La Parrocchia
S.E.Mons. Arturo Aiello
CAPRI -18 Luglio 08 Latest ACG News
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| Scritto da Teresita | |
| Sunday 24 August 2008 | |
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Capri, Venerdì 18 luglio 2008
Preghiera al largo dell'Isola di Capri guidata da Sua Eccellenza il Vescovo di Teano - Calvi Mons. Arturo Aiello *** Rosario meditato Innanzi tutto benvenuti a tutti. Sono presenti qui due realtà ecclesiali, quella della parrocchia San Michele che ha organizzato questa serata contemplativa e 50 componenti della mia Diocesi di Teano - Calvi. Ringraziamo dell'ospitalità Don Pasquale che ci ha offerto questa opportunità. L'importante è guardare, reciteremo le decadi del Rosario seguendo quello che vediamo e alcune indicazioni che vi offro. *** O Dio, vieni a salvarmi... Innanzi tutto la nostra attenzione è attirata da Capri che ha riempito le fantasie della nostra infanzia. Guardiamo il faro e ci rendiamo conto che serve di notte, quindi è l'esperienza di coloro che navigano e che hanno bisogno di un punto di riferimento. Anche noi siamo di notte e non mi riferisco a questa notte ma alle tante notti che affrontiamo e abbiamo bisogno di una luce che ci dica dove andare per non finire negli scogli, per non vedere arenata la nostra vita. Chiediamo che non manchino nella nostra esistenza di queste presenze. Padre Nostro... Un po' di anni fa davanti a questo faro io ho richiamato l'espressione di Isaia "sentinella, quanto resta della notte?, custos, quid de nocte?", e non sapevo che questa espressione mi avrebbe segnato e avrebbe segnato un'intera Chiesa, che è qui rappresentata, la Chiesa di Teano - Calvi. Alla sentinella chiediamo quanto ancora dobbiamo penare, e qui ognuno di voi ha il suo dolore, la sua difficoltà, la voglia che la notte passi presto, adda passà ‘a nuttata, ma a volte queste notti sembrano interminabili. Chiediamo che ci sia una luna, che ci sia una stella, Maria, a guidarci, che ci siano delle parole di riferimento perché non abbiamo a perderci. Padre Nostro... In questo terzo momento guardiamo la luna, si fa sempre coincidere questa traversata con la luna piena che getta un ponte d'argento sul mare. "Che fai tu, luna, in ciel?, dimmi, che fai, / silenziosa luna?" diceva il pastore errante dell'Asia del Leopardi. E la luna ha interrogato tante generazioni, tanti millenni e interrogherà ancora tante persone che verranno dopo di noi. La luna ci parla questa sera e ci dice: Io illumino la notte ma brillo di luce riflessa, io ti dico che c'è il sole dall'altra parte dell'emisfero che m'illumina. È il senso della vita di tanti di noi che prendiamo luce da Cristo, che diventiamo punto di riferimento per gli altri. Spero che tanti di voi riconoscano d'essere lune nella vita dei familiari, degli amici. Noi sacerdoti presenti siamo lune, brilliamo di luce riflessa, sembriamo importanti ma rimandiamo ad Altro. E allora la luna questa sera ti ricorda che c'è il sole anche se non lo vedi. Chiediamo per questo un supplemento di fede. Padre Nostro... Anche se la luna in questo momento si è messo un velo bruno, si è abbrunata, preghiamo ancora contemplando questo miracolo. E vorrei far riferimento alle fasi lunari. Luna calante descrive la vita di quelli fra noi che sono oltre la quarantina, siamo già calanti, ci sono i nostri figli, i nostri nipoti, i nostri giovani che sono luna crescente. Stasera abbiamo la luna piena che è la stagione della maturità, ciascuno di noi dica: sono in luna crescente, sono in luna calante, sono in luna piena. Tutte le stagioni della luna, tutte le fasi della luna, tutte le fasi della vita sono importanti, è essenziale