La Parrocchia
S.E.Mons. Arturo Aiello
ORDINAZIONE DIACONALE di Vitaliano Mandara, Teano - 2 Ottobre 08 Latest ACG News
| ORDINAZIONE DIACONALE di Vitaliano Mandara, Teano - 2 Ottobre 08 |
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| Scritto da Teresita | |
| Monday 06 October 2008 | |
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SS. Angeli Custodi 2008 - Cattedrale di Teano Celebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Arturo Aiello Vescovo della Diocesi di Teano - Calvi per l'Ordinazione Diaconale di Vitaliano Mandara
*** Fratelli e sorelle, la nostra Chiesa di Teano Calvi vive questa sera un momento di grande solennità, e le solennità sono un dono, un dono che viene dall'alto, che dobbiamo accogliere con mani tremanti, questo riguarda Vitaliano che sarà ordinato Diacono, ma ciascuno di noi e l'intera Chiesa. Accogliere un dono con la mano che trema è un'espressione di attenzione, l'emozione a volte è un evidenziatore, non è una difficoltà, e Vitaliano è emozionato, spero tanti di noi, perché questi momenti sono ancora non comuni, non lo saranno mai, perché la grazia è sempre nuova, ma certamente nel vissuto della nostra Chiesa costituiscono ancora delle grazie speciali, speriamo che un giorno possano diventare grazie normali, grazie quotidiane. È possibile che dalle sue piaghe nasca la speranza? Certamente, come abbiamo cantato, dalle piaghe del Redentore, ma anche dalle nostre, e sono i peccati, che ora confessiamo con umiltà, e che anziché schiacciarci, piaghe che, unite alle piaghe gloriose del Redentore, vengono rimarginate, cicatrizzate, perdonate. Per questo, per celebrare più degnamente i santi misteri confessiamo i nostri peccati. *** Omelia di Sua Eccellenza il VescovoCarissimi fratelli e sorelle, carissimo Vitaliano, carissimi sacerdoti e diaconi, religiosi e religiose, che impreziosite questa nostra santa assemblea, innanzi tutto è per me doveroso ricordarvi che stiamo celebrando questa Ordinazione diaconale nella festa degli Angeli Custodi. È stata voluta questa data per due motivi, il primo, legato alla vita, alla storia di questa santa Chiesa, perché oggi 2 ottobre ricorre il 100mo anniversario della nascita di Sua Eccellenza Mons. Matteo Guido Sperandeo, che per trent'anni è stato pastore vigile, amoroso, di questa comunità diocesana, ed anche perché ho l'impressione, e non è solo mia, che, a differenza di quanto abbiamo sentito nella nostra infanzia circa gli angeli, gli angeli custodi, questa presenza degli angeli sia stata archiviata, messa non solo in archivio ma in zona museo nella percezione della vita dei credenti, e anche, perché è un riflesso, nella predicazione dei sacerdoti; ci è sembrato - ho vissuto anch'io questo tempo - ci è sembrato dopo il Concilio che si dovesse snellire, togliere, ma spesso in questa furia devastatrice sono andate perdute delle cose preziose; per fortuna, mentre noi abbiamo mandato - come dire? - in esilio gli angeli, essi hanno continuato a lavorare in questi anni benché misconosciuti, non invocati; li vogliamo ringraziare perché, nonostante la nostra superficialità, ovviamente non parlo di tutti, essi hanno continuato quella opera di custodia, come la preghiera dell'Angelo di Dio, che vi inviterò a recitare alla fine di questa Omelia, che voi immaginate e sperate breve, ma non so, lo spero anch'io, diciamo che illuminano, custodiscono, reggono e governano la vita dei credenti. Probabilmente qualcuno di voi arriccerà il naso, vi sembra di tirar fuori dal guardaroba un abito fuori moda, in realtà gli angeli, di cui ci attesta la presenza, l'intercessione, la guida in più parti la Sacra Scrittura, null'altro sono che sacramento, segno della presenza amorevole di Dio nella nostra