La Parrocchia
Mons. Arturo Aiello
ED E' SUBITO GRAZIA Latest ACG News
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| Scritto da Teresita | |
| Monday 13 October 2008 | |
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ED È SUBITO GRAZIA
"Epiclesi. Questa parola la devi imparare. È sempre accompagnata dal gesto dell'imposizione delle mani e dall'invocazione dello Spirito Santo. Le mani fanno tetto sul pane e sul vino come a disegnare una chiesa nella chiesa e da quel tetto-cielo scende lo Spirito e trasforma, vivifica, incendia, impasta, santifica". COMINCIA ORA UNA SCALATA AL MONTE SANTO. TIENITI FORTE. ALLACCIA LE CINTURE DI SICUREZZA PERCHÉ STIAMO PER DECOLLARE. Comincia la grande preghiera con cui si allargano gli orizzonti della nostra piccola chiesa di campagna, si allungano e si allargano le navate, le colonne si innalzano come cedri del Libano e il soffitto a cassettoni si allontana fino ad includere il cielo stellato, la luna, il sole e gli astri roteanti nelle loro orbite abissali e perfette. Ora che comincia il Prefazio, invito al rendimento di grazie, siamo condotti in una dimensione cosmica anche se restiamo qui nel nostro piccolo spazio sacro, e siamo invitati a sentire il respiro della storia anche se restiamo nel piccolo attimo fuggente della nostra celebrazione. Sei pronto al decollo? La preghiera prende velocità sulla pista con il dialogo serrato tra il Presidente e l'Assemblea che suona come le parole in codice scambiate tra il pilota e la torre di controllo. "Il Signore sia con voi". "E con il tuo Spirito". "In alto i nostri cuori". "Sono rivolti al Signore!". "Rendiamo grazie al Signore nostro Dio". "È cosa buona e giusta!". A "In alto i nostri cuori" l'Assemblea è già staccata dalla pista e avverto un vuoto allo stomaco come ad ogni decollo e ascolto il "Sono rivolti al Signore!" come il pilota sente la risposta dei motori alari all'atto in cui li chiama all'appello premendo i rispettivi sensori. Mi batte il cuore come al primo decollo. Come alla prima Messa mi tremano le mani. Mi rifugio tutto nella voce che rimane ferma, forte, solenne. Non sono più io, piccolo uomo-prete, si sgrana la mia storia, si stemperano i ricordi della mia povera vita, la percezione del mio corpo stranamente si perde nella voce che presto alla Chiesa e che, al momento, sembra l'unica cosa vera, reale, dovuta: "È veramente giusto, santo, fonte di gioia, rendere grazie...". Ecco, ci siamo..., stiamo virando sui tetti che si allontanano e sulle vie che rimpiccioliscono mentre la fusoliera fende le nubi e sfida la forza di gravità in altitudini sempre più luminose e rarefatte da cui guardare il nostro piccolo mondo antico e abbracciarlo con un solo sguardo di misericordia come forse ci accadrà nell'attimo della morte dove sarà chiaro cosa è stato veramente importante. Grazie... Ecco che cosa è veramente importante: rendere grazie, fare Eucaristia, dare lode al Padre Creatore, al Figlio Salvatore, allo Spirito Santificatore per quanto hanno operato nell'uomo creato e redento, nella Chiesa e nel mondo attraverso un'opera di grazia che la breve prospettiva delle case e degli alberi mi impediva di vedere chiaramente dal basso e che ora, dall'alto, mi si squaderna dinanzi con una chiarezza che mi fa dire "come ho fatto a non pensarci prima?". La vita vista da qui, ora che ci innalziamo progressivamente, ha una sua sensatezza, un suo chiaro dipanarsi intorno ad un fulcro luminoso. Non mi riferisco solo alla mia povera vita e a quella dei fedeli che compongono l'assemblea eucaristica di questa Domenica, ma alla vita del mondo, al senso della storia. A ciò che è stato. A ciò che sarà. Passato, presente, futuro hanno uguale cittadinanza intorno all'evento Gesù Cristo che mi appare il cuore del mondo e della storia. Colui che era, Colui che è, Colui che viene. Questa ritrovata certezza che la Chiesa mi pone dinanzi mi fa esultare di gioia "insieme agli angeli, agli arcangeli, ai cherubini e ai serafini che non cessano di esultare uniti nella stessa lode: Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell'universo...". Qui siamo in tanti a cantare, vivi e defunti, santi e peccatori, in questo canto al Dio tre volte Santo la nostra Chiesa pellegrina si affretta ascoltando l'inno della Chiesa celeste. Cantano anche le stelle e i pianeti, il magma incandescente nel ventre dei vulcani e i venti che soffiano sulle vette innevate del K2. La senti questa esplosione di mille voci della natura e della storia che riconoscono Dio autore e padrone, signore e padre? "I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!". Qui si supera la barriera del suono e puoi avere qualche disturbo ai timpani, ma è meraviglioso scoprire che l'amore di Dio è alla sorgente di ogni cosa e al suo estuario, inizio e fine, alfa e omega. Cantando il Sanctus tu sei in piedi come l'assemblea dei redenti nella liturgia dell'Apocalisse, ma il cuore è inginocchiato dinanzi a "Colui che move il sole e le altre stelle". L'organo a canne chiama a raccolta tutti i registri facendo vibrare gli stipiti delle porte come nella visione inaugurale di Isaia e nelle voci del coro distinguo la voce di mia madre già nella luce da quasi vent'anni, la dolce inflessione leccese del vescovo Don Tonino, la cantata baritonale di Giovanni Paolo