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XI Domenica del Tempo Ordinario, Mignano Monte Lungo - 15 Giugno 2008 PDF Stampa E-mail
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Scritto da Teresita   
Thursday 26 June 2008

SANTA MESSA

OMELIA DI S. E. MONS. ARTURO AIELLO

Vescovo della Diocesi di Teano-Calvi

Mignano Monte Lungo, 15 Giugno 2008

XI Domenica del Tempo Ordinario

 

Cari fratelli e sorelle,

cerchiamo, innanzitutto, di condividere, di stare in sintonia con la compassione di Gesù che, nell'inizio del Vangelo, è descritta come uno sguardo di Gesù sulle folle. Gesù guardò le folle, che significa guardare la gente, come vive, cosa sente, come vive il tuo vicino di casa, come stanno i giovani qui a Mignano, a cosa tendono, cosa è importante per loro, cosa rincorre la gente, che sente, come giunge a fine mese, a fine vita, a fine settimana. Dico fine perché alla fine si fanno bilanci, e non solo quelli economici; è più facile, sono quelli più facili da farsi.

Nella mia vita ho speso bene il tempo? Sto impiegando al meglio le mie energie, il tempo, le doti che ho ricevuto? Alla fine, le persone sbandate, e non basta entrare nella tossicodipendenza, o in altre devianze per essere sbandati, costituiscono le persone sbandate la maggioranza della gente, anche quelli che vedi ben vestiti, ben nutriti, all'ultima moda, con l'auto appena uscita di fabbrica.

Sono contento, sei contento tu? Sei contento della tua famiglia? Del modo con cui stanno crescendo i tuoi figli? Ti sembra che stiano inseguendo cose sante, giuste, che a loro volta li renderanno contenti? O domani dovranno rientrare anche loro, i tuoi, figli, piccoli o grandi che siano, nel novero, nel numero, delle persone sbandate? Gesù ebbe compassione di queste folle perché erano sbandate e sfinite come pecore senza pastore. Forse anche la comunità parrocchiale di Mignano è senza pastore. Voi il pastore ce l'avete, è Don Maurizio, ma non basta averne uno, come non basta che ci sia un papà e una mamma in casa, o un Vescovo in una Diocesi per dire che le cose vanno bene. Dipende dalla sintonia. Dipende dalla nostra voglia di conoscere. (...)

Io dormo tranquillo? O sento che il bastone, come dicono i chierichetti, il bastone che mi è posto nelle mani significa qualcosa? Deve indicare una strada e non può essere solo un simbolo.

Il bastone, cari amici, ce l'hanno anche i genitori, ce l'hanno anche gli insegnanti, i docenti, i politici (qui c'è il vostro sindaco), quelli che hanno una responsabilità, cioè il bastone è il segno del chi indica una strada, non dove si va si va, diceva una canzone, tempo fa. Cioè, l'importante è andare da qualche parte. No. L'importante è andare dalla parte giusta.

Mi ha confortato molto l'espressione di San Tommaso, spero che abbia confortato anche il vostro Parroco e chiunque fra voi abbia il vizio terribile di seguire anche l'Ufficio delle Letture, cosa per pochissimi eletti. Comunque, vi consegno questa perla di San Tommaso, quindi un grande teologo e uno spirituale che, forse qualche settimana fa, ci diceva: "Meglio claudicare (cioè camminare zoppicante) per la via del bene, che correre nella via del male". Meglio zoppicare sulla via del bene che correre per la via del male, cioè (fuori metafora) è meglio che io cammini per la via del Vangelo, anche con degli errori, anche con dei ritardi, anche non essendo al meglio, anche se non sono ancora Sant'Antonio (tanto per intenderci), che correre e quindi essere in piena forma sulla via del male. E tu, se dovessi dire di te, stai zoppicando sulla via del bene o stai correndo sulla via del male?

