La Parrocchia
S.E.Mons. Arturo Aiello
ORDINAZIONE PRESBITERALE don Alessio Leggiero, Teano - 30 Giugno Latest ACG News
| ORDINAZIONE PRESBITERALE don Alessio Leggiero, Teano - 30 Giugno |
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| Scritto da Teresita | |
| Saturday 12 July 2008 | |
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Concelebrazione Eucaristica presiede S. E. Rev. ma Mons. Arturo Aiello Vescovo di Teano - Calvi ***
Ordinazione Presbiterale di Don Alessio Leggiero
Cattedrale di Teano - 30 Giugno 2008 Fratelli e sorelle, il motivo del nostro incontro è così importante, è così gioioso che il caldo è l'ultimo problema che ci tocca. È vero che state al fresco? Bravi!, e sentirete sempre più fresco man mano che entriamo nel mistero, perché queste difficoltà appartengono alla dimensione oggettiva, ma entrando nel mistero entriamo in una nuova dimensione dove anche ciò che ci costringe viene superato. La nostra Chiesa di Teano - Calvi oggi esulta per l'Ordinazione di Alessio come presbitero; nella Chiesa diocesana, come quando nasce un bambino in una famiglia, si è nella gioia, nell'apprensione, si fanno progetti, si guarda avanti, ci si sente visitati da Dio. Prima di iniziare questa celebrazione un saluto affettuoso a Sua Eccellenza Mons. Leonardo, che si accinge a celebrare 70 anni di presbiterato, quindi, mentre abbiamo un presbitero che appena sta per nascere, per schiudere, come si dice per i pulcini, Mons. Leonardo ha alle sue spalle ben 70 anni di vita presbiterale, è anche il decano a tutti gli effetti del nostro Presbiterio. E poi un saluto anche all'abate Don Ugo Tagni, che allieta con la sua presenza la nostra celebrazione. Senza indugio entriamo nel mistero scrollandoci di dosso il fango delle strade, "non si cammina impunemente in questo mondo", dice l'autore dell'Imitazione di Cristo, a sottolineare che anche solo muovendoci ci sporchiamo e ci infanghiamo, ma Colui che ci ha convocati è il Padre della misericordia; ci rivolgiamo a Lui con fiducia, chiedendo perdono dei nostri peccati. *** Omelia di Sua Eccellenza il Vescovo
"DEL TUO SPIRITO, SIGNORE, È PIENA LA TERRA, È PIENA LA TERRA". Ripetiamo: "DEL TUO SPIRITO, SIGNORE, È PIENA LA TERRA, È PIENA LA TERRA". Questo ritornello, che abbiamo cantato nel Salmo Responsoriale, esprime l'anima di quello che la Chiesa si accinge a celebrare, a vivere, a ricevere come dono dall'alto, ad affidare come dono ad Alessio e a tutti noi, è lo Spirito Santo che riempie e vivifica ogni cosa, è lo Spirito che in quest'ora vespertina qui a Teano e in tanti nostri paesi fa impazzire di gioia le rondini, una delle cose più belle che in questi due anni ho potuto constatare e raccogliere, le rondini al mattino e alla sera, perché non c'è creatura che non sia animata dallo Spirito. "DEL TUO SPIRITO, SIGNORE, È PIENA LA TERRA", ma lo Spirito del Signore è diventato forza e adesione alla volontà del Padre nella vita di Gesù di Nazareth facendoGli salire l'erta del Calvario fino al sacrificio della Croce, lo Spirito del Signore ha riportato Gesù dalla morte alla vita, lo Spirito del Signore ha animato la Chiesa sparuta e impaurita e l'ha resa testimone, lo Spirito del Signore ha agito sugli apostoli e in questo momento agisce su di me, attraverso di me per la vita di questa Chiesa e per la vita di Alessio in una maniera definitiva. E quindi facciamo innanzi tutto un atto di fede nello Spirito che anima ogni cosa, che è l'anima della Chiesa, che è il cuore di ogni sacramento. Non c'è sacramento che non abbia la sua epiclesi, cioè la sua invocazione dello Spirito. Senza lo Spirito la Parola che abbiamo ascoltato sarebbe lettera morta e invece ha preso vigore, spessore mentre l'ascoltavamo. Facciamo un atto di fede nella potenza dello Spirito Santo che trasforma le persone