La Parrocchia
S.E.Mons. Arturo Aiello
50° ANNIVERSARIO di ORDINAZIONE PRESBITERALE di Don Mimě Monda, Roccamonfina - 6 Luglio 08 Latest ACG News
| 50° ANNIVERSARIO di ORDINAZIONE PRESBITERALE di Don Mimě Monda, Roccamonfina - 6 Luglio 08 |
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| Scritto da Teresita | |
| Thursday 10 July 2008 | |
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SANTA MESSA
OMELIA DI S. E. MONS. ARTURO AIELLO
Vescovo della Diocesi di Teano-Calvi
50° anniversario di Ordinazione presbiterale di Don Mimì Monda
Roccamonfina, 6 Luglio 2008 Saluto iniziale
Fratelli e sorelle, disponiamoci all'incontro con Gesù, Parola e Pane. Depositiamo le nostre vite, il nostro passato, i nostri ritardi, dinanzi all'Amore misericordioso del Padre. Confessiamo i nostri peccati, ma confessiamo anche il Suo Amore misericordioso.
Omelia
Carissimi fratelli e sorelle, Eccellenza Reverendissima, carissimo Don Mimì, viviamo insieme, in Spirito di ringraziamento, questa ora solenne. Questo momento è l'inno di lode, il Magnificat. Riguarda innanzitutto Don Mimì come persona, come uomo, come prete, prima ancora come credente, che ringrazia il Signore per i doni ricevuti, doni di natura e di grazia, anche se è grazia anche la natura. In particolare, Don Mimì dice "grazie" per mezzo secolo di fedeltà alle promesse pronunziate il giorno della sua Ordinazione presbiterale, quindi è una Solennità ed un canto che riguarda la sua vita ed egli, in questi giorni, nei giorni precedenti e nei giorni che seguiranno, continuerà a cantare. Il canto degli anziani è più bello del canto dei giovani perché i giovani hanno dalla loro l'entusiasmo; ma gli anziani hanno la voce arrochita, piena di ricordi, di volti, di storie. Questo vale per tutti, tanto più vale per un prete e per un parroco, come ha giustamente sottolineato il vostro sindaco nell'indirizzo di saluto. In seconda battuta, questa Solennità riguarda la nostra Diocesi qui rappresentata dal Vescovo, dal presbiterio presente in maniera massiccia, perché un servizio presbiterale non è un giogo solitario, non è un remare da soli, ma essere parte di una comunità e Don Mimì è stato parte ed è parte del nostro presbiterio. Monsignor Sperandeo, che ricordiamo in questa Celebrazione, lo cooptò, per così dire, dal clero di Nola e lo rese presbitero a tutti gli effetti del nostro presbiterio di Teano-Calvi e quando un dolore, una gioia (come nel caso di stasera) riguarda un presbitero, è chiamata in causa tutta la Chiesa diocesana e in particolare la famiglia dei presbiteri che è il presbiterio. In terza battuta, questa Celebrazione (e questo Magnificat) riguarda la Congregazione dei Figli dell'Amore Misericordioso. Avete ascoltato il Superiore Generale nella terza battuta degli indirizzi di saluto, all'inizio della Celebrazione, cui Don Mimì aderisce spiritualmente restando incardinato nel suo presbiterio, ma vivendo a pieno titolo la spiritualità di quella famiglia. Starete pensando voi roccani: "E ti sei dimenticato di noi?". È chiaro che in ultimo, ma non in ordine di importanza, questa Celebrazione riguarda la vostra comunità parrocchiale che, come avete ricordato, dei 50 anni di presbiterato di Don Mimì ha succhiato il latte di ben 30 anni. E allora mettiamo insieme il ringraziamento corale, accorato, colmo di affetto, di riconoscenza del singolo, delle comunità, del presbiterio, della famiglia religiosa e ci accordiamo, riconoscendo che ogni bene viene da Dio, che non sarebbe possibile neanche un giorno di fedeltà senza la Sua misericordia, senza la Sua grazia. Lo sa bene Don Mimì e lo sappiamo bene noi che da più anni viviamo nella vita presbiterale, che siamo un miracolo vivente, sempre, ma particolarmente in questi tempi dove si pensa e si vive altrimenti dai valori cristiani e quindi la figura, la testimonianza del prete è ancora più controcorrente, quindi più difficile, più ardua, più miracolosa. Don Mimì (e noi con lui) stasera dice "grazie" per 50 anni di miracoli. Attenti che i miracoli non sono guarire gli ammalati, risuscitare i morti, sollevare delle persone, anche questi sono miracoli che spiritualmente vi saranno venuti attraverso il Ministero del vostro parroco, ma il miracolo dei miracoli è la fedeltà e fedeltà ha al suo interno la parola fede, cioè