La Parrocchia
Omelie Don Pasquale
NOVENA di SAN MICHELE 2008, Marted́ 23 Settembre Latest ACG News
| NOVENA di SAN MICHELE 2008, Marted́ 23 Settembre |
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| Scritto da Teresita | |
| Monday 13 October 2008 | |
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NOVENA DI SAN MICHELE ARCANGELO 2008 Martedì, 23 Settembre
Omelia del Parroco Don Pasquale Stasera abbiamo cantato di più, forse parlerò di meno. Continuiamo il nostro itinerario sulla lotta spirituale. Il testo, i versi della 1^ Lettera di S. Pietro, che stasera reciteremo a Compieta, ci incoraggiano ad avere fiducia nella forza di Dio nell'ora della prova. Ieri S. Ignazio ci ha ricordato tre immagini con cui si presenta la tentazione: Un generale, una donna, un amante, stasera mettiamo a fuoco due situazioni in cui avere comportamenti opposti. Vorrei che ricordassimo di questa serata sia il verbo "fuggire" sia l'altro "restare". Ci sono delle circostanze in cui bisogna scappare e altre in cui invece bisogna rimanere. Quand'è che bisogna fuggire davanti alla tentazione? Ricordate? Noi nell'Atto di Dolore recitiamo: "Prometto di fuggire le occasioni prossime di peccato", ed è questa la prima situazione che mettiamo a fuoco. Ci sono delle circostanze in cui noi dobbiamo scappare davanti alla tentazione, perché non abbiamo la forza per combatterla, non abbiamo la maturità per resistere, non abbiamo l'energia per tentare un attacco o semplicemente per alzare uno scudo in difesa della nostra anima. E la sapienza spirituale antica ricordava: "Tu devi imparare a fuggire, cioè a tenerti distante, lontano dalle tentazioni prossime di peccato. I bambini imparano che, quando mettono il ditino nella presa, prendono la corrente, o toccano il ferro da stiro, si scottano, e allora, se tu vuoi accompagnarli vicino, scapperanno via perché si sono fatti male. Ora non mi risulta che noi facciamo lo stesso quando ci scottiamo con una persona, con un peccato, con una tentazione, tante volte accade che io mi scotto ma in questa circostanza cado, ma poi vi ritorno, perché dentro di noi nasce una voce che dice: "Ma tu devi essere maturo, tu, se non guardi in faccia la tentazione, non sei un uomo, non sei una donna, sei un bambino, sei un adolescente, non sei un tipo positivo, e questa voce a volte ha la meglio su di noi e ci porta ad avvicinarci rispetto alle occasioni prossime di peccato a tal punto che poi diventano un vizio. E allora vorrei insieme con voi incoraggiarci a tenerci distanti da quelle persone, da quei luoghi, da quegli oggetti, penso al telefonino, per esempio, devastante!, i telefonini, perché c'è quello pubblico e quello privato, uno per lavorare e un altro per divertirsi in certe navigazioni, contatti, che non fanno bene, o certi romanzi, certe scene, a dire che noi non abbiamo la maturità per vedere tutto, per leggere tutto, per avvicinarci a ogni circostanza, a ogni situazione. Allora dobbiamo avere l'umiltà di dire a noi stessi: "Io sono limitato, non sono perfetto, non ce la faccio, ho un debole per questa situazione, per questa tentazione", allora qual è il rimedio? Dicevano i Padri antichi che tu devi tenerti distante. Tante volte accade che chi riesce a uscir fuori dall'alcool ad un certo punto sceglie di non bere più. Ricordo, quand'ero adolescente, un padre missionario, che prima era un attore famoso, padre Umberto, forse qualcuno della mia generazione si ricorda che un pomeriggio venne al Centro parrocchiale, al centro vecchio, dai Padri Sacramentini, e ci raccontò la sua storia. Era attore famoso e la notte degli Oscar andò in crisi, andò in crisi dicendo: "Ma la mia vita finora dov'è andata? che cosa ne ho fatto?, e cambiò radicalmente a tal punto da consacrarsi e diventare missionario. E ricordo che quando poi andammo a cena dopo l'incontro e c'era la birra, l'acqua minerale e la bottiglia di vino, mentre, non ricordo chi, qualcuno di noi cercava di versare un po' di vino, disse: "No, no, non ne bevo, non ne bevo perché prima io bevevo - e non disse tutto il ragionamento - prima bevevo, ora non bevo più". Che significa? Significa che se tu non hai la maturità per bere un sorso di vino non ne devi bere proprio. Mi spiego? E allora è grande segno di maturità questa umiltà, questo umiliarsi, nel dire: "Io non sono in grado di bere un sorso di vino perché se mi metto davanti la bottiglia la bevo intera, allora non ne bevo più, non ne bevo più". A volte ci fanno anche meraviglia certe reazioni estreme, radicali, come non usare il telefonino, come non vedere mai la TV, come fare un fioretto radicale in Quaresima, e non ci spieghiamo, diciamo: "Questa persona è esagerata, è esagerata!". Bisogna esagerare proprio quando si ha paura di cadere. E allora, "fuggire le occasioni prossime di peccato" per ciascuno di noi è l'invito a scappare. I Padri ricordavano, soprattutto per chi è in cammino di consacrazione, davanti alla