e, come nella celebrazione eucaristica trasforma il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo, questa sera trasforma la vita, il cuore, l'umanità, il corpo, i ricordi, i progetti, il tempo, i sentimenti di Alessio, che smette di essere quello che è stato e diventa presbitero per sempre. Di tutto questo voi non vedrete nulla se non dei segni, ma attraverso questi segni c'è la potenza dello Spirito, forte, travolgente più di uno tsunami di grazia, che entra nella vita di Alessio e lo rende un'altra persona, rende le sue povere mani le mani della Chiesa che perdonano, che assolvono, che trasformano il pane nel corpo, il vino nel sangue, mani che intercedono per il bene della Chiesa e dell'umanità, mani che consolano, che confortano i sofferenti. Le mani di Alessio stanno per diventare mani espropriate. Tutto questo per opera dello Spirito. Lo Spirito apra anche il senso delle Scritture, che sono state proclamate qui solennemente, che Alessio ha scelto e che in qualche maniera ripercorrono le tappe della sua vita. Alessio giunge a questa Ordinazione non giovanissimo. Quello che fino a ieri, Alessio, poteva essere per te un motivo di rimpianto, di tristezza, deve essere in questo momento e d'ora in poi per te un motivo di vanto, perché nulla accade per caso, perché "tutto è grazia", perché - dice il Qoèlet - per ogni cosa c'è il suo tempo, c'è un tempo per ogni cosa, c'è un tempo per nascere, un tempo per morire, evidentemente nel disegno imperscrutabile di Dio, e noi dobbiamo chinare il capo quando una cosa che vogliamo non si realizza. Il tempo della tua Ordinazione presbiterale, del tuo servizio come presbitero in questa Chiesa era questo tempo. E ancora il Qoèlet, - mi piace indugiare un attimo tra le maglie e le righe del filosofo apparentemente pessimista che si chiama Qoèlet - dice che c'è un tempo - uno di voi ha intessuto a 18 anni su questo versetto un dialogo - c'è un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, cioè c'è un tempo in cui noi spavaldi, ed è il tempo dell'adolescenza che tutti abbiamo vissuto, della prima giovinezza, dove gettiamo sassi, diciamo: "questo non mi serve", e poi viene il tempo in cui torniamo indietro a raccogliere quei sassi. (Colonnello, se non fai foto sono contento. È arrivato da Orvieto il colonnello smanioso di fare le foto al Vescovo, ma è più importante, è più importante l'attenzione. Ecco..., ti hanno mandato? Ah, bene, è grave questo, ma un colonnello conosce anche le gerarchie, per cui, vedete, subito si è ritirato). Bene. Vi dicevo, c'è questo tempo in cui buttiamo le cose, buttiamo le persone, gli affetti, - adesso non parlo di Alessio, parlo di noi - questo tempo in cui le relazioni, in particolare quelle familiari, ci sembrano di troppo, e poi c'è il tempo in cui torniamo a raccogliere i sassi che abbiamo gettato, ed è il tempo della maturità. La maturità credo che sia questo tornare indietro a raccogliere quei sassi che abbiamo gettato, che ci sembravano inutili e che invece scopriamo essere dei diamanti. C'è un tempo per ogni cosa. Questo lo dico anche per voi, per quelli tra voi che aspettano una cosa e non viene, per quelli che hanno pianto per appuntamenti mancati; non era ancora tempo, quando è tempo accade, c'è un tempo per ogni cosa: adesso, questo è il tempo, questo è il giorno della tua Ordinazione presbiterale. Questa lettura sapienziale del passato, di questo cammino tortuoso, farraginoso, di questo lungo, lunghissimo tempo di Diaconato, in questa celebrazione, e spero anche nel prosieguo della tua vita, si trasforma in canto di riconoscenza, e tutti i sassi che in qualche maniera forse hanno intralciato il tuo cammino oggi e da oggi in poi sono benedetti. Questo è il tempo della riconciliazione. Sono due anni che il vostro Vescovo, e questo non riguarda