La Parrocchia
Mons. Arturo Aiello
GMG REGLIONALE, C/mmare di Stabia - 19 Luglio 08 Latest ACG News
| GMG REGLIONALE, C/mmare di Stabia - 19 Luglio 08 |
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| Scritto da Teresita | |
| Thursday 24 July 2008 | |
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GMG REGIONALE
Catechesi presieduta da
S. E. MONS. ARTURO AIELLO
Vescovo della Diocesi di Teano-Calvi
Parrocchia Gesù Buon Pastore
Castellammare di Stabia, 19 Luglio 2008 ~~~
57 Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: "Ti seguirò dovunque tu vada". 58 Gesù gli rispose: "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell`uomo non ha dove posare il capo". 59 A un altro disse: "Seguimi". E costui rispose: "Signore, concedimi di andare prima a seppellire mio padre". 60 Gesù replicò: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va' e annunzia il regno di Dio". 61 Un altro disse: "Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa". 62 Ma Gesù gli rispose: "Nessuno che ha messo mano all`aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio". (Lc 9, 57-62) ~~~ Innanzitutto, cerchiamo di mettere tra parentesi quello che è scomodo: il caldo, la stanchezza, la previsione di questo piccolo tragitto (piccolissimo per la verità) che farete di qui a Pompei e invece evidenziamo le cose importanti. Quali sono le cose importanti? È che sta accadendo in questi giorni in Australia un fatto che ci riguarda, che vi riguarda per due motivi, da due angolazioni, perché è un fatto che riguarda i giovani, e quindi voi siete tali, e anche se, non so, ai miei tempi, quando avevo la vostra età, i giovani si vedevano a Woodstock per esempio (ma nessuno di voi probabilmente conosce di questi incontri laici che si facevano ai miei tempi), il fatto che tanti giovani siano raccolti insieme deve interessare un giovane che si chiede: "Ma che cosa muove tutti questi giovani? Cosa gli ha spinti a fare un viaggio immane ai confini del mondo? Per incontrare il Papa? Per incontrare un leader? Per incontrarsi tra loro? Per incontrare Gesù?". Allora questa è la prima cosa da evidenziare, cioè siamo in comunione, lo sarete anche durante il cammino e anche nella notte e anche domani, con un evento che riguarda tantissimi giovani del mondo. Poi, il fatto che questi giovani siano cristiani cattolici, ci riguarda ancora di più. A volte, le nostre parrocchie (non solo nostre) sembrano languire, precipitare nella noia. Non so quanto voi vi sentiate accolti, protagonisti nelle parrocchie da cui provenite, nelle Diocesi da cui provenite, che rappresentate. La Chiesa è ancora giovane. Ecco, quello che i giornali diranno o non diranno, quello che la gente rifletterà mentre voi camminate verso Pompei (perché è importante anche che la gente vi veda, vi veda insieme, gioiosi, che camminate... "Ma dove vanno questi giovani? Vanno al night? Vanno ad una festa in discoteca?". Vanno a Pompei o vanno a Sidney) è importante, perché anche in questa maniera si trasmette qualcosa. Allora il mio compito stasera, questo pomeriggio, è innanzitutto di gasarvi un po'. Sembra che i giovani siano gasati di per sé. Io vengo, insieme con i giovani della mia Diocesi, da una terra dove c'è l'acqua Ferrarelle, una delle poche cose buone che possiamo esportare, cioè l'acqua con le bollicine, perché ci sono delle vite piatte come l'acqua piatta e ci sono delle vite con le bollicine, cioè delle vite effervescenti. Attenti, eh? Non è vero che i giovani sono effervescenti con le bollicine e gli adulti, gli anziani, i vecchi (come dite voi) sono piatti. A volte accade di vedere il contrario. Quindi, stiamo qui, vogliamo starci. Non stiamo qui a perder tempo, innanzitutto io e spero anche voi, e dobbiamo trarre da questo nostro incontro qualcosa di buono, perché mentre noi stiamo qui, c'è un evento che riguarda la Chiesa universale che ci interpella. Bene? Allora, a questo punto, io non mi soffio più