La Parrocchia
Mons. Arturo Aiello
CELEBRAZIONE EUCARISTICA, Parrocchia S.Maria dell'Agnena - 16 Ottobre 08 Latest ACG News
| CELEBRAZIONE EUCARISTICA, Parrocchia S.Maria dell'Agnena - 16 Ottobre 08 |
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| Scritto da Teresita | |
| Monday 03 November 2008 | |
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ANNO PAOLINO 2008-2009 16 ottobre 2008 PARROCCHIA S. MARIA DELL'AGNENA VITULAZIO
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CELEBRAZIONE EUCARISTICA
PRESIEDUTA DA S. E. REV. MA MONS. ARTURO AIELLO VESCOVO DELLA DIOCESI DI TEANO-CALVI ♪♪♪ Fratelli e sorelle, intorno all'altare sempre ci riconosciamo, innanzi tutto ci riconosciamo figli di Dio, poi ci riconosciamo tra noi, e non solo tra quelli fra voi che si conoscono, il Vescovo che sta con voi questa sera lo vedete per la prima volta e lui vede per la prima volta voi, ma stare qui è essere nella fraternità, perché ci si riconosce davanti all'altare, e poi, come all'inizio di ogni celebrazione, ci riconosciamo peccatori. Cosa siamo? Siamo figli di Dio ma siamo anche figli che hanno voltato le spalle al padre preferendo i loro itinerari, le loro libertà, quando esiste una sola libertà, quella del bene. Chiediamo perdono per tutte le volte in cui siamo scappati da Dio e siamo incappati nei briganti. ♫♫♫ Omelia di Sua Eccellenza il Vescovo Fin da ora vi debbo chiedere scusa perché, oltre ad avere un mezzo Vescovo, lo avete anche a mezza voce, perché anche i Vescovi si ammalano, anche i ricchi piangono, ma i Vescovi non sono ricchi, nel senso che siamo uomini e quindi come tutti gli uomini subiamo le correnti e le malattie di stagione. Nonostante fossi impresentabile ho voluto essere qui innanzi tutto in segno di stima nei confronti del vostro parroco, col quale non ho mai parlato, ci siamo incrociati in qualche celebrazione ma, poiché i Vescovi hanno il fiuto, ognuno ha il suo fiuto professionale, e anche i Vescovi hanno il loro, ho percepito, e adesso ne ho una prova, guardandovi e guardando questa chiesa, del suo zelo che io avevo fiutato; adesso potrei fiutare molto poco perché potete immaginare che, oltre a ridurmi la voce, il raffreddore e l'influenza mi hanno ridotto anche la possibilità di sentire gli odori. Mi unisco con voi, umilmente, semplicemente, in questa Settimana Eucaristica di Adorazione e di scoperta dell'Eucaristia svolgendo il tema che Don Pietro mi ha affidato: L'Eucaristia e le vocazioni. Partiamo dal ritornello, che avete cantato e che spero non dimenticherete, perché, lo dico alle persone adulte, è un tema che senza pillole strane ci fa superare l'angoscia: L'amore del Signore abbraccia l'universo. A volte in particolare noi adulti, o gli anziani, abbiamo la percezione che le cose non vadano bene, d'essere un po' soli, d'essere lasciati in balia degli eventi, e invece il ritornello del Salmo Responsoriale ci ha ricordato, e noi non dovremmo mai dimenticarlo, che siamo avvolti dall'amore di Dio. Per cercare delle immagini potrei dirvi: Siamo avvolti come dall'atmosfera. Tu l'atmosfera non la vedi, l'aria non la vedi ma la respiri e rende possibile la vita. Questo è l'amore di Dio per noi, cioè questo abbraccio di atmosfera, di aria respirabile, che rende possibile la mia vita, la tua vita, anche rende possibile riscattarci da eventuali errori, da disgrazie, addirittura dalla morte. L'altra immagine, che mi viene in questo istante, è quella di una donna che ha il suo bambino nel ventre. Quando il bambino è in gestazione non vede la madre, non la vede perché ci sta dentro, imparerà a vederla quando ne uscirà il giorno della nascita e nelle esperienze del primo anno. Così è per noi nei confronti di Dio. Quando qualcuno ti dice: "Ma io Dio non lo vedo", tu devi dire: "Ma è certo che non lo vedi, perché sei nel Suo pancione, sei nel Suo grembo". Noi siamo avvolti da Dio e dal suo amore, come l'aria, come l'atmosfera avvolge la terra, come il ventre di una madre, come il liquido amniotico, e tutto quanto serve per la sussistenza e la