La Parrocchia
Mons. Arturo Aiello
10° ANNIVERSARIO della MORTE di Don Guglielmo Ricca, Sparanise - 10 Luglio 08 Latest ACG News
| 10° ANNIVERSARIO della MORTE di Don Guglielmo Ricca, Sparanise - 10 Luglio 08 |
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| Scritto da Teresita | |
| Friday 18 July 2008 | |
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SANTA MESSA
OMELIA DI S. E. MONS. ARTURO AIELLO
Vescovo della Diocesi di Teano-Calvi 10° anniversario della morte di Don Guglielmo Ricca Sparanise, 10 Luglio 2008 ***
Saluto iniziale
Quando celebriamo l’Eucaristia, noi entriamo in comunione con tutti coloro che camminano pellegrinanti in questo mondo, dovunque siano, in qualsiasi latitudine. Entriamo in comunione anche con
Omelia
“Rimanete in quella casa, fino alla vostra partenza”. Abbiamo ascoltato nel Vangelo le indicazioni che Gesù dà agli annunciatori del Vangelo. Facciamo memoria, in questa Eucaristia, dell’11 luglio 1998: partenza dell’annunciatore del Vangelo Don Guglielmo. Restate in quella casa, fino alla vostra partenza, perché c’è un arrivo e c’è una partenza, anche per l’annunciatore del Vangelo. Facendo memoria della partenza, facciamo anche memoria dell’inizio, quindi della nascita, della nascita al mondo, della nascita come presbitero di Don Guglielmo, degli anni del suo ministero. La pace che Gesù indica ai suoi annunciatori di spargere, egli l’ha sparsa abbondantemente. Se in quella casa ci sarà qualche figlio della pace, la vostra pace scenda su di lui. Per molti anni, la pace che era nel cuore di Don Guglielmo è scesa nel cuore di questa comunità parrocchiale dove egli è stato parroco per 12 anni, nei pochi anni in cui è stato parroco a Mignano, ancor prima negli anni in cui è stato vicerettore nel seminario di Salerno e poi nei tanti anni (credo 13) vissuti al servizio della Diocesi come Vicario Generale.
Siamo qui per fare memoria, cari fratelli e sorelle, e la memoria non è scontata come vi accorgete anche dal numero dei partecipanti a questa Celebrazione. Abbiamo voluta farla qui perché certamente avremmo trovato più audience, essendo Don Guglielmo figlio di questa comunità e parroco di questa comunità, e lo sforzo del Vescovo, e non solo, anche di tutti voi, è quello di non perdere la memoria delle persone che prima di noi hanno servito il Vangelo con amore, che sono state per un po’ di tempo nella casa della Chiesa:
Voglio iniziare questa mia riflessione e poi anche chiuderla con una composizione poetica di Don Guglielmo. Si trova in questo libro di poesie edito postumo. La prima si intitola La carità È come un alito di vento in un giorno arso dal solementre la stringi è già volata via ma tu senti che è passato l’amore
Questi versi che Don Guglielmo ha scritto in un momento di contemplazione perché il poeta (e tutti i presbiteri dovrebbero esserlo, in quanto contemplativi) un poeta è un contemplativo… coglie l’attimo della carità. E qui non è l’opera di carità, ma è la carità, cioè il mistero dell’amore che diventa più evidente in uno sguardo, in una stretta di mano, in un abbraccio, in una parola e perché no, in un silenzio. Qui Don Guglielmo dice che è come un alito di vento in una giornata afosa, come questa. Vorresti prenderlo questo alito di vento, afferrarla la carità, ma è già volata via. È come un alito di vento in un giorno arso dal solementre la stringi è già volata via
ma tu senti che è passato l’amore.