col foglietto. Tutti fermi, bravi. Ecco, per esempio, se io seguo facendo così, a voi sembrerà di stare più freschi, in realtà ho più attenzione alla frescura del mio volto che alla freschezza delle mie idee. Facciamo un primo sacrificio: non mi soffio. Vediamo se ci riusciamo... Non è tanto d'accordo il fratellino lì, ma lo convinceremo. Non mi soffio, facendo finta che non faccia caldo, perché non fa caldo, perché a furia di dire "Fa caldo" e a soffiarci, ci sentiremo un'afa ancora più forte. Bene. C'è una terza cosa da dire ed è che questo incontro avviene su una Parola di Gesù (mi riferisco a quello di Sidney, quindi alla giornata, a questo incontro mondiale dei giovani) ed è "Mi sarete testimoni sino ai confini del mondo". E voi starete pensando: "Ma se io non riesco ad essere testimone neanche nella mia classe" perché a guardarvi, credo che di universitari, se la vista ancora mi aiuta, ce ne siano pochi e invece vedo molti delle medie superiori, diciamo (per dirla in termini del calendario di Azione Cattolica) molti giovanissimi. Allora "Mi sarete testimoni fino ai confini del mondo" ma in realtà io, nella mia classe, non riesco ad alzare un dito a dire: "Io sono cristiano", "Io a Messa ci vado" (a Messa, ammesso che ci andiate), "Io partecipo ad un gruppo che fa un percorso spirituale", "Io faccio parte degli scout, dell'Azione Cattolica, del Rinnovamento dello Spirito". A giudicare dai canti, mi sembra di sentire una influenza in quel senso perché ho le antenne. A seconda dei canti che si fanno, ci troviamo in questa o in quella regione (sono tutte belle, eh?), questa o quella regione della nostra Chiesa italiana. Allora è possibile che un giovane, che tu, non un giovane, che tu ragazza, tu Francesco, tu Angela, possiate diventare dei testimoni? È quello che adesso noi ci chiederemo in tre tappe. Proprio per non annoiarvi ho diviso in tre momenti questo nostro incontro. Partiamo dall'interrogativo che fa un po' da stimolo in questo nostro incontro "Che farai da grande?", perché magari molti di voi (e non c'è bambino delle elementari a cui qualche volta non sia stato chiesto di svolgere questo tema: "Cosa farò da grande?") hanno già le idee chiare. "Io, dopo la maturità, possibilmente con la votazione alta, andrò in questa facoltà, conseguirò la laurea in tempi brevi", cosa che non succederà, ve lo anticipo io guardandovi (vi sto un po' pesando). Magari a 25 anni, 27, 30, 40, qualcuno di voi sarà ancora una matricola o un immatricolato, non diciamo in che cosa. Voglio dire: ci chiediamo cosa voglio fare soprattutto cercando di trovare un modo che sbrigativamente mi faccia guadagnare un po' di soldini, possibilmente tanti. Domanda: è questa la cosa più importante? È questo che mi rende contento? È questo che un giovane (non diciamo ancora cristiano), un giovane deve fare? Deve progettare? Deve sognare? Attenti, perché dalla grandezza dei vostri sogni, dipende la grandezza del vostro cuore. Allora, se il mio sogno è diventare Miss Italia o di fare la ragazza-cubo, si diceva un po' di anni fa, quella che danza sul cubo e attira l'attenzione, mi sa che il cuore è piuttosto piccolo. Allora i sacerdoti devono guardare i sogni dei propri giovani per dire: cosa sto progettando insieme con loro? Cosa si produrrà domani? Un sogno grande è un sogno impossibile, è un sogno che costa molto, un sogno che richiederà un grande cammino, ma che mi aiuterà a realizzare una cosa grande. Attenti! Che non serva solo per me, perché molti dei nostri sogni "Cosa farò da grande?" sono legati ad un' autorealizzazione: diventerò importante, diventerò manager, farò questo master, parteciperò a questa università elitaria, guadagnerò molti soldini, sposerò un miliardario o una miliardaria e vivrò di rendita. Vi piace questo sogno? Allora elettroencefalogramma, elettrocardiogramma di un giovane che pensi così: PIATTO. Piatto. E questo è l'esame del cuore e della mente di tanti di