Alessio ma riguarda la nostra Chiesa, sta cercando con tanta pazienza ma anche, devo dirlo, con tanto amore di farvi riconciliare col vostro passato, con le vostre radici, con quello che è accaduto, con le persone, con gli eventi, e non sempre vedo che ci riesco, vorrei fare di più, chiedo al Signore che questa Ordinazione stasera tocchi il cuore di tanti, che sono ancora amareggiati e che non riescono a dire "tutto è grazia". "Tutto è grazia" è un'espressione di fede che esprime bene quello che il Qoèlet canta come "un tempo per ogni cosa". Verrà anche il tuo tempo, verrà anche il vostro tempo, verrà anche il tempo della vostra grazia, sappiate attenderlo e sappiate credere in esso anche quando sembra lontano. Ed entro nel tema centrale delle Letture, che Alessio ha scelto, che è il tema della fede, la nostra fede, la fede della Chiesa, la fede del popolo, la fede dei preti, la fede di Alessio, la fede di questa nostra Chiesa di Teano - Calvi. Noi ne parliamo poco, per lo più voi ci sentite insistere su come bisogna vivere, cosa bisogna fare, quale scelta bisogna compiere, se va bene a destra o a sinistra, e dimenticate, e a volte anche noi dimentichiamo che il nostro compito più importante, più cogente, primario rispetto ad ogni indicazione comportamentale, è educare alla fede, è suscitare la fede, è rinfocolare la fede, è annunziare la fede. Nella Chiesa italiana da alcuni anni si sta tematizzando questo aspetto del Primo Annuncio, cioè di suscitare la fede in persone che l'hanno persa, nel cui vissuto forse si è assopita, o persone che mai in precedenza hanno avuto contatti con la fede. Non possiamo più pensare che il nostro sia un popolo credente, dobbiamo verificarla la fede e suscitarla e incoraggiarla e rettificarla, perché la fede ha anche dei percorsi, dei sentieri ad alto rischio, delle strade ferrate, si dice in gergo per chi ami l'alta montagna. Perché Alessio ha scelto questo tema della fede? Perché probabilmente ha voluto e ha inteso rileggere la sua esperienza ma anche darsi un programma di vita come presbitero. Cosa è la fede? Non diamo definizioni ma piuttosto la Parola di Dio ci ha educati a avvicinarci a questo mistero guardandolo nei personaggi, innanzi tutto nel padre della fede, colui che, Abramo, partì a 75 anni, come avete ascoltato, quindi non giovanissimo, quando gli altri si ritengono nonni e pensionati, partì lasciando tutte le sue sicurezze e consegnandosi interamente al Dio sconosciuto che lo chiamava. Per noi in qualche maniera Dio è conosciuto, è il Dio di Gesù, è il Dio dei nostri genitori, invece per Abramo era un Dio nuovo, era un Dio inedito, e qui sta la grandezza della sua fede, nel fatto che egli si è affidato a un Dio che lo chiamava ad uscire dalla sua terra senza conoscerLo, quindi diventa l'emblema della fede per tutti i tempi e per tutte le stagioni e per tutte le regioni, perché è colui che è stato mosso a iniziare un pellegrinaggio, perché la fede è un pellegrinaggio all'oscuro di tutto. Anche tu devi ritenere la fede questo, la fede non è quello che ti viene dopo le dimostrazioni, la fede non si può dimostrare. Nell'antichità, ma poi questa cosa è tornata anche nel ‘900, c'è stato questo tentativo di pensare delle vie razionali alla fede. Ovviamente la fede è illuminata dalla ragione, ma nella sua radice la fede è abbandonarsi a ciò che non conosci, è iniziare un cammino di cui non vedi la conclusione, è intraprendere una strada fidandoti di chi ti dice: "Parti!". Questa è l'esperienza di Abramo, questa è l'esperienza di Alessio stasera, - attenti - perché anch'egli si affida a un mistero. Come andrà la sua vita? Come andrà il suo ministero? Avrai successo? ti seguiranno? Non lo sappiamo. Alessio in questo momento si fida di Dio, si fida di Gesù, che lo chiama, si fida della Chiesa, che