è una fede il miracolo, è un miracolo la fede, è un miracolo la fede che diviene fedeltà, cioè adesione rinnovata ad una persona che ci ha chiamati nella nostra giovinezza, nel fiore della nostra giovinezza, parlo di Gesù, a cui abbiamo risposto "Sì" consacrando a Lui tutti i nostri giorni. Ecco, questo aspetto non so se lo cogliete, ma ha di miracoloso. Come ha fatto Don Mimì per mezzo secolo a non andarsene? Sarebbe dovuto scappar via da Rocca già il giorno dopo che è venuto qui, non che siate particolarmente cattivi, ben inteso, ma anche il Curato d'Ars che è il patrono di tutti i parroci, più volte è stato tentato di scappare dalla sua parrocchia e non c'è buon parroco che non sia stato tentato più volte di fare le valigie e di dire "Ciao, ciao, me ne vado. Ognuno per i fatti suoi" e invece, c'è questa coniugalità tra il parroco e la comunità. Questo lo sentivano molto i nostri nonni, le persone più anziane, che il parroco in qualche maniera sposa una comunità. Adesso che tutti andiamo correndo, c'è una corsa anche nei presbitèri, e nei presbìteri, e questa coniugalità non sempre per motivi obiettivi si può vivere, ma è importante (nel senso che un parroco può essere spostato in un'altra parrocchia), ma è importante che sentiate il prete vostro e che il prete senta la comunità sua. E quello che voi avvertite tra marito e moglie, nei gesti di affetto e perché no, anche nelle tensioni, lo ha a volte il parroco nei confronti della sua comunità per cui, vedere sempre la stessa persona d'estate, d'inverno, quando fa caldo, quando fa freddo, quando siamo bambini, quando veniamo a sposarci, quando veniamo laceri dai fallimenti di questo mondo e trovare sempre la stessa persona lì ad aspettarci, per noi è un Sacramento della paternità di Dio. Un parroco è importante non solo per quelli che vengono in chiesa, è importante anche per i lontani. Questa è stata una scoperta che ho fatto molto tardi nella mia vita, quando stavo per fare le valigie forzatamente. Ho scoperto, ed è stata forse la cosa più dolce per me, all'atto in cui ho lasciato la mia comunità parrocchiale di cui sono stato parroco, che tanti mi guardavano e stranamente erano quelli che io non avevo avvicinato, erano quelli che non frequentavano, non erano quelli del primo banco, cioè un parroco è importante per la sua comunità anche se si dovesse trovare a celebrare a chiesa vuota perché è lì, è un palo (l'espressione vi potrà sembrare irriverente), posto su una collina, è una croce posta sul Calvario cui le persone volgono lo sguardo per essere guarite anche senza avvicinarlo. Don Mimì, in questi 30 anni da parroco per voi e in questi 50 anni di servizio presbiterale, è stato importante per tutti quelli che ha incontrato, anche per quelli che egli non ricorda d'aver mai incontrato. Un parroco, sindaco, svolge una azione sociale enorme a 360 gradi, più di quanto (e non vi offendete, lo so, lo dico con affetto, quindi so che raccogliete questa sottolineatura così come mi nasce dal cuore) in una maniera molto più incisiva di quanto non vi accada di fare voi come amministratori o gli altri nella scuola, come insegnanti, perché voi passate, un parroco resta, perché voi svolgete un ruolo temporaneo, un parroco sta là sempre. Lo ha detto bene il sindaco, quando ha sottolineato che un ingegnere, un medico, pure svolgono azioni che meritano benemerenza, pure svolgono azioni luminose al servizio della comunità civile, dei mali delle persone, ma queste professionalità sono temporanee; ad un certo punto il medico si toglie il camice, il sindaco si toglie la fascia, l'amministratore torna a casa sua, l'ingegnere ha firmato il progetto e se ne va. Un prete è prete anche mentre dorme. Forse non lo sapete, ma i vostri parroci vi sognano, non sempre sono sogni belli, a volte sono incubi. Vi sognano anche di notte, come un amante sogna l'amata, cioè un prete è prete non solo all'atto in cui svolge il Ministero, quando la chiesa è aperta, quando ha gli occhi aperti, ma è prete sempre, anche quando lo raggiunge l'Alzheimer, anche quando non dovesse avere più forza per parlare!, dovesse essere atono!, anche quando è ammalato!, anche quando è incosciente! È importante, è bello questo fatto che la grazia dell'Ordine entri nel profondo, nelle radici del nostro essere