La Parrocchia
S.E.Mons. Arturo Aiello
Pellegrinaggio al Santuario della Madonna dei Lattani a conclusione del mese Mariano Latest ACG News
| Pellegrinaggio al Santuario della Madonna dei Lattani a conclusione del mese Mariano |
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| Scritto da Teresita | |
| Tuesday 03 June 2008 | |
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Pellegrinaggio alla Madonna dei Lattani a conclusione del Mese Mariano 2008 della Diocesi di Teano - Calvi Concelebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Mons. Arturo Aiello *** In questa celebrazione convergono i cammini che nelle vostre comunità parrocchiali avete intrapreso il 1° maggio, compiuto nel corso di questo mese. Concludiamo insieme qui nel luogo più significativo consacrato dalla Storia alla memoria della Beata Vergine Gesù nel territorio della nostra Chiesa Diocesana. Chiediamo a Gesù di raccoglierci come Madre sotto il suo manto, di indicarci Gesù e di renderci in questo momento aperti alla sua Parola. Perché questo possa accadere confessiamo i nostri peccati per poter celebrare più degnamente i Santi Misteri. ***
Omelia di Sua Eccellenza il Vescovo
Cari fratelli e sorelle, c'è una pedagogia anche in questo nostro incontrarci, anche se avete fatto, e per questo vi ringrazio, un cammino per giungere qui, anche se siamo stretti, facciamo l'esperienza d'essere famiglia diocesana. Ci sono dei momenti in cui anche visibilmente dobbiamo convenire nello stesso luogo, nella stessa celebrazione rinunziando ai particolarismi, alle nostre tradizioni locali, non per un semplice sacrificio ma per la volontà di celebrare anche visibilmente il nostro essere Chiesa diocesana, lo facciamo come tradizione nella nostra Diocesi anche a conclusione del Mese di Maggio che, come dicevo all'inizio della Messa, si è vissuto in piccole comunità, in tutte le parrocchie e, non solo, anche in rettorie, in chiese non parrocchiali, e adesso tutto questo cammino, tutta questa preghiera, i desideri di santità, che speriamo la Parola ha suscitato in noi, trovano confluenza in questa celebrazione. Quindi grazie al Signore ma anche grazie a voi e grazie ai vostri parroci che si sono resi sensibili a educare la propria comunità parrocchiale a non pensare in proprio. Questa è la tentazione che ci attraversa continuamente. La Parola di Dio di questa Domenica, siamo ai Primi Vespri, quindi anche se chiudiamo il Mese di Maggio, oggi è la festa della Visitazione di Maria, stiamo seguendo la liturgia di domani, perché la Chiesa ha questa consuetudine, che è antichissima e affonda le radici nella tradizione ebraica, di cominciare la festa la sera prima, e quindi abbiamo ascoltato questa Parola che ci invita a non stare tranquilli. La Parola non sempre ci accarezza, quasi mai, piuttosto quasi sempre ci scuote, ci strattona, e in che cosa ci strattona la Parola di Dio in questa Domenica? Nella illusione d'essere credenti, perché noi possiamo illuderci d'essere cristiani. Gesù dice, a conclusione del Discorso della Montagna, del discorso programmatico articolato nel vangelo di Matteo, "non chi dice, Signore, Signore, entrerà nel Regno dei Cieli ma colui che fa la volontà del Padre mio" e avverrà che alcuni alla fine diranno "ma noi eravamo presenti, ma noi abbiamo fatto la processione, la calata di S. Antonio, (per esempio, mi han detto che è particolarmente sentita e fiorita qui a Roccamonfina) facciamo parte di quell'associazione, di quella confraternita", quasi che queste cose intese solo come esteriorità possano salvarci. Questo è il pericolo cui siamo sottoposti continuamente, come se si trattasse di un'assicurazione, pago la tangente annuale e quindi sto tranquillo, oppure prendere il distintivo di un club, la tessera di un'associazione sportiva. Non è così essere cristiani. Gesù ci dice che è qualcosa di più profondo che affonda le radici nel nostro stesso cuore e deve trovare delle