che ciascuno viva la sua età con gioia cercando di rendere al meglio, molti di noi siamo già in luna calante, chiediamo di ricuperare quel chiarore che non abbiamo sparso forse in altre stagioni della vita, in altri momenti dove eravamo stati chiamati a dare e invece abbiamo solo preso, ricevuto. Padre Nostro... Ci troviamo in uno degli angoli più belli del mondo, siamo a Marina Piccola, e qui si erge la maestosità dei faraglioni, ed è su di essi che vogliamo poggiare lo sguardo, alla vostra destra queste esplosioni di pietra dal mare, stabili, da quanti secoli, da quanti millenni queste rocce che emergono dal mare, una delle quali è anche attraversata da una grotta, si trovano qui da sempre, e quindi richiamano la stabilità, in questo momento ne sentiamo particolarmente il bisogno perché ci troviamo nella instabilità di una nave che col suo rollio, col suo beccheggio non ci sembra dare sicurezza. I faraglioni qui stanno a dire che devi mettere dei punti fermi nella tua vita, inderogabili; ci sono delle cose, e mi riferisco alla fede, mi riferisco alla fedeltà coniugale, all'unità della famiglia, e per noi al sì della consacrazione, che sono posti una volta per sempre e che non si spostano. Ecco, ci aiutino in questa decade i faraglioni di Capri a dire: Devo essere stabile, costi quello che costi, quante tempeste si sono scagliate, si sono infrante inutilmente su queste rocce che sono rimaste qui al loro posto nonostante tutto. Chiediamo il dono della stabilità, stranamente il dono della stabilità ci è dato dalla cosa più instabile, che è la fede, e quindi chiediamo un supplemento di fede per essere stabili. Se non crederete - dice il Profeta Isaia - non avrete stabilità. Padre Nostro... Questo è il versante più selvaggio di Capri. E qui ci aiutano le parole del Cantico dei Cantici: "O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo volto, perché il tuo volto è leggiadro, la tua voce è soave". È un riferimento a Dio che si nasconde e che bisogna andare a scovare qui dove si annidano i gabbiani, dove nidificano. Anche noi dobbiamo imparare questa asperità, questo aspetto selvaggio, Dio non è a portata di mano, non è dietro la porta, anche se è dovunque, sappi cercarlo, fa' delle scalate con le unghie, come fanno i giovani oggi, su queste pareti rocciose per arrivare a questa colomba, e d'altra parte il verso del Cantico è anche riferito alla sposa, cioè è Dio che ti viene a cercare lì dove sei più selvaggio, laddove ti sembra essere inaccessibile. E quindi nell'uno e nell'altro verso ci aiuti il Cantico dei Cantici in questa ultima decade sulle pareti rocciose, scoscese, che dall'alto piombano a picco in mare. È anche un invito all'intimità, a non mostrarsi eccessivamente, ad avere, e lo chiediamo tutti questa sera, un senso di rinnovato pudore. Salve, o Regina... Come vi ho detto abbiamo cambiato itinerario e andiamo a celebrare a Marina Grande. Per quelli della mia Diocesi che non conoscono l'Isola di Capri adesso ci troviamo sotto il Salto di Tiberio, perché in alto c'è Villa Jovis, che è la villa dove l'imperatore romano viveva tra le sue ombre, e quindi tutti i ministri che di volta in volta gli erano invisi secondo la sua patologia li scaraventava giù da questo che si chiama Salto di Tiberio. Chiediamo di essere uomini e donne più pacifici e senza questi complessi di persecuzione che a volte in piccolo abbiamo anche noi. Quindi tra 5 minuti circa celebriamo l'Eucaristia. Vorrei pregare i seminaristi e gli altri giovani della mia Diocesi di venire avanti, vi sedete qui per terra per rendere tutto un po' più visibile, state tranquilli per il rollio, dovremmo avere più stabilità. A tra 5 minuti.
