La Parrocchia
Mons. Arturo Aiello
SANTA MESSA e SACRAMENTO della CONFERMAZIONE, Sparanise - 21 Giugno 2008 Latest ACG News
| SANTA MESSA e SACRAMENTO della CONFERMAZIONE, Sparanise - 21 Giugno 2008 |
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| Scritto da Teresita | |
| Thursday 26 June 2008 | |
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SANTA MESSA e Amministrazione del Sacramento della CONFERMAZIONE OMELIA DI S. E. MONS. ARTURO AIELLO Vescovo della Diocesi di Teano-Calvi Sparanise, 21 Giugno 2008 Saluto iniziale Vieni qui tra noi, abbiamo cantato. La Chiesa invoca sempre lo Spirito Santo, animatore di preghiera, Spirito che fa rinascere la Parola, la rende nuova, avvincente, ma questa invocazione, stasera, nella comunità parrocchiale di Sparanise, ha una tonalità ed una forza particolare perché invochiamo lo Spirito, che Egli venga non solo sul pane e sul vino, come in ogni Eucaristia, ma nella vita di questi giovani che sono confermati. Viviamo qui quello che è accaduto 50 giorni dopo la Pasqua, 2000 anni fa, nell’evento della Pentecoste. Lo Spirito viene, ma dobbiamo essere pronti ad accoglierlo. Per questo, chiediamo d’essere svuotati da tutto ciò che è ostacolo alla Sua venuta. Confessiamo, dunque, i nostri peccati. OmeliaCarissimi fratelli e sorelle, avvertiamo la solennità di questo momento, superando la difficoltà del caldo e ogni altra distrazione. La percezione che Dio sia accanto a noi, a un passo da noi, che la forza del Suo Spirito venga a sconvolgere, in senso buono, le nostre vite, ci faccia percepire la grandezza di questo momento. È la vostra fede che rende possibile il Sacramento che avviene di per sé, ma che sarà efficace solo se, a partire da ora, dalla Celebrazione, voi riuscirete a fare spazio allo Spirito di Dio dentro di voi. E questo chiede una tensione, una attenzione, perché i doni che non vengono riconosciuti sono doni perduti. Innanzitutto, prendiamo le mosse dal Vangelo di oggi che è quello della Domenica che ci invita alla fiducia. Dio ha cura di te. Questa parola accompagni questa Celebrazione, soprattutto accompagni la nostra vita. Quello che stiamo leggendo da Domenica scorsa è il capitolo 10 del Vangelo di Matteo che è un discorso missionario dove Gesù si rivolge a coloro che manda, assicurando la sua presenza, incoraggiandoli. E la Parola di oggi dice: “Non vi preoccupate perché anche i capelli del vostro capo sono contati”. A dire che Dio ha cura di me. Non sono certamente i capelli che restano nel pettine a creare, qualche volta, un dramma la mattina ad alcuni di voi, quanto i pensieri sono tutti contati, cioè Dio ci guarda con predilezione, ricorda tutto, custodisce ogni cosa, ogni desiderio, ogni progetto e se si prende cura dei passeri, come abbiamo ascoltato, che non cadono senza che Egli lo voglia, tanto più questo vale per gli uomini, ma ancora di più vale per gli uomini credenti. E noi siamo tra questi. Allora, mettiamo nelle mani di Gesù ogni nostra preoccupazione. Questi giovani, forse, saranno preoccupati per il futuro, un futuro affettivo, un futuro lavorativo, un futuro di vivibilità, ci sono problemi grossi, anche nel rispetto dell’ambiente, della terra che a volte ci fa giungere messaggi allarmanti. Ogni preoccupazione venga deposta nelle mani del Signore che ti dice: “Coraggio, io ti mando ed io ti accompagno e non ti mancherà nulla di quanto, di volta in volta, dovesse esserti necessario”. Ecco, con questa fede entriamo nel mistero della Confermazione che state per ricevere perché voi, anche voi, siete maturati oggi. Siete già stati inviati il giorno del vostro Battesimo, ma eravate troppo piccoli per essere testimoni. Adesso, superata la soglia problematica dell’adolescenza, avete la possibilità