vita. "Il Signore manderà il suo angelo davanti a te". Parto da questa espressione per delineare brevemente, perché poi questa lezione sugli angeli riguarda anche il ministero di Vitaliano, ministero di Diacono, "mando il mio angelo davanti a te" esprime una prima azione degli angeli, che camminano davanti al credente per allontanare da lui i pericoli. Io credo che ci meraviglieremo, almeno io, credo anche voi, ci meraviglieremo alla fine della nostra vita, quando avremo dinanzi il groviglio dei nostri giorni, di quante cose il Signore ci abbia risparmiato; noi ci lamentiamo sempre, abbiamo sempre da dire che ci va tutto male, in realtà scopriremo che numeri telefonici perduti, telefonini lasciati da qualche parte, e quindi non essere raggiunti da un messaggio, appuntamenti che sono slittati per un ritardo, un treno che fa ritardo, un aereo che non atterra al momento opportuno, ci hanno liberato da tanti pericoli, cioè scopriremo quell'azione degli angeli, che, ovviamente è azione di Dio, è preveniente, si diceva una volta a proposito della grazia, credo che sia ancora valido. Grazia preveniente è la grazia che anticipa. Noi spesso sperimentiamo la grazia che sana quando si è stati feriti, ma, se qualcuno va avanti a te e ti toglie il pericolo dalla strada e ti evita di incontrare quella persona e ti impedisce di incrociare quella storia, di trovarti in quel momento pericoloso, credo che sia un'azione quanto mai importante, e quindi innanzi tutto gli angeli svolgono quest'azione preveniente, l'angelo va davanti a me e spazza la strada dai pericoli, fa in modo che io non senta certe parole, che io non colga certe allusioni volgari, che io non legga quel libro. Vi sembrerà probabilmente esagerato quel che sto dicendo ma appartiene questa verità alla fede della Chiesa attraverso questo concetto della grazia preveniente, cioè di una grazia che precede l'assenso della volontà, in qualche maniera orienta già al bene la nostra vita. Gli angeli nella Bibbia, come ci ricorda Agostino, abbiamo letto nella lettura patristica nella festa degli Arcangeli, gli angeli, dice Agostino, sono chiamati tali perché il loro nome è legato al loro ufficio, cioè sono annunziatori, sono coloro che ci ricordano la Parola di Dio, che ci ricordano da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo, parlano dentro di noi, nel nostro cuore. Tante illuminazioni che noi a volte attribuiamo alla nostra cultura, alla nostra preparazione teologico-spirituale, in realtà è il soffio degli angeli, cioè questa azione continua di messaggeria, oggi voi siete espertissimi coi pollici sui tasti dei telefonini, ma prima che si inventassero i telefonini c'era questa messaggeria, ed è ancora valida, tra l'altro gratuita, ancora valida, ed era la messaggeria di Dio, per cui, dice Agostino, l'angelo, perché dal greco "angelo" significa annunziatore, è colui che ti porta la Parola, che te la fa capire, che ti fa comprendere come la Parola combacia con la tua invocazione, che la risposta è quanto mai esaustiva rispetto alla tua domanda, domanda d'aiuto, domanda di forza, domanda d'illuminazione, domanda "cosa devo fare della mia vita, cosa devo fare in questo momento, quale scelta è giusto assumere in un momento di difficoltà". Facciamo un atto di fede in questa azione preveniente e anche accompagnante di Dio, itinerante, questa - sempre riferita alla teologia della grazia - potremmo dire che è la grazia attuale. Stiamo tirando fuori un po' di concetti dal dimenticatoio, quindi c'era la grazia che preveniva e c'è la grazia attuale, cioè adesso io sto predicando, e spero che si veda, che utilizzo, non sto parlando da me, sto utilizzando la grazia che in questo momento mi pone come vostro Vescovo non solo all'atto