crescita del bambino, avvolge la vita di questo feto che diventerà un bambino grazie alla presenza di una madre che non si vede. Allora non vi dimenticate: L'amore di Dio abbraccia l'universo. Ripetetevelo alla prima disgrazia e quando le cose non vanno bene, quando vi svegliate di cattivo umore, quando vi sembra d'essere perseguitati, quando il ragazzo vi ha lasciato, ecc., quando non vi hanno invitato alla festa (vedo qui molti giovani e allora bisogna fare riferimento anche alla loro vita e alla loro esperienza): L'amore di Dio abbraccia l'universo. E nella Prima Lettura, in un Inno di S. Paolo abbiamo ascoltato che Dio ci ha chiamati fin dall'eternità per essere santi e immacolati al suo cospetto nell'amore. Allora, primo messaggio. L'amore di Dio ti abbraccia, tu non lo vedi, ma Lui ti nutre, tu non lo senti, ma lui ti accompagna, tu non lo percepisci perché sei in gestazione, quando nascerai, e noi nasceremo nel giorno della nostra morte, tu lo vedrai. Secondo messaggio, tratto dalla Prima Lettura. Dio nel suo amore ha un progetto per la terra, per le orchidee, che stanno qui e che sono fiorite e che adesso adornano l'altare, per le pietre, per il diamante che hai sull'anello, ma soprattutto ha un progetto per te come persona, e c'è un comune denominatore di ogni vita, di ogni vocazione, ed è quello che avete ascoltato: essere santi e immacolati al suo cospetto nell'amore. Allora chi fra voi, immagino diversi, in particolare gli adolescenti, i giovani, ancora non sa cosa deve fare, sappia per certo che comunque è stato pensato da Dio per essere santo e immacolato al suo cospetto nell'amore. Variano le modalità, ma questa è la vocazione fondamentale, e se noi, preti, suore, sposati, viviamo la nostra vocazione senza questa motivazione "esser al suo cospetto", cioè davanti a Lui, santi e immacolati nell'amore, noi stiamo sbagliando via, e allora riceviamo quei rimproveri che ieri e oggi Gesù duramente rivolge agli scribi e ai farisei, cioè persone che hanno cominciato bene e poi hanno cominciato a calare di tono. Lo vedete in particolare voi che siete sposati com'è difficile mantenere un'altitudine nel matrimonio, nell'amore, da fidanzati è facile, perché si vedono solo i pregi, ma da sposati no, perché si vedono soprattutto i difetti, e allora mantenere in una coppia cristiana un'altitudine è una impresa ardua, impervia, per questo celebriamo l'Eucaristia, per questo veniamo ad adorare l'Eucaristia, qualsiasi sia la nostra vocazione, una volta che l'abbiamo scoperta, scelta e intrapresa, per ricevere forza per il compito che Dio ci ha dato, che per tutti è essere santi e immacolati nell'amore, e poi per ciascuna persona assume una connotazione diversa. Perché? - e qui mi rivolgo ai giovani, agli adolescenti - Gesù è come un regista, un regista ha in mente una storia, una grande storia, "la più grande storia mai raccontata" diceva un film di tantissimi anni fa, e per questa storia ha bisogno di attori, Lui è il regista, è Lui che dice: "Tu fai la comparsa, tu fai la prima attrice, tu fai il cattivo, tu fai l'arrogante, tu fai il perseguitato, tu fai la brava ragazza, tu fai la ragazza non tanto brava", insomma lo decide il regista. Bene, cari giovani, dico a voi perché gli altri la loro vocazione l'hanno già scelta, anche le suore, me compreso, che costituiscono una macchia nera, nera, perché adesso hanno l'abito nero, ma durante l'estate si fanno bianche, anche loro sono chiamate per essere bianche e immacolate al suo cospetto nell'amore, tant'è che sono ancelle dell'Immacolata. Allora, bisogna partire nella vita dicendo: Qualsiasi cosa il regista mi chiede la farò. Questa è una cosa fondamentale da mettere a fuoco a 12, 13, 14, 15, 18 anni, dopo è già troppo tardi, perché avete già assunto dei vostri progetti, delle vostre cose, delle vostre storie, come dite voi. Con chi stai? "Sto vivendo una storia con Marco, poi sto vivendo una storia con Luigi", il giorno dopo, non un mese dopo. Prima che uno cominci a scrivere per sé le storie dovrebbe chiedersi: Ma il regista