La Parrocchia
Mons. Arturo Aiello
SANTA MESSA celebrata nel SANTUARIO di S. ANTONIO, Teano - 13 Giugno 2008 Latest ACG News
| SANTA MESSA celebrata nel SANTUARIO di S. ANTONIO, Teano - 13 Giugno 2008 |
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| Scritto da Teresita | |
| Thursday 26 June 2008 | |
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SANTA MESSA
OMELIA DI S. E. MONS. ARTURO AIELLO
Vescovo della Diocesi di Teano-Calvi
Teano, 13 Giugno 2008
Santuario di Sant' Antonio
*** Saluto inizialeFratelli e sorelle, Sant'Antonio è un giglio fiorito nell'aiuola di San Francesco. Ce lo ha appena ricordato il canto con cui ci siamo introdotti in questa solenne Celebrazione. Ma lui, Francesco, perdutamente si innamorò di Madonna Povertà e dietro a lo Sposo sì la Sposa piace, dice Dante, e dietro Francesco si mettono a correre tanti altri e, tra questi, anche Antonio che diventerà il grande predicatore, l'apostolo dell'Italia Settentrionale, frate minore, prima agostiniano e poi preso dalla voglia del martirio. E poiché noi, sì ci innamoriamo, ma non perdutamente, abbiamo dei desideri, ma non sono grandi, ci lasciamo qualche volta entusiasmare dalla santità, ma in modo adolescenziale, chiediamo perdono per i nostri innamoramenti di breve durata, per le nostre piccole passioni che non sono ancora l'unica grande passione per il Regno di Dio. Di questo e di altro, chiediamo umilmente perdono.
Omelia Affinché non siate più come bambini, sballottolati da ogni dottrina e da ogni soffio di vento, ma possiate diventare adulti, abbiamo ascoltato dalla bocca di Paolo "vivendo nella verità con carità". Cari fratelli e sorelle, la festa di Sant'Antonio con ciò che l'ha preceduta, con la tredicina, con gli incontri, deve avere questo effetto e se non facciamo un passo avanti nel cammino di questa maturità cristiana, il primo a soffrirne è il Santo che siamo venuti a onorare. Diventare grandi, perché anche quelli fra noi che hanno 40 anni, 50 e 70, possono essere ancora bambini, nel senso deteriore del termine, non evangelico, cioè sballottolati, cioè presi da qualsiasi passione e poi pensiamo, ma è una terribile tentazione, che basti partecipare ad una processione e toccare la statua per essere salvi. Ieri, ieri sera, ma succede tutti gli anni, c'è stato l'accaparramento del giglio. Mi chiedo come ( e se lo chiede anche Sant'Antonio) com'è che nessuno si prenda il Bambino. Tutti vogliono il giglio, nessuno il bambino. Come mai? Perché il giglio non parla. Perché il giglio fa bella mostra di sé, ma il bambino, soprattutto quel bambino lì che qui, nella statua, nell'immagine, e non dimentichiamo che le statue sono immagini, è poggiato sul libro, e non un libro qualsiasi, quello del Vangelo. Fra' Pino, i frati ogni anno, puntualmente, si innervosiscono e vedono che c'è una corsa al giglio, ma nessuno tocca il bambino, nessuno vuol prendere il libro e leggerlo e, come dice il Signore dal profeta, "mangiarlo"! Prendilo e divoralo. Il giglio forse lo avrete triturato e ve lo siete mangiati, ma bisogna mangiare il libro e il libro è il libro della vita. E perché non ci prendiamo il bambino e il libro? Perché sono scomodi, perché ci interrogano e ci dicono che, mentre noi siamo devoti del Santo, non siamo parallelamente devoti della santità che il Santo ha vissuto, e mentre vogliamo portarci a casa qualcosa, non vogliamo portare con noi il tormento che Sant'Antonio ha vissuto, come ogni credente, senza sconti, con i fallimenti che irrimediabilmente la fede comporta. In questo momento, penso ad un momento della vita di Antonio che ebbe il sapore del fallimento. Forse già l'anno scorso vi ho detto tra le righe, ripetuto all'inizio della celebrazione quest'anno, che Antonio era un religioso già prima di incontrare l'ideale di Francesco in alcuni fraticelli che passavano per il Portogallo per approdare in Marocco e che poi tornarono cadaveri perché furono i primi martiri dell'Ordine Francescano e che quindi questo già colto frate agostiniano pensò: ma nel mio ordine le cose vanno troppo bene, sono troppo ordinate, abbiamo una vita comoda, invece, questi fraticelli sono partiti per il Marocco e hanno testimoniato la loro fede, che è anche la mia, con il sangue e allora decise di farsi francescano. Quindi, perché si fece francescano? Perché voleva un Vangelo più radicale, perché voleva essere martire anch'egli. Ma questo progetto, anche da francescano, fu per lui