si fa garante della sua chiamata, è strumento della chiamata di Cristo, e parte per un cammino che egli non sa dove porta. Anche voi presbiteri, anche noi, che riviviamo in questa Ordinazione il giorno della nostra Ordinazione, sappiamo che ci siamo incamminati per una strada di cui conoscevamo solo i primi passi. Lo sanno bene i sacerdoti avanti negli anni. Don Tommaso ieri ha festeggiato 40 anni di presbiterato, Antonio Nacca oggi ne fa 29 se ricordo bene, ieri Don Antonino De Trucco e tanti hanno festeggiato il loro anniversario, Monsignor Leonardo ne farà ben 70. Sapevano questi fratelli dove li avrebbe condotti il Signore? No! Allora la fede è questo: partire fidandoti di chi ti chiama, partire bendandoti gli occhi. Oggi i giovani vorrebbero partire con tutte le assicurazioni, con tutte le certezze, con il Tom Tom, ecco, che non ti fa sbagliare strada. Non esiste nella fede il Tom Tom, non puoi utilizzare questo strumento satellitare, ma devi chiudere gli occhi e abbandonarti a una volontà più grande della tua che vede più lontano, che ti vede in una dimensione nella quale tu non ti vedi. Alessio, tu ti senti pronto? ti senti adatto? sei attrezzato per la vita presbiterale? Saresti presuntuoso se rispondessi di sì, anche se dirai "Sì, lo voglio; sì, lo voglio", come il Rituale d'altra parte ti invita a fare; tu non sei pronto, tu ti senti impari in questa avventura, ben oltre le tue possibilità, ma Dio provvederà giorno per giorno quello che ti sarà utile. Non a caso Gesù nel Padre Nostro ci fa chiedere il pane quotidiano; noi vorremmo il pane per tutto il mese, il pane per tutto un anno, per tutta una vita, no, hai solo il pane per oggi, la grazia per oggi, la grazia per quest'ora, la grazia per questo compito, per questo momento, per questo incontro, Dio non dà più di quello che ti serve adesso. È bello nel racconto dell'Esodo che quando cade la manna e gli Ebrei vanno a raccoglierla, quelli che ne raccolgono di più la trovano marcita, perché non hanno avuto fiducia, e quindi hanno pensato: Adesso ne prendo di più così mi servirà anche domani. Quella che prendi per domani è marcita. La grazia è la grazia di questo momento, è la grazia di quest'oggi, è la grazia per il compito che devi svolgere in questo istante. E poi c'è quel meraviglioso canto, che io vi invito a leggere per intero, che è il Cap. XI della Lettera agli Ebrei, dove tutti questi personaggi, a partire da Abramo, vengono snocciolati in un rosario della fede, e l'autore li vede in tante scene, e c'è questo comune denominatore: per fede, per fede, per fede, per fede, per fede, cioè tutti questi si sono mossi, hanno detto sì, erano pronti a sacrificare il figlio, hanno intravisto e salutato da lontano. Mi è sempre piaciuta quest'immagine che i profeti hanno intravisto e salutato da lontano. Ecco, io adesso guardo quelle persone che stanno in fondo, in piedi, non riesco a distinguere i volti e le saluto da lontano, e voi salutate da lontano il Vescovo: Vediamo uno che sta parlando, si sta agitando, forse è il nostro Vescovo. Ecco, così è, cose viste, intraviste da lontano, le cose che vedi da lontano non le vedi precise, non riesci a prenderle, e tutte queste persone sono morte senza aver visto nulla, semplicemente facevano così, salutavano. Questa è la fede, ci si saluta. Alessio è invitato a salutare la santità, grande progetto a cui egli è chiamato come battezzato, come diacono e tra qualche istante come presbitero. Cose che desideriamo fortemente e per le quali spero saremo pronti, ed egli sarà pronto a spendere qualsiasi bene, ma bene sempre avanti a noi, sempre oltre quello che riusciamo a realizzare. Il credente, cari fratelli e sorelle, è come se fosse un condannato a non prendere nulla, ha sempre le mani aperte il credente, perché fa credito a Dio fino