La Parrocchia
Omelie Don Pasquale Irolla
SOLENNITA' di TUTTI I SANTI - 1 Novembre 08 Latest ACG News
| SOLENNITA' di TUTTI I SANTI - 1 Novembre 08 |
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| Scritto da Teresita | |
| Monday 03 November 2008 | |
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01 Novembre 2008 SOLENNITÀ di TUTTI I SANTI Celebrazione Eucaristica presieduta dal Parroco Don Pasquale Irolla Celebriamo la solennità di Tutti i Santi raccogliendoci intorno alla corte di Dio, fortunati perché qui, invitati a quest'Eucaristia, anticipo della gloria, grazia che scorre, luce di bellezza, Parola che ci rinfranca, insieme a Tutti i Santi desideriamo cantare la gloria di Dio e rallegrarci già in questa vita, segnata dal limite, dalla sofferenza, perché i nostri nomi sono scritti nel cielo, perché la nostra sorte è luminosa, perché ognuno di noi è ben oltre quanto mostra, si porta dentro un mistero che è il mistero di Dio vivo in noi. Siamo grati per tanta luce, per tanta grazia, e in questo giorno delicato, dove si danno appuntamento gioia e tristezza, desiderio di bene e nostalgia di santità, ricordi di peccati e promesse di cambiamento, mettiamoci sul cuore di Dio così come siamo, fiduciosi nella Sua infinita misericordia, che riplasma e rende più bella la Sua opera una volta che è andata in frantumi. *** LETTURE Apocalisse di S. Giovanni ap. 7,2-4.9-14 1^ S. Giovanni ap. 3,1-3 Matteo 5,1-12a*** Omelia del Parroco La nostra basilica non proprio colma, come ogni anno purtroppo nella solennità di Tutti i Santi, è comunque gremita, affollata da presenze invisibili: Sono i Santi, i nostri defunti, siamo tutti, radunati in questa Eucaristia in una maniera sacramentale e reale allo stesso tempo, tutti presenti, occhi che fiammeggiano, cuori che palpitano, voci che cantano, esistenze bruciate, come l'incenso nel turibolo, per profumare e dare gloria a Dio, desideri di bene, propositi di conversione, sogni che non fanno dormire e che ci tengono desti per una vita intera. Questo giorno è delicato, avverto che è molto delicato, innanzi tutto è il nostro giorno dove noi dovremmo avere il coraggio di guardarci negli occhi e di farci gli auguri, auguri di santità, auguri di bellezza, di luminosità; giorno, dicevo, delicato perché, in questa Eucaristia in particolare, si danno appuntamento gioia e tristezza, sogni, desideri di santità, futuro che abbiamo immaginato per noi, per la nostra famiglia, per i nostri figli, e poi realtà, che tante volte sembravano contraddire questi sogni, peccati che ci hanno messo in ginocchio, hanno mandato in frantumi l'opera di Dio, e trapassamenti di grazia, folate di vento, di brezza leggera, che hanno carezzato il nostro volto, leggerezze angeliche e fango che ci contraddistinguono. Oggi noi siamo in festa e, dicevo, abbiamo bisogno innanzi tutto di essere riportati attraverso la Parola di Dio in questa Eucaristia alla nostra vera identità, alla nostra origine, perché il passare degli anni, le difficoltà della vita, le tentazioni offuscano questa nostra identità, e noi, nati per essere santi, per tuffarci un giorno completamente nell'oceano di Dio, diventando tutt'uno con Lui, restiamo scoraggiati, e allora dobbiamo guardarci negli occhi e spingerci e dire: Vai avanti, Dio ha ancora sogni di bene per te, per la tua coppia, per i tuoi figli, per la tua famiglia; non ti scoraggiare, rialzati e punta in alto ancora una volta, come è accaduto per la fioriera, che era davanti alla maestà di Duccio e che è andata in frantumi. Dio la ricompone, quando questo cristallo di Boemia si frange, Dio con la sua arte, con il suo amore, con la sua misericordia lo rende più bello, e noi questa santità oggi dobbiamo imparare a ricercare, non quella di chi non ha mai sbagliato, non la santità luminosa degli angeli, puro spirito, mai contaminati, ma quella santità che è un rimpasto continuo di natura e di grazia, di peccato e di misericordia, di propositi di bene e di opere realizzate, questa santità, consegnata oggi, fa per te, è per te, è per ciascuno di noi. E allora, come sempre, riandiamo insieme a Tutti i Santi, ai nostri defunti che sono in festa e che ci incoraggiano a guardare al mistero che Dio realizza in ciascuno di noi; c'è un mistero profondissimo che sta a indicarci che la santità è essere creati a immagine di Dio, c'è l'impronta digitale di Gesù, impressa nella tua anima, nella mia anima attraverso la creazione, ancor di più attraverso il Battesimo e la Confermazione che ci hanno impresso il carattere, come la teologia sta a insegnarci, cioè quell'impronta digitale che non va via. Anche se alcuni chiedono di essere sbattezzati, come purtroppo si usa fare da un po' di anni, quell'impronta digitale, impressa nell'anima, non va più via, ce la porteremo anche nell'eternità