II. "Padre veramente Santo, fonte di ogni santità...". Dopo l'intreccio di coro e orchestra come nella Nona Sinfonia di Beethoven, cala di nuovo il silenzio e tutti si danno appuntamento nella mia povera voce e vi si annidano come gabbiani sulle rocce. "A Te la lode da ogni creatura...". La preghiera Eucaristica è intrisa di lode, ringraziamento, meraviglia per quanto il Padre ha compiuto mandando come Salvatore il Figlio suo Gesù Cristo perché l'uomo non fosse in potere della morte. È rievocazione della storia della salvezza non solo come ricordo di un fatto accaduto, ma come evento che si fa all'atto in cui si racconta. Una memoria che riaccade, si ripresenta con i suoi effetti benefici nel momento in cui la si riaccende annullando lo spazio temporale che separa l'accaduto da chi lo racconta. Una memoria più forte: memoriale. "Santifica con l'effusione del tuo Spirito le offerte che ti presentiamo perché diventino il Corpo e il Sangue del tuo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo". Attento! Qui abbiamo una nuova virata e benché io abbia azionato il pilota automatico e mi stia lasciando trasportare dalle parole, c'è una nuova impennata. Lo noti dalle mani stese sul pane e sul vino. Epiclesi. Questa parola la devi imparare. È sempre accompagnata dal gesto dell'imposizione delle mani e dall'invocazione dello Spirito Santo. Le mani fanno tetto sul pane e sul vino come a disegnare una chiesa nella chiesa e da quel tetto-cielo scende lo Spirito e trasforma, vivifica, incendia, impasta, santifica. Ciò che io ho offerto, ciò che tu hai deposto sull'altare, ciò che ciascuno ha portato è povera cosa, ma lo Spirito trasforma e rende grandi le cose piccole, eterne le cose temporali, infinite quelle finite. "Epiclesi" è una parola d'ordine, un momento denso di santità nello svolgersi della liturgia già santa, un raggio di luce accecante in una giornata già luminosa. Un fotone di santità. Il pane è pane ma l'epiclesi lo rende il Corpo di Cristo. Il vino è vino ma l'epiclesi lo rende Sangue. Lo Spirito trasforma ogni cosa e ciò che era prima rimane esternamente identico, ma cambia nella radice del suo essere. Epiclesi. Il 7 dicembre 1978 io ero un giovane ai piedi del Vescovo Mons. Antonio Zama che stese le mani su di me e pronunziò l'epiclesi dell'Ordinazione che mi fece Diacono. Restai lo stesso per gli amici, ma fui radicalmente trasformato in servo della Parola e della carità. Il 7 luglio 1979 ero nuovamente ai suoi piedi, sotto il tetto delle sue mani da cui mi veniva lo Spirito che mi rendeva Presbitero per sempre. Mi sentivo ancora io, ma avveniva una trasformazione del mio essere, una transfinalizzazione delle mie energie orientate alla carità pastorale. Prima e dopo l'Ordinazione sembrava tutto identico, ma io ero cambiato dalla grazia dello Spirito Santo. Mi ero inginocchiato giovane e mi rialzai che ero anziano (presbitero significa "anziano") con una nuova forza nelle mani capace di provocare nelle offerte poste sull'altare la stessa mutazione radicale che il Vescovo aveva appena realizzato in me. Epiclesi. Il 30 giugno 2006 ero di nuovo sotto un tetto di mani. Le mani erano del Cardinale Gianbattista Re, Prefetto della Congregazione dei Vescovi, che invocava su di me lo "Spirito che governa e guida". Ci fu un vento impetuoso che bussava alle porte del cuore, poi lingue come di fuoco. Mi inginocchiai sotto quella cascata incandescente. Mi alzai vescovo. Sembravo quello di sempre, ma ero stato trasformato a immagine di Gesù Pastore. "Epiclesi". Impara questa parola e ripetila sillabandola. Nella Preghiera Eucaristica accade due volte: sulle offerte e sulla Chiesa raccolta. Sul pane e sul vino e poi sulla comunità in preghiera. È una cascata di luce e di fuoco che trasforma il pane in Corpo e il vino in Sangue di Cristo. La stessa grazia invocata sulla comunità dispersa e segmentata ottiene la Chiesa Corpo di Cristo. "Come questo pane era sparso sui colli in tanti chicchi e raccolto è diventato una cosa sola, così raccogli la tua Chiesa dai quattro venti nel tuo Regno!" si pregava nei primi secoli. Così preghiamo oggi invocando lo Spirito che viene a unificare e trasformare ciò che altrimenti sarebbe solo un'accozzaglia di persone diverse difficilmente armonizzabili. La Preghiera Eucaristica che sto recitando ottiene questi due miracoli: sotto il tetto delle mie mani lo Spirito Santo rende Corpo di Cristo il pane e la Chiesa. Il Pane per il cammino della Chiesa. La Chiesa per la consegna e l'adorazione del Pane. Epiclesi. Ciò che è povero diventa nobile, ciò che è debole diventa forte, ciò che è limitato diventa infinito, ciò che è peccato diventa santità. Il pane è Corpo, il gruppo è Chiesa, il poco è molto, la natura è grazia. Credi tu questo? Quando ero sotto il tetto di mani mi chiedevo: ce la farò? Ma fui trasformato. Ora sono io a stendere le mani sul pane e sul vino, a fare tetto a ciò che è sull'altare e tu pensi "È l'epiclesi!" e naturalmente senti il bisogno di cadere in ginocchio. Ed è subito grazia. † Arturo Aiello *** Il testo è riportato dal mensile di Formazione Eucaristica "L'Emanuele", ottobre 2008 n. 7 |
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| Ultimo aggiornamento ( Monday 13 October 2008 ) |
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