La Parrocchia
Omelie Don Pasquale Irolla
XXVII Domenica del Tempo Ordinario - 5 Ottobre 08 Latest ACG News
| XXVII Domenica del Tempo Ordinario - 5 Ottobre 08 |
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| Scritto da Teresita | |
| Thursday 09 October 2008 | |
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XXVII Domenica del Tempo Ordinario 2008
Parroco Don Pasquale Anche se sotto tono, presiedo quest'Eucaristia, e insieme siamo radunati dal Signore, fedeli a questo appuntamento di grazia, con la gioia nel cuore, con l'invito ad alzarci e a danzare: "Alzati dalla tua tristezza". L'invito, rivolto a Gerusalemme, è per ciascuno di noi, perché quest'Eucaristia è una spinta di vita, di grazia, di gioia, gioia che rende i nostri cuori ricettivi all'amore di Dio, alla sua Luce, alla sua Parola e alla sua Grazia. E allora chiediamo perdono dell'unico peccato che ci prende, che è la tristezza, e mettiamo la nostra vita nelle mani di Dio, perché riceva uno sguardo di luce e di perdono. *** Non so quanto suono della mia voce arrivi a voi, alle vostre orecchie, sforziamoci di fare maggiore attenzione, un silenzio più grande per ricevere una Parola importantissima oggi che possiamo tripartire così: la vigna, il lamento, la gelosia. La vigna. È tempo di vendemmia, anche la liturgia della Parola è in sintonia con il mosto che stiamo assaggiando, con la fatica di racimolare, di spremere e di attendere che il mosto diventi vino. La vite da sempre è cantata, è cantata dappertutto nella letteratura, nella letteratura classica ricordiamo i lirici greci e soprattutto quel frammento di Alceo: "Non piantare nessun albero prima della vite", lo ricordate? Due anni fa nel Mese di Maggio l'ho citato, e intorno a questo verso ho imbastito anche una meditazione. Dicevo, la letteratura canta della vite come l'amore, il simbolo dell'amore, anche la Parola di Dio canta l'amore con la vigna, che è il sacrario dove si incontrano lo sposo e la sposa nel Cantico. La vigna fa da protagonista anche perché per curare e per piantare una vigna ci vuole molta fatica, ci vogliono molte attenzioni, questo vale per ogni albero ma in particolare per la vite che è delicata, ci sono gli insetti, gli uccellini, poi ci sono i parassiti, c'è bisogno addirittura di potarla spesso, ben tre potature, di cui quella invernale è la più radicale, c'è bisogno di una cura estrema, e alla fine tu riesci a bere un po' di vino, cioè rispetto alla cura che vi hai messo, alle energie, alla fatica quotidiana, quel che poi riesci a bere in un bicchiere a mensa è poca cosa, quindi la vigna è il simbolo dell'amore, perché l'amore è delicato, ha i suoi nemici, va protetto, e ancor di più va custodito, perché tu possa goderne. La vigna ci dà l'opportunità anche di gustare in questa Domenica i versi del Profeta Isaia, sono bellissimi, spero che abbiate goduto nell'ascoltare il lamento di Dio nel Cantico della vigna, che ha proclamato Tonino, e anche voi, come me, abbiate gustato il Salmo, che abbiamo cantato, che fa eco ai versi di Isaia, a dire che c'è bisogno di entrare in questa Parola soprattutto tramite il genere letterario del lamento. Che cos'è quel che abbiamo ascoltato dal Profeta Isaia? Un lamento d'amore. Per poter gustarlo dobbiamo andare anche noi ai nostri figli. Quanto tempo c'è voluto per avere un figlio, per generare un figlio, due figli, tre figli, quattro figli? I figli noi li generiamo molto tempo prima di averli concepiti, molto tempo prima, perché i figli si generano prima nel pensiero, poi nel grembo e poi li hai finalmente in braccio; quando stringi in braccio un figlio lo stavi attendendo da anni, da decenni; anche le ragazze adolescenti a 15 anni, a 16 anni già hanno dentro di sé questo istinto materno, il desiderio di un figlio che poi esplode con l'età adulta, con la maturità. E allora i tuoi figli quanto amore ti sono costati? quanta sofferenza? E quando noi andiamo a tirare le somme che cosa succede? Succede quel che abbiamo ascoltato dal Profeta Isaia, cominciamo a piangere, ad intonare un canto di lamento, ci facciamo prendere dalla malinconia, dalla nostalgia, perché a fronte di tanto amore, di tante attenzioni, di tante preoccupazioni, che ci hanno fatto invecchiare, che cosa ricevi, riceviamo? come li vediamo crescere, maturare? Li vediamo sempre fuori strada, non grati, ingordi di attenzioni, e che sempre sono distratti da altro, come se noi facessimo di tutto per attirarli e loro sono distratti. Ebbene, il Cantico di Isaia fiorisce sulle labbra e nel cuore di Dio, che ha generato questa stirpe, che è Israele, ha trapiantato, come abbiamo cantato nel Salmo, questo popolo dall'Egitto, terra di schiavitù nella Terra Promessa, terra di libertà, e non riceve se non peccati, indifferenza. Questa è la sofferenza del cuore di Dio