*** CELEBRAZIONE EUCARISTICA
Canto: San Damiano Saluto iniziale Siamo qui a inseguire un sogno dentro un sogno. È importante questa ultima espressione perché al di là delle difficoltà del dondolio - prendetelo un po' come un ritorno alla culla quando eravamo bambini - ci troviamo a celebrare l'Eucaristia tra mille luci, alla luce della luna davanti a questo anfiteatro che è Marina Grande di Capri fino alla famosa piazzetta di Capri. Il Signore ci convoca qui per incoraggiarci, l'ha già fatto, spero l'abbiate percepito durante la recita del Rosario e ora ci raccoglie intorno a questa mensa che sembra instabile ma è l'unica cosa stabile della nostra vita cristiana. È intorno all'Eucaristia che si accendono i fuochi e si accendono i cuori. Iniziamo con un atto di pentimento perché come sempre ci sentiamo indegni di tanta grazia, di tanti doni. Confessiamo i nostri peccati. *** Omelia di Sua Eccellenza il Vescovo Quale voce giunge sul suono delle onde che non è la voce del mare? È la voce di qualcuno che ci parla, ma che, se ascoltiamo, tace, perché si è ascoltato.
E solo se, mezzo addormentati, senza sapere di udire, udiamo, essa ci dice la speranza cui, come un bambino dormiente, dormendo sorridiamo.
Sono isole fortunate, sono terre che non hanno sito, ove il Re dimora aspettando. Ma, se ci andiamo svegliando, tace la voce, e c'è solo il mare.
Questo testo di Fernando Pessoa, un grande poeta del ‘900, porta il titolo "Le isole fortunate". E noi questa sera ci troviamo in un'isola fortunata, attenti che questa isola non è Capri ma è questo battello del "Marine club", meglio ancora è il cuore di ciascuno di noi, è questo mistero nel quale siamo entrati, è questa serie di giochi, di colori, di allegorie, di sensazioni, di sale nei capelli, e anche di percezione di instabilità che rientra in questo concetto del poeta: Le isole fortunate. E dice Pessoa che in queste isole non si approda ad occhi aperti, cioè non vi si arriva con la scienza, non vi si arriva con la rotta chiara, con i mezzi della tecnica e della scienza, perché "le isole fortunate" sono quelle dove si giunge ad occhi chiusi. E noi dovremo chiudere gli occhi stasera più che aprirli e stare in questa dimensione di dormiveglia, perché è così che viviamo quest'Eucaristia e quest'esperienza. Siamo un po' addormentati anche utilizzando il rollio della nave che ci culla, perché se tu riesci a chiudere gli occhi tu puoi approdare a questa isola fortunata. E dice Pessoa, un poeta per niente felice ma poeta e, in quanto tale, maestro, che su questa isola ti aspetta il Re. Chi sarà questo Re che parla e che ti chiama come una sirena? Stavolta non sono le sirene di Capri ma è una sirena positiva, un angelo della vita. Chi è questo Re che ti ha convocato qui a vivere una esperienza regale? Questo è importante, cari fratelli e sorelle, che portiamo via da questa isola fortunata, che è la traversata, che è questa piccola traversata spirituale, il senso della regalità. Mi ha sempre preso una sorta di smania, di santa euforia in queste sere delle Messe al largo di Capri (per la prima volta celebriamo al largo di Marina Grande), ma adesso che sia piccola o grande la marina, che ci siano i faraglioni o che ci siano le mille luci che salgono verso la piazza, la famosa piazzetta di Capri, che è il salotto forse più famoso del mondo, alle mie spalle, non è importante, ma quello che è essenziale è percepire che stasera c'è qualcosa di grande fatto per te. Ecco, adesso dimentichiamo che siamo 300, e ciascuno di voi dica: "Io sto facendo questa crociera spirituale, e Dio l'ha organizzata per me". Ecco, se su questo battello ci fossi tu solo, cosa penseresti? Adesso non pensate al senso: Sto io solo, ho paura. No, ma pensate: Come sono fortunato, come sono fortunato d'essere qui io solo, non posso condividere con nessuno, chi