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NOVENA di SAN MICHELE 2008, Sabato 27 Settembre PDF Stampa E-mail
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Scritto da Teresita   
Friday 03 October 2008

Sabato, 27 Settembre

NOVENA di SAN MICHELE ARCANGELO 2008

guidata dal Parroco Don Pasquale 

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Meditazione

Abbiamo ascoltato alcuni versi del capitolo 4 della Seconda Lettera a Timoteo. Quest'ultima sera della Novena poniamo il sigillo, l'ultima parola del nostro itinerario sulla lotta spirituale. L'Arcangelo Michele con la spada nella sua iconografia ci invita a combattere e ancor prima ad assumere la nostra vita in una maniera responsabile, a non lasciarci andare, a non essere assopiti, ma a tenere gli occhi aperti. E qui questa Lettera è importante perché è il testamento di San Paolo al figlio Timoteo che sta per diventare padre e suo successore. Certamente nei sentimenti di Paolo, anziano, avanti negli anni, vi è la percezione della morte, come esplicitamente recita: "Il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele", cioè di cominciare a partire, a lasciare questa vita bella, ma che non è tutto, verso le sponde dell'eternità.

E allora che cosa ci diciamo stasera? Che la percezione della morte aiuta a metterci in un atteggiamento responsabile nei riguardi di noi stessi, della nostra vita spirituale, e di non lasciarci andare e di combattere. Quand'è che nasce la vita nello Spirito? Quando tu ti prendi cura dell'opera di Dio in te. E quand'è che accade questo? Quando tu avverti che devi morire, quando la morte ti visita, quando a un certo punto ti rendi conto che non puoi restare sempre qui a sfogliare margherite, che a un certo punto dovrai partire. E allora faccio due esempi, uno per gli adolescenti e l'altro per noi adulti. Quand'è che la morte viene a visitarti? Quando i nostri figli sono lasciati. Quanto durano gli amori degli adolescenti e dei giovani? Il tempo di una stagione, il tempo di un'avventura, ci hai creduto fino in fondo, ti sei innamorato, e a un certo punto finisce tutto. Ebbene, nei nostri figli, abituati ad avere tutto e subito, l'unica esperienza, ancora per grazia di Dio, di morte che possono fare è quando s'innamorano e non sono corrisposti o quando vengono lasciati, ti crolla il mondo addosso, avverti che è finita, non hai più desiderio di andare avanti, non riesci ad immaginare il futuro, fai difficoltà, è in quelle circostanze che molti cambiano, dall'essere sempre abituati a pretendere si rendono conto di avere un padre, una madre, dei familiari, iniziano ad apprezzare le cose più semplici, cominciano forse anche a dare oltre che a pretendere. È un'esperienza importantissima seppur dolorosa proprio perché la morte fa incursione nella loro adolescenza, nello scoppio di ormoni della loro vita, come anche la sera dei 18 anni.

Oggi è il compleanno di Silvia, 18enne; ieri sera ha festeggiato con i suoi amici, che cosa avrà pensato mentre si ritirava a sera?  -  Anche questa è finita!, e ora un vuoto allo stomaco, sei arrivato a un punto di arrivo, desiderato da tempo. I nostri adolescenti, non è il caso di Silvia, desiderano i 18 anni per la patente, per poter fare l'amore liberamente senza scrupoli, perché lo fanno già prima ovviamente, e attendono i 18 anni come un traguardo, poi viene il giorno, viene la sera della festa e ti senti un vuoto allo stomaco. Ebbene, è in quelle circostanze che la morte fa incursione nella vita dei nostri figli, è la possibilità aperta di prendersi cura di sé, di essere padri per se stessi. E a noi, quand'è che la morte ci visita? Certamente da grandi partono per l'eternità le persone che ci hanno amato, i nostri genitori, i nostri familiari, gli amici di un tempo, tante morti segnano il nostro cuore, ma c'è una morte spirituale che ci riguarda da vicino ed è una duplice esperienza. Innanzi tutto, quando una coppia desidera un figlio e non riesce ad averlo, quali sono i pensieri che albergano nel cuore, nella mente, nelle notti degli sposi? - Sto invecchiando, stanno passando gli anni, i capelli bianchi, il ciclo che ritorna come una condanna ogni mese, neanche la serenità di amarsi, perché c'è questo desiderio che è divenuto una preoccupazione, non ha senso il Natale senza un figlio, il nostro anniversario di matrimonio, gli anni scorrono, passano come una minaccia. E poi paradossalmente, e forse ancor di più, quand'è che noi cominciamo a percepire che la morte si avvicina? Quando abbiamo un figlio, quando abbiamo un nipotino, una nipotina, perché paradossalmente se da un lato mio figlio, mia figlia, mio nipote, mia nipote sono il segno concreto di qualcuno che resterà dopo di me, dopo la mia morte, dall'altro, quali sono i pensieri che facciamo quando abbiamo un figlio o un nipotino? Cominciamo a dire: E ora quanto tempo riuscirò a stare accanto a lui? riuscirò a seguirlo finché diventerà maggiorenne? ce lo vedrò? lo vedrò sposato? riuscirò a stargli accanto quando avrà il primo figlio, quando vivrà la prima crisi? A dire che paradossalmente un figlio desiderato, che è il seme che diventa eterno, ti fa percepire per grazia di Dio di essere mortale.