esplicitazioni continue, continue. Ed è su questo aspetto della continuità che io voglio richiamare la vostra attenzione, non io ma la Parola che è stata proclamata, è come se Maria ci avesse convocati qui a conclusione del Mese di Maggio per dirci: Figli miei, sono contenta - dice la Madre a tutte le parrocchie che son convenute qui - sono contenta che avete recitato il Rosario, sono contenta che avete seguito l'itinerario del Mese di Maggio ma attenti perché l'esperienza cristiana non è a segmenti, ho fatto il Mese di Maggio, bene, mi sono preso un titolo ulteriore, ho fatto un deposito bancario, adesso sto bene per tutta la vita. Ecco, questo è il pericolo che noi corriamo, cioè ho compiuto questa pratica, ho partecipato a questa processione, ho fatto il primo... e adesso comincio a vivere la mia vita. Qui ho pagato il pedaggio poi la mia vita, quella affettiva, quella lavorativa, quella del tempo libero va in un'altra direzione, tanto ho pagato il pedaggio. Ecco, è su questa discontinuità che, vi rendete conto, un po' fa parte della nostra vita ma ancor più oggi è amplificata dalla cultura che noi respiriamo, che non è una cultura monolitica, lineare, ma è fatta di tanti frammenti, di tante parole, di tanti film; a volte voi passate da un canale all'altro, perché il film non vi piace e allora passate ad un altro canale, poi su un altro, poi su un altro, alla fine andate a letto e non avete visto nessun film per intero ma una serie di immagini, una serie di spezzoni, così rischia d'essere la nostra vita, così rischia d'essere anche la nostra vita cristiana, fatta di spezzoni. Parroco, sono stato presente per trenta giorni e qui ho fatto anche il sacrificio di venire al Pellegrinaggio ai Lattani, adesso lasciami in pace per il resto dell'anno, ho da fare le mie cose, ci sono le castagne che premono, ci sono i miei affari, ho una ragazza per le mani, lasciami in pace, ho pagato il mio pedaggio. Ecco, una vita a spezzoni. Adesso questo aspetto di discontinuità lo vediamo particolarmente allarmante nella vita affettiva. Voi per caso avete un figlio adolescente o giovane ma anche trentenne, trentacinquenne, quarantenne che s'è scelto una ragazza e quella è? Oh!, non sia mai! Ma Eccellenza state parlando a persone del 2000 o a quelle dell''800? Forse anche voi genitori dite: Ma questa cosa è impossibile perché bisogna cambiare, perché ci vuole una ragazza ogni mese, una ragazza per ogni estate, e quello che dico per una ragazza lo dico anche per un ragazzo, e poi noi che diventiamo così permissivi, noi genitori, noi adulti rispetto a questo fatto che niente è sicuro... Ma tu stai con questa ragazza? Temporaneamente... e poi si vede... - Te la sposi? - Non sia mai! Parlare di matrimonio è come parlare di una cosa, di una disgrazia. Poi questa stessa mentalità, voi me l'insegnate perché lo vivete, si trasporta anche nella vita matrimoniale, e allora basta la prima difficoltà, la prima crisi... e basta, non siamo fatti per stare insieme, ognuno per fatti suoi. Torno da mia madre, torno dai miei, mi faccio un'altra vita. Ma alla fine questa nostra vita, quando si tratterà di riassumerla, di chi sarà? Se sono stato marito di Maria, di Angela, di Floriana, ecc. Capite? Quindi non si tratta solo di un problema morale, queste cose sono immorali, c'è invece in positivo il senso della fedeltà, ma si tratta di qualcosa di più profondo che è l'assenza della solidità, tanto che gli studiosi, voi magari non lo sapete ma non fa niente, l'importante è il concetto, parlano di liquidità. Una volta la liquidità era solo quella dei soldi. Hai liquidi o mi fai un assegno? Invece adesso la liquidità è la vita, la vita soprattutto quella affettiva, liquida, "amore liquido" ha scritto un autore, per dire: oggi sono con uno, poi vado con un altro, oggi ho un figlio con questo, poi non va bene, cancelliamo... Tutto questo genera confusione, non solo, ma è bello scoprire intorno