sa a quante persone potrò raccontare quest'esperienza, hanno organizzato per me e per me solo una traversata con relativo Rosario e celebrazione davanti a Capri. Questo lo si fa per le persone importanti, questo lo si fa per i Principi. E qui, cari fratelli e sorelle, ci sono due possibilità da parte nostra di vivere, possiamo vivere come pezzenti, e qui non mi riferisco all'avere o non avere dei soldi, come pezzenti, e tanta gente vive come pezzenti, o vivere come Principi e Principesse. Adesso questi versi di Pessoa, che si sposano molto bene con il vangelo di oggi, quello che avete ascoltato non è stato toccato per niente, il vangelo di questa giornata, esprimono questa regalità, perché Pessoa dice che su questa isola c'è un Re, un Re che ti aspetta. E Gesù nel vangelo rievoca un fatto avvenuto nell'Antico Testamento quando Davide avendo fame prende i pani che sono destinati al culto. Per dire che cosa? Da un lato per dire che non esistono norme che possano calpestare l'uomo, l'uomo al di sopra di ogni norma, ma anche per dire: voi, anche voi potete mangiare i pani che mangiano i sacerdoti, i pani dell'offerta, perché anche voi siete sacerdoti. Quindi come vedete in questa Parola di Gesù, che rievoca un fatto veterotestamentario, c'è uno sprazzo di dignità principesca che dovremmo raccogliere. Cosa significa vivere da principi? Ve l'ho spiegato quando negli anni passati io vi portavo qui e adesso lo spiego a quelli che per la prima volta sono qui. Vivere da principi significa che io mi giro intorno, guardo questi yatch che sono qui ancorati, e queste persone ricche non è detto che siano principi, magari mi stanno ascoltando, ma possono anche essere ricchi pezzenti, perché loro per mantenere lo yatch o il veliero, ecc., a uno o a due alberi, devono pagare un sacco di soldi, io no, io no, io mi giro e dico: Tutto questo è per me, tutte queste luci le hanno accese per me, la luna Dio l'ha fatta piena stasera per me. Questa è la regalità, questo è vivere da principi, non significa avere soldi, opportunità, come oggi si ama dire, ma significa percepire che il Signore ti squaderna davanti una serie di ricchezze che tu non meriti ma che Lui octroyeé, come dicevano nell'antichità, octroyeé, benignamente ti concede, perché ti vuole bene. Allora da un lato, anche se io non posseggo un yatch, stasera mi sento più ricco - noi avremmo detto ai tempi nostri - di Onassis, adesso ci sono altri ricchi, perché stasera vedi che cosa ha organizzato il Signore per me?, e tra l'altro ci ha fatto trovare anche, nonostante il cattivo tempo, le previsioni erano terribili per stasera, quindi ringraziamo Dio per come sono andate le cose, eppure abbiamo questa oasi di tranquillità, c'è il Monte Solaro, c'è Capri davanti a me a portata di mano, è per te, non ti distrarre, è per te. Questa è la regalità, questo è vivere da principi. I pezzenti sono quelli che hanno i miliardi, i milioni di euro, ma non riescono a godere di una serata del genere, non riescono a sentire l'amore di Dio, non percepiscono che Dio fa grandi cose per loro, Dio organizza delle serate meravigliose da pascià come quella di stasera. Ovviamente Capri è qui, è a portata di mano? No, è a portata di occhi, perché qui, ed entriamo nella dimensione anche dell'essere principi e della regalità, la regalità non è toccare, non è possedere, la regalità è guardare. E Capri è bella stasera perché non scendiamo, né io, e spero neanche il mio successore Don Pasquale organizzerà una serata in cui, dopo aver celebrato l'Eucaristia, approdiamo, perché se noi dopo la celebrazione approdassimo qui a Marina Grande perderemmo tutta la grazia, perché Capri ci si mostrerebbe nella sua dimensione volgare, e sapete, insomma tutte queste luci, anche se qui c'è Marino che è caprese doc, non sono tutte luci di santità, questo non è il