ancora oggi, perché l'amore non è contraccambiato, non è amato, come gridavano impazziti i santi. Ebbene, se sul tuo cuore, sulle tue labbra fiorisce questo canto di lamento d'amore puoi un po' intuire quanto oggi il Signore voglia dirti, quanto si agiti nel cuore di Dio, che ci vede sempre distratti, presi da mille preoccupazioni, fuorché dal suo amore, presi da tante distrazioni da dimenticarci di Lui. E quindi il lamento è un genere che più si addice al cuore di Dio, a tal punto che il Profeta Isaia, dando voce al Signore, dice al popolo d'Israele: "Siate voi giudici tra me e il mio popolo, che altro dovevo fare? Che altro dovevo fare? E ognuno di noi oggi è invitato a mettersi dietro il Profeta Isaia e intonare il suo lamento verso i nostri figli che sono distratti, verso tante opportunità, che si aprono anche in quest'anno pastorale di catechesi, e che molti non coglieranno, penso anche agli Esercizi femminili vocazionali che il 19 d'ottobre, Domenica, inizieremo, quante già hanno declinato l'invito per paura di compromettersi, perché vogliono vivere ancora nel dormiveglia? quanti approfitteranno del cammino di catechesi che si aprirà in questa settimana? quanti si sono resi conto che la vita è breve, che la giovinezza è un istante, che la fecondità dura poco e che bisogna impiegare tutte le energie che abbiamo in questo breve segmento che è questo giorno così fugace? Ebbene il lamento, il lamento. E infine la gelosia, la gelosia. Il lamento di Dio porta alla sua gelosia, e Gesù nel vangelo è molto più duro perché, riprendendo il Cantico di Isaia, imbastisce la parabola dei vignaioli, che maltrattano i servi e poi uccidono il figlio del padrone, e conclude dicendo: "Guardate che la vigna, il regno di Dio, questa vita, la fede, questa parrocchia, la vostra comunità, l'opportunità di vivere qui vi sarà tolta, sarà data a un altro popolo". E questa parola, infuriata di Gesù, della sua gelosia, si è realizzata quando il Regno di Dio, il vangelo è stato tolto al popolo d'Israele ed è stato consegnato ai pagani, divenuti cristiani, è stato consegnato a noi, a me, a te, noi siamo i beneficiari di tanta grazia, perché i prediletti hanno rifiutato. Questo è il mistero del male che proprio il figlio prediletto, verso cui tu hai ripiegato, hai investito tutto il tuo amore, per il quale hai sofferto di più, ti volge le spalle, non contraccambia. Quante volte succede anche questo nella vita? Tu ti fissi su un figlio, e poi ti accorgi di esser crollato, perché lui non ti ha contraccambiato. Ebbene, allora nasce la gelosia dall'amore non contraccambiato, e guai a noi se la gelosia di Dio non ci investisse, perché altrimenti noi saremmo finiti, continueremmo nella nostra mediocrità, in quegli impegni anche che alcuni si prendono stando con un piede dentro e un piede fuori, sì e no, interpretando a loro modo le responsabilità che si sono assunte, ebbene, guai a noi se a un certo punto dalle viscere di Dio non scaturisse la sua gelosia a fulminarci, a farci scontare la solitudine, a generare dentro di noi il pentimento, il dolore del peccato, spingendoci a tornare indietro. E quindi - e concludo - qual è il frutto della liturgia di oggi? Sono le lacrime, sono le lacrime. Spero siano nate nei nostri cuori mentre abbiamo ascoltato la Parola, tutto quanto ci è stato donato oggi è per scuoterci, è per dire: "Stai attento, tu stai perdendo tempo, la vita sta fuggendo, che ne hai fatto della tua giovinezza, della tua famiglia, del tuo amore, della tua fede, dei tuoi figli, di questa vigna che ti è stata consegnata per coltivarla? dove sono i grappoli? Dio viene a bussare alla nostra porta perché vuole qualche frutto da noi, stende la mano e ci chiede: "Che cosa hai da darmi oggi?". Non a caso nel vangelo, quando si parla del tempo dei frutti, due volte ricorre questa parola, la prima, quando il padrone, poiché è venuto il tempo dei frutti, manda i servi, e poi alla fine questa parola è tradotta con kairòs, cioè tempo di grazia. Ebbene, chi si accorge, che questa giornata come tutte le altre in realtà è un tempo di grazia che non torna più, che passa? Ebbene, spero che ognuno di noi sia in grado di trasformare il suo tempo in kairòs, in tempo di grazia, in accordo con i tempi di Dio, e finalmente, quando verrà a bussare alla nostra porta, ognuno di noi possa dire: "Signore, ho racimolato un grappolo, uno solo, l'ho salvato, eccolo, è Tuo", e noi saremo salvi. Auguro a ciascuno di noi di racimolare in questa giornata chicchi d'uva, grappoli, per poter presentarli a Dio. Tra breve offriremo sull'altare il frutto della terra e del lavoro dell'uomo, raccogliendo energie, sofferenze, lacrime, amore, preghiera, lavoro, sudore, perché tutto possa concorrere alla nostra salvezza. |
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