dell'Ordinazione che ho ricevuto, ma all'atto in cui io debbo comunicarvi delle cose e vengo sorretto da una, spero, chiarezza concettuale, e contemporaneamente anche voi nella grazia attuale di essere qui all'Ordinazione di Vitaliano ed essere aperti e percepire e dire: "Ah, ho dimenticato l'Angelo Custode, torno a casa non da solo, - la bomboniera preziosissima dell'Ordinazione di Vitaliano è riagganciare con questa presenza - non sono solo". Ecco, alla fine la presenza degli angeli e il credere nell'assistenza dell'angelo custode è null'altro che la vicinanza di Dio, l'attestazione della vicinanza di Dio, Dio ti è vicino, Dio non è lontano dalle tue pene, dai tuoi sogni, dai tuoi desideri, dalle tue scelte, e ti accompagna passo passo. Quest'azione di Dio nei confronti di tutti è stata codificata e ha trovato un suo simbolo e una sua forza nella intercessione e nell'accompagnamento, nella presenza dell'angelo custode. Quindi oggi, stasera, abbiamo la possibilità di ricuperare queste presenze e ce ne torniamo a casa, spero, consolati, perché non siamo soli, Dio è con te, Dio ti ama, ti accompagna. In fondo la presenza degli angeli e degli angeli custodi null'altro è che espressione della premura di Dio nei tuoi confronti, perché la premura è segno di amore, se una persona è premurosa significa che ama, se è disattenta, se non si ricorda la data del tuo compleanno, se non ti fa i doni, se non ti circonda di delicatezze significa che non ti vuole bene. Anche Dio, che ci ama, ci ama in una maniera premurosa, e quindi ci fa le carezze, ci fa le coccole, ti fa trovare un dono, ti fa arrivare un messaggio. Ecco, tutto questo in qualche maniera è riassunto nella presenza e nella intercessione degli angeli custodi. Tra l'altro questa scelta dell'Ordinazione diaconale di Vitaliano con la memoria degli Angeli Custodi ci prepara e in qualche maniera già ci ha introdotti nel ministero del diaconato nel quale per sempre sta per essere immesso con una grazia speciale, che è la grazia dell'Ordine, Vitaliano, una grazia che lo rende angelo. Ecco, stasera cambiamo il nome a Vitaliano, perché Gesù incontrava Simone e diceva: "Tu adesso ti chiamerai Pietro", dava dei nomi nuovi, e allora stasera diamo un nome nuovo a Vitaliano, ti sei chiamato fino ad oggi Vitaliano, d'ora in poi ti chiamerai "Angelo", perché i Diaconi sono angeli, angeli nel senso che annunziano la Parola. Nel "rito esplicativo" il Vescovo consegna all'Ordinato il Libro dei Vangeli e dice: "Ricevi il Libro dei Vangeli di cui sei divenuto annunziatore", e io potrei tradurre anche così: "... di cui sei divenuto angelo", come questi due angeli qui della Diocesi di Capua, che stanno alla mia destra e alla mia sinistra, che da pochi giorni hanno ricevuto questo mandato, hanno dalle mani del loro Vescovo Bruno, ricevuto il vangelo, e spero che quel vangelo vi abbia scottato le mani, perché, attenti, non si tratta, e lo sanno bene i sacerdoti, di imparare una lezione e di ripeterla, perché ho letto un libro, ho sbirciato un servizio omiletico di prediche da riscaldare al momento. No, non è così facile, perché questo annuncio, che Vitaliano comincia a svolgere da questa sera, riguarda la Parola, ma non è solo una Parola da imparare, è anche una Parola da ascoltare con amore, con attenzione. Per alcuni questo evento, certamente unico, di una lettura continua della Bibbia con tutti i Libri da Genesi ad Apocalisse, per alcuni sembra essere il toccasana della paganità, state tranquilli che, nonostante lo sforzo, meraviglioso ovviamente, da lodare, quest'iniziativa della lettura di seguito della Bibbia dall'inizio alla fine, da parte di vari canali televisivi, non è ciò che fa nascere la fede, e quindi Vitaliano, anche se