voi. Per cui, forse conviene cambiare dicitura. Non è importante "cosa farò da grande", ma è importante "chi sarò da grande" che non significa "sarò il divo", "sarò miss", "sarò un manager", ma "che cosa vorrò essere da grande", "cosa vorrò essere grande", perché molti vostri sogni, cari ragazzi, sono così bassi, così prosaici (non sto qui a scoraggiarvi, ma un Vescovo vi deve dire la verità), sono così terra terra che voi rischiate di fare delle cose, ma non diventare nessuno. Tra qualche mese si celebrerà un certo meeting da qualche parte in Italia che pure fa parte di un certo movimento che neanche nomino, ma è importante lo slogan, perché sono intelligenti alcuni che organizzano certe cose. Quest'anno lo slogan è "O protagonista, o nessuno". Questo slogan è uno slogan cristiano, non è solo uno slogan manageriale. "O protagonista, o nessuno" significa che se io debbo andare ad aumentare la foresta dei laureati che aspettano un lavoro (anzi, un posto si dice da noi, perché molti non vogliono il lavoro, vogliono il posto, cioè vogliono lo stipendio) allora, se debbo andare ad aumentare la foresta dei laureati che stanno lì ad aspettare il posto, per carità!, se ci sta qui qualcuno che sta facendo i test per l'università, non ti iscrivere!, non andare all'università! Non andare ad incrementare questo popolo di nullafacenti con rischi tremendi di depressione post-laurea. Non so se vi hanno mai parlato (mi muovo, altrimenti non mi sento a mio agio), non so se vi hanno mai parlato di depressione post-laurea. C'è anche la depressione post-maturità. C'è qualcuno di voi che ha fatto gli esami di maturità il mese scorso? Alzate la mano. Eh...quanti! Uno, due, tre... insomma, sette o otto stanno qui. Attenti e attente, che rischiate nei prossimi mesi di andare in depressione. Anche voi[1][1]...Eh! Ve lo dico. Com'è che uno che ha fatto la maturità può andare in depressione? Perché comincia a pensare: "E adesso che faccio? E dove vado? E dove mi iscrivo? Gli altri anni, a questo punto, dicevo: l'anno prossimo andrò in quinta, l'anno prossimo andrò in terza, l'anno prossimo andrò... e invece adesso dove vado? Non lo so". E da questo vuoto può nascere una depressione piccola, ma quella post-laurea è grande, perché io ho fatto tanti esami, mi sono arrabattato. Credo ci sia qualcuno qui universitario, già laureato. Stefania, per esempio, si è laureata da pochi mesi (la conosco perché è della mia Diocesi) e dice " Ma tutto questo sacrificio che ho fatto, tutti questi esami che ho superato, a che servono? Che cosa ho prodotto?". Stefania, non è il caso suo, è in rischio di depressione post- laurea. Non sto screditando le lauree, le università e la scuola italiana, ma sto semplicemente dicendovi che se io vado avanti semplicemente seguendo "Adesso faccio questo, poi faccio quest'altro, ecc." prima o poi non trovi più niente da fare e precipiti. Questo, quando ad una persona si mettono delle magliette. Non so, se ... qua ci sta Don Luca che è comparso in questo momento alle mie spalle. Se a Don Luca mettiamo questa maglietta che sembra del Napoli che hanno quelli dell'organizzazione regionale, immediatamente Don Luca cambia look. Poi gli mettiamo il cappellino, non so, un sombrero, diciamo: "Don Luca viene dal Messico". Poi gli mettiamo un paio di baffi ecc.: "Don Luca viene dalla Russia" e anche voi rischiate di indossare delle magliette che sono "adesso sto a scuola", "adesso sono fidanzato con Maria", "adesso sono fidanzato con Loredana", "adesso sono fidanzato..." (è sempre lo stesso, eh? Non sono persone diverse), "adesso mi sono fidanzato con una ragazza bellissima che si chiama Luana", "adesso sono fidanzato con Federica", "adesso sono fidanzato...". Ma tu chi sei? Cioè sto cercando di dirvi che probabilmente voi vivete delle magliette che indossate. Una maglietta può essere anche una ragazza. Non vi offendete voi ragazze. Lo stesso dicasi per i ragazzi, cioè la ragazza