La Parrocchia
Omelie Don Pasquale Irolla
XXVIII Domenica del Tempo Ordinario/A - 12 Ottobre 08 Latest ACG News
| XXVIII Domenica del Tempo Ordinario/A - 12 Ottobre 08 |
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| Scritto da Teresita | |
| Tuesday 14 October 2008 | |
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12 Ottobre 2008 XXVIII DOMENICA del TEMPO ORDINARIO La luce che risplende in quest'Eucaristia ci investe e noi ne rimaniamo abbagliati, l'invito a questo banchetto di nozze è l'Eucaristia, ci rallegra il cuore e noi stiamo qui perché abbiamo detto sì e vogliamo rinnovare con più amore il sì a Dio, perché quest'Eucaristia sia una trasformazione radicale del nostro essere, ci rilanci alle nostre giornate con più amore, con più ardore. Nelle mani di Dio poniamo i nostri giorni, le attese che abbiamo nel cuore, anche la polvere accumulata per strada, i detriti del peccato, perché tutto sia bruciato dalla misericordia di Dio. *** LETTURE Isaia 25,6-10a Filippesi 4,12-14.19-20 Matteo 22,1-10 *** Omelia del Parroco Quest'Eucaristia che celebriamo è l'invito a nozze che abbiamo ricevuto, recapitato stamattina, spero atteso già per tutta una settimana, in vista del quale ci siamo preparati ritirandoci prima, facendo un po' di ordine nella nostra mente, nei nostri cuori. Tutta la nostra vita ci dà l'opportunità di scorgere quanto la Parola di Dio sia aderente al vissuto, alle occasioni, agli eventi di grazia, un invito rivolto a noi. Tutta la vita del resto è quest'invito che noi abbiamo ricevuto un giorno, pensati da Dio e poi finalmente e venuti al mondo, e non tutti riescono a rendersene conto, a volte sembra addirittura un peso, una vita da volersi buttar via, e in pochi si accorgono che invece è un'occasione, è un invito, è un invito. Tra le tante categorie filosofiche, quella che più si avvicina alla grazia è proprio questa dell'invito, cioè una proposta aperta, insperata, bellissima, che ti rallegra il cuore e che allo stesso tempo ti attira a dir di sì, ma puoi anche declinare l'invito, puoi anche rifiutare l'opportunità. E allora intuiamo come dietro a questa parabola di Gesù e alla profezia di Isaia ci sia tutta la storia della salvezza, tutta la nostra vita come invito che ci è piovuto dall'alto e che ci ha cambiati l'esistenza, i connotati. Innanzi tutto, ed è la prima sottolineatura che vale la pena fare, questa chiamata, quest'invito è rivolto a tutti, indistintamente, cattivi e buoni, a tutti. Veramente ci sono dei privilegiati, ma poi alla fine il racconto mira a dire: "Guarda che non ci sono persone escluse dalla festa di nozze, nessuno escluso dalla chiamata, tutti sono in grado e hanno le carte in regola per giocarsi la propria vita". E questo dettaglio è importantissimo per i genitori, per gli educatori, per quanti tra noi hanno responsabilità educative, perché non è scontato che tu guardi ai tuoi figli, ai tuoi ragazzi, ai tuoi Giovanissimi, ai tuoi studenti pensando che ognuno di essi può dire di sì, può dire di sì. Perché noi a volte ritagliamo l'invito solo a quelli che probabilmente ne sono in grado di sostenere l'onere, a volte invitiamo a Messa non tutti, perché mio figlio è già un miracolo che si è ritirato prima stasera, e allora non gli faccio quest'altra proposta. Noi a volte abbiamo questa mentalità, cioè di ritagliare la proposta a chi abbia, sia in forma, a chi abbia le carte in regola per rispondere positivamente, e così succede che ci priviamo di quella piacevole sorpresa che i nostri figli ci danno, che noi stessi facciamo a Dio, perché a un certo punto, mentre stiamo rivolti verso tutt'altre prospettive, ritorniamo. Del resto anche i vangeli, che stiamo ascoltando la Domenica, ci stanno istruendo come a un certo punto chi ha detto sempre no ti può dire di sì, ma tu se non lo inviti non puoi sperimentare quanto la potenza di un invito possa fare nella vita di una persona. Dicevo, a volte accadono queste sorprese. Io spero che ognuno di noi, indistintamente, e anche verso chi vediamo più distratto, svogliato, chi certamente lo intravediamo verso un fallimento, ognuno di noi abbia nei riguardi di queste persone una precomprensione positiva, perché