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XV Domenica del T.O., Parrocchia S.Michele - 13 Luglio 08 PDF Stampa E-mail
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Scritto da Teresita   
Wednesday 16 July 2008

Parrocchia S. Michele 

Piano di Sorrento

XV Domenica del Tempo Ordinario - 13 Luglio 2008 ore 11,15

CELEBRAZIONE EUCARISTICA

presiede 

SUA ECCELLENZA IL VESCOVO DI TEANO - CALVI

MONS. ARTURO AIELLO

***

   "Troppo alta ed io non la comprendo". È la sapienza di Dio inaccessibile ai nostri schemi, ai nostri orizzonti mentali, alle nostre pre-comprensioni.

Ci avviciniamo al mistero dell'Eucaristia, Parola e Pane, con questa percezione di una cosa grande. Rendiamo grazie al Signore in quest'Eucaristia per i 63 anni di presbiterato di Don Antonino, li festeggerà il 15 in questa settimana. Anche la Parola rivolta a lui nell'Ordinazione, 63 anni fa, è troppo alta, e dopo tanti anni egli ancora non ne ha trovato il capo. È così sempre per la grazia, è così per la Parola, ci dirà la liturgia che stiamo per ascoltare.

Ci mettiamo in ginocchio davanti a questo mistero, prostrati per la nostra povertà, ma anche fiduciosi perché Dio ci fa interlocutori della sua Parola e del suo Amore, e per questo chiediamo perdono dei nostri peccati.

***

OMELIA DI SUA ECCELLENZA IL VESCOVO

   Abbiamo come tre livelli che corrispondono a tre tempi diversi nella Parola di oggi, in particolare nel vangelo. C'è innanzi tutto il tempo e il livello di Gesù che ha narrato la parabola del Buon Seminatore senza darne spiegazione, poi, diciamo 50 anni dopo e più, c'è il livello di una comunità che ascolta e non comprende, e allora si fa ricorso ad una spiegazione, è la seconda parte del vangelo dove i discepoli dicono a Gesù: "Spiegaci la parabola del Seminatore", e Gesù spiega dando una spiegazione allegorica, cioè ogni particolare ha il suo riferimento, il suo significato. Poi c'è il terzo tempo che è il nostro, di noi che stamattina ascoltiamo questa Parola e che, non vi sembri presuntuoso, dobbiamo aggiungere, come ha aggiunto la comunità dell'evangelista, ovviamente è diversa l'autorevolezza, lì siamo sotto l'azione certa dello Spirito Santo, tant'è che è Parola del Signore anche la spiegazione, qui sempre con la grazia dell'ascolto della Parola abbiamo il nostro livello, il nostro tempo, le nostre difficoltà a dare spazio alla Parola. Riusciremo noi, come i primi ascoltatori, a portare frutto come la comunità dell'evangelista? e una volta compreso il senso di tutti i significati e di tutte le tipologie dei terreni, capire "io sono il terreno sassoso, io sono il terreno buono, io sono il terreno dove crescono rovi e spine che strozzano la Parola"? A questo interrogativo non posso rispondere perché si vedrà nei giorni prossimi, negli anni prossimi. Possiamo dire, facendo riferimento alla festa di Don Antonino, che in lui la Parola ha avuto effetto, tant'è che dopo 63 anni è ancora prete, e anche se nel salire i gradini della balaustra ha avuto bisogno dell'apporto - questa scena mi ha fatto molta tenerezza - di Paolo, altissimo, che lo ha sorretto, e il fatto che Don Antonino sia ancora prete dopo tanti anni significa che la Parola di Dio di quel giorno, e ancor prima del giorno in cui ha avuto chiaro, forse alla scuola di Don Eduardo, che il Signore lo chiamava, ha avuto effetto.