si mettesse di seguito a seguire per tutte le ore, giorno e notte, questa lettura, questa lectio continua della Bibbia, non sarebbe in grado di svolgere il ministero, che invece ha bisogno di un'attenzione più profonda, di un'attenzione continua, di un'attenzione amante, di una Parola da guardare, oltre che da ascoltare e da proclamare. La Parola va anche guardata. Questo è il senso anche di questo piccolo pellegrinaggio che l'Evangeliario ha fatto fino al trono della Parola, e noi a guardare; non era uno spettacolo, era un atto di fede, a dire: Guardo la Parola, che adesso è in questo libro prezioso qui alla mia sinistra, ma che ha bisogno d'essere guardata ulteriormente, guardata con amore, d'essere interiorizzata. Questa Parola, Vitaliano, ti deve scottare le mani. Quest'espressione, che mi è molto cara, viene da Bernanos nel "Diario di un curato di campagna", dove il curato di Torcy, che era una specie di padre spirituale del piccolo, dice: "Attenti che la Parola non si prende con le pinze", perché se tu hai dei carboni ardenti, ovviamente non li prendi con le mani, li prendi con le pinze, se hai il camino acceso e devi smuovere la brace non lo fai con le mani, lo fai con qualche arnese di ferro. Ebbene, no, questo non va bene per la Parola di Dio, dice il curato di Torcy, esprimendo una esperienza di fede della Chiesa, cioè la Parola incandescente si tocca con le mani, per cui le mani dei Diaconi, le mani dei preti, dei Vescovi sono mani bruciate, come quelle dei panettieri. Una volta, quando si prendeva il pane dal forno, lo si sfornava e lo si prendeva con le mani, tanto che i panettieri alla fine finivano col perdere il tatto, tanto che le loro mani erano bruciate. Noi abbiamo le mani bruciate, non solo ma anche la bocca, perché il Vescovo a nome della Chiesa ha appena baciato la Parola, com'era? Mi ha bruciato le labbra, come nell'esperienza della chiamata di Isaia, e ogniqualvolta, Vitaliano, bacerai il Libro da Diacono e da prete, ricordati, ti brucia le labbra, e uno che ha le labbra bruciate, alla fine avrà difficoltà a baciare altro, o altre avranno difficoltà a baciarti se tu hai le labbra sformate, perché, ogniqualvolta accosti le labbra al libro sacro, ti brucia le labbra. Ecco, voglio dir questo: l'incontro, l'impatto con la Parola non è professionale ma è amante. Allora solo se Vitaliano, da Diacono, guarderà, ascolterà, seguirà con attenzione, inseguirà, ricorderà anche di notte - "anche di notte il mio cuore mi istruisce" -, ricorderà la Parola, se ne lascerà bruciare, allora la Parola quando voi la ascolterete dalle sue labbra, sia letta sia spiegata nell'Omelia, perché il Diacono fa anche l'Omelia, può anche fare l'Omelia, sentirete che quel calore, che ha riguardato la persona amante, si trasmette anche nel vostro cuore, e voi dite: "Ma sento qualcosa di nuovo dentro di me", è l'azione della Parola che ovviamente è efficace in se stessa ma ha bisogno di trasmettitori, ha bisogno di angeli. Cercansi angeli. C'è una seconda - e concludo - una seconda attinenza, una seconda aderenza del ministero del Diaconato, così come si appresta a viverlo Vitaliano, diverso dal diaconato permanente, dove vengono ordinati degli sposati, che è la promessa di celibato, e qui veniamo al punto dolens. Il padre Rettore lodando le doti, - vere, vere!, sottoscrivo tutto quello che ha detto - di Vitaliano, poi ha concluso: "Questa è la nostra visione, e poi c'è la debolezza delle persone", che è la debolezza umana, di tutti, del Vescovo in primis, e poi di tutti i fedeli. Perché è il punto dolens? Perché Vitaliano tra poco si impegnerà anche a vivere per tutta la sua vita da celibe, e non è - attenti! - da single, che è diverso, perché oggi tanti vivono da