un fallimento perché quando approdò effettivamente in Africa, fu colto da una malattia terribile che lo prostrò a tal punto che egli dovette far ritorno e approdò in Sicilia. Come lo chiamate questo? Fallimento! Io ho dei desideri, tu hai dei desideri, hai dei progetti, a volte anche belli, a volte anche apparentemente di santità, ma questi progetti sono anche progetti di Dio? A volte, Dio ti fa passare attraverso un fallimento, anche di una cosa buona, per provarti e dirti e chiederti: "Ma a chi sei devoto? A me o ai tuoi progetti che vorresti che io sottoscrivessi?". Antonio pensava che il progetto d'essere martire fosse un progetto di Dio. Già dice della radicalità...[1] (Lo spegniamo questo telefonino? Proviamo un po'. Caccia al telefonino, eh? Grazie). Andare in Marocco e testimoniare il Vangelo col sangue è un bel progetto, già dice che questo giovane frate vuol fare sul serio, ma non sempre anche un grande desiderio è il desiderio di Dio. E allora, Antonio sperimenta il suo fallimento perché quando effettivamente approda in Africa è letteralmente annullato dalla malaria e da altre malattie e deve tornare indietro e dirsi "Ho fallito". Allora è importante, nella nostra vita, andare al di là di quello che succede per leggervi la mano di Dio perché attraverso questo fallimento che gli brucerà sempre nel cuore, attraverso questo "Non sono riuscito ad essere martire" passa la volontà di Dio e passa l'annullamento dei desideri umani perché possa avere spazio l'unico vero desiderio: quello di Dio. E allora, a volte siamo devoti del bene, ma non siamo devoti di Dio, siamo devoti di Sant'Antonio ma non della sua vita, siamo devoti del giglio, ma non del bambino e del libro dove è scritto "Il cielo e la terra passeranno, queste mie parole non passeranno". E allora se, e ve lo dicevo nello spot pubblicitario di ieri sera (e non poteva che essere un semplice messaggio, tanta era la confusione, era inutile gettar perle così in giro che poi nessuno raccoglie), se la devozione a Sant'Antonio non è anche voglia di conversione, noi ci stiamo illudendo, noi stiamo utilizzando un Santo per nascondere i nostri traffici loschi, a volte. Stiamo dicendo "Vado a fare la tredicina, però poi il resto dell'anno faccio quello che voglio io". È facile perché la tredicina non è una assicurazione, non è un timbro. La visita a Sant'Antonio non è "Mi faccio vedere così adesso, posso, lontano dal suo sguardo, continuare a fare quello che ho fatto finora", cioè male. Attenti a queste formule che sembrano assolverci, in realtà sono dei palliativi, cioè non risolvono il male, sono come una pillola che ti fa passare il dolore un giorno, ma non risolve la malattia. Già abbiamo ascoltato nel Libro della Sapienza che, a volte, cerchiamo dei beni, cerchiamo i soldi, cerchiamo il potere, cerchiamo la gloria mentre l'unica cosa che dovremmo cercare è la sapienza che viene da Dio, è la sapienza che Antonio ha predicato, che non è una dottrina, ma è una persona. Tu sei quella sapienza? Tu cerchi di mettere in pratica le parole del Vangelo? Tu (e questo interrogativo vorrei vi restasse impresso, stamattina) tu hai depositato il tuo cuore? Dove ce l'hai? In petto? Lo hai dato a una donna? È in una amicizia? In una relazione? In un posto buono? In un posto cattivo? In cassaforte? In banca? Alcuni c'hanno il cuore in banca. Non nella banca del cuore: è un'altra cosa. Il cuore in banca, cioè l'hanno depositato e insisto su questo "Dove hai il tuo cuore?" che è una parola di Gesù, perché intorno a questa parola c'è anche un episodio simpatico, ma vi farà un po' soffrire, della vita di Sant'Antonio perché il Vangelo nella vita dei Santi si riscrive, perché i Santi non sono altro che una riedizione del Vangelo. Antonio ha letto, anche se non in un libro, ma nella testimonianza di alcuni suoi amici il Vangelo che aveva scritto Francesco e si è messo a seguire. Noi seguiamo Antonio ma dobbiamo seguire il Vangelo che egli ha scritto. Il Vangelo che egli ha scritto è la sua vita, cioè la Parola di Gesù che entra dentro di noi e diventa parola, sguardo, scelte, sangue, carne. Non so se conoscete questo episodio (ce ne sono tanti) della vita di Sant'Antonio che era già ormai un famosissimo predicatore tanto che dovevano mettere i cordoni come qui, Padre Pino ha messo i cordoni per evitare che, mentre noi celebriamo l'Eucaristia, voi andate a toccare la statua mentre lì c'è Gesù vivo e vero. I