Monte Athos, Capri non è il Monte Athos, Capri, da quando io ero ragazzo, mi ha sempre trasmesso il senso della - come dire? - perdizione e, devo dirlo, fin da quando ero adolescente, ci sono venuto poche volte, ma quelle poche volte mi ha trasmesso questo senso gaudente della vita in senso deteriore. Ma perché vi dico questo? Capri è bella qui perché non la tocchiamo ma la guardiamo, perché ci sono tante realtà nella vita che se tu le accarezzi con lo sguardo le godi senza stendere la mano. Allora i pezzenti sono quelli che stendono sempre la mano e stringono quello che hanno; fossero anche miliardari, i principi sono coloro che dal loro trono dicono: tutto quello che vedi ti appartiene. E qui vorrei spendere anche una parola sull'amore cortese che fa parte dell'essere principe. Adesso sicuramente perderò, diciamo il 90% dell'audience, perché, vedete, Capri qui stasera mi parla dell'amore cortese. Cos'è l'amore cortese? È l'amore delle Corti ma è anche una tipologia di amore che è nata nel Medio Evo, che ha avuto come sua epopea gli ordini cavallereschi, quelli che si dedicavano a una donna senza mai incontrarla, senza mai toccarla. Allora l'amore cortese è l'amore da lontano, come l'amore nostro stasera per Capri, un amore da lontano, non scendo, non vi preoccupate, non scenderò, perché Capri è bella così, perché se tu scendi ci sono le sirene, ma se invece stai qui ne ascolti anche il canto e ti sembra angelico e forse lo è se tu te ne tieni a debita distanza. Badate che quello che sto dicendo vale per tutti e per tante cose della nostra vita, non solo nel rapporto uomo-donna, cioè le cose se tu le guardi da lontano, tu le vedi belle e tu stabilisci con le realtà, con gli eventi una relazione principesca, all'atto in cui tu le tocchi, scendiamo a Capri, abbracciamo questa donna, quest'uomo, ecc., in quel momento quella realtà si polverizza nelle tue mani e tu resti deluso. Ecco allora imparate stasera l'amore cortese per Capri che mi è sempre parsa, in queste serate dalla nave, una donna in abito da sera. Non so perché mi colpisce particolarmente questo fatto, credo che colpisca un po' tutti gli uomini, cioè che una donna in abito da sera è particolarmente bella, chic, soprattutto se è un abito lungo. Ecco, Capri è una donna in abito da sera. Quale sarebbe la tentazione? Abbracciamo questa donna, tocchiamo questa donna, invitiamola a fare un tango, un valzer. No no no, lasciala là, è lì, è bella, e più la guardi e più ti sembra bella e più tu scendi e più questa isola fortunata svanirà, per tornare alle parole di Pessoa. Questa sera nell'Eucaristia ricordiamo tutti, tutti voi che siete qui, le due realtà, quella che mi appartiene ora, e cioè la Diocesi di Teano - Calvi rappresentata da alcuni che hanno aderito a questo invito folle del Vescovo, che neanche 24 ore fa li ha convocati: "Venite, c'è una cosa strana che facciamo in barca", e poi la parrocchia di San Michele, raccolta con il suo pastore, il suo parroco Don Pasquale. Ricordiamo tutti ma in particolare voglio ricordare tre persone. Innanzi tutto Valeria e Giuseppe, che oggi, proprio oggi festeggiano 40 anni di matrimonio, poi vi dirò come c'entra con l'amore cortese, poi Francesco D'Angelo, che è al II anno di teologia, come seminarista, che compie 24 anni, e poi anche, e questo è un ricordo un po' più doloroso, ma spero che i genitori colgano quest'attenzione da parte del Vescovo come un dono, ricordiamo anche Antonello. Antonello è un sedicenne che è morto alcuni mesi fa a Teano, ho invitato i genitori stasera. Cosa c'entra questo con l'amore cortese? Innanzi tutto Valeria e Giuseppe dopo 40 anni di matrimonio avran capito sicuramente, avran capito come era più bello da fidanzati, e questo non per una sorta di poesia del fidanzamento, ma era più bello da fidanzati, e può essere oggi più bello