da me cosa vuole? Questa semplice domanda dovrebbe appartenere ai cammini spirituali e di crescita umana degli adolescenti e dei giovani. Te lo sei mai chiesto?, e tu che ti sei sposato ti sei mai chiesto se Gesù voleva che tu ti sposassi? Posso aver realizzato un progetto mio che non è, non era il progetto di Dio, che il regista Gesù non aveva stabilito, allora cosa succede in questi casi? Succede che uno parte in quarta e poi si ferma per strada, perché manca questo feeling, manca questo raccordo, questo rapporto con il Regista, nei confronti del quale, ripeto fino a essere petulante, noi dobbiamo assumere un impegno di obbedienza cieca. Per esempio: qui le ragazzine forse sono andate a fare cinque ore, dieci ore di fila a Roma per essere ammesse tra i "Saranno famosi", no? Ecco, mettiamo il caso che una di Vitulazio sia andata e abbia fatto tutta questa trafila immensa, magari la mamma ti chiede: "Porta giù l'immondizia", - ah!, no! -. Invece cinque ore per un provino a "Saranno famosi", uno può anche fare una notte di veglia, cinque ore di fila come se si trattasse d'andare a visitare Gesù in persona. Bene, tu che sei andata a "Saranno famosi" e che hai fatto tutta questa trafila, se il regista, che ti sta ascoltando, ma sta sicura che non sta ascoltando te ma sta pensando ai fatti suoi, quello lì di "saranno famosi", non il Regista con la R maiuscola, ti dice: "Sonia, tu mi interessi, una tipologia che mi serve per questo film", tu cominci a dire: Be', però io vorrei fare la prima attrice, e però insomma vorrei uno stipendio di tutto rispetto. No, tu... Mi ha assunta, sono stata presa, esco - questa è la illusione di tante ragazze - esco dall'anonimato e finalmente parteciperò all'"Isola dei Famosi" o a tante altre stupidaggini che vi tengono con l'animo sospeso per mesi, se non per anni, perché le telenovelas sono di 3565 puntate, per cui si comincia che uno le senta da bambino, e poi con il bastoncino così, con i denti che sono cascati, uno sta ancora a seguire la telenovelas che non si è esaurita, giustamente!, perché è una fonte di reddito, e tutti davanti al televisore a vedere come andranno questi intrighi molto strani, che poi finiscono anche sul nostro vissuto morale. Ma chiusa parentesi. Torniamo a Sonia che stava davanti al regista dell'Isola dei famosi. Sonia una volta che è stata assunta dice: "Io questo lavoro lo voglio fare pure gratuitamente, basta che tu mi dia un pezzettino, una parola da dire semplicemente, perché voglio fare la comparsa in questo film che tu hai in mente di realizzare". Non è così? Bene, dovremmo avere questa disponibilità anche nei confronti di Gesù regista. Una volta che hai compreso che sei stato creato per essere santo e immacolato al suo cospetto nella carità, ti chiedi: "Ma io in questo film che ruolo ho da svolgere?". E qui mi trovo un po' più nello specifico; voi starete pensando: Meno male che non aveva la voce ed è stato influenzato, per fortuna, altrimenti ci avrebbe tenuto tre ore. Vi leggo nel pensiero, lo state pensando. Molti sono chiamati a sposarsi, attenti che anche quelli che sono chiamati a sposarsi non si sposano perché lo hanno scelto loro, questo dovrebbe essere chiaro, altrimenti siamo fuori del messaggio cristiano. Io mi scelgo la ragazza, io adocchio quel ragazzo e comincio a guardarlo con il modo con cui le ragazze sanno fare in modo tale che, tah!, lo prendo all'amo. Molti sono chiamati in questo film a essere marito, moglie, padre, madre, molti ma non tutti, perché alcuni sono chiamati ad esser in questo film dei personaggi scomodi da rappresentare, il mio è un personaggio scomodo, quello di Don Pietro è un personaggio scomodo, quello di queste sorelle è un personaggio scomodo, ma che accettiamo per amore perché l'amore di Dio abbraccia l'universo, ma questo amore di Dio bisogna pur vederlo, o no? Bisogna pur avere dei segni, dei segnali, degli indicatori di questo amore. Bene, noi siamo degli indicatori. Io potrei fermarmi così per mezz'ora e voi guardate il mio indice e dite: "Il Vescovo è