cordoni, Sant'Antonio, e non quello che aveva sul saio, dovette averli già quand'era in vita perché tutti volevano toccarlo, non solo, ma portarsi a casa un pezzettino del suo vestito, che quando finiva la predica il povero Sant'Antonio rischiava di restare in mutande, non vi sembri irriverente ma è così, perché le signore arrivavano con le forbicine "Uh! Un pezzettino del..." e il povero Santo, ogni volta, usciva dal Convento col saio e tornava malconcio, per cui dovettero mettere dei cordoni, che non sono i cordoni qui (magari tra qualche anno Padre Pino ci metterà anche un po' di alta tensione per far tenere ancora un po' più, diciamo, a distanza i fedeli dal Santo e non il Santo dai fedeli) misero dei giovani aitanti, quindi come vedete i buttafuori ci sono sempre stati, che facessero un po' da cordone per difendere il Santo altrimenti il sarto non ce la faceva più a fare sai ogni volta che il Santo usciva. Bene. Queste cose le dico per farvi sorridere, ma sotto c'è poi qualcosa di più serio. Era già un grande predicatore e si trovò a Firenze. Firenze per noi oggi è la patria della cultura, la capitale culturale d'Italia, ma allora diciamo che era la capitale economica perché a Firenze ci sono sempre stati i banchieri, stiamo nel 1300, eh? quindi un po' d'anni fa, però "i soldi chiamano i soldi" si dice in napoletano e quindi chi ha un gruzzoletto ne vuole avere due, dieci, venti. Firenze aveva i suoi banchieri. Spero di non offendere nessuno, se qui ci sta un banchiere, forse ci saranno dei bancari. Banchieri non ne conosco da queste parti. Quindi i bancari sono innocenti, ma che fanno i banchieri? Fanno quello che noi diciamo "Quello presta i soldi a interesse", eh? Se lo diciamo di una persona, uh! Quello è uno strozzino. Se invece lo fa la banca, lo fa la banca, perché la banca ha le mani pulite, sembra. Sembra. Dunque, quest'arte dei banchieri antichissima e quindi nel 1300 Firenze aveva i più grandi banchieri che non prestavano solo ai singoli, ma anche ai regnanti del tempo, che dovendo fare le guerre avevano bisogno di anticipo e quindi i grandi banchieri di Firenze facevano prestiti anche, non so, ai regnanti dei vari staterelli che costituivano la costellazione che poi sarebbe diventata l'Italia molti secoli dopo. E quindi il Santo, più volte, tuonava dal suo pulpito (i miei tuoni sono una cosa, diciamo, di primavera, rispetto alle prediche infervorate di Sant'Antonio) e spesso tuonava contro quelli che noi chiamiamo in napoletano "quelli delle cravatte". So che a Roccamonfina c'è un signore che disegna delle cravatte, ma quella è un'altra cosa, cioè i cravattari sono invece quelli che si mettono una bella cravatta di seta e poi tah, tah, stringono, stringono, stringono...ah! Fino a toglierti la vita. Sono gli strozzini, quelli che prestano a interesse. Aveva fatto una di queste prediche infuocate contro gli strozzini, contro i cravattari dell'epoca, contro i banchieri, e se ne stava tornando al suo convento e poi vede un corteo funebre di tutto rispetto perché anche nei cortei funebri ci sono le differenze: ci sono quei poveri cortei, povera gente, poi ci sono i cortei di tutto rispetto con i cavalli, con le piume, la banda, ecco. Tutto il mondo è paese. Questo era un corteo di prima classe e il Santo si informò: "Chi è? Chi ci sta in quella bara? Com'è tutta questa gente? Questi signori "ncruattati" diceva la canzone che però non c'entra con i cravattari... Com'è? Che è successo? È morto quel tal banchiere. Il Santo che aveva conoscenza dei cuori, cioè tu, tu e tu, non andava sulle generali, perché aveva questa conoscenza dei cuori, percepisce subito che stanno portando in chiesa uno che in chiesa non ci è mai andato, non solo, ma che ne ha strozzati tanti. Allora disse:"Fermate il corteo". E si fermarono. State portando in chiesa uno che è già dannato. Non solo, ma uno senza cuore! Se voi gli aprite il petto, adesso, aprendo un attimo questa bara, non troverete il cuore! Incominciarono a mormorare, però avevano tutti stima di Sant'Antonio, la sua Santità era riconosciuta già in vita, quindi si guardavano bene dal metterlo da parte "Zitto tu!" perché era Antonio, il grande predicatore. Non se la sentirono di squartare il morto, però osservarono la seconda indicazione di Antonio: se andate a casa, nella casa, nel palazzo di questo signorotto che ha tenuto imbrigliate tante persone, tante famiglie, a volte anche tanti nobili e aprite una