dice chi sono. Chi sei tu? "Sono il fidanzato di Maria". Adesso non si dice più. "Sono il ragazzo di Maria". Neanche. "Sto uscendo con Maria". Ecco, ci siamo? Chi sei tu? "Sono uno che esce con Maria". Ma è possibile che la tua identità debba dipendere da un'altra persona, da quello che fai, dal club che frequenti, dalla palestra dove esci con i muscoli ecc., dal gruppo di cui fai parte e la tua vita non avere una sua importanza in sé? Ecco, allora questa è la prima provocazione. Se continuerete a chiedervi "cosa farò da grande?", e ce lo chiediamo anche a 40 anni, e anche dopo la laurea, la seconda, la terza laurea, saremo fuori gioco. Comincio a chiedermi: "Io chi voglio diventare? Cosa voglio essere?" e quindi il Don Luca con la talare, con la maglietta del Napoli, con il sombrero, con i baffi, è sempre Don Luca, altrimenti Don Luca si chiamerà a seconda delle magliette che indossa in una maniera o in un'altra. Veniamo al nostro brano, quello che fa un po' da riferimento al nostro incontro. Per farci aiutare dalla Parola c'è questo brano molto aggressivo. Qui Gesù non è dolce, non è con i capelli biondi, gli occhi azzurri, è un Gesù esigente, così come voi dovreste imparare a conoscerlo. Ci sono tre scene. La prima: "Mentre stavano camminando". Ricordatevene perché voi tra poco comincerete a camminare e quello che io sto dicendo è la benzina per arrivare a Pompei. Quelli fra voi che si stanno distraendo non ci arriveranno, manco a Pompei! Immaginarsi poi a diventare qualcuno. Mentre Gesù stava camminando, un tale gli disse: "Ti seguirò ovunque tu vada". Risposta, che sembra non avere niente a che fare con la domanda: "Gli uccelli del cielo hanno i loro nidi e le volpi hanno le loro tane. Il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". Allora, cari giovani, il vostro primo motore frenante nel "diventerò qualcuno" è la tana. La tana! Cos'è una tana? Lo sappiamo tutti. Ma cosa significa "tana" nella mia vita? Allora "tana" è Maria, Loredana, Francesca, Luana (è sempre quel ragazzo che ad ogni settimana cambia ragazza). Queste ragazze non sono delle persone che dialogano con... (diamogli un nome) con Francesco, ma sono delle tane. Ti sei mai chiesto se tu sei una ragazza o una tana? Se tu sei un ragazzo o una tana? "Tana di". Allora "tana" è una situazione che mi fa star bene temporaneamente. Mi ci rifugio. Attenti che può essere una tana anche questo incontro. Dove vai? Vado a Pompei. Che vai a fare? Potrei chiedervelo: "Ma tu perché sei venuto?", e troveremmo delle cose, delle motivazioni strane. La suora lì si sta innervosendo perché il suo ragazzo, che non è il ragazzo della suora, ma il ragazzo che la suora ha portato, non è molto attento. Cara sorella, il problema è che quel ragazzo lì è arrivato per quale motivo? E qui, se noi interroghiamo tutto l'uditorio, troveremo che forse l'1%, il 2% ha una motivazione un tantino aderente alla realtà dell'incontro. Il restante 98%... "sono venuto perché è venuta la mia ragazza", "sono venuto perché il mio parroco mi ha spinto, mi ha pagato anche la trasferta", "sono venuto anche perché non ce la faccio più a stare in casa e una giornata fuori mia madre me la concede solo se vado all'ombra del Santuario di Pompei", "sono venuto perché ho fatto altre esperienze di pastorale giovanile regionale e allora mi sono accodato". Ma queste non sono motivazioni. Allora, questa è una tana. Cari preti del centro regionale giovanile, può diventare una tana anche il gruppo parrocchiale, anche il gruppo diocesano, anche l'incontro regionale. Non vi sembri blasfemo, anche andare a Sidney può essere una tana. Allora dovrei dirvi "Bravi perché non ci siete andati", cioè se non ci siete andati non per non sottoporvi ad uno stress, ma perché avete detto "Io posso essere un giovane credente anche nella mia parrocchia e qui devo essere testimone", perché è facile essere testimone ai confini del mondo e non sotto casa. Vi faccio