C’è qui il senso della caducità del tempo, c’è il senso del tempo che passa e della vita inafferrabile, in queste nostre poche primavere, pochi inverni che viviamo qui nello spazio e nel tempo. C’è il senso che attraversa tutta
Ho letto un opuscoletto edito qui a Sparanise per il trigesimo, quindi un mese dopo la morte di Don Guglielmo, alcune testimonianze anonime, e ho trovato un comune denominatore, cioè tutti, ricordando l’amico, il padre, il parroco, il confidente, il compagno di viaggio, sottolineavano che la vita di Don Guglielmo è stata amore. D’altra parte, cari fratelli e sorelle, cari sacerdoti, se l’amore non attraversa le nostre giornate, noi perdiamo anche l’unica occasione perché questa esperienza così fugace possa eternizzarsi. Si eternizza la nostra vita breve, fugace, quando è attraversata dall’amore e l’amore non lo si tocca. È come questo alito di vento, quando lo stringi è già passato, come quando ti ricordi di una persona: è già defunta. Di una parola: è già caduta nel silenzio. Di un accordo: il concertista è già andato via. Allora facciamo attenzione a questa memoria dell’amore, ma anche impegnamoci (guai se stessimo qui solo per ricordare e non sentire anche un incentivo di conversione per la nostra vita) impegnamoci a rendere questi nostri pochi giorni significativi per noi perché possano esserlo per gli altri. E lo saranno per noi nella misura in cui la tua presenza significa qualcosa per gli altri. Cosa ha significato Don Guglielmo per la nostra Chiesa di Teano-Calvi? Cosa ha significato per il Vescovo Felice che lo ha avuto come primo collaboratore per 4 anni? Per il Vescovo Francesco che lo ha avuto al suo fianco come primo collaboratore per 9 anni? Cosa ha significato per il presbiterio? Cosa ha significato per voi nei 12 anni in cui è stato vostro parroco? Cogliamo questa presenza d’amore nella vita di Don Guglielmo, certamente innanzitutto nella sua umanità. In quell’opuscoletto, si insiste sull’aspetto umano, dell’amico che si accostava alla vita di ciascuno, dell’uomo silenzioso, sempre discreto che non si metteva in mostra, che suggeriva rispettando l’altro. Sono doti che non fanno rumore ma che nascono, che hanno la loro scaturigine nell’amore, ovviamente l’amore per Dio che inevitabilmente diventa amore per gli altri. Si illudono coloro che ritengono di amare Dio e vivono rapporti pesanti, pedanti, non attenti nei confronti degli altri. Sono le nostre relazioni che dicono della nostra esperienza spirituale, della autenticità della nostra esperienza spirituale, non altro, non le visioni, non le suggestioni, ma è l’amore quello che conta. E Don Guglielmo è stato attraversato già nella sua umanità da questa dimensione d’amore che lo ha reso, come dicevo, accogliente, attento, discreto, silenzioso. Don Guglielmo è riuscito a far emergere dall’altro quanto di buono l’altro non sapeva d’avere: è questa la dote umana che i preti debbono avere innanzitutto. Certamente è importante che siano conoscitori della Sacra Scrittura, del mistero di Dio per quanto ciò sia possibile, del mistero della Chiesa, ma sono pellegrini, noi siamo pellegrini insieme con voi, compagni di strada come Gesù per i discepoli di Emmaus che chiedono con discrezione, che non impongono, che non si impongono, che parlano sottovoce, che fanno percepire la loro caratura quando è troppo tardi. Questo è importante. Cioè, di una persona, quando comprendi la bellezza e vorresti andare a ringraziarla, non la trovi più, perché non si è imposta, non ha sventolato le sue virtù, non ha affermato in una maniera aggressiva la verità, fosse anche quella del Vangelo. Guai ai predicatori aggressivi.
Che cosa ha costituito Don Guglielmo per la nostra Chiesa? Un costruttore di comunione. Io ascolto quello che mi raccontano i sacerdoti, i laici e mi sembra di percepire della grandezza nascosta di Don Guglielmo, quest’opera di cucitura, silenziosa, in modo tale che le persone, anche le più diverse, potessero incontrarsi. Credo che egli abbia svolto un’azione decisiva anche sui due Vescovi di cui è stato collaboratore, sia per il Vescovo Felice, sia per il Vescovo Francesco, e forse quando sarà possibile leggere con maggiore libertà gli anni ancora troppo a noi vicini, forse si potrà scoprire che gli anni migliori del ministero episcopale anche del Vescovo Francesco sono stati quelli mediati da Don Guglielmo, perché vedete, questo lo dico anche di me, un Vescovo è mediato, non è immediato. È mediato. È mediato dai suoi collaboratori, è mediato dai preti, è mediato dalle persone, nessuno, neanche il Vescovo si impone con la sua identità, battendo il pugno sull’altare o sull’ambone, ma alcune cose in noi, questo valga anche per voi, sono suscitate da un altro, sono accarezzate da un altro, anche di me emergeranno aspetti positivi o negativi a secondo di chi mi media. E quindi, dicevo, quando sarà possibile con la mente più libera (non ce l’abbiamo ancora) guardare anche all’Episcopato e a Monsignor Tommasiello, forse si scoprirà come questa presenza discreta abbia svolto un’azione di collante e di valorizzazione delle doti del Vescovo Francesco, facendola entrare nel cuore del presbiterio e della Diocesi. È importante quest’opera, e nessuno di noi deve sentirsi (come dire?) libero da mediazioni, perché il marito è mediato dalla moglie, la moglie è mediata dal marito, l’insegnante è mediata dal Preside, il preside dal corpo insegnanti ecc. Voglio dire che tutta la nostra vita è, in qualche maniera, un convergere di ricchezze e alcune sono valorizzate e altre soppresse o frenate dalle relazioni, e se ci sono queste persone, queste personalità discrete che sembrano non avere grande ruolo, ma che fanno incontrare, allora (come dice un artista, uno scultore che io conosco) funziona. Funziona. E quando mancano queste presenze, non funziona, anche se il Vescovo fosse superdotato o anche se il preside, per fare un esempio laico, avesse grandi idee, grandi progetti… Don Guglielmo ha svolto quest’opera di mediazione. C’è un documento per la formazione permanente del clero di una congregazione del clero di un po’ di anni fa che tirò fuori una definizione molto bella dell’opera di alcuni sacerdoti: tessitori di comunione. Tessitori di comunione. Questo lo auguro ai sacerdoti presenti, anche agli assenti, ma lo auguro anche a voi, perché ciascuno di voi, nella famiglia, nella parrocchia, può essere un elemento di divisione che fa da tappo (come ho detto altrove) o che fa incontrare. I tessitori di comunione sono quelli che parlano sempre bene dell’altro, che dicono “Voleva dire anche questo…”, “Forse non hai notato…”, quelli che mediano l’incontro, non lo ostacolano, non portano in giro pettegolezzi, non creano commenti graffianti. Questo sono i tessitori di comunione. Don Guglielmo, per la percezione che ne ho io, diciamo, dalle reliquie (perché non l’ho conosciuto direttamente), dalle reliquie sia scritte sia della tradizione orale che ho raccolto, è stato quest’uomo tessitore di comunione. Voglio concludere, ho iniziato con una poesia, e concludo…Si intitola “Tramonto”. State tranquilli che la troverò.