single, magari anche prima erano sposati e poi dicono: "No, ma è più bello vivere da single, perché non si hanno tante responsabilità". Chi vive da single è un egoista, diciamolo chiaramente senza mezzi termini, chi invece vive da celibe per il Regno di Dio è uno che si lascia bruciare interiormente dall'amore di Dio fino a diventare fiaccola ardente per gli altri, ma tutto questo implica una adesione totalizzante la persona, cioè Vitaliano, come tutti coloro che sono qui nel presbiterio, non può svolgere una professione a tempo; le professioni più alte in qualche maniera sono temporanee, il medico si toglie il camice, esce dall'ospedale, esce dallo studio e dice: "Basta, è finita, adesso vado a casa mia, ho mia moglie, i miei figli, la mia famiglia". Non così per noi, stranamente, paradossalmente, questa forse è la testimonianza che brucia di più, e per questo è bene che la Chiesa la conservi, brucia di più sulla cultura nella quale siamo immersi, paradossalmente a noi è chiesto di vivere questa adesione a Dio escludendo anche quelle esigenze fondamentali e belle, belle, della vita, che sono le esigenze della sessualità, che trovano la loro piena realizzazione, luminosa realizzazione nel matrimonio e nella famiglia. Vitaliano non si sposerà, e non temporaneamente, perché la sospensione, che egli sceglie stasera, è sine die, cioè senza fine, non è tra un anno, tra dieci anni, facciamo una prova, s'impegna per sempre. Adesso quest'aspetto, anche quest'aspetto celibatario in qualche maniera è un affacciarsi sul mistero degli angeli, perché d'ora in poi ti chiamerai "Angelo". Perché? Perché gli angeli si pongono un po' nella - diciamo - visione classica della teologia tra gli uomini e Dio, non hanno corpo, non sono Dio, sono una emanazione, vengono mandati per il bene degli uomini, sono, come ho detto, i custodi, gli accompagnatori, i consolatori, questo paradossalmente è possibile viverlo in una sospensione di questa legge ferrea, lo diciamo, sottolineo ferrea, della sessualità, per cui uno può dire: "Io vivo per amore di Dio - e poi dirò - e dei fratelli per tutta la mia vita senza una moglie, senza figli, senza una vita sessuale che mi soddisfi, vivo la sospensione di questo bisogno per testimoniare che Dio, quando entra nella vita di una persona, può anche "uuuuwwrrrrooouu" risucchiare tutto - questo è l'audio della predica - risucchiare tutto". A volte servono queste cose per quelli che si sono addormentati nel mentre, questo "uuuuwwrrrrooouu" è il risucchio, se uno ti risucchia, che succede? Succede che tutta la tua attenzione va a quella persona, questo succede quando si è innamorati, e ci si può anche innamorare di Dio, e se tu ti innamori di Dio, "uuuuwwrrrrooouu", Dio ti risucchia, risucchia anche il male, anche ciò che è impossibile umanamente, attenti che io per primo affermo qui che umanamente la nostra vita è strana, o no?, è strana rispetto a queste leggi ferree, però noi siamo i testimoni viventi di questo risucchio, di questo innamoramento, di cui abbiamo ascoltato nel canto del vangelo, cioè i discepoli di Giovanni, quando il Maestro dice: "Ecco l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo", Gli vanno dietro, s'innamorano di Lui, restano con Lui, vanno ad abitare con Lui; ed erano le quattro del pomeriggio, e il quadrante si è fermato a quell'ora, non è andato più avanti, non c'è stato un altro incontro che abbia reso questi due più entusiasti, cioè è un incontro che non si è mai esaurito, per questo erano le quattro del pomeriggio allora, e sono anche adesso per te, Vitaliano, le quattro del pomeriggio, cioè l'ora in cui incontri Gesù, lo hai già incontrato, adesso questo è l'incontro sacramentale, è la somma di tanti incontri, che il padre