impazzito!". No, sto semplicemente indicandovi una via, sto facendo il segnale stradale vivente, voi i segnali stradali non li vedete, non li guardate neppure, tant'è che si fanno tanti incidenti, e allora non bastano quelle scritte "Dio c'è", che poi non si sa bene se siano veramente nate dalla fede, o qualcuno dice che sono le indicazioni per dire: "Qui si spaccia". "Dio c'è" non è un atto di fede, ma se anche io scrivessi un atto di fede a caratteri cubitali nella piazza di Vitulazio non avrebbe lo stesso effetto che ha il passaggio di Don Pietro attraverso le strade della vostra parrocchia, non avrebbe lo stesso effetto di una suora che cammina, di un sacerdote da cui vai a parlare. Perché non avrebbe lo stesso effetto? Perché noi vogliamo vedere le cose animate, o no? I bambini vanno pazzi per i cartoni animati, anche noi, anche i grandi vogliono i cartoni animati, cioè le cose che non si muovono, le scritte sui muri non valgono, ci vogliono le persone che rappresentano Gesù al vivo, cioè siamo indicatori. Allora domani, tra vent'anni ci sarà un prete a Vitulazio? Ve lo chiedete? Chi si occuperà dei miei figli? Se lo chiede anche l'adolescente, anche il ventenne, anche la venticinquenne, che dice: "Ah, tanto ci sta Don Pietro", ma Don Pietro non è eterno, nessuno di noi lo è, cioè tu ti devi occupare e ti devi preoccupare di chi si prenderà cura dei tuoi figli tra vent'anni, dei tuoi nipoti tra cinquant'anni. Ora questo ci pone in una cordata di preghiera che possiamo esprimere nella maniera più semplice dicendo: "Signore, mandaci santi sacerdoti e ferventi religiosi". I sacerdoti sono quelli che in nome di Gesù ci perdonano, ci indicano la via della verità, predicano, spezzano il pane dell'Eucaristia, spiegano la Parola, come sto facendo in una maniera maldestra io in questo momento, le suore senza dir Messa, e non si sentano diminuite le donne perché non possono diventare preti, svolgono questa testimonianza dell'amore di Dio che prende totalmente come se fossero delle innamorate di Gesù. Scusate, uno che è innamorato veramente può essere innamorato di due persone? Se il tuo ragazzo dice: "Io voglio bene a te ma anche a Concetta", e tu devi dire no, senti, tu devi fare una scelta, perché è impossibile voler bene a due persone. Allora in alcuni uomini e donne l'amore di Dio entra in una maniera così forte, così imperiosa che noi alziamo le mani e diciamo "va bene", alziamo le mani, e anche se passa una bella ragazza la ammiriamo ma non ce ne innamoriamo, perché l'amore di Dio ci ha riempiti. Di questo voi avete bisogno, avete bisogno di questi segnali viventi che dicono: Gesù è presente anche oggi a Vitulazio e passa per le strade come per le vie della Galilea, come lungo il lago, e vede uno e lo chiama, e vede un altro e dice "seguimi", e vede una ragazza e dice "non ti basterà un uomo solo, né due, né dieci, né cento, tu hai bisogno di Dio", e questa ragazza entra in un monastero, in una casa religiosa, per dire: L'amore di Dio riempie. Ecco, io solo questo voglio dirvi stasera: Dovete accettare questa testimonianza, questa sfida che l'amore di Dio riempie, e che quindi Dio mi può soddisfare anche in quelle esigenze che a me sembrano irrinunciabili, quelle, per esempio, sessuali, sono forti, vero? Voi giovani le sentite in una maniera ancora più imperiosa, sono forti? Sì, ma, se Gesù sceglie per te come regista il ruolo d'esser prete o d'essere suora o d'essere missionario, o d'essere monaca, tu vedrai sospesa questa legge terribile e bellissima che è la legge della sessualità e vivrai sereno, o per caso ci vedete tutti, cioè dico noi, il vostro parroco, me, paurosi, o le suore qui con la faccia da carcerate? No, esse sono contente, la suora che ha cantato ha tirato fuori una meravigliosa voce, la suora che suona la chitarra, sono contente, ma com'è che sono contente senza un marito? E poi guardate noi e dite: "Ma com'è che sono contenti senza una donna?". Ve la ricordate la canzone "senza una donna..."