Cosa dire del nostro terzo livello, cioè noi? Faccio alcune annotazioni; la prima: sentirci interlocutori di Dio, che prima di ogni analisi e di ogni mea culpa non ho ascoltato, non ho messo in pratica, la Parola l'ho sciupata, è l'aspetto più importante di questa parabola, cioè Dio ti parla, Dio semina, ha seminato anche nella tua vita, ha seminato anche nel tuo cuore, ha seminato anche nella tua adolescenza, nella tua infanzia, semina ancora oggi imperterrito rispetto ad ogni risposta, Dio non si è stancato, Dio continua a seminare; il fatto che siamo qui raccolti, come comunità eucaristica domenicale, è segno che Egli ancora va spargendo a larghe mani e con largo gesto e con magnanimità la sua Parola, e se la sparge è segno che Egli ti ritiene, ritiene anche questi ragazzi di ACR, che magari in questo momento staranno pensando a tutt'altro, ti ritiene interlocutore della sua Parola.

Basterebbe questo a mettervi dentro una grande gioia, cari fratelli e sorelle, cioè la nostra grandezza non è se siamo belli, se siamo brutti, se siamo alti, se siamo bassi, se siamo laureati o meno, la nostra grandezza sta nel fatto che, quand'anche fossimo fallimentari, Dio ha parlato a noi, e questa grandezza è enorme, perché Dio non è uno qualsiasi, Dio è Dio, e se Dio ti ha rivolto la "parola" significa che tu sei grande, la tua grandezza non sta in te ma sta in Colui che ti ha guardato e ti ha parlato, e se tu hai fatto attenzione almeno una volta nella vita sarai rimasto meravigliato che Dio si fosse rivolto a te e proprio a te, perché la reazione è dire: Proprio io? stai dicendo a me? è me che stai chiamando? E Dio dice: Sì, questa Parola l'ho sparsa per te. Basterebbe anche questo per chiudere l'Omelia con vostra grande gioia, dato il caldo di questa giornata, ma non ci possiamo fermare qui, quindi l'uomo è l'interlocutore della Parola.

La seconda annotazione è che questa Parola è ricca, è troppo alta perché noi la comprendiamo tutta, e qui torno all'accenno fatto all'inizio della celebrazione, all'atto penitenziale, "troppo alta e io non la comprendo". Dobbiamo raccogliere questo verbo nella sua accezione latina, dove "comprehendere" è abbracciare, cioè è impossibile che tu possa abbracciare la Parola, contenerla, farla tua totalmente, saresti presuntuoso, è come dire "io posso abbracciare un baobab", no, tu puoi raccogliere con il tuo piccolo arco del corpo, braccia comprese, una piccola parte di corteccia di questo albero maestoso, che è il baobab. Troppo alta, troppo alta anche perché è di una dovizia, di una ricchezza, di una esuberanza enorme, al punto che se tu nella tua vita raccogli anche solo una Parola di Dio tu sei salvo.

Dico questo per chi fra voi, se ce ne fosse qualcuno, si è messo in testa di - ah, ci sono anche quelli di Sidney!, com'è che non siete rimasti a Sidney adesso che da voi c'è la Giornata Mondiale della Gioventù? - dunque, chi si fosse messo in testa: "voglio non lasciar cadere neanche una parola", è impossibile, saresti un presuntuoso, beato te se di tutta questa ricchezza conservi una Parola, una Parola ti salverà, una Parola è all'origine della nostra conversione, una Parola ci ha messi in moto, una Parola ci ha cambiati, una Parola ci ha stravolti. E qui quello che abbiamo ascoltato nel Salmo che parla di un'abbondanza, "i prati si coprono di greggi, di frumento si ammantano le valli, tutto canta e grida di gioia", non è solo l'esuberanza che contempliamo nella natura ma è l'esuberanza della Parola, la Parola è esuberante anche rispetto alla tua giovinezza, tu pensi di essere esuberante come giovane? La Parola è più giovane di te, e quindi tu di questa Parola raccoglierai solo un frammento, ma aggrappato a questo frammento tu giungerai all'eternità, aggrappato a questo frammento tu supererai le difficoltà del momento presente, che non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi, abbiamo ascoltato nella 2^ Lettura.

