno quelli che sono qui ma poi ogni sera dobbiamo baciarle noi in un gesto di autovenerazione, che è un atto di fede, perché queste mani impastano il corpo di Cristo, le mani di Gesù che nel vangelo di ieri, anzi di stamattina, carezzava i bambini, li benediceva, le mani di Gesù, che guarivano, sono le mie mani, le tue mani, perché nelle mie mani, nelle tue mani fiorisce il suo corpo. E allora "questo è il mio corpo" è il corpo di Gesù, il corpo del Salvatore che pende dalla Croce a chiudere ogni altro sacrificio dell'Antica Alleanza e ad aprire l'Eterna e Nuova Alleanza, sangue versato per la salvezza di tutti, nonostante le diatribe che si van facendo nella Chiesa italiana, se per molti o per tanti e per tutti. Per tutti. Ma "questo è il mio corpo", Gianluca, Gabriele e Raffaele, è anche il corpo della Chiesa, perché stasera la Chiesa è nelle vostre mani, non solo il suo corpo, il corpo del Capo ma anche il corpo, le membra, questi fedeli che sono qui, parenti e amici, che vi hanno accompagnato, aspettano da voi d'esser consolati, accarezzati, guidati, assolti, perché "questo è il mio corpo" è detto certo sul pane che diventa il corpo di Cristo ma è detto anche sulla Chiesa, suo corpo, noi siamo il suo corpo e ci gloriamo di essere le sue membra, ma queste membra sono doloranti, vanno guarite, queste membra sono peccatrici, vanno perdonate, queste membra sono disorientate, vanno guidate, queste membra non conoscono il vangelo, vanno evangelizzate. Stasera non solo il corpo di Cristo ma il corpo della Chiesa è posto nelle vostre mani, e nelle stesse mani, nelle quali fiorisce il corpo di Cristo, vengono poste le persone. Stasera sono tutte presenti qui, spiritualmente, centinaia, migliaia di persone che assolverete, che battezzerete, che guiderete; tutti coloro che si rivolgeranno al vostro ministero sono qui, anche quelli che non sono ancora nati sono spiritualmente qui a dirvi, a spingervi: Vai, di' "eccomi", non aver paura perché ho bisogno di te. Ho bisogno di te, altrimenti il mio amore - diranno i fidanzati qui presenti - sarà solo umano e destinato a perire, ho bisogno che tu lo benedica e lo renda a immagine dell'amore di Cristo per la Chiesa. Ho bisogno di te, dicono i bambini non nati ancora, che voi battezzerete, abbiamo bisogno di voi per essere introdotti nella Chiesa e nell'eternità. Io ho bisogno di voi per essere assolto, io ho bisogno di voi per ricevere il pane e il vino ogniqualvolta avrò fame e sete. E infine "questo è il mio corpo" è anche il vostro corpo, il mio corpo. A qualcuno potrà sembrare un po' eccessivo che il corpo del prete entri in questa corporalità di Cristo e in questa corporalità della Chiesa ma ci siamo tutto e tutti, perché del mio corpo ha bisogno, e allora anche i nostri corpi devono diventare sacrificio vivente a Dio graditi. Cari fratelli e sorelle, che ci ascoltate, abbiate pietà di noi preti, abbiate pietà di questi tre giovani, ma abbiate pietà di tutti noi, di tutti i preti del mondo, perché noi siamo sempre sul limite della follia, perché questo amore, questa potenza di grazia, che è posta nelle nostre mani, "questo è il mio corpo" è il corpo di Cristo, "questo è il mio corpo" è il corpo della Chiesa, "questo è il mio corpo", il mio corpo di uomo, perché Cristo non ha mani se non le tue mani. Questa verità, a pensarla solo per un attimo con lucidità, ci porta sull'orlo della pazzia, dell'infarto, e se ci vedete distanti, e non possiamo non esserlo, io per primo, perché questo mistero è troppo grande per delle spalle umane, per un piccolo cuore umano, per una piccola mente umana, per un piccolo corpo che deve dire "questo è il mio corpo". Aiutateci con le vostre preghiere perché stasera tutti noi, che siamo qui, facciamo un passo avanti in questa dedizione a Lui, che si è dato a noi totalmente, tanto da legarsi alle nostre parole, ai nostri gesti che sono le parole e i gesti della Chiesa. Abbiate pietà di questi tre giovani e abbiate pietà di noi, pregate con più insistenza per la nostra fedeltà, perché non abbiamo ad allontanarci da questo tremendo e meraviglioso mistero dell'essere presbiteri. "Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito". Amen. *** Il testo, frutto di registrazione, non è stato rivisto dall'autore. |
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