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XXX Domenica del Tempo Ordinario/A - 26 Ottobre 08 PDF Stampa E-mail
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Scritto da Teresita   
Monday 27 October 2008

26 Ottobre 2008

XXX Domenica del Tempo Ordinario/A

   Scorre il sangue dell'amore in quest'Eucaristia che ci riporta alle sorgenti. Noi veniamo dall'amore, viviamo per amore, siamo in cammino verso l'amore, in cui faremo naufragio. Sentiamoci fortunati nell'esser qui puntuali, fedeli, presenti, attirati, convocati, radunati in uno da Cristo. Affidiamo a Lui le nostre vite, i nostri sogni, i nostri desideri, e anche ciò che noi non riusciamo a trasformare: le tenebre, il peccato, perché tutto diventi luce, tutto sia grazia in virtù della Sua misericordia.

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LETTURE

Esodo 22,20-26

1^Tessalonicesi 1,5c-10

Matteo 22,34-40

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Omelia del Parroco Don Pasquale

   Anche noi chiediamo a Gesù una parola in questa Domenica sull'amore e ce ne ritorniamo, come il dottore della legge nel vangelo, a bocca chiusa. Matteo annota che i Sadducei avevano provato a mettere in difficoltà Gesù, ma la sua sapienza era così grande che essi poi se ne erano ritornati con la bocca chiusa. Questo dettaglio credo faccia bene a noi per iniziare la nostra meditazione, la nostra Omelia, il nostro colloquio intorno alla Parola che ha come tema l'amore, il grande comandamento dell'amore, perché, dicevo, dell'amore si può innanzi tutto e soltanto tacere perché noi restiamo con la bocca chiusa, perché non riusciamo a dirlo, ci sfugge di mano, non riusciamo a definirlo, perché è l'amore che ci porta, è l'amore che ci fa andare alla deriva, è l'amore che ci sospinge, è lui che ci definisce, ci circoscrive, ci abbraccia. Noi siamo nelle mani dell'amore, dall'amore proveniamo, viviamo per amore e ci tufferemo un giorno nell'amore. E allora, innanzi tutto è un invito al silenzio, a tacere, a stare in adorazione, perché noi non riusciamo, perché l'amore è troppo grande per il nostro misero cuore, è dirompente perché la nostra vita è troppo breve per esprimerlo, anzi, quando tu amerai davvero, ti sentirai morire e morirai, è nell'amore, poiché noi ci dissolveremo, che finalmente noi ameremo, è nella morte che noi ameremo davvero. E allora vale la pena sottolineare qualcosa per lo meno riguardante l'amore che ci viene dall'alto, l'amore di Dio che è infuso dentro di noi, l'amore ricevuto da bambini dai nostri genitori, imparato a sillabare, a coniugare a casa in famiglia e poi a scuola, con gli amici e poi finalmente celebrato nel matrimonio amando un uomo, una donna, il marito, la moglie, i figli, i nipotini, gli amici, la comunità, i compagni di strada. Dicevo, vale la pena che noi in questa Domenica, sospinti da questa domanda di un dottore della legge sconosciuto, riandiamo alle sorgenti. Cosa possiamo sottolineare dell'amore? Per lo meno due aspetti che vale la pena che oggi noi guardiamo da vicino. L'amore chiede intimità, l'amore di Dio, perché possa entrare dentro di te, chiede che tu gli diventi intimo, chiede intimità, non basta stare uno di fronte all'altro. A volte anche durante l'Eucaristia non basta che voi stiate di fronte all'ambone o all'altare, e anche noi dall'altro lato, l'amore chiede non soltanto lo stare occhi negli occhi ma entrare l'uno nell'altro in questa intimità che non accade sempre, non accade sempre. Noi possiamo vivere insieme, condividere tanti anni di vita familiare, matrimoniale, e non diventare intimi, a tal punto che io non conosco chi è mia moglie, tu non conosci chi è tuo marito, non conosci i tuoi figli, perché poche volte riusciamo a essere intimi con una parola, uno sguardo, una lettera, una preghiera, un'intuizione. L'intimità. L'intimità non è automatica. Anche questa Eucaristia celebra l'amore, l'amore di Dio, che diventerà più intimo a noi di noi stessi, come scriveva Agostino, perché nel fare la Comunione Gesù entrerà nelle fibre di te, nella tua anima. Ebbene, non è automatico essere intimi, vivere l'intimità, perché l'intimità chiede, che cosa chiede? La nudità. Io non posso amare con i miei schermi, con le mie corazze, con la mia maschera, con quello che voglio far credere di me. No, no. L'amore chiede la nudità, e allora che significa? Significa che per amare noi dobbiamo imparare la nudità, ma perché tutto questo accada c'è bisogno che ognuno di noi si possegga, cioè l'amante e l'amato devono innanzi tutto esser divenuti se stessi per entrare