queste domande perché ve le dovete mettere in testa mentre camminate. Per caso mi sto nascondendo? Ti stai nascondendo in una tana? Una tana è un'abitudine, una cosa che ti fa star bene temporaneamente. Ci sono anche tante tane sul piano della sessualità, ma manco le tocco altrimenti vi scandalizzo. Un Vescovo può anche scandalizzare dei giovani. Ci sono delle tane, dei modi di dire, dei luoghi dove ci si incontra, delle situazioni dove noi ci poniamo per essere protetti. Ma questo non è un uomo, non è una donna. "Gli uccelli del cielo hanno i loro nidi e le volpi hanno le loro tane, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". Prima scena. Seconda scena, e poi facciamo un piccolo momento di riflessione silenziosa. Un altro disse: "Ti seguirò, ma lascia prima che io vada a seppellire mio padre". Risposta dura: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Tu vieni e seguimi". Cari giovani, ci sono tante agenzie funebri nella vostra vita. Chi sono quelli che seppelliscono i morti? I becchini, quelli che organizzano delle belle esequie (magari con i cavalli, con la banda), quelli che hanno le tombe... "Come la volete, signora? Bianca? Nera? Intarsiata? Di mogano? Preferisce quella scura o quella con le borchie?". Questi sono quelli che organizzano la morte. I preti presenti sanno che le loro vite sono ossessionate da quelli delle pompe funebri, ma anche voi rischiate di mettervi dietro una organizzazione di morte. E Gesù dice: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Tu vieni e seguimi". Alcuni seppelliscono i loro morti il sabato sera. Alcuni seppelliscono i loro morti in una discoteca dove non ci si sente a dire neanche una parola ad una ragazza che sta a 30 centimetri, 20, 10, 5, 1 centimetro di distanza perché non ci incontriamo, tanto rimbomba. Quella è una liturgia funebre. Voi avete mai fatto un discorso in una discoteca? Ci avete mai provato a dire qualcosa di sensato ad una vostra amica, un amico, a quello con cui siete andati a ballare fino alle 5 di mattina? Allora un giovane ( lo so che dicendo questo io sto ulteriormente perdendo l'audience, ma non sono venuto qui per ricevere il patentino di bravo predicatore) un giovane cristiano deve dire: "Io, se questo è un ambiente di morte, non c'entro, non partecipo". "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti" soprattutto quando tu vuoi andare in quei luoghi ed entrare in questo circuito negativo. Il ragazzo col quale stai, ti fa stare contenta? La ragazza con la quale stai chattando appartiene ad una agenzia funebre o ad una agenzia di vita? Ti mette le bollicine o ti appiattisce? Dopo tante esperienze, l'elettroencefalogramma e cardiogramma è piatto. Questa è la nostra condizione. Allora un minuto, però attenti, eh? Pasquale, Don Pasquale ci mette un sottofondo per favorire la riflessione e voi vi chiedete, chiedetevelo adesso, non parlate col vicino "Forse, in questo momento, sto seguendo una agenzia di morte? Quella persona mi aiuta a vivere o a morire? Questa persona mi rende migliore e allora ci spendo ( diceva il proverbio antico) anche dei soldi, ci rimetto, o mi appiattisce?". E, prima scena, "C'è qualche tana da chiudere? Abitudine? Amicizia? Stile di vita dove voglio stare...?Stiamo un po' insieme". No. "Mi sarete testimoni sino ai confini della terra". Piccolo momento di riflessione, poi riprendo col secondo spot. Sottofondo musicale Il brano che avete ascoltato, casomai interessi, si chiama "Dicembre" e rievoca un po' un paesaggio canadese, un po' statunitense, dove c'è la neve e tutto sembra un po' sospeso. Voi sentite odore di vita o di morte? Io sento odore di morte. Mi riferisco non al caldo, a quello che io annuso. Guardate che io sono, benché non più giovane (lo sono stato tanti anni fa), un attento osservatore dei giovani, quelli della mia Diocesi, quelli della Diocesi di provenienza, i giovani che vedo, e chiedetevi sempre (anche voi che state