La via del bene è in salita, per questo si zoppica e a volte si cade. Nella via del male si corre sempre, perché è in discesa, perché è acconsentire ai nostri desideri, ai nostri appetiti, a ciò che ci viene in mente di fare. Il pastore è colui che richiama alla via del bene. Il pastore è perdente in partenza, come sono perdenti in partenza i genitori, gli insegnanti e chiunque abbia una autorità che sia anche autorevole. Siamo perdenti, perché i nostri figli, i nostri alunni, i nostri fedeli, i nostri cittadini, seguono più facilmente l'opposto, seguono più facilmente l'illegalità, seguono più facilmente le mode. Tu, invece, pastore, vai controcorrente, e non puoi essere popolare. Guai se il Vescovo, il Parroco, un sindaco, un genitore è popolare, nel senso deteriore del termine, cioè va incontro alle esigenze del gregge.

Dove volete andare? A destra?

Andiamo a destra.

A sinistra?

Andiamo a sinistra.

Volete fermarvi?

Fermatevi.

Vogliamo divagare?

Facciamo un po' di ricreazione.

E a furia di fare ricreazione, come si diceva una volta in termini suoreschi e scolastici, la vita sembradiventata una enorme ricreazione. E il lavoro dov'è? E lo studio dov'è? E il tempo di costruire dov'è, se vogliamo solo divertirci?

Anche Sant'Antonio che voi venerate, ma come dicevo all'inizio della Messa, rischiate di venerarlo dicendo "Beato te", è andato controcorrente, in tempi, anche i suoi, non facili perché i desideri della gente sono stati sempre gli stessi, anche se a noi sembra di essere evoluti rispetto al 1200, il secolo in cui ha vissuto Antonio. Anche lui ha dovuto gridare e tuonare, dicendo "Questi sono i desideri del Regno. Questi sono i comandamenti di Dio. Questi sono ...Queste sono le esigenze che Gesù ci affida nel Vangelo". Ma che volete, anche se tanti lo ascoltavano, andavano da lui più per essere guariti che per convertirsi. Mi piace dirvi che Antonio, mentre ha guarito tanti, non ha guarito se stesso. Non so se sapete che Sant'Antonio, fin dall'inizio, è stato malato, di una malattia non facile: idropisia. Idropico.

Perché non ti sei guarito, Antonio? Eh? Perché hai guarito tanti che venivano da te e tu non hai guarito te stesso? La prima risposta che mi viene da darvi è che non ne ha avuto il tempo. Non ha avuto il tempo di pensare a sé, così preso dai malanni degli altri e non da quelli fisici, per cui la gente lo ha avvicinato, ma da quelli spirituali, quelli del cuore, i tumori dell'anima, cui nessuno fa riferimento, per cui non ci sottoponiamo a nessun check up.

Parroco, ho per caso un tumore? Ho un cancro? Lo chiederò all'esame del sangue, all'esame istologico. Difficilmente lo chiedo al Parroco, a un Vescovo, a chi, come gli apostoli, (e nel Vangelo abbiamo ascoltato  anche l'elenco degli apostoli) ha questa autorità di dire: "Tu hai un cancro che ti sta rodendo l'anima e ti consumerà".

Magari sarai anche famoso, occuperai anche le prime pagine dei giornali e dei settimanali, ma sei vuoto, svuotato dall'interno, come certi mobili divorati dai tarli. Allora, cari fratelli e sorelle, il problema è questo: se noi vogliamo, tutti, perché questo Vangelo non è solo per i preti e i Vescovi e quelli che hanno autorità, vogliamo essere presi da questa compassione per la gente al punto da farcene consumare, Antonio, Sant'Antonio per intenderci, è morto a 36 anni... Voi direte: giovanissimo. E certo, perché si è consumato, perché non ha dormito, perché non si è guarito da una malattia fisica, preso dalle malattie degli altri. Un medico senza frontiere che non cura il suo corpo, ma si consuma. In così breve tempo ha fatto tante cose. E tu hai...io ne ho 53 e ho fatto molto meno di Antonio e tu magari hai 70 anni, 60, 40 e hai vissuto più di Antonio e hai fatto molto meno e questo ci condanna. Condanna me. Condanna voi. Cioè, come sto impiegando questo tempo? E quanto la compassione mi spinge ad andare, perché la messe è tanta, ma gli operai sono pochi, operai specializzati, operai manuali, intellettuali: operai tutti! E nessuno si tiri fuori dicendo: io non devo fare il prete, perché anche tu sei un operaio e anche davanti a te c'è questa messe abbondante.