la vita spirituale è sempre viva dentro di noi anche se noi non la notiamo, e allora a un certo punto salta su e tu ti ritrovi un miracolo, una presenza che non attendevi, un sì che invece tu pensavi non poter ricevere. E allora prima grande speranza: l'invito è rivolto a tutti, e tu devi assumere la mentalità di Dio che non esclude nessuno, che guarda tutti, che invita anche chi vede distratto e svogliato. Questa mentalità educativa noi dobbiamo coltivarla sempre di più, ovviamente, quando si tratta anche di grazia, abbiamo il dovere di invitare una nostra amica, un nostro figlio all'Eucaristia, alle catechesi. Penso anche all'inizio dell'Anno pastorale, dove abbiamo acceso i motori; questa settimana inizierà anche l'itinerario per i bambini e per i loro genitori, ebbene, immagina che tutti abbiano dentro di sé la possibilità di dirti di sì; è così che tante volte uno risponde di sì, se legge nei tuoi occhi che tu ti attendi, gli dai la possibilità e credi che possa ricevere una risposta positiva. Quindi l'invito è rivolto a tutti. Secondo dettaglio, seconda sottolineatura, che fa parte della esperienza quotidiana, è la possibilità di ricevere un rifiuto. Spero che ognuno di noi possa dire: "io ho ricevuto tanti no", perché se non hai ricevuto neppure un no vuol dire che non hai fatto tanti inviti alla catechesi, all'Eucaristia, a cambiar vita, a lasciare relazioni sbagliate. Dicevo: la possibilità di ricevere un rifiuto. È questo il mistero del male, del peccato, che è sempre accanto a noi e che è l'esperienza quotidiana, il poter ricevere un rifiuto da parte di chi tu hai invitato. Tante volte noi stessi ci accorgiamo che i no che vengono pronunciati, come nella parabola, anche nella nostra vita, nel vissuto che ci contraddistingue, non sono motivati da grandi appuntamenti, cioè i protagonisti non dicono: Noi abbiamo qualcosa di grande matrimonio, no, io dico: devo giocare con la play-station, mi dispiace, non posso venire all'Eucaristia, dice un altro ragazzo: io devo dormire non ce la faccio a svegliarmi per mezzogiorno, io devo curare i miei affari, altri dicono: devo firmare un compromesso, non posso venire, mi dispiace, a dire: la banalità del male. noi non diremo, non volteremo le spalle al Signore, perché faremo grandi peccati, grandissimi peccati, il no è banale e per motivi banali. E allora succede che un ragazzo per sciocchezze, per banalità non viene al Campo scuola, che un adulto per superficialità, per distrazione inizia un'altra storia, e noi ci accorgiamo che poi un invito così grande, così bello, scottante, accattivante, viene cestinato per una banalità. Alla fine della vita noi ci accorgeremo di tutti i no che abbiamo detto al Signore per motivi talmente stupidi e banali e cominceremo a morderci le dita, e diremo: Ma come sono stato stupido, stupido, perché per banalità, mi sono perso, per sciocchezze sono stato assente, e noi fatichiamo a far cambiare giudizi di valore a chi è aggrappato alle sue piccole cose, insignificanti, banalissime, rifiutando la grazia, anzi proprio quando un ragazzo, un adulto, qualcuno di noi riesce a cogliere la differenza tra la potenza e il dono che gli vien fatto e le quattro cose a cui è aggrappato è proprio in quella circostanza che scatta la crescita spirituale. E allora dicevo stiamo attenti alle piccole abitudini che poi iniziano a riempire tutta la nostra giornata e a reclamarci energie, tempo, attenzione, ognuno di noi ha tante piccole cose, tante fisime a cui non vuoi rinunciare che sono divenute più importanti del marito, della moglie, dei figli, della grazia, della grazia. E infine l'abito, l'abito. Una volta entrati tra le righe dice Gesù: Sta' attento che tu puoi dire di no anche quando sei qui, cioè molti di noi siamo presenti a quest'Eucaristia ma possiamo dir di no alla grazia, perché siamo distratti, perché non vogliamo fare entrare Gesù nei fondali dell'anima, perché stiamo pensando ad altro, al pranzo che ci attende, che so io, alle partite di oggi pomeriggio, alla settimana che pende come una spada di Damocle sul nostro capo, stai attento, stai attento che tu per entrare, per godere, per trarre frutto da quest'Eucaristia, come