all'ultimo credito che è il momento della morte. E allora chiediamo quest'oggi un supplemento di fede, che questo Spirito del Signore, di cui è piena la terra, venga e ci inondi e rinfocoli in noi quel fuoco che forse si sta spegnendo, che è forse sotto la cenere, che è il fuoco del nostro Battesimo, che è il fuoco della fede della nostra Prima Comunione, di quando eravamo giovani, di quel Campo scuola, di quando ero catechista, di quando sono stato ordinato, adesso sono passati tanti anni e mi sono appiattito. Del Tuo Spirito Signore è piena la terra, e il tuo Spirito venga a rimettere in piedi questi morti, perché lo Spirito opera anche questo prodigio. Cosa dirti, Alessio, di questa fede? È la fede della Chiesa che noi tocchiamo con trepidazione, ma è anche la fede che tu sei chiamato ad annunziare, ad annunziare prima che con la predicazione, l'hai fatto già da Diacono, con la vita, la Chiesa ti pone nelle mani cose grandi: il patrimonio. I preti hanno sempre le mani che tremano, come se avessero il Parkinson anche da giovani, perché ci si accorge che nelle nostre povere mani viene deposto un potenziale di grazia immenso, la fede della Chiesa. Alessio, ma la fede della Chiesa è anche la fede del nostro popolo? è anche la fede del popolo di Casale-Carbonara, dove tu sei stato inviato, e da questa sera in una maniera piena, come parroco, il Vescovo ti invia. Spesso altra è la fede della Chiesa, altra è la fede del nostro popolo, e questa scissione, questa divaricazione dobbiamo ricomporla noi, noi che abbiamo cura del gregge, è compito del Vescovo, è compito dei presbiteri, dei diaconi, e poi anche, se non con la grazia sacramentale, dei catechisti, degli educatori, dei genitori, riportare la fede della gente, la fede delle persone verso l'alveo della fede della Chiesa. E allora ci interroghiamo anche sulla predicazione, e vorrei chiedere ai preti - così si svegliano anche loro, perché il caldo ci fa addormentare -: La fede della Chiesa è anche la fede che predichiamo?, cioè quello che noi annunciamo è quello che la Chiesa annuncia? Allora vedete che ci sono tre interrogativi o tre passaggi. C'è la fede della Chiesa, quella fede che Gesù ha affidato agli apostoli e ai loro successori e che si è divulgata per tutta la terra, di cui gli apostoli sono in qualche maniera i custodi e le sentinelle, poi c'è la fede che si predica, la fede che predichiamo, cioè le cose che diciamo nelle omelie riguardano la fede o altro? Perché a volte ci sono anche queste divaricazioni. Voi starete pensando: Ma noi non abbiamo mai ritenuto che il nostro Vescovo avesse queste - diciamo - preoccupazioni da Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede. Non è questo quello che voglio dirvi, voglio chiedervi, ma piuttosto siamo allineati, nel senso amante del termine, sulla fede della Chiesa, che è anche la fede della nostra predicazione? E se la nostra predicazione indulge su aspetti devozionali, allora non ci lamentiamo che Sant'Antonio e tutti gli altri hanno più audience di Gesù, non ce ne meravigliamo, perché già dalla fede della Chiesa alla fede che predichiamo, che annunciamo nelle nostre parrocchie, nei nostri gruppi c'è uno scarto, e poi ovviamente la gente fa anche le sue deduzioni, perché la colpa non è solo nostra, è anche loro, ciascuno cerca di farsi una fede a suo uso e consumo, perché la fede è scomoda, perché la fede se è questo camminare verso un luogo che non so, tutti vogliamo le assicurazioni per la vita, contro gli incidenti e quindi non amiamo questo fattore-rischio della fede. Sono interrogativi ovviamente, Alessio, dico Alessio per dire carissimi confratelli, e assolutamente non leggete in quello che sto dicendo neanche un'ombra di rimprovero perché non c'è, ma è una sorta di tirar fuori intorno a questo tema della fede degli