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CELEBRAZIONE EUCARISTICA, Meta - 1 Settembre 08 PDF Stampa E-mail
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Scritto da Teresita   
Tuesday 09 September 2008

Meta, 1 Settembre 2008

Basilica Pontificia S. Maria del Lauro

CELEBRAZIONE EUCARISTICA

presieduta da

S. E. Mons. Arturo Aiello

Vescovo di Teano - Calvi

 

Saluto iniziale

Ringraziamo, fratelli e sorelle, per questo cammino che ricomincia attraverso questo rito della intronizzazione della statua della Madonna del Lauro, nostra protettrice. Iniziamo questi Santi Misteri con sentimenti di riconoscenza e di umiltà, e non abbiamo difficoltà a confessare i nostri peccati per essere guariti.

***

Omelia di Sua Eccellenza il Vescovo

Viviamo anche noi, fratelli e sorelle, l'esperienza, di cui abbiamo ascoltato nel Libro degli Atti degli Apostoli. I discepoli erano riuniti in preghiera insieme con Maria, la madre di Gesù. In questo tempio, santuario mariano più importante della nostra terra, intendiamo ritrovare la Madre. Vi sarete chiesti come mai questo rito introduttivo della Dodicina riscuota tanto interesse, come mai ci si ritrovi in tanti, forse anche più che il 12 settembre, per questo momento. Perché ha una sua magia, ma anche perché forse abbiamo la percezione, riceviamo un segno, un sacramento del ritrovamento della Madre. Certamente questa immagine voi l'avete sempre a vostra disposizione, basta venire qui in basilica, basta andare all'altare dove è conservata questa immagine, ma vi sembra in questo momento di riaverla, di ritrovarla. Non è certamente il vetro a prova di bomba, che custodisce questa immagine carissima, a impedirvi l'accesso a Lei, ovviamente la statua è una mediazione, è un simbolo, è un segno, eppure questo tirar fuori la statua dalla nicchia mette in moto una serie di sentimenti, di ricordi, di sensazioni, di orfanezze che è come se trovassero una loro consolazione; in qualche maniera siamo tutti un po' orfani, e ritrovare la Madre significa ritrovare l'infanzia, e ritrovare la Madre significa ritrovare sicurezza in questo vuoto che a volte si fa alle nostre spalle quando i genitori vengono meno, quando vanno avanti a noi e ci precedono nel Regno di Dio, quando li accompagniamo, accompagniamo i loro resti mortali al cimitero ci sembra d'avere le spalle scoperte. È questo il sentimento più profondo e più drammatico dell'essere orfani: avere le spalle scoperte. Questa sera Maria viene a metterti uno scialle anche se fa caldo. Starete pensando: non è proprio l'immagine più appropriata in questa serata così afosa. Eppure sentiamo che questo scialle ci riscalda perché riscalda il cuore, perché ti dice "non sei solo", perché la Madre ti media il Figlio e te lo ripone nelle mani, come a Natale, te lo partorisce di nuovo. Nel brano di vangelo, che Don Francesco ha proclamato, le Nozze di Cana, ci sono le ultime parole di Maria, il suo testamento spirituale; dopo Cana Maria non proferisce più parola nei testi sacri. Le abbiamo attribuito tante cose, e ancora oggi ci sono pseudo-apparizioni giornaliere che contraddicono questo silenzio così profondo di Maria nei vangeli. L'ultima parola è quella che avete ascoltato, Ella dice ai servi: "Fate tutto quello che Lui vi dirà", fate tutto quello che Gesù vi dirà; se volete ritrovare armonia, senso, direzione, consolazione nella vostra vita seguite il vangelo, siate ubbidienti alle esigenze difficili, come ci ricordava nel vangelo Gesù appena ieri, siate fedeli e obbedienti a quelle parole dure ma colme di amore, "se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". Queste parole ascoltate ieri Maria ce le riconsegna stasera all'inizio della Dodicina dicendo: "Fate proprio così, non seguite altri maestri, non andate dietro ad altri sogni, ad altre teorie, basta la parola di Gesù, mio Figlio e nostro Maestro", perché Maria stessa si è messa alla scuola del Figlio. Vorrei insieme con voi decodificare brevemente il racconto che è legato al ritrovamento di questa immagine e che è all'origine della devozione alla Madonna del Lauro in questa parrocchia e nella nostra penisola. Parlerò di leggenda, perché di leggenda si tratta, ma nel senso latino del termine. Quando noi diciamo "adesso ti racconto una leggenda", subito pensiamo: Non sarà vera. E invece leggenda - ho incontrato in sagrestia il professore Fucito, mio insegnante di Italiano in 1° liceo e latinista esperto, spero non l'abbia dimenticato con gli anni anche quello che ha trasmesso a generazioni e generazioni di alunni -, "legenda" sottintende "est", legenda est, cioè è da leggersi, bisogna leggerla. Questo è il senso della legenda, leggi, va letta, è un imperativo, è un'esortazione, sia letta questa legenda. La leggenda la conoscete, ma cercherò brevemente di decodificarla insieme con voi, perché in fondo anche il rito, che abbiamo vissuto all'inizio della Messa, è una sorta di drammatizzazione di quel primo ritrovamento. Questa statua fu ritrovata probabilmente, - alcuni dicono - perché si era dopo il periodo in cui le statue e le immagini erano state messe al bando, distrutte, bruciate, e quindi tanti cercarono di porre le immagini più sacre nascondendole, seppellendole e poi queste immagini vengono prodigiosamente ritrovate. Anche la leggenda dell'origine, del culto alla Madonna del Lauro è legata ad un ritrovamento, al ritrovamento di un'immagine, di una statua, al ritrovamento della Madre appunto. E la leggenda dice, potreste insegnarmela ma non sempre poi la decodificate, che una povera ragazza metese, che portava a pascolare la sua mucca, s'imbatté in questa immagine deposta ai piedi di un albero di lauro, e non era sola. Non c'è solo l'immagine che dice già maternità, ma ai suoi piedi c'è una scena da cortile della nostra infanzia, c'è una chioccia con i suoi pulcini. Attenti, ciò che dice l'immagine lo esprime anche la chioccia, perché l'una e l'altra hanno un comune denominatore: maternità. La Madre tiene il Bambino e lo presenta, quasi a dire "è Lui, prendeteLo, mangiateLo, seguiteLo, fate quello che Egli vi dirà", ma la chioccia esprime in una maniera ancora più calda e più poetica quello che fanno le mamme. Quando noi abbiamo da rimproverare una donna che è troppo materna diciamo: "fa la chioccia", perché sulle aie della nostra infanzia, - ma adesso, ahime!, questi sono solo ricordi per tanti di noi, né i bambini oggi hanno mai visto come si schiudono le uova, che era una lezione di umanità e un entrare nel mistero della nascita unico, che ringraziamo il Signore ci è stato offerto tante volte quando eravamo bambini - questa chioccia con i pulcini dice di una madre che intende raccogliere i suoi frutti, i suoi figli. Gesù stesso, forse pochi di voi lo ricorderanno, utilizza questa immagine in un momento drammatico della sua vita, alla vigilia della sua Passione, quando si affaccia su Gerusalemme e piange sulla città, e utilizza proprio questa immagine: "Quante volte ho cercato di raccogliere i tuoi figli, come fa una chioccia al sopravvenire della tempesta, ma tu non hai riconosciuto il giorno della pace". Parole tristissime, ma che dicono anche la maternità di Gesù, Egli era venuto a raccogliere il popolo, ma il popolo è stato recalcitrante, ha preferito altri maestri, altre teorie, altri dei. Gesù è la chioccia che tiene insieme la Chiesa, i pulcini, i figli, i bambini, i ragazzi. Se i nostri figli, cari fratelli e sorelle, adulti che mi ascoltate, che forse mi state ascoltando, se i nostri pulcini, i nostri figli non crescono sotto le ali della Chiesa che ne sarà di loro? come sarà il loro futuro? a quale grande infelicità stanno andando incontro correndo a tutta velocità? Ecco come accanto all'immagine ritrovata dalla ragazza popolana e muta, dice la tradizione, accanto all'immagine c'è questa reiterata maternità, espressa nella chioccia con i suoi pulcini. Be', ci sarebbe anche da dire che in questa leggenda entrano anche altri filoni, per esempio quello della chioccia dalle uova d'oro, ma non allargo eccessivamente il discorso perché nella filigrana dei racconti antichi c'entrano tante cose, c'entra anche una povertà che s'imbatte in un tesoro trovato per caso e questo tesoro era simbolizzato nell'antichità dalla gallina che riusciva a fare uova d'oro, e anche nelle nostre zone ci sono racconti e saghe popolari antiche, luoghi dove questa chioccia poteva essere trovata, e ovviamente per chi l'avesse trovata ci sarebbe stato un ribaltamento nella scala sociale. Questo filone lo accenno e lo lascio alla vostra elaborazione. E invece continuo un po' più nella lettura, nel leggi, nel sia letta la storia del ritrovamento di questa immagine da un punto di vista spirituale. Quindi la Madre che è ritrovata, è ritrovata da questa ragazza, simbolo della vostra comunità, immagine di ogni metese e di ogni devoto della Madonna, che ritrova sua Madre, come noi questa sera, e poi abbassando lo sguardo ai suoi piedi questa chioccia con tanti pulcini dice voglia di unità, voglia di convergere, desiderio di chiudere gli occhi sotto le ali della Madre. E  cosa dire del lauro e di questo - come dire? - di questo corteo