Home arrow Cercando l'oro arrow A piedi a Santiago arrow 01-08-04 - Murias > El Acebo (km 34)
01-08-04 - Murias > El Acebo (km 34) PDF Stampa E-mail
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Scritto da SalvTatore   
Wednesday 07 September 2005
Puntuale come un odioso cucù svizzero, Tonino ci sveglia tutti alle cinque e mezza del mattino per prepararci a questa nuova partenza. Tocca a lui, che per lo spirito rude mostrato in questa prima fase di cammino è già stato battezzato “il nostro Giovanni Battista”, l’ingrato compito di interrompere il meritato riposo dei viandanti ricordando loro che è già giunta l’ora di rimettersi in marcia. L’immagine poetica fin qui descritta, tuttavia, non può giungere al cervello di tre ragazzi interrotti nel bel mezzo della dormita, e perciò Tonino riceve (come ogni mattina del resto) il suo bel carico di imprecazioni e maledizioni (mentali e non).
Si affronta oggi un’altra tappa piuttosto lunga. Abbiamo infatti intenzione di percorrere ben 34 chilometri, e per di più tutti d’un fiato, visto che il giorno precedente abbiamo scoperto che fermarsi per un paio d’ore dopo pranzo posticipa fatalmente l’arrivo all’ostello rischiando di farci rimanere senza un posto dove dormire!
Appena partiti, inizia l’asperità (piuttosto dolce a dire il vero) che ci conduce fino alla sommità del colle su cui è presente la “Cruz de Fierro”. Si tratta di un monumento votivo consistente in una croce ferrea conficcata su una collinetta di una decina di metri d’altezza tutta formata da ciottoli che, secondo la tradizione, nel corso dei secoli sono stati lasciati come segno di devozione dai pellegrini diretti a Santiago che passavano da questo luogo.
E’ domenica, e così a Rabanal del Camino approfittiamo per sentire la messa nella medievale chiesetta del paesino. Un monaco francescano celebra l’Eucaristia e i canti gregoriani sembrano quasi farci fare un tuffo indietro nel passato…ecco, forse davvero in qualche modo c’è ancora un legame coi pellegrini del 1300.
A fine celebrazione, dimeticandosi che per la comunità locale si tratta della messa domenicale, Lello decide di cambiarsi maglietta, pantaloncini e calzini praticamente sul sagrato della chiesa. Lo sguardo sdegnato delle anziane signore vestite a festa all’uscita dalla messa non fulmina il nostro Lello, che da quel momento in poi all’interno del gruppo si guadagna, per ovvi motivi, il soprannome di “sconsacrador del cammino”.
Nel riprendere il percorso cominciano ad affiorare i primi dolori seri: Lello ha un piede dolorante, Tonino un ginocchio malandato, Salvatore a tratti ha fitte alla caviglia mentre Raffino…..procede fresco come una rosa senza mostrare il minimo segno di cedimento. Solo nel tratto vicino Manjarin, in prossimità del traguardo odierno, si smarrisce all’interno di un boschetto. Il gruppo se ne accorge con un po’ di ritardo e, preoccupato, invia Salvatore indietro alla ricerca del Raffino perduto. Sono attimi di panico…ma per fortuna un turista inglese, ridendo di gusto, fornisce le indicazioni necessarie al ritrovamento.
Le risate dell’anglosassone sono ben presto spiegate: il nostro Raf si era fermato in prossimità di una fonte per ristorarsi e, a quanto sembra, anche ad effettuare una “telefonata”…A buon intenditor, poche parole!
Rimane infine una nota folkloristica. A Manjarin è presente un ostello dallo stile molto alternativo. Si finanzia esclusivamente grazie alle offerte dei pellegrini e c’è un clima molto gioviale…si può dire quasi da centro sociale! All’esterno è presente un variopinto fascio di frecce con l’indicazione chilometrica della distanza dai posti più sperduti del pianeta. D’obbligo la fotografia!
 
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