E qui il riferimento, diciamo più esplicito, non può non passare attraverso quella esuberanza che è l'origine della vita. Quanti spermatozoi si producono in una vita o in una sventagliata? Milioni. Allora anch'io, anche tu, anche noi siamo il frutto di una esuberanza di vita che però ha trovato uno spermatozoo, uno solo, straordinariamente qualche volta ne entrano due nell'ovulo, uno, e tutto il resto? Ci verrebbe da scoraggiarci dicendo: Eh, tanta ricchezza, uno solo ha vinto! Questo in una volta, immaginarsi in una vita! Quanti ne ha prodotti mio padre, quanti ne produci tu? Eppure nasce un figlio, due, tre, quattro per i folli, cinque, ma cos'è questo rispetto all'esuberanza? Allora com'è presuntuoso da parte di una donna voler dire: "Voglio raccogliere tutti gli spermatozoi", non si può, sei una pazza, è impossibile, è impossibile, uno solo vince, uno solo produce, uno solo feconda, uno solo ti trasforma il corpo e te lo bilancia in una maniera completamente nuova, lo sanno bene le donne, così è della Parola di Dio.

Allora è importante, cari fratelli e sorelle, questa riflessione, è tendente alla consolazione, non so se riesco a trasmettervi questo senso positivo, cioè lascia pure andare il resto delle parole, le capirai nell'eternità, ma quella Parola, per carità, conservala, perché è la tua parola, è quella che ti feconda, è quella che unita al tuo ovulo, di uomo e di donna, e da questo punto di vista siamo un po' tutti al femminile rispetto a Dio, quella Parola entra e riorienta la tua fisiologia, la tua psicologia, il tuo passato, il tuo presente, il tuo futuro.

Questa colonna che sta qui vicino a me, non posso non fare riferimento a Paolo e poi ovviamente queste persone a starti vicino ancora di più ti abbassano, lo dico senza ombra di invidia. Allora Paolo è enorme, tanto che adesso sta seduto e per rendersi più piccolo, per non farsi vedere si è un po' accovacciato, come fanno tutte le persone alte. Paolo da dove è venuto? com'è nato? È nato dall'unione di un ovulo nordeuropeo, di qui la sua altezza, vichingo, e quindi... però è uscito nero, e direbbe "Tammurriata nera": com'è che è uscito nero? Tammurriata nera, che è un po' volgare, ha delle assonanze con questa parabola quando dice: "addò pastina ‘o grano", (pastinare è un verbo adesso completamente in disuso, significa piantare) "addò pastina ‘o grano, ‘o grano cresce, riesce o nun riesce sempre grano è chello ch'esce". Ecco, quando è nato Paolo com'è che da un ovulo nordeuropeo che doveva essere biondo, occhi azzurri, è uscito questo marocchino? Chiedetelo a Patrizio. Bisognerebbe dire: Quante altre persone, Paolo, potevano nascere quella sera? Milioni, valga anche per tutti noi, anche per me, milioni di persone al mio posto, sono nato io, quello spermatozoo ha vinto, quello è stato accolto, il resto? Perduto, ma adesso quando abbiamo davanti una persona, o quando consideriamo la nostra vita, questa perdita, questo andare alla deriva di tutte le altre possibilità non ci scoraggia, ma diciamo: quello era lo spermatozoo che doveva vincere. Allora mi chiedo: qual è la Parola che deve vincere nella tua vita? Spero per voi: qual è la parola che ha vinto? Una, una Parola, quella intorno a cui poi si annodano tutte le vicende della vita, quella con la quale speriamo di morire, quella a partire dalla quale leggeremo dall'eternità come tutto è stato grazia, quella che ci ha rivoluzionati.