ed è l'immagine di Dio dentro di noi che non può essere offuscata da nessun peccato anche grave, nessun peccato può offuscare l'immagine di Dio in te; se tu ti metti in adorazione della tua anima scoprirai il profumo di Gesù, il suo crisma, vedrai la Sua immagine riflessa, ti scoprirai a sua immagine. Ebbene, questo è dono, è pura grazia, è santità che viene direttamente dall'alto, viene verticale e piove su di noi in una maniera immeritata ed è sempre presente in noi l'immagine di Dio. Ognuno di noi, guardandoci negli occhi, potrebbe curiosare, scoprire, frugare nello sguardo dei suoi familiari, delle persone che ama una scintilla che viene da Dio, un tratto nel tono della voce, nelle parole, in atteggiamenti che parlano di Gesù. Ebbene, santità è essere creati a immagine di Dio, e noi lo siamo per davvero. Giovanni nella Prima Lettera sta a ricordarci che quel che noi siamo e quel che saremo non è stato ancora rivelato, cioè noi non lo comprendiamo ancora totalmente, è tutto da scoprire ed è tutto da realizzare. E se i Padri indicavano l'ancora per ogni difficoltà, per ogni peccato, che è l'essere a immagine di Dio che non va mai via, indicavano anche il cammino concreto di santità, dicendo che ognuno di noi, creato a immagine, può rallegrare il cuore di Dio collaborando con la grazia e diventando simile a Gesù in una maniera progressiva. È tutto il cammino della somiglianza. Allora sono due le parole che parlano di due misteri dentro di noi: l'immagine di Dio non va più via, è sempre presente; ogni volta che noi pecchiamo possiamo ancorarci a questo dono: l'impronta digitale di Gesù nell'anima per sempre; poi c'è un cammino concreto che ognuno di noi può realizzare, ed è il cammino di somiglianza, fatto di collaborazione alla grazia, di sopportazione delle difficoltà, il portare la croce, accettare il dolore, e, possiamo dirlo, accettare anche che i sogni di perfezionismo, nutriti benevolmente per la nostra vita, per i nostri figli, a un certo punto vanno in frantumi e quindi c'è bisogno di reimpastarli, è il cammino di somiglianza, per cui un pensiero d'amore rallegra il cuore di Dio, perché è corrispondere alla sua grazia; un'opera di bene, l'accettazione di un dolore, una malattia, il portare avanti la propria vita, rialzandosi ad ogni caduta, rallegra il cuore di Dio, che fa crescere quest'opera continua che è la somiglianza a Gesù. Quindi, da un lato c'è il dono che resta sempre vero, perché la santità è opera di Dio e proviene da Lui, dall'altro noi possiamo fare qualcosa, un piccolo passo, per lo meno smuoverci, ma io penso che dobbiamo smuoverci dalla tristezza, cioè da quella sorta di apatia che ci prende, perché a volte pensiamo che non possiamo più ricavare da noi stessi qualcosa di bello che, semmai il Signore avesse nutrito per noi sogni di bene, ora noi stessi faremmo difficoltà a poterli vedere realizzati. Ebbene, l'opera del maligno, di satana è quella di scoraggiarci, non è quella soltanto di farci peccare, perché il peccato può essere perdonato, può essere scontato, e anche questo è santità, scontare il peccato, i nostri peccati, ma l'opera diabolica è farci abbassare il tiro, è intorpidirci, è rattristarci, e i santi piangono lacrime ma sono lacrime d'amore, lacrime di perdono. Queste lacrime, questa tristezza oggi siamo invitati a trasformare, partiti da considerarci perdenti, ad arrivare a lacrime d'amore, e in questo fiume, in questo torrente di lacrime d'amore noi ci bagniamo lo sguardo di oggi in quest'Eucaristia, per essere restituiti a noi stessi puri, purificati di tutti i nostri propositi, di tutti i sogni di bene che ancora possiamo nutrire. E allora - e concludo - auguri!, auguri!, abbiamo il coraggio di darci un bacio, d'abbracciarci e di scambiarci gli auguri, come reduci da un bombardamento, da un combattimento che ci ha feriti ma non ci ha uccisi. Come Paolo sta a ricordarci, certamente noi siamo sballottati qua e là ma siamo ancora vivi e possiamo ancora rialzarci, sorgere dalle nostre ceneri e puntare in alto. I nostri defunti ci incoraggino in questo cammino, loro che come santi e come i santi già sono arrivati, fanno il tifo per noi, ci spingono a camminare, ci rialzano ad ogni difficoltà e trasformano le lacrime di tristezza in lacrime di gratitudine ed amore. Auguri! Solennità di tutti i Santi, festa delle nostre origini, giorno in cui noi sogniamo la nostra fine, il nostro approdo, veniamo da Dio, a Lui approderemo certamente, e allora è il caso di scuoterci, di rimetterci in cammino e di nutrire insieme con Dio sogni di speranza. *** Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore. |
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| Ultimo aggiornamento ( Wednesday 05 November 2008 ) |
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