Home arrow La Parrocchia arrow S.E.Mons. Arturo Aiello arrow SANTA MESSA e SACRAMENTO della CONFERMAZIONE, Campagnola - 29 Giugno 08
SANTA MESSA e SACRAMENTO della CONFERMAZIONE, Campagnola - 29 Giugno 08 PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 0
ScarsoOttimo 
Scritto da Teresita   
Friday 18 July 2008
SANTA MESSA e Amministrazione del SACRAMENTO della CONFERMAZIONE

 

OMELIA DI S. E. MONS. ARTURO AIELLO

Vescovo della Diocesi di Teano-Calvi

Campagnola, 29 Giugno 2008

Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo

Saluto iniziale

La Chiesa , oggi, guarda alle due colonne della Fede: Pietro e Paolo. Entrambi chiamati con modalità diverse; con la loro umanità, i loro caratteri, hanno servito un’unica causa, dice il testo del Prefazio. In questa Solennità, siamo invitati a credere la Chiesa fondata sulla testimonianza degli Apostoli: la Chiesa , una, santa, cattolica e apostolica. In questa Solennità, alcuni giovani ricevono il Sacramento della Confermazione per mano di un Apostolo. Il Vescovo è il discendente degli Apostoli e raccoglie, come gli Apostoli, la Chiesa Diocesana e la conferma nella fede. È quello che nel Mistero viviamo. E per poterci accostare degnamente a queste cose grandi, riconosciamoci peccatori e affidiamoci alla misericordia del Padre.

Omelia

Cari fratelli e sorelle,

come già dicevo all’inizio della Celebrazione, questa Solennità dei Santi Pietro e Paolo che quest’anno cade di domenica, ci dà la possibilità di precisare che la nostra fede è fondata sulla testimonianza degli Apostoli. Lo diciamo nel Credo quando affermiamo:“Credo la Chiesa , una, santa, cattolica, apostolica”. “Apostolica” significa: la Chiesa fondata dagli Apostoli, sugli Apostoli, sulla loro testimonianza, su ciò che essi hanno sperimentato, toccato,vissuto di Gesù, con Gesù. Sulla loro testimonianza, una testimonianza firmata con il sangue, si edifica la Chiesa e questo significa non solo che noi aderiamo alla fede degli Apostoli, dei 12 Apostoli, ma anche di quelli che sono venuti dopo di loro. D’altra parte, oggi la Chiesa mette insieme Pietro e Paolo. Pietro faceva parte del Collegio, Paolo è già venuto in seconda battuta, non ha incontrato, non ha sperimentato il Gesù terreno, ma ha incontrato già il Gesù celeste, il Risorto, a dire che questo Collegio apostolico è aperto. E in questo momento, vi sta parlando una povera persona, il vostro Vescovo, in cui converge questa tradizione apostolica. I Vescovi sono i discendenti in qualche maniera degli Apostoli, per questo ogni Diocesi ha il suo Vescovo, perché ogni Diocesi deve professare la sua fede ma deve essere anche confermata cioè deve essere raccolta dagli Apostoli. E i Vescovi sono i successori degli Apostoli. Ininterrottamente, nella storia della Chiesa, attraverso l’imposizione delle mani, noi abbiamo questa catena di uomini, questo ponte di cuori, di mani, di volti, di espressioni, di culture, di inflessioni di voce che giunge fino a noi. Pochi anni fa, voi avevate il Vescovo Francesco. Immediatamente dopo, viene questo povero Vescovo, povero nella sua persona, ma dovete chiudere gli occhi e fare un atto di fede e credere che attraverso la mia voce, la mia persona, vi giunge la fede degli Apostoli. Questa apostolicità (è bello sottolinearlo nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo) è la trasmissione di un’unica fede con tante voci e la Chiesa mette insieme Pietro e Paolo che, come già vi dicevo in sintesi all’inizio della Messa, sono completamente diversi, non sono l’uno la fotocopia dell’altro. Negli Atti degli Apostoli, nell’epistolario di Paolo, vediamo due (nei Vangeli) vediamo due persone con caratteri diversi, provenienti da esperienze diverse. Pietro era un pescatore, un manovale. Paolo è in qualche maniera un intellettuale, un uomo di cultura. Pietro un po’ timoroso, Paolo un combattente. Non a caso, nella statua che io non ho incensato perché non l’avevo vista, se non quando mi sono girato da questo lato, anche nella statua, come nella iconografia classica, Pietro ha le chiavi e Paolo la spada. Perché? Perché era un combattente Paolo. Perché è la spada, certo, della Parola di Dio che ferisce, che divide le persone, le famiglie, le amicizie, ma anche perché è stato colui che ha aperto nuovi orizzonti, è andato a fare delle campagne militari. Questo sono i viaggi di Paolo: delle campagne, che Pietro non avrebbe fatto per il suo carattere, per la sua visione anche, diciamo, un po’ provinciale. Paolo viene dalla cultura ellenistica, ha già degli orizzonti molto grandi, molto ampi. Perché vi dico questo? Perché a volte  pensiamo che la fede ci appiattisca, cioè noi andando in Chiesa, in qualche maniera, veniamo appiattiti, equiparati, vengono annullate le nostre differenze e invece no. La fede esalta le tue differenze, le tue modalità d’essere, tant’è che non esiste un Santo simile ad un altro e questi due campioni della fede, Pietro e Paolo, entrambi hanno offerto la loro vita, il loro sangue a Gesù e al Vangelo in Roma, sono completamente diversi a tal punto che qualche volta sono venuti anche in rotta di collisione, non ve ne dovete scandalizzare, sono i caratteri che, quando siamo diversi, non riusciamo ad accettarci e vediamo anche la realtà da due ottiche diverse. Questo è molto bello perché ti dice che tu non vieni svilito dalla fede, ma valorizzato, esaltato dalla fede e questo lo dico anche ai cresimandi che stanno per essere confermati. Questo “Sì” che dici non è un rinunciare alla tua libertà, alla tua creatività, ma è un modo di aderire alla fede con la tua personalità, con il tuo carattere, con il tuo modo d’essere. Nella vostra comunità parrocchiale di Campagnola ci sono persone con volti diversi, con voci diverse, il coro, sempre bravo che io incontro quando vengo qui (sono contento che in una piccola Parrocchia ci sia una coralità così precisa), è fatto di voci diverse: ci sono uomini e donne, ci sono persone più mature e ci sono giovani. Ecco, questa coralità è la Chiesa , dove le diversità si armonizzano e si canta lo stesso canto che è il Vangelo nella fede di Gesù morto e risorto, ciascuno con la sua voce, e sotto la direzione, c’è un direttore anche nella Chiesa che è lo Spirito Santo. Quindi, coraggio, voi che ricevete la forza dello Spirito, coraggio, siate, il Vescovo vi augura che siate saldi, solidi come Pietro (perché Pietro è la roccia). Abbiamo ascoltato nel Vangelo: “Tu sei Pietro e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa”, non su un’altra. Saldi come Pietro, ma anche folli come Paolo. C’è bisogno, oggi, di una santa follia per essere credenti, e per esserlo in una maniera creativa e per essere testimoni in tanti ambienti di vita. La accentrazione nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo, mi dà la possibilità di mettere insieme questi due aggettivi, apparentemente divergenti: stabile, saldo, ma anche avventuroso, folle. Colui che tiene le chiavi, colui che c’ha la spada. In qualche maniera, anche a voi vengono date le chiavi perché le chiavi sono ciò che apre il deposito della fede. Ogni cristiano è chiamato a testimoniare, ma a voi è affidata anche la spada. Quelli della mia generazione, e ancor più quelli più avanti negli anni di me, sono stati formati sul catechismo di Pio X, dove veniva detto, e queste verità ovviamente non sono cambiate, almeno le formulazioni della fede, che la Cresima ci fa perfetti cristiani, cioè soldati di Cristo e ce ne imprime il carattere. Spero che  qualcuno della mia età, o più avanti di me, si ricordi di questa formula. La Cresima è il Sacramento che ci fa perfetti cristiani, cioè soldati di Cristo e ce ne imprime il carattere. Cosa significa “ce ne imprime il carattere”? Significa che questo Sacramento si celebra una volta sola nella vita, ti dà una impressione di fede, di grazia che rimane per tutta la vita caratterizzandoti in senso cristiano. E allora, coraggio, ciascuno con la sua voce, con la sua testimonianza, col suo ruolo, con la sua responsabilità nella Chiesa, edifichi la Chiesa.