qui, adesso quanti siamo? Con quelli di Avellino che stanno in ritardo dovreste essere duecento) emanano un odore, un profumo di vita o un tanfo di morte? Per lo più dai giovani, nonostante[2][2]... sss...questo è l'audio del deodorante... sss... nonostante tutta l'acqua di colonia e i deodoranti possibili e immaginabili, viene fuori un tanfo di morte. Per questo, questa Parola di Gesù è importante: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti". Io non voglio marcire in questo cimitero che è un mortorio, diceva Totò, ma voglio vivere, e per vivere ho bisogno di aria, ho bisogno di fare cose grandi, ho bisogno di volare essendo un' aquila e non un aquilone, cioè un' aquila tenuta al filo. Tu sei un'aquila o un aquilone? Lo diceva già Battisti quando io ero giovane, adesso Battisti è stato riedito, eh? Come può un'aquila diventare aquilone? L'aquila... dall'apertura alare enorme, che sta sulle altissime vette, che a un certo punto non è più libera, ma è legata a un filo... Chi ce l'ha questo filo? Chi ce l'ha il filo della tua vita? Chi ti dirige a destra o a sinistra? Sali o scendi? Forse un'altra persona? Sei un aquilone. Se invece sei autonomo veramente, tu sei un'aquila. La terza scena, e sarò più breve, la terza scena del Vangelo, dice che uno dice a Gesù: "Sì, ti seguirò. Acconsento. Ma lascia che io vada prima a salutare quelli di casa". Risposta: "Chi mette mano all'aratro e si volge indietro non è degno di me" che significa: "Non ci andare!". Vi hanno detto "onora il padre e la madre"? Questo detto di Gesù lo annulla. È chiaro, parlo in una maniera un po' provocatoria. Bisogna continuare ad osservare il quarto comandamento, ma non sempre. Non sempre, perché spesso il padre e la madre diventano i miei aguzzini. Vuoi sapere come tuo padre e tua madre ti tengono al filo? Quanto ricevi di paghetta? Ci sono dei figli che ricevono una paghetta che si chiama paghetta, ma che ha tutta l'importanza di una paga, tanto che a volte dico: "Ma vorrei farmi adottare da quella famiglia in modo tale che anch'io da Vescovo riceva la paghetta di quel ragazzo, di quella ragazza". Attenti, i vostri genitori vi vogliono bene, ma a volte il bene ( vedo anche qualche mamma qui che dirà: "Ma questo Vescovo che sta dicendo a mio figlio, a questi giovani?") a volte il bene dei genitori, anziché diventare un evento di vita, diventa un elemento di morte quando i vostri genitori non vi lasciano partire, non vi lasciano andare a lavorare fuori. Il tema di questo incontro doveva essere il lavoro. Allora se tu vuoi il lavoro, lo vuoi sotto casa o lo vuoi veramente? Ma quando arriva la chiamata da Milano, da Bergamo, da Lecco, dall'Emilia, la prima a ribellarsi è la mammina! Dice: "Ma come? Mio figlio! Il mio bambino!- a quarant'anni, eh? - Il mio bambino che sta solo a Lecco davanti al lago manzoniano, ecc. che farà? Ha paura... No, resta qui, non fa niente, lasciamo stare. Ti aumento la paghetta!". Succede. Succede. Allora, questa mamma sta uccidendo suo figlio. Dirò di più: lo sta evirando! Nel caso che sia un maschio, lo sta evirando. Parlo alle donne, vedo che per la maggior parte siete donne. Mi raccomando, non fate lo stesso, da mamme, come stanno facendo da trent'anni a questa parte le mamme che conosco: eviratrici! dei loro figli, in particolare dei maschi. Cioè un maschio vorrebbe avere un sogno, vuole essere intraprendente, vuole incominciare a fare qualcosa...la mamma: "No, ma lascia stare, dove vai? Resta qui, stiamo così bene noi insieme". E così il figlio, 40, 30, 35, 50, non si sposa, perché potete immaginare che questa mamma non ammetterà mai un'altra donna che possa farle la guerra in casa! Non si sposerà mai e attente, ragazze, che molti ragazzi che sembrano così sopra le righe, alla fine sono dei mammoni, si dice in napoletano. Cioè le mamme, anche se loro contestano ecc. sono quelle che li tengono al guinzaglio, al filo: questi sono gli aquiloni. Quindi