La Parrocchia
Omelie Don Pasquale
NOVENA di SAN MICHELE 2008, Mercoledì 24 Settembre Latest ACG News
| NOVENA di SAN MICHELE 2008, Mercoledì 24 Settembre |
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| Scritto da Teresita | |
| Monday 13 October 2008 | |
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Mercoledì, 24 Settembre NOVENA di SAN MICHELE ARCANGELO 2008 guidata dal Parroco Don Pasquale *** Meditazione Siamo alla terza puntata del nostro itinerario sulla lotta spirituale sulle orme e sulla scia della tradizione dei Padri, che ci hanno trasmesso consigli per combattere, innanzi tutto S. Ignazio, ricordate?, la tentazione in tre immagini: un generale che colpisce i tuoi punti deboli, una donna che è debole con i forti e forte con i deboli, e infine un amante che vuole restare segreto. E ieri sera ci siam ricordati nella seconda puntata che c'è un tempo per scappare, per fuggire davanti alla tentazione senza neanche affrontarla, fuggire le occasioni prossime di peccato, e un tempo in cui invece rimanere, restare, "non l'ho iniziata per te, né a causa tua la tralascerò". Questa sera prendiamo spunto dalla Lettera ai Romani, dove Paolo invita a essere svegli, Sempre sotto lo sguardo di S. Ignazio, che ci suggerisce due linee di condotta che ha satana verso di noi. Innanzi tutto egli dice: "Il tentatore vede se tu hai una coscienza superficiale o se invece hai una coscienza delicata. E che cosa fa, dice S. Ignazio? Se tu sei superficiale nei tuoi giudizi di coscienza, che cosa fa? Tende questa superficialità al massimo finché tu non riconosci più nessun peccato e non ti rimorde più nessun senso di colpa, se invece, continua S. Ignazio, tu sei una persona delicata e hai la coscienza delicata tende al massimo questa delicatezza fino allo scrupolo, facendoti bloccare, ritenendo peccato anche quel che peccato non è. Questo è tutto, potrei anche concludere e salutarci beatamente. Quindi due categorie di coscienza, le indichiamo così: La coscienza addormentata e la coscienza insonne. La coscienza addormentata è il caso più frequente, quella dei nostri figli, dei giovani, degli adulti, di ciascuno di noi. Siamo in tanti a vivere una sorta di torpore, dobbiamo confessarlo. Il nostro itinerario sulla lotta spirituale e, come sempre, la saggezza dei Padri antichi stanno a ricordarci che a un certo punto della tua vita ti accorgi di tutto questo, anzi se tu ti accorgi che dentro di te c'è una lotta, è scatenata una lotta tra tendenze diverse, opposte, allora sei sulla buona strada. Quindi innanzi tutto possiamo dire che molti di noi non si accorgono nemmeno di essere contesi tra pensieri opposti, tra desideri contrastanti, assecondano i propri stimoli beatamente senza farsi nessun problema, e quindi è il caso di tanti, la cui coscienza è addormentata, come quella degli adolescenti. Gli adolescenti dormono sempre, lo sappiamo molto bene, dormono quando vanno a scuola e mentre i professori spiegano sbadigliano, guardano fuori dalla finestra, e poi vengono a casa, e nel pomeriggio uno, due, tre ore di sonno, e poi a sera sempre con quegli occhi intorpiditi, perché fanno difficoltà a svegliarsi. E allora intuiamo molto bene perché Paolo nella Lettera ai Romani, scuotendo un po' anche ciascuno di noi, dica: "È tempo di svegliarvi dal sonno", perché è diffuso tra noi un torpore che assopisce la mente, la coscienza, che non ci rende attenti ai pensieri, ai desideri, alle tendenze che sono dentro di noi, e che ci spinge ad essere superficiali. Tante volte noi intuiamo pure come sia davvero un miracolo che mio figlio, mio marito, mia moglie a un certo punto inizi a prendere in mano con forza, con coraggio la sua vita, la sua vita spirituale e metta in atto un desiderio di cambiamento, di confessione, di crescita, è un miracolo, un miracolo, perché tendenzialmente noi siamo