Venendo qui, ho accarezzato con gli occhi qualche campo di grano: è bello vederne. E  il campo di grano chiede chi vada a mietere. Quando Gesù dice "la messe è molta" ha davanti, anche fisicamente, tanti campi di grano per la cui mietitura (adesso abbiamo la trebbiatrice che ci fa tutto in breve tempo, ci imballa anche la paglia artisticamente) ci volevano tanti operai. Ma è così, adesso, nel mondo, è così nella scuola, è così nella società civile, è così nella cultura, è così nel mondo dei valori...perdenti. Ci vogliono operai. Oggi si assoldano persone. Dico si assoldano, ma Gesù ha detto: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. E cioè il timbro dell'autenticità dell'evangelizzatore è la gratuità, cioè dare il proprio tempo, dare la propria competenza, dare la propria passione, senza secondi fini, senza ritorni, spendendosi completamente. Svuotandosi. Questo deve fare una mamma, un papà, un insegnante, un prete, un Vescovo, un sindaco, un operatore sociale, una suora, tutti dobbiamo fare così. Ma se tu dici al tuo bambino"Se fai il bravo la mamma ti darà..." ecco che tu lo stai educando all'interesse. Non ci sono ricompense né per lui, né per te. Gratuitamente. Quanti ricatti, anche affettivi, da parte dei genitori nei confronti dei figli, da parte degli insegnanti nei confronti degli alunni. Senza ricatto. Questa è la via: percorretela.

Interceda per noi Sant'Antonio per farci capire che abbiamo perso già troppo tempo e speso troppe energie per ciò che non va e ci aiuti a utilizzare al meglio quello che ci rimane di tempo, di energie, di giovinezza, di forza, di parole. Antonio non si è stancato di parlare, a tal punto che la sua lingua è diventata la reliquia per eccellenza. Non so se sapete che quando fu ricomposta la sua salma dopo un po' di tempo perché bisognava portarla nel grande tempio che i padovani avevano eretto, San Bonaventura, francescano anchelui, nella ricognizione (questo è il termine tecnico) del corpo, vide che, mentre tutte le altre membra erano andate in decomposizione, come avviene ovviamente per tutti, la lingua era rimasta intatta.

Perché?

È un segno. Perché la lingua di Antonio era stata utilizzata per il Vangelo, era stata utilizzata per insegnare, per educare, e perché no, qualche volta anche per rimproverare. E la tua lingua? Come la utilizzi? E quanto del tuo tempo, del tuo dire, delle parole che usi sono impregnate di Vangelo e quante di inutilità, se non di cattiverie? Interceda per noi Sant'Antonio perché anche la nostra lingua, come dice il Salmo 50, proclami la Sua lode. Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la Tua lode.

Saluto finale

 Il Vescovo vi augura di diventare evangelizzatori, sentendo che il problema della messe non è dei vescovi e dei preti, ma la Chiesa è cosa di tutti e, nel mondo, dobbiamo sentirci inviati, ciascuno con il suo dono da spendere, da seminare, da sperperare, senza tenerlo per sé.

Mi piace, in questo momento, dare una carezza a Rosario che è questo ragazzo, giovane, in carrozzella che non guarisce se stesso, ma forse guarisce tanti e dobbiamo avere questo coraggio di non pensare a noi e con quel filo di voce e di forze che ci rimane, spenderci. Forse Rosario è più vivo e più vivace tra i componenti di questa comunità parrocchiale, in barba a quelli che corrono, che vanno in palestra, che possano disporre del proprio corpo pienamente. Il Vescovo lo ringrazia anche per questa azione di intercessione che egli svolge per questa Parrocchia e speriamo anche per il Vescovo che ha bisogno di forze. L'offerta di tanti, posta sul suo conto corrente spirituale, potrà rendere efficace la sua missione.

***

Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore.

 
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