tentazione, riguardo alla castità, di scappare, non devi combattere, ma riguarda un po' tutti, i punti deboli che ognuno di noi ha, ciascuno di noi ha i suoi, allora se tu sai che non puoi essere equilibrato, non hai le energie per combattere, allora scappa, scappa via, tieniti a distanza di sicurezza. C'è anche la reazione opposta, dicevano: Noi dobbiamo imparare a scappare. Purtroppo oggi nessuno scappa più, perché tutti vogliono vedere tutto, e sarebbe a volte dentro di noi un'offesa alla nostra virilità non frequentare certi ambienti, non leggersi romanzi o altro. Dobbiamo imparare non soltanto a scappare, e quindi ricuperare questo consiglio antico, e non antiquato, ma anche, dicevo, a rimanere, a restare quando si presenta la tentazione opposta, e faccio riferimento a una frase di San Bernardo, che dice così: "Se tu hai intrapreso una scelta giusta sotto lo sguardo di Dio nel bene, e poi dopo un po' di tempo ti accorgi che sei caduto di tono, per esempio, se sei sposato hai ricevuto il sigillo sacramentale, vi siete amati follemente, e poi a un certo punto accade un tradimento, allora cosa potresti pensare? Potremmo pensare, e dire: "Ma io avevo intrapreso questo stato di vita per servire Dio, per dare gloria a Dio, ora mi ritrovo a star qui accanto a mio marito solo per i figli per esempio, non è la motivazione iniziale, quella più alta, allora non lo amo più, è un fallito. Dice San Bernardo: "In queste circostanze di' a satana: Questa scelta non l'ho iniziata per te, né a causa tua la tralascerò". Mi spiego? È questo il caso in cui bisogna restare, mentre ci verrebbe di fuggire. Tante volte accade anche a noi che iniziamo un'opera di bene, un servizio, anche ecclesiale, con tutte le motivazioni altruistiche o anche divine, voglio servire i poveri, voglio mettermi a disposizione degli altri, poi ad un certo punto dopo anni e anni ci riscopriamo un po' caduti di tono, nel dire: ma dietro questa generosità si nasconde anche un desiderio di essere ricambiato, di essere apprezzato, allora per coerenza me ne vado. Molti dicono così, ebbene, stai facendo il gioco della tentazione, "non l'ho iniziata per te, né a causa tua tralascerò questa scelta, questo servizio". Mi spiego? Altro esempio riguarda i novizi. Il Signore ti chiama, tu parti, vai sulla scia della grazia, sulle ali dello Spirito, poi iniziano i frutti; quando entri in Seminario, quando cambi parrocchia, quando entri in noviziato comincia l'aspetto duro e avverti nell'anima il turbamento, e tante domande ti assalgono il cuore, la mente e non ti fanno dormire. Ebbene, davanti a questi dubbi, a questi turbamenti San Bernardo dice: "Di' a satana: non l'ho iniziato per te questo cammino di consacrazione, né a causa tua lo tralascerò". Non a caso, a chi entra in convento si augura la perseveranza, è importante pregare per i nostri seminaristi, perché siano perseveranti, che significa essere perseveranti? Restare in quella decisione, presa sulle ali della grazia, anche quando nell'arco di un tempo, che può essere pure prolungato, dovessero assalirti turbamenti dell'anima, dubbi, assalti feroci, per chi entra nel cuore di Dio per consacrarsi. E allora dobbiamo pregare per le coppie sposate e per coloro che intraprendono un cammino vocazionale, perché siano perseveranti, e ognuno di noi deve avere il coraggio di perseverare in una scelta presa ragionevolmente, perché questa è santità, questa è la lotta, la vera lotta, perché ci sono delle volte in cui bisogna scappare, fuggire, "prometto di fuggire le occasioni prossime di peccato", e altre volte in cui, invece di fuggire, bisogna rimanere, perseverare, come dice la parola, indurire il volto, renderlo severo, nonostante i dubbi, i mille dubbi e il turbamento. E allora l'invito di Pietro nella sua Lettera a resistere è proprio questo - e concludo -: La lotta spirituale è il modo concreto con cui noi combattiamo e cresciamo nella somiglianza con Dio. Noi siamo creati a immagine e somiglianza di Dio, ma c'è tutto un cammino per somigliarGli sempre di più. Dentro di noi c'è una tendenza alla dissomiglianza che è la suggestione al male, che è il peccato, ebbene, noi, se intraprendiamo questa lotta, cresceremo nella somiglianza, diventerai più simile a Cristo, avrai i suoi occhi, il suo cuore, sarai bello, bella come Lui. E allora motiviamoci a vicenda, questo cammino di somiglianza può crescere. Noi, anche se siamo avanti negli anni, avvertiamo ancora di più di essere indietro paradossalmente, abbiamo tutta l'opportunità di continuare questo cammino di somiglianza con Gesù, in modo da combattere ogni giorno e ritrovarci nel nostro volto i suoi tratti. E quindi ci sono delle volte in cui noi dobbiamo fuggire umiliandoci senza aver vergogna, altre volte in cui dobbiamo restare, invece di avere una presunta coerenza di andar via. *** Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore. |
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