tu ti stai sposando (non è il caso vostro che per sposarvi ce ne vorrà) ma ti stai sposando il ragazzo e sua madre. Quindi vi state sposando in tre. Vi sto dicendo queste cose, prima, perché vengono dalla vita e, secondo, perché sono una attualizzazione di questa Parola di Gesù che capisce che il giovane che vuole andare a dare un bacino a mamma e a papà (come diceva la canzone "Quando è l'ora di fare la nanna", Zecchino d'Oro di cinquant'anni fa), questo bacino a mamma e a papà ("lascia che io vada a salutare quelli di casa") non è il rispettare il padre e la madre, 4° comandamento, ma è un legame di morte. Io vorrei che questi cordoni ombelicali che hanno come il guinzaglio...avete mai visto quei guinzagli elastici? Le signore che hanno il guinzaglio che s'arrotola? Così i cordoni ombelicali sono diventati chilometrici. A voi sembra che vado a Roma, vado al night, vado di qua, vado di là... Ma se tiri un po', ti rendi conto che c'è qualcuno che ancora ha il cordone in mano. TAGLIALO! Taglialo. Devo essere un po' violento, altrimenti voi non vi scomodate più di tanto. Taglialo. Tagliare il cordone è un elemento di vita. Questo avviene naturalmente all'atto della nascita perché se il bambino è nato e non tagliamo il cordone, il bambino muore. Ma il cordone ombelicale psicologico rimane anche quando si taglia quello fisiologico. Allora, questo Vescovo ha il coraggio di dirvi che non sempre bisogna onorare il padre e la madre. Non sempre. Ci sono delle volte in cui bisogna dire "Grazie, mamma. Grazie, papà. Bravissimi. Vi do il diploma, la medaglia, siete i genitori più belli del mondo, ma adesso per favore fate in modo che io viva la mia vita". Questo è scritto nel Vangelo che avete ascoltato. Allora se questo incontro, e questo cammino che andate a fare, e questa notte che trascorrete fuori...chissà le mamme! Vi faranno 500 telefonate stanotte: "Allora, che fai? Riesci a dormire? Te lo porto il cuscino? Vengo? Ti porto un po' di camomilla perché non riesci a dormire?". Succederà. Vedrete quante volte vi chiameranno perché un altro guinzaglio si chiama "telefonino". Cos'è il telefonino? Un guinzaglio. Te l'ha regalato per... "You and me", ecco, quello lì, te l'ha regalato per tenerti al guinzaglio in modo tale che sa sempre dove stai. Poi sapete bene che questo non succede, però anche il telefonino è un guinzaglio per tenerti legata, legato, perché tu non abbia a volare. Allora vedete, magari quello che sto dicendo può servire per uno solo. Mi basterebbe per andarmene felice e contento da questo incontro. Uno solo di voi che scopre che queste esigenze che sono scritte nel Vangelo (non me le sono inventate, adesso sto facendo delle argomentazioni, ma è Parola di Gesù), che questa Parola è graffiante, ma è vitale perché mi fa dire "Io non sto vivendo". Se questo serve a uno solo di voi, questo nostro incontro non è inutile, perché Colui che mi fa essere, Colui che dice "Non mi interessa se guadagni 1000 o 5000 euro" (e voi starete pensando "Interessa a me" e questo pensiero che state facendo vi condanna), mi dice: "Tu puoi diventare una persona grande". E la canzone che adesso ascoltiamo, e andiamo verso la fine, dice come in una relazione bella una persona può rendere grande un'altra. Abbiamo ospite con noi, questo pomeriggio, nientemeno che Jovanotti. Ve lo presento. A Te (Jovanotti)
A te che sei l'unica al mondo Questa canzone (con cui concludiamo) potrebbe anche averla scritta uno dei tre che abbiamo incontrato nelle tre scene scritte dal Vangelo di Luca, cioè quello della tana, quello del genitore defunto da seppellire "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti", quello che voleva andare a salutare babbino e mammuccia perché era un genitore-dipendente finalmente libero. Sottolineo di questo testo alcune cose fondamentali, e chiudo. La prima:
A te che mi hai trovato Badate che questa è la condizione di tanti di voi, cioè avete i pugni chiusi dalla rabbia, dalla insoddisfazione, dalla noia di una vita banale, fotocopiata, piatta, senza bollicine. Tornano in questo testo anche le bollicine. Bene, Gesù ti trova in questa condizione e può tirarti fuori. Dice: "Mi hai preso come un gatto- forse qualcuno di voi ama i gatti- e mi hai portato con te". Trovo un gatto randagio, un gattino che si è perduto o che hanno portato qui in questa piazza per disfarsene, lo prendo e lo porto con me. Cosa significa questo? Significa che questo gattino avrà una casa, avrà qualcuno che si prende cura di lui. Gesù fa questo nei nostri confronti. Allora anch'io ero uno con i pugni chiusi, anch'io stavo in fila con i disillusi e badate che voi andrete ad aumentare la strafila dei disillusi. "Speravo che... ma..." e perderete la vostra giovinezza che sfiorirà. Invece, c'è questa possibilità di lasciare che gli altri facciano le pompe funebri, che gli altri stiano con mammina e babbuccio ecc. Fate quello che volete, io voglio vivere. Io voglio vivere. Io voglio essere un'aquila. Questo è il senso di "mi hai trovato all'angolo con i pugni chiusi". L'altra espressione è quella che vi ho messo qui A te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più Ecco, se dovesse parlare Pasquale, Don Pasquale e gli altri sacerdoti presenti, la suora lì indispettita di essere stata trascinata qui con questi ragazzi disordinati direbbero: "Sì, questo è il verso mio". A te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più
Perché questi tre che stanno qui, me compreso, saremmo stati quattro falliti! Non lo siamo... Non lo siamo. Lui ha preso la mia vita e ne ha fatto molto di più. Che volevi fare da grande? L'attore? Il cantante? Queste erano le cose che volevo fare quando ero bambino. Ho fatto il prete. Molto di più. Molto di più. Allora, o comprendo che Gesù ha questo potere nella mia vita, e allora la GMG assume la valenza di un incontro con Lui, o quello che stiamo facendo è tempo perso.
A te che sei il mio grande amore Questa è una canzone d'amore ovviamente e l'avrete cantata 5000 volte rivolta alla ragazza o al ragazzo, quello di turno, eh? Perché poi cambia il ragazzo, ma la canzone rimane. Cambiano i nomi, ma la canzone rimane. Adesso la utilizziamo come preghiera, cioè "A te che sei il mio amore grande e il mio grande amore" è rivolta a Gesù che può rendere vera la mia giovinezza. Quando io ero bambino, penso anche Don Antonio (che siamo quelli del Vecchio Testamento) e c'era la Messa in latino, c'era una espressione molto bella che ovviamente non va ripetuta (non sono un sostenitore della Messa in latino). Quando il prete cominciava la Messa era "Salirò all'altare di Dio, a Dio che allieta la mia giovinezza". Allora, domanda (e chiudo): volete che la vostra giovinezza sia allietata? Se sì, seguite questo amore grande, altrimenti voi andrete ad aumentare la sacca dei disoccupati, dei sottoccupati, di quelli con i pugni chiusi che non hanno nulla da dire e nulla da dare al mondo. Riascoltiamo per l'ultima volta (e poi concludiamo con il nostro schema di preghiera) questa canzone d'amore per Colui che ha trasformato la mia vita. A Te che hai reso la mia vita bella da morire
A Te (Jovanotti)
A te che sei l'unica al mondo
che riesci a render la fatica un immenso piacere, sostanza dei giorni miei,
sostanza dei sogni miei... compagna dei giorni miei...sostanza dei sogni...
Ci mettiamo in piedi. Recitiamo insieme la preghiera. Preghiera conclusiva
Benedizione del Vescovo Ovviamente quello che ci siamo detti ha senso solo se avete modo di ripensarlo durante il cammino. Canto finale: Receive the Power Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore.
[1][1] Brusio [2][2] Brusio |
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| Ultimo aggiornamento ( Thursday 24 July 2008 ) |
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- IN PUNTA DI PIEDI IN EPISCOPIO "Serenate d'altri tempi" - 31 Ottobre 08