addormentati, cioè viviamo questa sorta di distrazione, di dissipazione, dove siamo presi dalle cose, dove facciamo difficoltà a concentrarci, dove, confessiamolo, non abbiamo neanche l'energia per combattere, per vincere noi stessi, perché siamo stanchi, stanchi di vivere, stanchi di soffrire, abbiamo poca forza dentro di noi, e allora Paolo ci ricorda: "È ormai tempo di svegliarvi", di svegliarvi Non a caso la vita spirituale è indicata proprio con questa immagine dello svegliarsi, quando tu ti svegli allora inizia la vera vita, la vita spirituale, cioè quando tu ti accorgi che dentro di te si muove Dio, e allo stesso tempo ci sono le tue tendenze e ci sono spinte che vanno contro la tua santità. E allora, "è ormai tempo di svegliarvi dal sonno" viene stasera a scuoterci con due schiaffi, nel dire: "Basta, basta, c'è bisogno che tu ti applichi di più, che tu guardi un po' in più", perché è facile lasciarsi andare, soprattutto da un certo punto in poi è facile lasciare le redini e andare alla deriva, e non aver più a cuore la nostra crescita spirituale, basta che a volte andiamo indietro negli anni dicendo: ma dieci anni fa che fioretto facevo in Quaresima? E quest'anno? Quando avevo vent'anni rispetto a ora che ho 40, che ho 60? Noi dobbiamo vincere con gli anni la tendenza a calare di tono, perché la mente e il cuore si annebbiano, si annebbiano, e allora i nostri figli, gli adolescenti sono in una sorta di sonnambulismo, perché non si sono ancora svegliati, perché si lasciano andare, non conoscono se stessi; noi rischiamo dopo molti anni, per stanchezza, di affievolirci, di abbassare il tiro. Non a caso i monaci venivano indicati come coloro che vegliano, che vegliano, e il termine greco è "gregorein", per cui tanti monaci, antichi Padri del deserto venivano indicati e chiamati "Gregorio", Gregorio di Nazanzio, Gregorio di Nissa, "Gregorio". E allora noi dobbiamo diventare "Gregorio", cioè con gli occhi aperti, in modo da riconoscere le suggestioni del male. E indica S. Ignazio a un certo punto di renderti conto che il concetto di normalità con gli anni rischi di spostarlo, quel che ti sembrava peccato, poi, se non stai attento, pian piano può risultarti normale, quasi dovuto, e non lo riconosci più. D'altra parte dicevo: la coscienza insonne, insonne. Che significa? È la coscienza che fa difficoltà a riconoscere ciò che è peccato e ciò che non lo sia. S. Ignazio dice: "Guarda, stai attento che se tu sei delicato, sei fragile, la spinta del tentatore è farti arrivare agli scrupoli e a bloccarti con gli scrupoli. Noi sappiamo molto bene che la generazione del dopoguerra, che siete voi e un po' anche io, è cresciuta con tanti scrupoli, vero? A volte li confessiamo anche nella vecchiaia, e diciamo: "Ho perso tanto tempo, mi hanno indotto il terrore di Dio, mi hanno insegnato, trasmesso una morale sessuale scrupolosa, a tal punto da bloccarmi. Ebbene, S. Ignazio indica che se noi siamo delicati, a un certo punto finiamo col restare bloccati. Ora io credo che gli scrupoli non se li fa più nessuno oggi, no? Quindi una cosa è il discorso per noi, altro è per i più giovani, però, invece di scrupoli, possiamo riconoscere la tendenza alla perfezione. Certamente anche l'adolescente più distratto, che sta chiacchierando nella navata laterale, che non studia a scuola, o il giovane dissipato che fa tardi, che si ritira a notte fonda, che vive di avventure, e anche a ciascuno di noi, ha il suo aspetto, l'aspetto della vita morale, della sua vita familiare, foss'anche il rapporto di coppia, o una parte in cui persegue la perfezione, questa tendenza al perfezionismo. Spesso lo ritrovo più nelle donne, che sono più attente, e quindi vorrebbero e non si rendono conto che stanno tendendo a essere perfette, o per lo meno, per esempio, nell'educazione dei figli. A volte nei riguardi dei nostri figli