Un'ultima annotazione, perché non vi sembri tutto solo automatico, va detta sulla terza categoria di terreno, che nella spiegazione la comunità dell'evangelista pone sulla bocca di Gesù, e poi c'è anche questa tipologia che è la nostra, di noi che non siamo andati a mare stamattina, che frequentiamo, quindi non siamo il terreno sassoso, non siamo... ma siamo il terreno dove la Parola è calata e si è radicata per cui c'è possibilità di frutto concreto, qui entra la nostra libertà, la tua libertà, la mia, nel tenere un po' in ordine questo giardino del cuore, nel vangare, nel tagliare i rovi, nel potare le spine, nel tenere il sottobosco pulito, in questi giorni va di moda, in modo tale che non si sviluppino incendi, perché se tu pensi che tutto questo sia solo automatico ti sbagli, perché mentre quella Parola ha vinto, quella Parola poi ha bisogno d'essere cullata, chiamata per nome, le devi dare il latte, la devi allattare, le devi cambiare i pannolini, la devi far crescere, e poi c'è il momento della contestazione, poi c'è il momento dei giochi, poi c'è il momento dell'innamoramento, insomma tutto quello che avviene nell'evoluzione di una vita vale per la Parola di Dio, per cui sta' attento a tenere pulito intorno a questa Parola a cui tornare, andare a vedere se è di un centimetro, se si è già moltiplicata per quattro, per otto, per sedici, per trentadue, ecc., cioè tienila d'occhio e soprattutto fa' attenzione alle cose che crescono in una maniera esorbitante, e sono le preoccupazioni della vita, ci dice la spiegazione, secondo livello, la spiegazione della comunità dell'evangelista che quelli che accolgono la Parola sono entusiasti, ecc., ecc., però poi le preoccupazioni della vita, le ansie, che ne pensa quello, chissà che dice, che ne pensano i miei genitori, che diranno i miei amici, che figura ci faccio, ecc., ecc., oppure la preoccupazione per il fitto, per l'alloggio, per la vita affettiva, e tutte le altre cose importanti ma secondarie rispetto a questa fecondazione della Parola che se non tenute a bada crescono come una foresta equatoriale al punto da sommergere e da togliere ossigeno, luce a questo filo d'erba che deve diventare una spiga e senza luce non avviene la fotosintesi clorofilliana e senza luce non c'è vita, ed ecco anche la Parola che era stata rivolta a te, proprio a te va perduta.

E allora, attenzione, prima individua la Parola, perché tutti noi che siamo qui, forse fatta eccezione per i ragazzi di ACR, troppo piccoli, tutti noi che siamo qui questa Parola l'abbiamo già ricevuta, l'abbiamo già riconosciuta, ricordatela, richiamala alla mente, ma poi guarda dove è stata seminata questa Parola, bisogna fare un po' di pulizia, non possiamo vedere tutto, leggere tutto, andare in qualsiasi locale, fare qualsiasi tipo di esperienza perché questo, lo sapete bene, uccide anche un bambino di sei mesi, anche un bambino di otto mesi o un bambino che sta per nascere o un bambino già nato. Qui entra la nostra responsabilità.

Ecco, penso di avervi detto già abbastanza, chiediamo al Signore in questa Eucaristia di godere d'essere davanti a Lui, - stai parlando proprio a me, - chiediamo di magnificare la grandezza e la dovizia della sua Parola come una sventagliata di vita, milioni di spermatozoi.

Dice S. Agostino a questo proposito, non degli spermatozoi ma della Parola, dice chi va a bere a una sorgente non si preoccupa di non poterla bere tutta, ma si accontenta di saziare, di lenire la sua sete.

E tu dopo una salita in montagna, i seminaristi sono andati al Monte Amaro questa settimana con Don Pasquale, trovi una sorgente e bevi (ricordati, Marco, le fonti del Chiariglio) bevi, bevi una, due... a un certo punto ti rendi conto che non puoi berla tutta, ma questo non ti intristisce, significa che la sorgente servirà anche ad altri.

Sono duemila anni che la Chiesa beve alla Parola di Dio e la Parola dell'Antico Testamento ha sulle spalle duemilacinquecento anni di testo scritto ed ancora gorgoglia e ancora escono le bollicine e ancora è vitale, quindi grazie Signore per questa vitalità della Parola, sparsa dovunque, sparsa oltre l'utilità, sparsa in una maniera impari rispetto all'esigenza, ci basta una sola Parola, di' soltanto una Parola ed io sarò guarito, fa' che io accolga una sola tua Parola ed io sarò salvo, ma questa Parola voglio accoglierla e custodirla.

Grazie, Don Antonino, che hai custodito per tanti anni la Parola che il Signore ti ha rivolto e coraggio a tutti voi che fate fatica nel caldo dell'estate e nella molteplicità delle esperienze a fare attenzione nella custodia nella Parola che ci ha resi cristiani.

C'è uno spermatozoo che ci ha resi uomini e donne e c'è una Parola che ci ha resi credenti, questa Parola è la mia Parola, e la tua Parola qual è?

***

Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore.

 

 
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