di comprendere la preziosità della fede che i vostri genitori scelsero per voi nel giorno del Battesimo e quindi assumete in proprio, assumete in prima persona il dono della fede rendendovi per essa (fede) testimoni. Perché la fede è un dono così grande, e il bene, dicevano gli antichi, è di per sé diffusivo. Mettete il caso, per esempio, che uno di voi incontra una ragazza bellissima, se ne innamora, le chiede di poter incominciare con lei una storia e questa dice sì. È una bella cosa. E così per una ragazza, un ragazzo. Il bene, per esempio, in questo caso un bene affettivo, può essere tenuto nascosto? Per poco tempo. Per poco tempo…perché il bene è di per se stesso diffusivo. Significa che se io vivo una cosa bella, prima o poi la racconto a qualcuno. Lo stesso dicasi per un bene economico. Se voi avete una vincita esorbitante al superenalotto, per quanto tempo riuscireste a tenere questa notizia segreta? Sì, ma forse è meglio che non lo dico, altrimenti poi mi chiedono un prestito, poi…il fisco… È una notizia così bella che la direte alla moglie, al marito, al fidanzato, alla fidanzata, al papà, alla mamma, piano, piano…gli altri, presi da questa notizia…“Lo sai che mio figlio…? Lo sai che mia moglie…?” e così la notizia si espande. Questo è un bene economico che diventa diffusivo. Domanda: come mai il bene della fede non è diffusivo? Lo è di per sé, ma nel concreto non vediamo che avete una grande smania di raccontare ad altri quello che vivete in Chiesa. Non emerge, non si evince che il Vangelo sia comunicato di bocca in bocca, di porta in porta, di casa in casa, di vita in vita con entusiasmo, come mai? Questo bene è tenuto per noi? E la risposta è terribile perché non è la percezione della preziosità, ma è la scarsa sensibilità rispetto alla preziosità del bene, perché se tu ritenessi la fede un bene, ne parleresti. Con quante persone (lo chiedo ai cresimandi, ma anche ai loro padrini e madrine), con quante persone tu parli di fede? Chiedetevelo. Se io vi dicessi: con quante persone tu parli del campionato europeo? E allora…uh! Con quante persone parli di moda? Con quante persone parli dei pettegolezzi? Allora…con quante persone parli della fede? Forse, non vi sarà mai capitato o, rispetto a questi argomenti che ci prendono di più, la fede non riscuote grande interesse. Sto dicendo questo perché oggi voi venite costituiti testimoni e banditori. Il banditore era colui che portava un annuncio nell’antichità, quando non c’era la stampa, non c’era possibilità di avere un manifesto, allora c’erano delle persone che portavano gli ordini del re in giro per il reame. Voi venite costituiti oggi, banditori della fede. Non banditi, eh? Banditori. Cioè quelli che vanno a proclamare il bando, vanno ad annunziare, vanno a raccontare e troviamo anche nel Vangelo di oggi, una indicazione molto bella da parte di Gesù quando dice: quello che ascoltate nelle tenebre, ditelo nella luce. Quello che ti viene sussurrato all’orecchio, gridalo dai tetti. Adesso la traduzione, pensando di fare chissà quale grande rivoluzione, come avete ascoltato, se voi avete nell’ orecchio questo Vangelo, dice “dalle terrazze”, ma non c’è poi chissà quale grande novità. L’importante è che tu senti una cosa che ti è detta all’orecchio, cioè sottovoce, e la GRIDI! Ecco, questo è il rapporto. Una cosa detta sottovoce…UNA COSA GRIDATA! Allora, quando noi celebriamo l’Eucaristia, ci viene detta una cosa all’orecchio, perché questo è un momento di intimità, ma l’intimità è germinativa, come nell’amore. Una intimità vera e profonda genera. A un certo punto, si gonfia, lievita il pancione di chi ha vissuto questa intimità e tutti lo vedono! Quella ragazza è incinta! È quella buona notizia dell’amore, che