interrogativi più che degli esclamativi. L'ultimo aspetto - e chiudo -, Alessio, è la fede del prete, di cui poi nessuno si occupa, è vero? qualcuno si occupa della vostra fede? della nostra fede? Il Vescovo chiede: Ma tu sei ancora credente? preghi? ti confessi? stai crescendo nella fede?, e voi ve ne preoccupate della fede dei preti? Pregate perché i preti credano, perché se noi non crediamo voi vi perderete, perché il discrimine della salvezza e della perdizione è la fede, aver fede è essere santi, non credere è precipitare nel vuoto, ma questo dipende non solo dal contenuto della fede, quello è chiaro, sta nel Credo, sta nei Documenti, nei Concili, ma anche dal vissuto della fede, e qui dovete ritenere che per un prete credere non sia facile. Per Alessio in questo momento non è facile credere che la sua vita cambi, deve fare tanti assegni in bianco, deve credere che il suo Vescovo sia stato ordinato legittimamente e quindi fare un atto di fede, e credere che il suo Vescovo non sia un transfugo, non sia un Vescovo travestito ma vero, poi deve credere che i gesti sono posti secondo la Dottrina della Chiesa per cui l'Ordine avviene veramente, ma poi deve credere anche lui, a partire da stasera; domani mattina si sveglierà e si guarderà le mani e dirà: "Queste sono le mani di un prete!", gli sembreranno quelle di ieri, dell'altro ieri, ma saranno altre mani, e quindi dovrà esercitarsi nella fede continuamente; qualche volta l'esercizio della fede glielo faranno fare anche i fedeli, lo tireranno verso altre sponde, diverse da quelle per cui il Vescovo lo ha ordinato come collaboratore dell'Ordine episcopale, e allora sarà anche scandalizzato dalla sua gente. Non scandalizzate i preti, mi raccomando! A volte lo fate, a volte i sacerdoti tornano scoraggiati e si appiattiscono, perché dopo aver tentato uno, due, dieci, cento... - Bah, non c'è niente da fare, facciamo anche noi solo le processioni e basta. E allora in questa maniera voi avete i preti che vi meritate, perché un prete viene anche dalla comunità, un prete viene dall'assemblea. Avete visto questo gesto che vi ho fatto, la liturgia in questo è madre ed è maestra, perché Alessio stava seduto lì accanto a sua mamma, poi è venuto di qua per dire che cosa? Per dire che prima era in mezzo al popolo, adesso fa parte del Presbiterio, quindi i presbiteri non vengono da Marte, non vengono da Venere, non vengono da altri mondi, vengono dalle parrocchie, per cui sono anche in qualche maniera il prodotto della vostra fede. Una fede credente genera molti preti, un fede vera genera preti entusiasti e pieni di fervore, quindi attenti a lamentarvi dei vostri preti perché è un'accusa che si ritorce contro di voi; se ti lamenti del tuo parroco è perché non preghi abbastanza. Sarai scandalizzato dai tuoi parrocchiani di Casale-Carbonara o da altri, e allora bisogna che questa fede sia salda. Già esistono le prove della fede, le notti della fede, il buio, queste ribellioni che a volte ci vengono, anche a noi vengono, perché Dio non è puntuale, non ci accontenta, non segue i nostri schemi, e poi entrano le difficoltà, le malattie, gli acciacchi, i fallimenti, quindi come vedete è una realtà molto complessa la fede di un prete. Alessio, io che ti ordino mi impegno anche a pregare per la tua fede e a pregare per la fede dei miei preti, e spero che facciano anche loro altrettanto per me, perché a sua volta il Presbiterio ha il Vescovo che si merita. È vero, voi dite: Ma il Vescovo non lo hanno tolto dal Presbiterio di Teano - Calvi; però quello che ho detto del parroco vale anche per il Vescovo. Allora io prego per la vostra fede, voi pregate per la mia fede, perché abbiamo a confermarci a vicenda, come dice Gesù a Pietro: "Ho pregato per te perché la tua fede non venga mai meno, e tu una volta ravveduto