Tramonto
Grigio e rosa al tramonto
alberi ancora spogli senza identità perché il grigio è il colore dell’autunno ma il rosa è color di primavera. Però lassù brilla per me una stella candida, solitaria, sorridente, ha scelto il cielo come suo domani e stringe la speranza fra le mani.
“Tramonto” è la descrizione di un tramonto tra l’autunno è l’inverno, ma può essere anche la descrizione del tramonto della vita, dove si uniscono questi due colori: il grigio (perché le nuvole cominciano ad appassire verso colori forti) e il rosa (il rosso attenuato del tramonto). Ci sono alberi spogli, quindi siamo in un tramonto autunnale e benché, ancora in forse, Don Guglielmo ha chiuso la sua esistenza terrena a 58 anni, avrà avuto già i rami spogli, perché la vita ci spoglia, perché più passano gli anni e più perdiamo non solo i capelli ma anche le idee, ma anche le illusioni, quelle velleità[1] (se spegnete il telefonino, vi sono grato). Quelle velleità giovanili vanno cadendo come le foglie. Quindi ci sono questi alberi come anime nude, questi “alberi spogli” è Don Guglielmo finalmente anima nuda dieci anni fa, libera dai gravami della malattia, del dolore delle incomprensioni, delle difficoltà del vivere nello spazio e nel tempo. Questa poesia, che sembra indulgere a un senso di tristezza perché l’autunno, il tramonto, non sono immagini chissà quanto entusiasmanti, questa poesia ha poi un innalzamento verso la fine quando parla di questa stella: però lassù brilla per me una stella. Quindi, nonostante il grigio, nonostante gli alberi spogli, nonostante la stanchezza del vivere (“la morte si sconta vivendo”, dice un poeta del Novecento), c’è questa stella. Cos’è questa stella? Cosa ha inteso Don Guglielmo rappresentare con questa stella? Cosa simbolizzava per te? Un ideale? Maria, Madre della Chiesa e Madre dei sacerdoti? La promessa di un riposo. La promessa di un tempo e di un luogo di piena accoglienza. La promessa della bellezza. Don Guglielmo è stato anche cultore della bellezza, coltivando fiori, peonie, sono cose non indifferenti nell’ordito umano del sacerdote che ricordiamo. Questa stella è candida, solitaria, sorridente. Ha scelto il cielo come suo domani e qui c’è tutto il senso della speranza, della speranza cristiana. Questa stella, che se ne sta lassù sola, sembra isolata ma è sorridente, nonostante ci sia un tramonto quaggiù, è la speranza cristiana a cui un credente, ancor più un presbitero guarda, anela, verso cui cammina. Quella stella, dieci anni fa, è stato l’approdo di Don Guglielmo, Dio che lo ha accolto e lo ha introdotto in un giardino meraviglioso, più bello di quelli che egli era riuscito a far fiorire qui. Grazie, Don Guglielmo, per la tua vita. Grazie, per aver mantenuto la comunione tra il Vescovo e i presbiteri, e tra i presbiteri, tra loro, negli anni in cui sei stato con noi. Grazie, anche per queste schegge di luce che sono le tue poesie da cui ci affacciamo sul tuo mistero, il tuo mistero di uomo, il tuo mistero di prete, il mistero che oggi vivi in pienezza, faccia a faccia. TramontoGrigio e rosa al tramonto alberi ancora spogli senza identità perché il grigio è il colore dell’autunno ma il rosa è color di primavera. Però lassù brilla per me una stella candida, solitaria, sorridente, ha scelto il cielo come suo domani
e stringe la speranza fra le mani.
Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore. [1] Squilla un telefonino |
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| Ultimo aggiornamento ( Friday 18 July 2008 ) |
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