da ogni grazia, tu hai bisogno di prepararti, di avere l'abito adatto. E allora che significa questo? Noi non dobbiamo immaginare che partecipare a quel matrimonio con il jeans, con, che so io, con qualche altro capo d'abbigliamento sia un atto di umiltà e che il re sia esagerato nel punire l'invitato che non ha indossato l'abito del matrimonio. Che significa tutto questo? Oggi noi stiamo andando incontro proprio a questa confusione di luoghi, di mentalità, perché molti hanno la presunzione di venire all'Eucaristia in costume da bagno, in tuta, con le scarpe da ginnastica, a dire: noi siamo qui, però il mio essere è altrove, non è preparato all'incontro, noi vorremmo succhiare la grazia, però non ci siamo preparati: gli adolescenti hanno fatto tardi perché sono andati a ballare, noi ci siamo svegliati probabilmente pochi minuti fa e poi con gli occhi gonfi e con la testa piena di frastuoni o probabilmente con tutto ciò che è accaduto ieri sera vorremmo raggiungere l'estasi. Ma dico: Ci rendiamo conto che se è vero che l'Eucaristia è valida ex opere operato, cioè a prescindere dalla mia santità e dalla vostra perché il pane e il vino saranno consacrati nel Corpo e Sangue di Cristo, però il frutto di quest'Eucaristia dipende da me, da voi, da come ci siamo preparati. E a proposito di questo oggi siamo riusciti in sacrestia a vivere cinque minuti di statio; dovrebbe essere normale che nell'Eucaristia non si chiacchieri, non si vengano a portare inciuci, notizie, non si parli di banalità, di sciocchezze, ma non è scontato, non è scontato, allora noi possiamo arrivare a celebrare l'Eucaristia dopo aver fatto un festino e anche un drink e suona il campanello... Questo è il modo di ricevere frutto dall'Eucaristia? Allora la disciplina del silenzio in sacrestia, a cui ho invitato i ministranti, ricuperando questo dono, e invito i più grandi e anche chi dovesse entrare per consegnare una carta o per chiedere di qualche novità, questa disciplina è valida per tutti, è vero che anche in assemblea non dipende solo da te, dipende anche da chi ti sta accanto, ma la disciplina di prepararci, perché chi ama si prepara, rende del frutto, allora la grazia di Dio non è un vestito, è un abito - ricordatevi anche questa differenza - non è un vestito, perché il vestito si logora, lo puoi cambiare e sotto il vestito può non esserci nulla, ma, come scrive San Tommaso, è un habitus, cioè è un atteggiamento, è un qualcosa che dal di fuori ti è entrato talmente dentro da diventare una seconda pelle, una seconda pelle, e allora questo è l'abito nuziale, l'habitus, cioè la grazia non ti deve piovere dall'alto e tu la devi subire soltanto, la grazia si accoglie, la si accarezza, la si ama finché diventa parte di te, e se tu provi a strapparla di dosso ne strappi brandelli di carne, e allora il re non è esagerato nel punire l'invitato che non ha l'abito nuziale. Tante volte noi abbiamo quest'illusione e poi ci ritiriamo e non è cambiato nulla dopo un'Eucaristia, dopo un Ritiro, dopo un anno di formazione, la grazia va accolta, va abbracciata, va presa a due mani con ardore, con entusiasmo. E allora - e concludo - preoccupiamoci di più anche concretamente di come veniamo vestiti la Domenica. È un discorso che andrebbe fatto d'estate ma vale anche d'inverno, a dire: guarda se tuo figlio si è pettinato, vedi un po' se tuo marito si è sbarbato, se ti sei profumato, hai svolto i tuoi riti di preparazione, perché questi riti di preparazione, che culminano in come noi ci presentiamo la Domenica, parlano di un amore. Non a caso chi è depresso, chi sta male, non si cura, non si lava, non si rade, noi spiritualmente spesso siamo così, pur truccati, con la tintura fatta bene, e non ce ne accorgiamo, allora stiamo attenti all'abito, all'abito, all'habitus, perché noi, che stiamo dentro, noi che siamo questi, viviamo questo pericolo, cioè di esser qui, ma di essere altrove col cuore e di non esserci preparati alla grazia. *** Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore.
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| Ultimo aggiornamento ( Monday 27 October 2008 ) |
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