E allora sono questi i sentimenti di Paolo, che scrive a Timoteo, egli che lo ha generato il figlio Timoteo, ora lo vede capo di una comunità, sentimento di tristezza, di nostalgia, la morte è vicina, certamente perché Paolo è anziano ma non soltanto per questo, perché avverte dentro di sé: ora riuscirò a stargli vicino? Chi sa, avremo pochi giorni, pochi appuntamenti per vederci, e poi quando ci rincontreremo la prossima volta? Per un padre, una madre generare un figlio è avvertire ogni giorno la condanna di dover morire. E allora questo sentimento profondo di dover morire, di dover lasciare il figlio che non hai generato, i figli che hai generato, ci rende più attenti a ciò che accade nella nostra vita, voglio essere migliore, non posso essere quello di prima, devo cambiare, ora posso crescere per lui, per lei. Diventare padri spirituali - e ognuno di noi lo è, perché punto di riferimento non soltanto oggettivo ma nella fede -, per tanti diventare padri e madri è la prima strada per combattere, per assumere la propria vita, l'opera di Dio in noi, e prendercene cura non soltanto per noi stessi ma anche per loro e prenderci cura dei nostri figli.

E allora tutto ciò che ci siamo detti riguardo alla lotta spirituale non ha senso se tu innanzi tutto non visiti il tuo padre, se ti tieni a distanza, sorgeranno falsi maestri, come Paolo scrive in questi versi, ma non basta visitare, esser figlio, tu devi diventare padre, tu devi diventare madre spirituale, e si diventa padri e madri quando la morte ci visita. E - concludo - quando siamo tentati, che cosa è bene fare come padri e madri? Quando ti accorgi che tuo figlio, tua figlia sono tentati fa' loro una carezza, da' loro un segno di dolcezza, fa' loro un regalo, un'attenzione. Voi a volte non vi rendete conto che, ritirandovi a casa, vostro marito, vostra moglie, i vostri figli hanno vissuto una giornata tremenda perché sono stati a rischio di tradirvi 4, 5 volte in una sola giornata, e allora quando torni a casa, e poi inizi a litigare, cosa dici? - Ma allora... E quindi diventa importante per ciascuno di noi donare a dismisura queste piccole attenzioni, segni di dolcezza, perché tu certamente, perché tuo figlio, tua figlia certamente nell'arco di questa giornata più volte sono stati tentati, stanno portando avanti il loro combattimento e tu non te ne accorgi, lui non te lo dice, lei non lo lascia trasparire, allora: o lo senti dentro, o dallo per scontato e fa' loro una carezza.

Ed è l'invito - e concludo - a guardarci con occhi più teneri, a scambiarci auguri, sorrisi, baci, abbracci, piccoli segni che donano dolcezza a chi sta combattendo, a chi è stanco, a chi crede di non farcela, a chi forse sta già cedendo, ma una carezza, un dono, un biglietto, uno sguardo può salvarlo, può dargli l'energia e la grazia per vincere la sua battaglia.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore.

Ultimo aggiornamento ( Monday 13 October 2008 )
 
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