all'altare, cari fedeli e figli, permettetemi quest'espressione, è bello scoprire che la vita cristiana non è solo un impegno ma è anche bella in sé perché rende la mia vita più umana, perché questi quadretti che vi ho descritto non sono umani sono disumani, cioè se io vivo così la mia affettività da fidanzato e ancora più gravemente nel matrimonio, io non sono, non posso dirmi un uomo, un uomo maturo, un uomo vero, si diceva una volta, un uomo fatto, cioè consistente, ma sono una banderuola che va dove va il vento, che va dove vanno i desideri, che va dove vanno le sensazioni, e invece abbiamo bisogno di una stabilità. Questo ci dice Gesù con questo quadro, che chiude il Discorso della Montagna, di due case. Tu la tua casa come la vuoi? La vuoi stabile, solida, o la vuoi bella ma che va via al primo temporale, al primo terremoto, alla prima inondazione, alla prima difficoltà? E tutti voi starete pensando: la voglio stabile. Bene, se la vuoi stabile c'è bisogno di un fondamento, questo fondamento è la roccia, lo abbiamo ripetuto più volte nel Salmo Responsoriale, questa roccia è Gesù, ma non basta la roccia sapete, perché la roccia c'è ma non tutti vogliono costruire su Gesù, vogliono costruire invece sui soldi, sulla vita facile, non solo, ma la costruzione richiede anche un progetto, e richiede anche che una pietra venga posta sull'altra, così cresce una casa, o no? Se metto le pietre alla rinfusa, se metto una pietra qui, una là, adesso la metto, poi la tolgo. Diceva un proverbio napoletano, che credo conosciate anche voi: "chi fraveca e sfraveca non perde mai tiempo", così succede oggi, cioè siamo tutti presi, siamo sempre... però alla fine che stai costruendo? Sei pieno di attività ma non stai costruendo niente, perché sei discontinuo, sei confuso, sei disordinato. Questo termine, su cui i nostri maestri, i maestri quando stavamo alle elementari insistevano tanto, non so se è più ripetuto agli alunni, oggi è diventato un atteggiamento di vita: Disordine. Voi vedete ordine intorno a voi, nella vita civile, a volte anche nella vita ecclesiale, nella vita parrocchiale, nella vita diocesana, ma ancor più nella vita affettiva, vedete ordine o disordine? Disordine, e allora non si sta costruendo niente, per cui, e vado verso la conclusione, non basta soltanto dire "Gesù è la roccia", perché la roccia c'è ma c'è bisogno anche di mettere le pietre in una maniera ordinata. Sapete come si mettono le pietre in una maniera ordinata? Ripetendo dei gesti buoni. Questa si chiama virtù. Cosa è la virtù? C'è una definizione molto semplice che può capire anche un bambino delle elementari. La virtù è ripetere un'azione buona continuamente. Questa è la virtù. E possiamo definire anche il vizio al contrario. È semplicemente ripetere continuamente un'azione cattiva. E allora capite che per diventare virtuosi dobbiamo mettere le pietre una sull'altra ripetendo dei gesti che a volte sono anche pesanti, sono anche difficili, vanno controcorrente, non sono di moda, fanno fatica, facciamo fatica a volte ad essere buoni, ad essere puri, ad essere onesti, ma se tu ripeti più volte questo gesto è come se mettessi una pietra e poi una pietra, poi una pietra, poi una pietra, alla fine ti trovi un palazzo, e il fondamento è Cristo, e questa casa, che è la tua vita, reggerà, ma se continui a mettere ora una pietra qui, ora una lì in una maniera disordinata tu non realizzerai nulla, neanche sul piano professionale, perché vediamo anche i nostri figli, i nostri giovani così demotivati anche sul piano del lavoro, sul piano dello studio. Tuo figlio quest'anno ha studiato? quanti debiti porterà? Voi: va be', uno, due, tre. Già li avete assolti. Ma che ha fatto durante l'anno? E se non ha studiato tuo figlio alle Superiori o tua figlia all'Università, domani questa persona si impegnerà nel lavoro? Capite, c'è una continuità tra la vita di fede e la vita umana, anzi sono la stessa cosa. Allora