Rettore ha ampiamente raccontato, gli Esercizi spirituali del III anno, il mese ignaziano, tutti questi incontri adesso si riassumono in questo momento in cui, attraverso il ministero e le mani del tuo Vescovo, tu incontri Gesù e si ferma il tempo. Gli orologi ricordano sempre la sessualità, o no?, perché battono, gli orologi, tic, tic, tic, il tic tac degli orologi in qualche maniera è un audio della sessualità. Si ferma l'orologio, si è fermato l'orologio di Vitaliano, a che ora si è fermato? Alle quattro del pomeriggio, perché ha incontrato il più bello tra i figli dell'uomo. E se una persona, se una donna t'attrae perché è bella, se un uomo t'attrae perché è bello, quanto più non può attrarre Dio, esaurire, risucchiare, ho detto, tutte le tue energie mettendole - ed è l'ultima parola - mettendole al servizio della Chiesa, perché gli angeli, che sono gli adoratori di Dio, che sono quelli che sono presi nel gorgo dell'amore di Dio, sono anche i più vicini agli uomini? E questa sarà anche la tua esperienza, Vitaliano, e cioè più ti avvicinerai a Dio e più ti consacri a Lui e più dici "solo Dio, Tu solo il Santo, Tu solo il Signore, Tu solo l'Altissimo", come abbiamo cantato nel Gloria, più sentirai che questa adesione a Dio diventa disponibilità ai fratelli, cioè tu diventerai "angelo" per tanti. Questa sera la nostra Chiesa di Teano Calvi assume "un Angelo". Ricordati, non ti chiamerai più Vitaliano, tu sei "Angelo", annunziatore, non ti stancare, non guardare alla tua precarietà, non guardare alle tue doti, non guardare alla tua debolezza, cammina, dicevo ieri a Petrulo, bisogna dire Petrulo altrimenti San Nicandro nessuno capisce, a Petrulo, che è uno degli Stati uniti di Calvi, sono tre gli Stati uniti di Calvi Risorta, a Petrulo dicevo: "Chi vive il celibato cammina su una corda, è un funambolo". Avete mai visto un funambolo? uno che cammina su una corda? Se adesso mettiamo una corda in alto in alto nella nostra cattedrale, arriva un funambolo e comincia a camminare e ci cammina sulla testa e diciamo: "Adesso cade, adesso cade" e ci scostiamo, e invece non cade. E sapete quando il funambolo cade? Quando guarda giù, se guarda giù e vede la distanza e si ricorda: "La legge di gravità, è impossibile che io stia qui così, non sono un angelo", wrouu precipita, come precipitò quel giorno Pietro all'atto in cui sul lago Gesù gli disse "Vieni", ed egli cominciò a camminare sulle acque, era un funambolo, ma quando guardò se stesso, la furia del vento, la sua debolezza, "sono un uomo, c'è l'acqua, la legge di gravità", wrouu sprofondò. "Signore, salvami". Vitaliano, non guardare a te! Abbiamo pregato nel Vespro prima di scendere qui in cattedrale: "Guardate a Lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti". Il Signore sana ogni debolezza, sana e riempie ogni vuoto, anche il vuoto della paternità nella tua vita, il Signore ti manderà e già ti ha mandato tanti padri e tante persone che ti hanno accompagnato con tenerezza, guarda a Lui e sarai un angelo, preso, sorpreso dalla santità e dalla trascendenza di Dio, dalla bellezza di Gesù, e al tempo stesso, preso dalle cose degli uomini, così preso e compreso da non avere più tempo per te, cuore per te o per una sola donna, per pochi figli. Questo, cari fratelli, è il miracolo, e allora invochiamo il nostro angelo custode, ma anche l'angelo custode di Vitaliano, che oggi è contento e gode di una particolare luce nella gloria di Dio, con le parole dell'Angelo di Dio, che spero non abbiate dimenticato: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore. |
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| Ultimo aggiornamento ( Monday 06 October 2008 ) |
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