La Parrocchia
Omelie Don Pasquale
XXIX Domenica del Tempo Ordinario/A - 19 Ottobre 08 Latest ACG News
| XXIX Domenica del Tempo Ordinario/A - 19 Ottobre 08 |
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| Scritto da Teresita | |
| Monday 20 October 2008 | |
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19 Ottobre 2008 XXIX Domenica del Tempo Ordinario Il Signore conosce le nostre vie, i misteri e i segreti del nostro cuore; a Lui tutto è scoperto, conosciuto; apriamo il cuore, consegniamoci al Dio che ci illumina in quest'Eucaristia, ci raccoglie così come siamo, e ci ridona la grazia, la speranza, la gioia; ogni via, lontana da Lui, è via di tristezza e di peccato. E allora chiediamo di attirarci a sé e di ricondurci nelle Sue vie in quest'Eucaristia, desiderando rilanciare i nostri propositi di bene, perché Dio sottolinea, incoraggia quanto di luminoso è ancora nel nostro cuore. Apriamoci a Lui e lasciamoci abbracciare dal Suo amore. *** LETTURE Isaia 45,1.4-6 1^Tessalonicesi 1,1-5b Matteo 22,15-21 *** Omelia del Parroco Don Pasquale Siamo in comunione in quest'Eucaristia con il Papa Benedetto, che è in visita pastorale alla Prelatura di Pompei, a tutta la nostra regione campana, e riceviamo questa Parola, che illumina le scelte di un cristiano in questa vita e che dà a noi l'opportunità di ricuperare il nostro specifico. Oggi ricorre anche la Giornata Missionaria, ed è forte il desiderio di trasmettere la fede, annunciare il vangelo e non fermarci in chiesa, in sagrestia, ma andar fuori ad annunciare la gioia. E allora prendiamo l'ultimo verso di Gesù - che è divenuto proverbiale -: "Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". Vale la pena affacciarci su questo verso, che fa da motivo conduttore della Parola di Dio, per mettere a fuoco alcuni dettagli o alcune prospettive da cui affacciarci sulla Parola di oggi. Ebbene, che cosa ribolle in pentola? Noi sappiamo molto bene che ai tempi di Gesù la fede, la religione ebraica tendevano a istituire una teocrazia, quel che anche altre religioni attualmente tendono a fare, cioè: chi era il re, l'unto, l'uomo di Dio? chi era colui che governava la cosa pubblica? L'inviato di Dio, pari al sacerdote. Ebbene, in queste polemiche, che vogliono tendere a Gesù, noi possiamo scorgere molto bene gli ambiti che ci riguardano. Certamente Gesù non ha voluto dire a noi: Date a Cesare quello che è di Cesare, cioè alla vita familiare, alla vita politica, ai vostri affari la loro importanza e a Dio la sua importanza, sarebbe troppo riduttivo. Innanzi tutto quel che a noi ci interessa è come oggi stiamo coniugando questa Parola. Allora dicevo: è bene che anche Gesù abbia distinto gli ambiti politici e religiosi, perché durante i secoli le due - come dire? - queste due forme di vita cercavano di entrare, insinuarsi, di influenzarsi a vicenda, finchè siamo arrivati a un grande risultato, l'autonomia delle realtà terrene, come suggerisce anche il Concilio Vaticano II, in modo tale che alla vita politica bisogna dedicarsi con tutte le forze, e ci sono i propri rappresentanti, e la Chiesa vive in questo mondo nel suo servizio alle realtà di questo mondo. Dicevo: è importante che noi dividiamo gli ambiti in modo tale che nessuno verrà a chiedere al nostro Papa Benedetto, nessun Sindaco di Pompei: "Posso presiedere io l'Eucaristia?". No, è il Papa Benedetto, che sta presiedendo l'Eucaristia a Pompei, e nessun Consiglio comunale o Parlamento potrà essere presieduto dal Papa, perché ha il suo presidente. Ora, questa distinzione di ambiti è importante per non confonderci le idee, perché ancora si arriva dal parroco, dal prete a dire: "Vuoi raccomandarmi per questo concorso in magistratura?". Ma noi non abbiamo il compito di entrare in quelle stanze; o anche si tentano a volte vie inverse, di modo tale che la persona politica di turno possa influenzare una scelta pastorale o altro, a dire: Ognuno di noi ha i suoi ambiti, e in particolare è importante sottolineare questo aspetto, "rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". Cosa vuol dire? Non vuol dire: Date corpo e anima alla vostra famiglia, al vostro impegno sociale, a un'opera di bene, al rispetto del codice stradale, e poi date a Dio quello che è di Dio, perché noi stiamo sperimentando qualcosa di strano, - se riuscite a seguirmi - e che cioè: Noi dobbiamo rubarci a denti stretti un'Eucaristia durante la settimana, vero? Voi siete qui a quale prezzo, a quale costo? A volte si ruba una preghiera di nascosto dal marito, dalla moglie, dai figli, dai colleghi di lavoro, e a stento riusciamo a dedicare un ritaglio, un avanzo a Dio. Noi dove stiamo andando in questi anni? Stiamo andando incontro a questa grande realtà, noi ci stiamo infelicitando, perché stiamo dando a Cesare tutto, e po' gli avanzi di tempo, gli scarti a Dio, e quindi ci ammaliamo per il lavoro, si fanno i capelli grigi, i capelli bianchi per le difficoltà familiari e ci dedichiamo alla cosa pubblica, poi ci