noi vorremmo non solo il meglio ma la perfezione, e questo è motivo di infelicità, perché poi mia figlia a scuola non è stata presso quella maestra brava e quindi non ha imparato a fare le divisioni a due cifre, come abbiamo sperimentato al Campo scuola, o anche poi con gli anni la catechista non era quella che io mi attendevo o quella pure era distratta, e allora cominciamo a infelicitarci a tal punto, perché? Perché tu per tuo figlio, per tua figlia vuoi la perfezione nell'educazione, e allora qui S. Ignazio viene a scuoterci: "Sta' attento, perché queste manie di perfezione prima o poi ti bloccheranno, ti bloccheranno", perché qual è l'esito di chi tende a tutto questo? È bloccarsi, è bloccarsi, è bloccarsi, e sei preso da tanti scrupoli, da tanti dubbi, da non riuscire neanche più ad agire. Questo spesso accade nei novizi, nei novizi. Cosa succede nei novizi? Che quando iniziano l'anno, i due anni di silenzio totale, di allontanamento totale dagli altri e quindi vivono un cammino spirituale più intenso, poiché il novizio sta all'inizio del cammino, vengono presi da questa mania di perfezione. Riguarda anche i primi anni di matrimonio, riguarda i primi anni, riguarda soprattutto la giovinezza, ma anche aspetti della nostra vita in cui noi non abbiamo rinunciato segretamente a questa perfezione, e che cosa succede? Che siamo orientati proprio su questo aspetto, e quindi la tristezza viene dentro di noi, perché manca una virgola, perché un esame ti è andato male e noi crolliamo e ci infelicitiamo la giornata, un mese intero. C'è un testo bello, educativo da leggere, le lettere di Perlinke, dove un diavolo maggiore educa un discepolo su come tentare gli uomini, e dice: "Guarda, i novizi tendono sempre alla perfezione, e quindi tu insinua nel pensiero di questo giovane, che è entrato in monastero, che non prega bene, che non piace a Dio, che ancora c'è tanto da fare, che probabilmente dentro di sé avverte una sorta di leggerezza ma non è ancora contento, e pian piano scaverai un pozzo e lo farai crollare con un semplice peccato, un peccato può determinare il suicidio". S. Ignazio sapientemente, avendo sperimentato su di sé le suggestioni del maligno, ci ricorda: "Guarda che satana se tu sei superficiale ti spinge fino al massimo la coscienza e te l'addormenta a tal punto che tu non sentirai più nulla, più nulla. Ricordate "la banalità del male"? Uno scritto di Anna Harendt sul genocidio nazista raccontava che i responsabili degli omicidi, eccidi di milioni e milioni di ebrei, interrogati, avevano risposto di avere eseguito semplicemente degli ordini, e questo con una grande naturalezza perché non si erano neanche posti il problema della morte di tanti ebrei e avevano eseguito gli ordini e basta. La banalità del male. Il male è banale, è banale, non te ne accorgi neanche mentre lo fai, d'altra parte S. Ignazio dice a ciascuno di noi: "Guarda che c'è un aspetto dentro di te delicato, bello, stai attento, perché se tu non ti confronti col padre spirituale, per esempio, questo aspetto dentro di te tenderà alla perdizione a tal punto che ti bloccherà con gli scrupoli o che addirittura al primo cedimento tu rinuncerai a tutto, ti suiciderai". Come ci si suicida? Semplicemente a volte non credendo più a nessuno, lasciandoci andare, è la morte della speranza, "non vivo più, ho sbagliato, è finita, è finita". E allora reagiamo, reagiamo, "è ormai tempo di svegliarsi dal sonno", stiamo attenti alla coscienza addormentata che sonnecchia, che sbadiglia, e alla coscienza insonne che non riesce a trovare tregua, troviamo il nostro giusto mezzo, direbbe sempre S. Ignazio. *** Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore. |
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| Ultimo aggiornamento ( Monday 13 October 2008 ) |
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