da fidanzati se dopo 40 anni di matrimonio, di vita insieme, e ne avranno vissute di cose in 40 anni, si accorgono che devono stare a distanza. Due che celebrano 40 anni di matrimonio riescono a stare a distanza? Forse più facilmente che non in luna di miele. Voi mi direte: Ma questa... L'augurio da parte mia è che questo anniversario di matrimonio galleggiante davanti a Capri, vestita come una donna in abito lungo, in abito da sera, sia un invito a guardarvi da lontano. Poi c'è Francesco. Francesco diceva stamattina a colazione che è passato dalla Fisica alla Metafisica, perché è laureato in Fisica e poi è entrato in Seminario. Questo amore cortese per noi, per noi che siamo qui consacrati, quindi mi riferisco ai sacerdoti, a quelli che si avviano, ci sono diversi seminaristi presenti dell'una e l'altra Diocesi, e ci sono le suore, ecco, noi oggi siamo quelli dell'amore cortese, noi non abbiamo rinunciato a una donna, a un uomo ma il Signore ci ha fatto scoprire come un uomo, una donna possono essere amati da lontano. Questi cavalieri a volte non lo dicevano neppure alla donna che amavano, al servizio della quale si ponevano, ad essi bastava uno sguardo, bastava essere nel raggio magari anche di chilometri, questo era il motivo della loro consolazione. Mi sembra di cogliere così anche un aspetto della vita celibataria, cui siamo chiamati alcuni di noi, come la possibilità di voler bene a molte persone da lontano, senza toccarle, senza possederle, e credo che voi vi sentiate amati in una maniera passionale, piena, forte, anche concreta da parte nostra che manteniamo le distanze e vi guardiamo come stasera guardiamo Capri, e diciamo "è bella", perché non è accessibile, e questo non perché riteniamo inaccessibili gli uomini e le donne a seconda se parliamo delle suore o di noi presbiteri, ma perché il Signore ci ha messo nel cuore questo aspetto. Cosa c'entra questo con Antonello che ha chiuso la sua vita terrena a 16 anni? C'entra perché a volte anche nei confronti dei figli drammaticamente veniamo a toccare questa dimensione di un amore che va oltre quello che si tocca, perché i genitori di Antonello, Antonio e Annamaria che forse mi stanno ascoltando, spero la voce arrivi fin lassù, sentono stasera che il loro figlio è qui, e che bisogna maturare un nuovo modo di voler bene, perché i figli voi li volete toccare, li volete veder crescere, non sempre questo accade, e allora anche la morte diventa educatrice per voler bene da lontano, per voler bene senza possedere, senza toccare, dicendo: Mi basta - ecco questo devo credere e dire ai genitori di Antonello - ci basta che tu sia vivo, ci basta che tu sia al sicuro anche se non ti vediamo. Ecco, cari fratelli e sorelle, questa cosa è molto importante. Scusate se mi sono dilungato ma non possiamo andare avanti nella vita ancora con l'idea che bisogna scendere a Capri. Capri è più bella così, come tante realtà della vita sono più belle da guardare che da toccare. Che il Signore ci dia questa voglia di regalità, ci metta nel cuore questa smania principesca che ci aiuta a vivere così, a questa altitudine, a questa caratura.
Quale voce giunge sul suono delle onde che non è la voce del mare? È la voce di qualcuno che ci parla, ma che, se ascoltiamo, tace, perché si è ascoltato.
E solo se, mezzo addormentati, senza sapere di udire, udiamo, essa ci dice la speranza cui, come un bambino dormiente, dormendo sorridiamo.
Sono isole fortunate, sono terre che non hanno sito, ove il Re dimora aspettando. Ma, se ci andiamo svegliando, tace la voce, e c'è solo il mare.
Che il Signore ci dia di non essere soli, di non ascoltare soli il mare ma di ascoltare questa voce tra veglia e sonno, il sonno della preghiera. *** Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore. |
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