confermi i tuoi fratelli". Questo ovviamente vale per Simon Pietro e per il Papa Benedetto in una maniera tutta speciale, ma in una maniera più ampia è valido anche per noi. Allora "del tuo Spirito, Signore, è piena la terra", è vero? ci crediamo? Vogliamo ripartire questa sera per una Chiesa più vera, per una Chiesa che possa vivere una rinascita, "un Rinascimento". Mi piace questa parola, Alessio, perché credo che la Chiesa debba vivere "un Rinascimento" e non solo la Chiesa ma anche il mondo. Il Rinascimento, quando è accaduto come fenomeno culturale, ha visto sì qualche Papa attento, i Papi del Rinascimento erano mecenati, amavano l'arte, ma il Rinascimento per lo più è nato avulso dalla fede, è cominciata la divaricazione tra la fede e la vita, tra la fede e la cultura. C'è bisogno di "un Rinascimento", e perché possa esserci "un Rinascimento" c'è bisogno di preti che credano in questa possibilità di rinascita, che credano che il vangelo è la risposta agli interrogativi dell'uomo, che credano che l'Umanesimo non è alternativo alla fede, che la fede non toglie nulla all'uomo. Allora ti auguro, Alessio, in questo incrocio di fedi, dove la gente prega per la tua fede, il Vescovo prega perché tu abbia fede, il Presbiterio prega per la fede del Vescovo, il Vescovo prega perché il Presbiterio non perda la fede, in questo incrocio di preghiere per la fede chiediamo che ci sia questa primavera, non la chiedo solo per la nostra Chiesa, questo è un fatto generale, la fede sta diventando sempre più un fatto secondario e marginale, la fede è marginalizzata, anche nelle nostre vite, anche nel quadro di valori della nostra vita. E allora, perché questo "Rinascimento" possa esserci, possa realizzarsi, Signore, mandaci degli uomini appassionati, che riescano come Paolo - siamo nell'Anno Paolino, appena iniziato solennemente dal Papa Benedetto - possa realizzarsi, come ai tempi di Paolo, un felice incontro-matrimonio tra la cultura di oggi e il vangelo. Questo ha fatto Paolo, primo grande traghettatore, primo grande inculturatore della fede. Questo sei chiamato a fare tu, Alessio. Non ti sembrino troppo grandi queste parole per Casale, Carbonara e per la nostra Diocesi, questo siamo invitati a fare tutti noi, e se non lo faremo la fede si perderà. "Quando verrà il Figlio dell'uomo sulla terra la troverà la fede?", interrogativo di Gesù a dire che la fede non è un'assicurazione, la fede si può anche perdere, e la può perdere una persona, la può perdere un prete, la può perdere una comunità, la può perdere una porzione di Chiesa e scomparire - ve lo dicevo venerdì alla Preghiera-Giovani - scomparire dalla geografia della Chiesa cattolica. Mi viene in mente in questo momento - e chiudo - il cardinale Re, all'atto in cui con parole non proprio incoraggianti mi immetteva, non parlo dell'Ordinazione ma di un incontro più privato, disse: "Faccia in modo che il suo successore trovi una Chiesa, - parole testuali - faccia in modo che il suo successore trovi ancora una Chiesa". Non credo che avesse qualche prevenzione su di me, ma probabilmente per l'esperienza che ha il Prefetto della Congregazione dei Vescovi avrà visto anche Chiese che sono morte. Questa Chiesa non ha da morire adesso, e quello che celebriamo stasera è un segno di vitalità, e spero che quello che in una maniera tutta speciale accade in te possa essere rivissuto con forza da ciascun presbitero e da tutta la nostra Chiesa diocesana. "DEL TUO SPIRITO, SIGNORE, È PIENA LA TERRA, È PIENA LA TERRA". Ripetiamo: "DEL TUO SPIRITO, SIGNORE, È PIENA LA TERRA, È PIENA LA TERRA". *** Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore. |
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| Ultimo aggiornamento ( Saturday 12 July 2008 ) |
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