profumatissimo cui abbiamo appena assistito, cui abbiamo partecipato con il desiderio di fare in modo che il lauro che avete in mano toccasse la statua? Il lauro esprime due cose nella leggenda, cioè nel dovere di leggere. Innanzi tutto la voglia d'esser profumati, perché il lauro è una pianta profumata, e mentre voi l'agitavate noi dietro la statua eravamo inondati da questo profumo di lauro, perché il lauro profuma, perché forse dobbiamo profumare di più, e non mi riferisco ai mille profumi spray e deodoranti che utilizziamo, ma alla nostra vita morale. La vita del credente è una vita profumata. Lo esprime bene il crisma nella celebrazione del Battesimo, della Cresima, dell'Ordine, nella consacrazione dell'altare, e cioè il lauro nella leggenda della Madonna del Lauro è un invito da parte della Madre rivolto alla Chiesa, a questa Chiesa di Meta, a questa parrocchia e a tutti i devoti della Madonna. Siate profumati! Il mondo è invaso da terribili odori di morte, di putrefazioni, c'è bisogno di profumi nuovi che siano anche antichi, e quale profumo più bello di quello del lauro? Pensate che le nostre nonne lo utilizzavano anche per il bucato, spero ve ne ricordiate, insieme alla cenere, modalità che ovviamente appartengono all'"antico testamento" della nostra infanzia. Anche lì a dire profumo, sii profumato, cioè sii santo, ma il lauro è anche segno di vittoria. La corona di alloro era l'unica corona di gloria cui si aspirasse nei secoli passati per i poeti, per gli atleti, in particolare per i poeti. Pensate che il Petrarca ha brigato non poco e ha sofferto non poco perché si ritardava la sua incoronazione in Campidoglio come poeta. E come avveniva questa incoronazione? Con una corona di lauro, di alloro. E allora Maria ti dice "devi vincere", devi vincere non certamente l'Enalotto, devi vincere te stesso. Vinciamola questa lotta che è la vita in questa valle di lacrime, come abbiamo espresso alla fine del Rosario nella formula della Salve Regina. Vinciamola questa lotta, da soli non ce la facciamo, ma la Madre prega per te, fa il tifo per te perché tu, suo figlio, possa essere incoronato di lauro. Se la tua vita sarà profumata sarà anche bella, sarà anche esteticamente perfetta, sarà anche un'opera d'arte, sarà anche incoronata di lauro. Quindi non solo l'immagine della Madonna del Lauro è incoronata ma ciascuno di noi  deve esserlo, significa ritrovare la nostra dignità regale, di principi, di regine, e tutto questo è scritto nel nostro codice genetico battesimale. Ecco, vi ho riconsegnato, sia pur poveramente, questa leggenda. Adesso che abbiamo ritrovato la Madre, e non sei più orfano, rifugiati sotto le sue ali, e le ali della chioccia sono le ali della Chiesa. Amiamola questa Chiesa, cari fratelli e sorelle, più di quanto non amiamo la chiesa di pietra, ma ancora di più la Chiesa, di cui il tempio è segno e sacramento, la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica, che professiamo nel Credo, ma anche la Chiesa concreta, fatta da questi sacerdoti, da questi laici, da questi volti, da queste storie, da questi luoghi, da queste tradizioni. E poi, Maria, rendi la nostra vita profumata, come l'albero di lauro davanti a cui quella povera ragazza trovò la tua immagine, e incoronaci, rendici belli, di quella bellezza che si chiama santità. La leggenda si conclude dicendo che quella ragazza - leggo proprio il termine arcaico - guarì dalla sua mutezza, così dice la leggenda, cioè colei che aveva ritrovato la Madre ritrova anche la parola, perché se tu trovi tua madre, tua madre ti insegna di nuovo a parlare. Noi non sappiamo più parlare, e lo sapete bene; tra marito e moglie, tra genitori e figli non si parla, perché non abbiamo parole, perché nessuno più ci insegna a dire le parole, le parole sottovoce, le parole che le mamme sanno tirar fuori dal vocabolario e che si ammantano di mistero, di bellezza, le parole delle fiabe, le parole dell'infanzia. Quella ragazza, che trova l'immagine, ritrova anche la parola, riprende a parlare, può comunicare. Maria, Vergine del Lauro, ridacci la parola, facci dare nuovamente valore alle parole che utilizziamo, fa' che nascano dal distillato della preghiera, della contemplazione, ridona alle mamme la facoltà di parlare ai figli, ai mariti di parlare alle mogli, le mogli ai mariti, gli amici agli amici. Non sappiamo più parlare, ma adesso che ti abbiamo ritrovato, come dice la leggenda, ritroviamo anche la parola, le parole, ma soprattutto la Parola, Gesù Cristo Nostro Signore. Amen.

 
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