uomini, trasformandole e rendendo ogni nostro gesto, anche il più semplice, anche il più banale, una liturgia. Questo vale per tutti in grazia del battesimo, ma per noi e per questo legame alla Chiesa e nella Chiesa ad una comunità parrocchiale, alla comunità parrocchiale di Santa Maria Maggiore per Don Mimì, è un vincolo misterioso, dolcissimo e tremendo, che attraversa tutti i nostri giorni e tutte le nostre notti. Oggi, la Parola di Dio (stavate pensando:"Ma questo Vescovo ignora quello che abbiamo letto?". No), la Parola di Dio che abbiamo ascoltato è un elogio della debolezza, meglio, un elogio della mitezza. Nella Prima Lettura, tratta dal profeta Zaccaria, si delinea da lontano, 300 anni prima circa, il Messia, non come un rivoluzionario potente, non come un uomo che siederà sul trono o che manderà le truppe all'assalto, ma come chi entra cavalcando un'asina, come accadrà a Gesù la Domenica delle Palme. Non cavalcherà il cavallo, segno bellico e segno di forza! Il Signore non apprezza l'agile corsa dell'uomo, dice il salmista, non apprezza la forza, la vitalità del cavallo, ma predilige la mitezza e Gesù della mitezza diventa l'emblema. "Imparate da me", ha detto Gesù, e ripete questa sera a Don Mimì e a noi, "imparate da me che sono mite ed umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime". È proprio dell'uomo essere orgoglioso. Noi siamo orgogliosi, noi siamo supponenti. Dio è umile, non c'è nessuno più umile di Dio e se volete un esempio più vicino a noi che ci faccia comprendere questa umiltà di Dio, chiedetevi se mai avete incontrato una persona veramente colta. Spero di sì, tra i vostri insegnanti, nei vostri curriculum di studi, se avete incontrato uno scienziato, un uomo veramente di cultura, vi sarete meravigliati della sua semplicità e del suo essere dimesso. La supponenza, la prepotenza, l'orgoglio è degli ignoranti, e l'uomo è orgoglioso e Dio è umile, così umile da farsi come noi. E il Verbo si fece carne e prese dimora in mezzo a noi. Questo è il segno dell'umiltà di Dio: Dio che si fa bambino. Questa realtà del Dio bambino, del Dio umile, ha fatto commuovere i Santi. Penso in particolare, in questo momento, a San Francesco nel Medioevo, a Sant'Alfonso, vicino a noi per sensibilità meridionale e napoletana...questa semplicità di Dio che si consegna, che non si tiene lontano. Non si vieta Dio, Dio si dà, Dio si offre, Dio è a portata di mano, Dio è accanto a te e Gesù dice: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra..." questa è una delle preghiere che il Vangelo ci riporta di Gesù, una delle poche. "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti, agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli". Cari fratelli, la Chiesa è una comunità di piccoli, di bambini, di poveri: siamo noi. Il primo sono io, come povero, piccolo, e poi voi con me, nessuno tra noi deve presumere, come dice San Paolo: "Considerate la vostra vocazione, fratelli, non ci sono tra voi molti sapienti, non ci sono tra voi molti potenti, ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato per ridurre al nulla le cose che sono". E Simone Weil, una grande mistica del Novecento, dice che Dio ama la polvere e se tu ti fai polvere (e lo sei, non c'è bisogno che tu lo diventi, ma ne devi prendere coscienza), se tu ti fai polvere, Dio ti ama e dalla polvere che sei, Dio fa un capolavoro e questa mitezza di Gesù è il luogo del riposo. "Dove vai in vacanza, quest'anno?". Potrebbe essere uno spot pubblicitario per una agenzia di viaggi il Vangelo di oggi:"Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò", cioè se voglio riposarmi (spero che sia vero per voi di Rocca), se voglio riposarmi, entro nella mia chiesa, se voglio trovare un po' di riparo, di rifugio, di frescura (ne sentiamo il bisogno in questi giorni di caldo), mi rifugio nel Cuore di Cristo che è il luogo della vacanza, del riposo, dove sei sempre accolto da qualsiasi parte tu venga, qualsiasi siano le ferite che tu ti sei guadagnato per la tua presunzione. Bene, cari fratelli e sorelle, Don Mimì è un po' così (fa anche rima). Don Mimì è un po' così. Che cosa ammiriamo di lui? La sua mitezza. Don Mimì è un prete che parla sottovoce, dolce, accogliente. Il Superiore dei Figli dell'Amore Misericordioso ci ha ricordato