era segreto, che era nell’intimità, che era nel nascondimento, ma adesso è esplosa. È esplosa e si vede nel gonfiore del ventre che poi diventa un bambino e la settimana dopo, la ragazza, ha in braccio un bambino che si vede, che piange, che protesta. Così dev’essere della fede. Allora la fede ha il suo momento contemplativo, che è un momento silenzioso, il suo momento di intimità, il suo momento di tenebra, nel senso bello del termine, perché i misteri della fede debbono essere anche difesi dai cristiani, più di quanto noi non facciamo oggi. Forse verrà un tempo in cui dovremo anche chiudere le porte delle Chiese, una volta che i cristiani sono entrati e diciamo: “Adesso chiudiamo le porte perché nessuno entri a scoprire il mistero della fede”. Quindi un momento di intimità, di silenzio, di mistero, di tenebra, all’orecchio, ma a questo momento debbono seguire i tetti, poi le terrazze, come diceva la traduzione nuova. Quali sono queste terrazze e questi tetti? E concludo. Un tetto è la piazza, un tetto è la palestra dove tu vai a fare esercizi per essere in forma in modo tale che tu sia avvenente nella ormai imminente stagione balneare. La piazza è la scuola. Alcuni di voi sono nella scuola superiore, altri all’università. L’università è un tetto. Chi è che grida nella scuola la fede? Le istituzioni civili sono un tetto. Quindi quello che senti nella Parrocchia, nella Celebrazione Eucaristica, sottovoce, GRIDALO, quando sei in amministrazione comunale, o provinciale, o regionale, o nazionale. I tetti sono la cultura. C’è qualcuno che grida la fede sul tetto della cultura? Allora, vedete, vi sto facendo queste semplificazioni per dirvi: adesso tocca a voi. È come se i riflettori fossero puntati su voi trenta che questa sera siete confermati e speriamo, domattina, quello che ci siamo detti sottovoce qui, possa essere gridato sul tetto della stampa, sul tetto della cultura, sul tetto della famiglia, sul tetto delle amicizie, sul tetto delle istituzioni, sul tetto delle piazze. E allora se la fede ha questo momento di intimità e questo momento di apertura e divulgazione, allora è una fede autentica. Ma se manca una delle due, ci troviamo in una dimensione di una fede balbettante, di una fede che non sa dirsi e una fede che non sa dirsi non è una fede adulta. Voi, oggi, varcate la soglia della maggiore età per la vita della Chiesa. A 18 anni avete fatto una grande festa? Ecco, fate una grande festa anche il giorno della Cresima perché è il giorno della vostra maggiore età nella fede, cioè oggi diventate maggiorenni e al maggiorenne si affidano delle responsabilità, al maggiorenne si chiede conto. Noi ed altri, chiederemo conto a voi della fede. Quello che vi dico all’orecchio, GRIDATELO!... Dai tetti. Saluto finale Ringraziamo il Signore per il senso di raccoglimento che ha contraddistinto questa Celebrazione. E continuiamo a vivere dei momenti di intimità cui debbano seguire momenti di ufficialità. Forse, o senza forse, nella mente di tutti voi, c’è quella scena di Fratello sole e sorella luna di Zeffirelli, classico di San Francesco, dove Francesco convalescente sale sul tetto e tutti tremano pensando che possa farsi del male. Vi auguro che questa sera, domani, qualcuno venga a tirarvi giù dai tetti, magari con le scale dei vigili del fuoco, perché avete voluto mettere in pratica questa Parola, gridando: Gesù è il Signore, è Lui la nostra salvezza, convertiamoci. Ciò che dicono i sacerdoti, ogni fedele, e ogni fedele cresimato, lo deve gridare dai tetti. Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore. |
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| Ultimo aggiornamento ( Wednesday 30 July 2008 ) |
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