La Parrocchia
S.E.Mons. Arturo Aiello
GIORNATA di FRATERNITA' per DIACONI PERM. e ASPIRANTI DIACONI della Campania, Pompei - 7 Giugno 08 Latest ACG News
| GIORNATA di FRATERNITA' per DIACONI PERM. e ASPIRANTI DIACONI della Campania, Pompei - 7 Giugno 08 |
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| Scritto da Teresita | |
| Thursday 26 June 2008 | |
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Santuario di Pompei Giornata di Fraternitàper i Diaconi Permanenti e gli Aspiranti Diaconi delle Chiese della Campania 7 Giugno 2008
CELEBRAZIONE EUCARISTICApresieduta dal Vescovo di Teano - Calvi S. E. Mons. Arturo Aiello *** Intorno all'altare e nella casa della Madre ci sentiamo sempre in famiglia, quindi benvenuti a tutti i pellegrini, ai gruppi, benvenuti ai Diaconi delle Chiese della Campania, che oggi hanno vissuto all'ombra del campanile di Pompei una giornata di fraternità. Ritroviamo i motivi ispiratori del nostro cammino, ciò che ci ha fatto iniziare un itinerario, chiediamo di rinnovare e sia rinnovata la grazia dell'Ordine che abbiamo ricevuto, e per tutti la grazia battesimale. Perché questo possa accadere riconosciamoci peccatori ed affidiamoci alla misericordia del Padre. ***Omelia di Sua Eccellenza il VescovoCarissimi fratelli e sorelle, "molti pubblicani e peccatori si misero a mensa con Gesù". Queste parole, che abbiamo appena ascoltato, si realizzano ora, adesso, qui, siamo noi, questa comunità di pubblicani e peccatori, siamo invitati a non scandalizzarci del nostro passato, dei nostri peccati. Erroneamente a volte pensiamo la Chiesa come una comunità di perfetti, e la Storia della Chiesa è attraversata da questa tentazione strisciante d'essere un piccolo gruppo di eletti nel senso di indenni dal peccato. Questo vangelo viene a scardinare questa falsa certezza, anche, perché no?, a scandalizzare. A volte anche gli altri, che guardano la vita della Chiesa, o noi stessi ci scandalizziamo pensando che il Vescovo che vi sta parlando sia un peccatore, che il mio parroco sia un peccatore, che mio padre, mia madre e i miei amici, che il gruppo di cui faccio parte non sia un gruppo di perfetti. Tante volte sentiamo queste obiezioni alla nostra vita e alla vita della Chiesa, oggi possiamo gridare con forza e con liberazione: "Noi siamo un popolo di peccatori", non nel senso di autogiustificazione beninteso, non vogliamo autoassolverci ma vogliamo dirci poveri, storpi, ciechi, bisognosi della misericordia di Dio, di Dio che va in cerca degli ultimi. Questa chiamata di Matteo, e non possiamo non avere davanti agli occhi la rappresentazione del Caravaggio con l'indice puntato di Gesù verso l'esattore delle tasse, questa chiamata probabilmente ha scandalizzato la comunità di Matteo, ha scandalizzato i presenti, ha scandalizzato i benpensanti. Com'è che Gesù ha chiamato proprio questo pubblico peccatore, perché gli esattori delle tasse erano come dei pubblici peccatori, perché non ha scelto un perfetto, perché non ha scelto una persona più all'altezza del ruolo di apostolo? È bello sentire che Gesù ha una predilezione per gli ultimi, per me che sono ultimo, e spero che anche voi vi ritroviate in questa schiera e nessuno di voi stia qui davanti all'altare impettito, come il fariseo della parabola di Gesù, a dire "io sono senza peccato". Siamo qui invece a cantare la misericordia di Dio, e Matteo è riconoscente a Gesù che lo ha scelto, che non ha avuto timore del suo passato, che si è accostato a lui, lo ha toccato e lo ha cambiato. Matteo diventerà l'evangelista, ed è bello che l'evangelista che scrive il vangelo era colui che aveva dimestichezza col denaro e il denaro sporca le mani, anche le nostre. Dunque il vangelo è questo. Colui che era l'ultimo riceve un posto d'onore. I posti d'onore sono riservati ai più poveri, ai più peccatori, ai più malati tra noi. Speriamo che in questa nostra assemblea ci sia un comune denominatore, ed è: io non sono degno di essere qui. Non vi scandalizzate, il primo a dirlo è il Vescovo che vi sta parlando, io non sono degno di essere qui a parlarvi in un posto che mi fa arrossire, un po' più su di voi, ma è solo una grazia che mi è stata consegnata per voi, quindi che nessuno qui si senta migliore degli altri, noi non siamo migliori, neanche noi che ci troviamo qui oltre la balaustra, il Vescovo, i sacerdoti, questi Diaconi permanenti, che rappresentano diverse Chiese della Campania e che hanno vissuto una esperienza di fraternità. Noi che siamo stati chiamati sentiamo che l'indice di Gesù si è rivolto verso di noi, il nostro cuore, i nostri occhi, Egli ci ha chiamato e ci ha tratti fuori dall'anonimato, dall'ombra della morte, da una vita insulsa, grigia. Matteo grida in questo vangelo il giorno della sua chiamata come un giorno di grazia e dice: "Abbiate fiducia anche voi". Per esprimere la riconoscenza a Gesù egli imbandisce una mensa e chiama i suoi amici che sono della sua stessa risma, che appartengono alla sua stessa categoria, e questo genera un mormorio, una mormorazione in quelli che si ritengono giusti, saggi, santi. "Ecco, è andato a mangiare a casa di un peccatore, condivide la mensa con i poveri", e Gesù, e questa parola dovrebbe consolarci non poco, dice: "Non sono venuto per i giusti ma per i peccatori, non sono venuto per i sani ma per i malati". E allora questa Eucaristia sia un nostro accostarci a Gesù medico per dire, per dirGli con tutta la fede che abbiamo: Gesù, guariscimi!, guariscimi dal mio male, guariscimi dal mio disagio, guariscimi dal mio peccato, Tu non hai timore delle mie piaghe, Tu non ti scandalizzi, Tu non ti tappi il naso ma ti avvicini come buon medico. E dire "sono venuto per i malati" significa dire: Attento, non ti escludere dalla grazia. Non c'è malattia, non c'è perversione, la più terribile, che non possa trovare redenzione. Un solo peccato ed una sola perversione sembrano inguaribili e sono la presunzione d'essere sani, la presunzione d'essere santi. Spero che queste parole vi abbiano consolato, confortato, certamente dobbiamo cambiare, dobbiamo diventare migliori, come dicevamo da bambini: dobbiamo diventare più buoni. Questo però riguarda il futuro, il nostro presente è ferito, s'incontra con la grazia di Dio in questa Eucaristia, e non sottrarti, non allontanarti, non pensare che non ci sia una grazia anche per te che mi stai ascoltando e che ritieni la tua malattia inguaribile, avvicinati anche tu, il Signore è venuto per te che sei il più malato e quindi il più caro al Suo cuore. Imparate cosa voglia dire "misericordia io voglio e non sacrificio". Signore, ti chiediamo perdono per le nostre preghiere, per le nostre liturgie che non si sono aperte ai bisogni degli altri, Tu vuoi misericordia perché dai misericordia, e allora aiutaci ad accostarci ai poveri, dal momento che Tu sei venuto a visitare le nostre povertà. Amen. *** Il testo non è stato rivisto dall'autore. |
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