Concludo con un pensiero per il Papa Benedetto che oggi ricordiamo in modo particolare perché, come dice un manifesto che è alla porta anche della vostra chiesa, oggi è la Giornata della Carità del Papa, non tanto e non solo perché le offerte che si raccolgono servono per dare la possibilità al Papa d’essere caritatevole nei confronti di tante Chiese povere, ma anche in una maniera più profonda, perché ciascuno di noi deve dire: grazie, Papa Benedetto, che ci confermi, che tieni unita la Chiesa , che vegli sul deposito della fede, che metti in guardia dalle difficoltà e dagli slittamenti, dalle scivolate che la fede può vivere, può assumere nella cultura di oggi. Non so quale impressione vi raggiunga come credenti, quando alla TV incontrate l’immagine del Papa Benedetto. Dovreste pensare a un papà, a un Pastore, ma anche a uno che siede su una sedia elettrica. Sedia elettrica, negli Stati Uniti, è la sedia della esecuzione capitale. È una sedia difficile, quella del Papa. La responsabilità più terribile che possa essere messa sulle spalle di un uomo. Il Papa Giovanni Paolo ha iniziato il suo Ministero che era ancora nel pieno delle forze, aveva 58 anni. Il Papa Benedetto ha iniziato questo Ministero alle soglie degli 80 anni e quindi è ancora più difficile per lui svolgere questa missione, preoccuparsi, girare il mondo. E allora, stasera gli facciamo una carezza, va bene? Facciamo una carezza al Papa. In questa Eucaristia, ciascuno di noi, faccia una preghiera per il Papa e il Papa si sentirà meglio, con un po’ più di forze e dirà: “Beh, stasera mi sento meglio”. La comunità di Campagnola, raccolta intorno al Vescovo, gli manda una carezza che è una sorta di cordiale si sarebbe detto una volta (no?), una sorta di cura ricostituente spirituale che farà, darà al Papa una consolazione e gli farà sentire meno pesanti le chiavi che anche lui porta in una maniera unica nella vita della Chiesa. Ci fermiamo un attimo. I cresimandi si preparino a ricevere questo dono. Ciascuno di noi dica: voglio essere cristiano appieno con la mia peculiarità, con il mio modo d’essere. Magari somiglio di più a Paolo, somiglio di più a Pietro. Debbo somigliare di più a me stesso perché ho una particolarità che mai prima si è verificata e che mai nei secoli futuri si verificherà. Come non c’è un uomo, una donna, simile a un altro o a un’altra, così non esiste un cristiano che possa essere fotocopia di un altro. Il Signore ci dia di stare al nostro posto al meglio.

Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

 

Ultimo aggiornamento ( Monday 21 July 2008 )
 
< Prec.   Pros. >