dimentichiamo che è Domenica, non abbiamo tempo per un Ritiro, non abbiamo tempo per la Preghiera settimanale, l'Ora di Adorazione, ci sono i figli, c'è il lavoro. Noi moriremo così, moriremo senza avere il tempo neanche di farci un segno di croce, di dire: "Gesù mio, misericordia, aiutami!". Stiamo un po' esagerando. E allora, dicevo anche ieri sera ai Giovanissimi - che fremevano perché c'era una partita importante e andavano di fretta per la preghiera dopo la riunione, e molti di loro sono rimasti al Centro per la preghiera -: Voi potete anche andare allo stadio e fare il tifo per la vostra squadra, ma poi se togliamo il tempo dedicato a Dio crolla tutto, è quel che sta succedendo. E allora, come ritradurrei il versetto finale del vangelo? In questo modo: Lasciate che Dio sia Dio e Cesare sia Cesare, cioè tu lascia che Dio sia Dio, perché a Dio va dato il primato, a Dio noi dobbiamo dare le primizie, il primo amore, tutte le energie, tutte le nostre forze; se tu lasci che Dio sia Dio, cioè se ognuno di noi inizia la giornata con un atto di adorazione, con un rendimento di lode, mettendo la propria offerta nelle mani di Dio, allora tutto rientrerà al suo posto: le preoccupazioni della vita, i figli, il lavoro, e altre cose che ci tolgono la salute, anche la salute, perché noi non riusciamo a lasciare che Dio sia Dio. Quindi Gesù, prendendo quella moneta di un denaro, che era la paga giornaliera di un bracciante, vuol dire ai lavoratori, a tutti coloro che come noi si giocano la vita in questo mondo: Lascia che Dio sia Dio, e anche tutto il resto assumerà la sua importanza. Ma qual è il problema? Che noi abbiamo altre priorità, che noi, quando tiriamo i bilanci guardiamo ai conti in banca, quando dobbiamo organizzarci le vacanze, guardiamo altre cose, e alla fine ci ritroviamo lontani, distanti, dissipati, e a stento conserviamo la fede, perché la fede è la lettura che noi diamo degli eventi di una giornata, quello sguardo particolare che fa leggere in un incidente di percorso la grazia, che ti fa dire no a certe sollecitazioni, per cui accogli delle rinunce sapendo e mettendoti in cammino, perché Dio sia Dio. E allora questo auguro a ciascuno di noi, alle nostre famiglie, alla nostra parrocchia: Lasciamo che Dio sia Dio, e automaticamente le realtà terrene avranno il loro posto, mettiamo Dio al centro dei nostri desideri, delle nostre passioni, e vedremo che tutto si ordinerà, perché i cristiani, come scriveva l'autore della Lettera a Diogneto, sono nel mondo come l'anima nel corpo. Ora, se noi l'anima non l'alleniamo - siamo in partenza per gli Esercizi spirituali con le ragazze, i seminaristi - se non alleniamo l'anima, noi in questo mondo non porteremo speranza, addirittura prenderemo la mentalità che ci circonda, la cultura dominante, e saremo peggiori degli altri, peggiori. Allora dobbiamo innanzi tutto difendere il primato di Dio, difendere i nostri pensieri, la nostra anima da tutti i messaggi che ci vengono dal di fuori, altrimenti noi non potremo vivificare niente, ci perderemo, non saremo quel seme gettato che feconda, quel sale che dà sapore, ma ci disperderemo, non avremo nessuna novità da portare e ci perderemo, ci danneremo, non ci salveremo l'anima. Allora - e concludo - lasciamo che Dio sia Dio. E' questo l'augurio per chi parte per gli Esercizi spirituali. Sono i seminaristi che noi vediamo partire dalla nostra parrocchia; è bene che essi partano perché Dio sia Dio, ma non perché, e non soltanto perché, siano in cammino verso il presbiterato; lasciamo che le ragazze partino per gli Esercizi vocazionali perché Dio sia Dio, e anche per ciascuno di voi: Partite di tanto in tanto, altrimenti perderete anche quel poco di buono che è sepolto dentro di voi e che chiede di esser portato in superficie, stiamo attenti, perché se siamo immersi sempre nella realtà di Cesare, noi faremo male quello e questo. E quindi - davvero concludo - Gesù ci richiama al primato di Dio. Non a caso anche il Profeta Isaia conclude la sua arringa ai deportati dicendo: "Guardate che Ciro il Grande, re di Persia, ha emanato il suo editto che vi fa rientrare in patria; è una grazia, è una grazia il ritorno dopo la deportazione in Babilonia. Ebbene, in tutto questo, che viene da Dio, voi conosciate che io sono l'unico Dio. Questo è l'augurio affinchè ognuno di noi riconosca il primato di Dio, lasci che Dio sia Dio, Lo lasci operare, accolga i suggerimenti, che vengono dall'anima, prima che sia troppo tardi. E allora, è bene che i Giovanissimi se ne siano andati un quarto d'ora prima per vedersi la partita, ma puntualmente alcuni sono rimasti scontenti, e altri sono in festa, e un domani sarà il contrario. Lasciate che Dio sia Dio, e riusciremo a gioire sempre, anche nelle sconfitte. *** Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore. |
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| Ultimo aggiornamento ( Monday 27 October 2008 ) |
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