? Senza una donna si può vivere nonostante quello che canta il cantautore. E allora, questo è importante: Sentire che Dio, che abbraccia l'universo, può riempire anche il tuo cuore, e tu devi essere - vado verso la conclusione - e tu devi essere disponibile a questa ipotesi, per cui affido a tutti i giovani presenti, adolescenti e giovani, ragazzi e ragazze questo impegno: Almeno una volta, una volta nella vita, prima che sia troppo tardi, cioè prima che ti sposi, chiediti: "Ma Dio che vuole da me?". Sì, vuole che io sia santo e immacolato al suo cospetto nell'amore, ma più concretamente: "Come devo impiegare questi giorni? come entrare in questo film, non nel ruolo che ho scelto io ma nel ruolo che ha scelto per me il Regista? come inserirmi in questa storia in una maniera armoniosa in modo tale da chiudere i giorni - scusate questo riferimento alla morte - contento? Ho fatto quello che dovevo, non ho sbagliato strada". Io sono certo per me, e anche Don Pietro lo è e anche queste suore, che non abbiamo sbagliato strada, e allora se stasera dovessimo morire - dico di noi perché se faccio questo riferimento a voi subito toccate ferro - se stasera dovessimo morire, noi saremmo contentissimi, "oh, che bella vita che ho fatto!". Ma come? Non hai mai fatto l'amore, non hai un figlio, neanche una figlia, non hai partorito... Sono contento, perché dice Davide Maria Turoldo, che è un grande poeta del ‘900, che Dio riempie col suo amore i nostri sensi e li rende come calici ricolmi. Quando il Salmo 22 dice: "il mio calice trabocca", cosa vuole dire? Trabocca, cioè tu versi vino, vino, vino, a un certo punto comincia a uscir fuori perché non lo può più contenere, così sono i sensi dell'uomo, anche quelli legati alla sessualità, quando Dio li riempie, e si vive una situazione di sospensione di tante leggi si è contenti, perché questo il Regista ha stabilito per me. Io stasera sono venuto per questo, oltre che per l'affetto per Don Pietro, perché ho detto, il regista m'ha detto: "Tu devi andare". "Ma sono influenzato, ma ho la febbre". No, ubbidiente! E se stasera muoio perché una corrente d'aria rende la mia influenza una bronchite, alleluia!, cantiamo perché è morto il Vescovo di Teano, voi contenti perché vi siete tolti dai piedi un rompiscatole, io contento perché ho fatto quello che il Regista aveva stabilito per me. Così si può morire sereni, altrimenti si muore arrabbiati. Gli anziani e gli adulti conoscono, hanno vissuto, hanno accompagnato delle persone sul limitare della vita, e ci sono alcuni che muoiono col sorriso sulle labbra: "Ah!, Signore, ti ringrazio del dono della vita", e ce ne sono altri che muoiono con un astio, sono quelli però sbagliati, hanno sbagliato, avranno sbagliato strada, avranno sbagliato vocazione, non avranno risposto appieno a quello che il Signore chiedeva per loro. E allora, se volete chiudere i vostri giorni contenti, come dicevano le fiabe, felici e contenti, dovete dire: "Io farò quello che il Regista sceglie per me". E questa realtà, questa verità di noi viene fuori nell'Eucaristia, e quindi, quando resterete in adorazione a fine Messa, voi ragazzi, chiedete a Gesù - lo so che avete paura a farlo stasera -: "Gesù che dici? cosa vuoi da me? cosa vuoi che io faccia?". Dice Saulo - siamo nell'Anno paolino -: "Chi sei, Signore?", all'atto in cui cade da cavallo; e Samuele, giovanissimo, chiamato nella notte, dice: "Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta". Così l'Eucaristia diventa fonte di vocazioni e anche autenticazione di vocazioni, perché anche le suore qui e anche noi due, come quelli tra voi che sono sposati, usciremo da questa celebrazione eucaristica con una certezza doppia: Allora ce la posso fare, allora ce la devo mettere tutta, anche se il marito mi ha tradito, anche se non è proprio un periodo meraviglioso. L'Eucaristia non solo fa scoprire ma anche alimenta, sostenta una vocazione. Auguri! Spero che abbiate il coraggio di porre a Gesù stasera questa domanda. ♫♫♫ Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore. |
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