delle sue casseforti, troverete il cuore! Questo lo possiamo fare, tanto non dobbiamo aprire nessun petto e quindi la bara fu deposta a terra, tornarono tutti a casa, fecero un po' di pressioni perché queste casseforti non si volevano aprire. Potete immaginare gli eredi cosa avrebbero avuto di cambiali, di oro, di gioielli, di assegni postdatati eccetera, eccetera, di soldi, di monete. Alla fine, un po' impauriti aprirono queste casseforti e tra le cambiali, tra i cinquantoni e i centoni, trovarono anche il cuore palpitante, ancora caldo"Il suo cuore! E' vero! Antonio ha detto il vero". C'è quel cuore di questo banchiere. Però, a questo punto, facciamo anche la prova del nove, si sarebbe detto a scuola. Visto che qui sta il cuore, è il suo, allora non ci perdiamo in chiacchiere, tah! Facciamo una operazione a sterno aperto. Vuoto. Non c'era il cuore. Era proprio il cuore di quell'uomo. E allora capirono che quello che Antonio aveva detto era vero. Vedete, il nostro cuore è una ventosa. Le conoscete le ventose? Le signore le utilizzano in cucina, e non diciamo anche dove altro per sturare, eh? Quelle si mettono e si ferma. Il cuore è una ventosa. Si aggrappa. Da me si dice una padella perché ci sono gli scogli, c'è il mare, quando la padella si mette vicino ad uno scoglio, è difficile, prendi il coltellino per tirarla fuori anche se si fa un buon sugo con le padelle. Così è il cuore. Il tuo cuore a che cosa è agganciato? La tua ventosa dove si è fermata. Gesù dice: dov'è il tuo tesoro, là è anche il tuo cuore. O anche: dov'è il tuo cuore, là è anche il tuo tesoro. Il cuore ce l'hai in petto? Prima domanda. I cristiani, i credenti, uomini e donne, presenti a questa Eucaristia, nella Solennità di Sant'Antonio, nel Santuario sull'omonimo colle, hanno il cuore in petto? Io non ho la chiaroveggenza di Sant'Antonio per dire Don Stefano, tu il cuore ce l'hai in petto, Maria, Carmen, Giuditta, Giovanni, Antonio, anche se è il tuo onomastico, il cuore ce l'hai in petto? Il cuore potremmo averlo in una relazione, cioè se è la relazione con mia moglie, ben venga. Ti ho dato il mio cuore, ce lo siamo dati davanti all'altare. Ma se è un'altra donna? Allora le cose non tornano più, allora io sto davanti a Sant'Antonio, voglio prendermi il giglio ma qua il giglio, visto che il giglio indica anche... è simbolo di purezza, se io poi sottobanco ho anche un'altra donna, un altro uomo, ho più persone, o peggio ancora, i soldi! Forse il tuo cuore è in banca, il tuo cuore è nel libretto degli assegni, il tuo cuore è in quella polizza. E allora, cari miei, inutilmente verremo a cercare gigli e grazie se non ci convertiremo. E allora, questo episodio un po' duro, quando l'ho letto, lo dico, non lo dico, alla fine, mah, lo dico. E l'ho raccontato. Non me lo sono inventato. Andate a consultare la vita, in una delle vite di Sant'Antonio lo troverete. È successo a Firenze. Mo', chi ci vuole credere..., questo non è il Vangelo, però è una attualizzazione del Vangelo, cioè quell'uomo non aveva più il cuore in petto. Ce l'aveva nei soldi e se tu dovessi morire adesso (non toccate ferro), lo troverebbero il cuore? Il mio cuore, quello del vostro Vescovo dove lo troverebbero? In petto? Altrove? E voi? Allora, mettiamo i cuori a posto. Sant'Antonio, da buon cardiologo, ci fa un esame cardiologico e dice: "Ah!Tu, là in fondo, tu che stai dietro la colonna, tu che ti nascondi di là, tu che stai pensando a questo Vescovo quando la finisce, il cuore dove ce l'hai?". Speriamo in petto. Meglio ancora fuori di noi, ma nel bene, in una persona, nella moglie, nei figli, nel marito, in una missione. Allora puoi continuare. Puoi continuare a venire e toglieremo anche il cordone con l'alta tensione che Pino prima o poi ci metterà dentro (giustamente), però, attenti, attenti a non nasconderci dietro un dito. Se io metto il dito così, mi vedete lo stesso. Così facciamo noi: ci nascondiamo dietro il dito. Quindi Sant'Antonio ha seguito Gesù. Ha seguito Francesco che ha seguito Gesù perché i Santi sono degli specchi e seguire Gesù significa deporre il nostro cuore nel Suo, non negli interessi, non nella gloria, non nel potere, non nei soldi, altrimenti all'autopsia che seguirà alla nostra morte ci troveranno vuoti, senza cuore. Rimettiamo i cuori a posto. *** Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore. [1] Squilla un telefonino |
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