se sposo questo progetto difficile ma bello, di continuità, di ordine, di armonia, io mi salverò, ma realizzerò anche qualcosa di buono nella mia vita, la mia famiglia sarà stabile, perché tutti siamo tentati, non c'è coppia che non vada in crisi cento volte, i matrimoni riusciti non sono i matrimoni senza crisi, sono i matrimoni, le coppie che hanno superato le crisi positivamente. Allora se io entro in questa dinamica io sarò salvo ma metterò su qualcosa di bello per me, per i miei figli e concludendo la mia vita potrò dire: Ho fatto qualcosa di buono, lascio una casa, lascio una testimonianza, i miei figli, che avranno anche loro ancor di più difficoltà ad essere fedeli alle mogli, ai mariti, diranno: Mio padre, mia madre ha resistito, han resistito, resisterò anch'io. Capite, questa è l'eredità, non sono i soldi, non è il terreno, non sono le case, questa è l'eredità che dobbiamo lasciare, cioè la testimonianza, una testimonianza di continuità: questo è mio marito oggi, tra dieci anni, tra vent'anni, tra trent'anni, non un marito per stagione, una moglie al mese, sarebbe facile. Ecco, questa continuità in ordine è umanità, è una vita riuscita, ma una vita riuscita richiede uno sforzo. Siamo qui nella casa di Maria, nel Santuario più sentito, dove converge l'aspetto della fede mariana della nostra Diocesi, per prendere questa decisione radicale. Voglio essere un cristiano e un uomo continuamente, non a segmenti, non a punti, non a stagioni, non a parentesi. E quello che ovviamente noi chiediamo al Signore per voi, per le vostre famiglie, per la vita lavorativa, per la vita affettiva lo chiediamo anche per la nostra Chiesa, per la vita ecclesiale, lo chiediamo per il nostro Presbiterio, perché anche noi vorremmo cambiare. Vorrei cambiare parrocchia, vorrei cambiare... Anche i nostri preti sono qui a essere fedeli, non sempre si svegliano di buon umore, non sempre hanno una grande voglia di servirvi e di predicare e di imbandirvi la mensa eucaristica, anche loro vanno controcorrente, preghiamo per loro, preghiamo per Alessio che precisamente tra un mese sarà prete della nostra Chiesa. Il prossimo appuntamento nel diario della nostra Diocesi, il prossimo appuntamento corale è lunedì trenta giugno alle ore 19,00 nella chiesa cattedrale a Teano per l'Ordinazione presbiterale di Alessio. Ce la farà Alessio?, ci chiediamo, riuscirà ad essere fedele anche nelle sue crisi? Siamo qui per pregare per lui, e poi, e chiudo veramente, chiedo una preghiera per i nostri seminaristi che credo siano al completo. Parlo di Vitaliano, che sta chiudendo il tempo del Seminario, ancora pochissimi giorni e avrà concluso anche gli ultimi due esami e torna in Diocesi, ha pensato di tornare a piedi, bellissima questa cosa, questo ragazzo farà, così lo motiviamo, magari avrà pensato: Eccellenza ho cambiato idea. Ha avuto quest'idea di venirsene dal Seminario di Posillipo a Teano a piedi per circa - quanti chilometri? - 60 chilometri, bello!, allora preghiamo per lui, non tanto perché ce la faccia in questo pellegrinaggio, questo è un piccolo sacrificio, ma per tenere poi per quello che l'attende. Poi preghiamo, andiamo in ordine decrescente, poi c'è Angelo, poi c'è Antonio, poi ci sono i cinque che proprio oggi hanno concluso gli Esercizi spirituali, punto d'arrivo dell'anno previo. Dico i nomi perché dovete impararli e dirli nella preghiera, quindi preghiamo per Alfonso, preghiamo per Luigi, preghiamo per Gianluigi, preghiamo per Pasquale, preghiamo per Pierangelo. Ecco, questo è il nostro vivaio per adesso, per adesso, perché speriamo che questo vivaio si vivacizzi ulteriormente di pigolii, di uova che si aprono, di pulcini che escono dall'uovo, è il nostro vivaio e diciamo: Maria, questi sono i nostri pulcini, tienili tu come una chioccia sotto il tuo manto. *** Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore. |
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