come dalla sua canonica, ma ancor più dal suo cuore, sono passati in tanti. (Cambia la suoneria, questa non è tanto simpatica...) Don Mimì è umile di cuore e forse, o senza forse, il suo successo per così dire, il modo con cui ha inciso nella vita della comunità di Rocca dipende da questa sua dote. Dice un proverbio antico che "si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto" e questa cosa, noi preti, dobbiamo impararla di più, perché a volte siamo duri, a volte scagliamo sassi durante la predicazione e voi restate un po' oppressi. Eravamo venuti in chiesa per trovare un po' di conforto e ho trovato un Savonarola che mi ha flagellato. Certo, non dobbiamo abbassare la guardia dei valori del Vangelo e non dobbiamo fare sconti, ma siamo i sacerdoti del Sacerdote che si è lasciato crocifiggere, povero e umile di cuore, e quindi anche noi dobbiamo accogliere, perdonare, e perdonare una, due, dieci, cento volte e fare credito continuamente, anche a chi viene a ingannarci e tante volte nelle nostre sacrestie, la gente viene a ingannarci, e noi a credere, ad essere creduloni, ad essere dolci, ad essere madri. Don Mimì è stato così, e così dobbiamo essere anche noi, e così devono essere i parroci: delle madri per le loro comunità, pronte a commuoversi nelle viscere, pronte a sentire misericordia, pronte a compatire, cioè a soffrire insieme. Questo è il frutto dell'umiltà che abbassa la guardia, perché se tu incontri una persona presuntuosa, immediatamente anche tu metti la corazza, ma se tu incontri un bambino, tu ti fai piccolo, ti chini, parli facile, facile. Spero che il vostro Vescovo non parli difficile, ma facile, facile. Cioè la persona mite, semplice, abbassa la guardia, abbassa la difesa dell'altro; il presuntuoso alza barricate, alza mura, alza difficoltà nella comprensione. E allora ringrazio il Signore che ha voluto in Don Mimì essere rappresentato in una maniera particolarmente forte in questa dimensione di debolezza. Don Mimì, continua ad essere così e d'altra parte, quando si diventa anziani, si diventa ancora più deboli. Gli anziani piangono facilmente, si commuovono facilmente, vero? Voi che siete avanti negli anni? Quando eravate giovani, eravate come Farinata degli Uberti, "Non mosse ciglio, né piegò sua costa", ma poi andando avanti, con i figli siete stati duri, ma con i nipoti siete di una dolcezza infinita: così anche i preti e Don Mimì. Gli auguro (continuando ad essere prete, a svolgere il Ministero in questa comunità) di diventare ulteriormente, ancora di più, dolce a imitazione di Colui che lo ha chiamato. Don Mimì, alla scuola di Madre Speranza, ha imparato che l'Amore misericordioso apre le braccia come il crocifisso che è in fondo a questa chiesa che è l'emblema, in qualche maniera, il simbolo dei Figli dell'Amore Misericordioso e intercede continuamente per i peccatori. Questo hai fatto, Don Mimì, per 50 anni, questo devi continuare a fare in una maniera ancora più radicale, e voi non preoccupatevi (e chiudo veramente) se il vostro parroco è anziano, se non ha tutta quella creatività che forse aveva quand'era giovane perché si racconta che Sant'Alfonso (mi viene in mente in questo momento) Sant'Alfonso più volte aveva presentato le dimissioni (Monsignor Leonardo è un successore di Sant'Alfonso) e da Roma una volta gli risposero (il Vescovo aveva detto: "Io sono malato, non posso andare a fare la Visita Pastorale" ) gli risposero: "Stia tranquillo. Basta la sua ombra". Ecco, così dico a voi. Non vi preoccupate che Don Mimì è anziano: basta la sua ombra, basta che voi sappiate che egli è qui a pregare, a intercedere per voi, a riconciliarvi quando ne avete bisogno, è il vostro punto di riferimento, è il sacerdote anziano, il papà, il nonno avanti negli anni che ci ricorda come eravamo e che ci rappresenta al vivo il cuore del Padre. Amen.
Saluto finale
Concludiamo con la benedizione. Dio dice bene di Don Mimì, di questa comunità, delle comunità che egli ha servito, dice bene di noi. Facciamo in modo da corrispondere a questa fiducia che ha nei nostri confronti. Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore. |
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| Ultimo aggiornamento ( Friday 18 July 2008 ) |
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