l'uno nell'altro, per diventare intimi, altrimenti che cosa succede? Lo vediamo nei nostri figli, negli adolescenti, nei giovani, qual è il pericolo della nudità, dell'intimità? Se ancora tu non sei divenuto te stesso, il primo pericolo è la dipendenza, e noi possiamo osservare quante relazioni, quanti rapporti di dipendenza, simbiotici si stabiliscono nell'adolescenza, nella prima giovinezza, perché tu non sai chi sei e lo vorresti dall'altra, dal fidanzato, dalla ragazza, dal ragazzo, e allora ci si fonde e si instaurano rapporti di dipendenza che poi, quando finiscono, fanno molto male, perché ci si strappa brandelli di carne di dosso. L'altro pericolo vicino alla dipendenza, lo sappiamo bene, è farci male, farci male, essere violenti. La nudità ti espone ad essere ferito e tu puoi esser ferito e ferire senza rendertene conto, tutta una vita matrimoniale è accettare questo. Eccomi, sono nuda, sono nudo, sono povero, sono me stesso, non ti nascondo nulla, e accettare il rischio di ferire e di essere feriti, anzi, quanto più noi siamo intimi, tanto più poi scatta la violenza quando non sei corrisposto, quando ti senti incompreso, quando sei tradito. L'intimità è pericolosa, ma noi dobbiamo accettare questo rischio soprattutto una volta che noi siamo divenuti noi stessi e ci possediamo. È questo l'invito che riceviamo oggi. Tu vuoi amare? Sì, impara l'intimità, ma, perché tu possa amare nell'intimità, devi possederti, devi essere te stesso, devi aver raggiunto questa vetta di poterti abbracciare, riconoscere, conoscere, altrimenti che offri alla persona che tu ami? Ebbene, amore, amare è intimità, e amare è - seconda sottolineatura - è fecondità. Il secondo dettaglio dell'amore è la fecondità. Se noi siamo intimi e viviamo l'intimità saremo fecondi. Perché si ha difficoltà ad avere figli, a pensare agli altri? Perché l'intimità sfugge e hai paura, non le dedichi tempo. E allora, amore, e quindi anche qui l'amore di Dio, non ti chiede soltanto di entrare dentro di te, ma ti chiede di generare figli, generare figli, cioè che tu smetta di pensare a te stesso e guardi alle generazioni future e lanci questo sassolino nello stagno per quelli che verranno, o questo messaggio nella bottiglia nell'oceano, perché tra 10 anni, tra 50 anni, fra dieci secoli ci sia qualcuno a raccogliere quanto tu hai scritto. Amare è fecondità e, quando la coppia non è feconda, quando noi, come persone, non siamo fecondi, cioè non doniamo agli altri, allora ce ne andiamo con la testa, come quelle coppie che non si sposano mai e quindi non sono feconde, e si perde la testa, si fanno stranezze, poi, se si arriva al matrimonio, si organizzano matrimoni da Hollywood, le cose più strane, che abbiamo anche visto con i nostri occhi. E allora, dicevo, l'amore chiede la fecondità, cioè che tu la smetta di pensare a te e che tu pensi agli altri, che tu questo amore lo riversi sugli altri, perché se non c'è fecondità si compensa con altro, con altri modi, con altri mezzi, e l'amore si perde, si perde. E quindi - e concludo - noi riandiamo alle sorgenti in quest'Eucaristia, chiediamo maggiore intimità. Quest'Eucaristia è intimità con Gesù, maggiore fecondità. Quando usciamo di casa, che cosa riceve da noi il sole, il cielo, l'universo, gli uccelli che cantano, le persone, che ci sfiorano, ricevono qualcosa?, o no? Essere fecondi vuol dire passare e chi ti incontra riceve, riceve, coscientemente o incoscientemente, doni, doni, doni. Questa è la fecodità, altrimenti non si raggiunge la maturità. Dicevo, l'universo intero attende da ognuno di noi l'ultima pennellata, questa tela, che è la creazione, è incompiuta, e Dio l'ha lasciata così, perché io, perché ciascuno di voi, di noi come comunità, come famiglia di famiglie nel breve arco della nostra vita potessimo aggiungere con la nostra sensibilità, con la nostra originalità il nostro tocco di fecondità e accrescere la creazione. E quindi, oggi noi chiediamo a Gesù cos'è l'amore e ne ritorniamo con l'invito a restare con la bocca chiusa. Anch'io chiudo la bocca, e concludo, e noi restiamo in adorazione dell'amore, che è dentro di noi, e che scorrano intimità e fecondità in quest'Eucaristia, perché tanti finalmente possano avventurarsi lungo i sentieri, impervi ma bellissimi, dell'amore, e trasmettere ai propri figli, alle  generazioni future la dolcezza e il tormento di lasciarsi amare e di amare. Amen.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore.

Ultimo aggiornamento ( Wednesday 12 November 2008 )
 
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