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COMMEMORAZIONE di TUTTI I FEDELI DEFUNTI - 2 Novembre 08 PDF Stampa E-mail
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Scritto da Teresita   
Wednesday 05 November 2008

02 Novembre 2008 

COMMEMORAZIONE di TUTTI I FEDELI DEFUNTI

   L'invito a rialzarci è rivolto a noi in questa Domenica, spinti a rinnovare la nostra fede nella risurrezione, a metterci in piedi dopo ogni caduta, a risorgere dalle nostre ceneri dopo ogni morte. In comunione con tutti i santi, con tutti i defunti celebriamo quest'Eucaristia con l'invito a vivere con più amore, con più fede la nostra vita, il tempo che ci resta, perché tutto ritorni a gloria di Dio. Lasciamoci abbracciare dal Signore nella nostra povertà di uomini e di donne votati alla morte e facciamo esperienza del Suo perdono, della Sua grazia, della Sua misericordia.

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LETTURE

Giobbe 19,1.23-27a

Romani 5,5-11

Giovanni 6,37-40

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Omelia del Parroco Don Pasquale Irolla

   La coincidenza del 2 novembre con la Domenica ci dà l'opportunità di rincontrarci, appena ieri nella solennità di Tutti i Santi eravamo qui, stamattina siamo qualcuno in più, e di dirci una parola sui defunti e sulla morte, quindi abbiamo di che rallegrarci in questa Eucaristia. Sui defunti vi do l'appuntamento stasera alle 20:00, in quel contesto, nonostante ci sia qualche partita, per i più giovani è bene venire in chiesa e lì ci diremo una parola, canteremo una canzone per i nostri defunti, venite con questo desiderio anche di ascoltare, di cantare, e invece ora è bene che ci diciamo una parolina a partire da questo giorno e dalla prospettiva della morte.

Sono cinque slogan, cinque consigli, un vademecum, se eventualmente dovessi morire senza concludere quest'Eucaristia, come, credo, uno dei Padri, Paolino da Nola, ebbe la fortuna di concludere la sua esistenza dopo il saluto "Il Signore sia con voi" e morì; dicevo, se mi dovesse capitare di concludere l'esistenza, molto più semplicemente di perdere la lingua, la voce, per lo meno ho detto cinque parole a ognuno di noi, me compreso, a partire dagli adolescenti e arrivare ai giovani, agli adulti, agli anziani e ai nostri figli che sono in Seminario. Questa Domenica ha visto anche il ritorno di Paolo e di Francesco, perché altrove le Eucaristie sono celebrate nei cimiteri, noi abbiamo la fortuna e l'abitudine di celebrarla qui anche il 2 di novembre, per cui siamo qui tutti insieme.

Prima parola: diamoci una regolata, diamoci una regolata. Questa parola è rivolta innanzi tutto ai nostri figli che pretendono, che non vedono l'ora di far festa a scuola per fare compere, che accumulano tutte cose inutili, e anche a noi più grandi che andiamo alla ricerca sempre di qualcosa che ci manchi, diamoci una regolata perché, continuando di questo passo, noi andiamo dritto incontro alla nostra disperazione, non possiamo stare sempre a pretendere, i figli non devono pretendere soltanto e noi continuamente a rincorrerli e a dare. Diamoci una regolata. I nostri anni non sono fatti soltanto per prendere, per graffiare, per comprare il motorino, il capo d'abbigliamento firmato, per dire sempre sì a quello che ci chiedono e che pretendono, verrà il momento in cui addirittura ci aggrediranno, a furia di porre domande e di avere pretese puntualmente corrisposte ancor prima di aprire la bocca. Diamoci una regolata. Questo riguarda i nostri figli, riguarda gli adolescenti che non sanno fare sacrifici, che non studiano, che si ritirano tardi, riguarda i più grandi: abbiamo sempre qualcosa che ci manca. Il giorno di oggi 2 di novembre sta a tuonare come un monito: Calmati, fermati, smettila di pretendere, guarda alla vita nella sua interezza, perché la vita porta dentro di sé una sorta di imperfezione, e guai a noi se dovessimo trasmettere ai nostri figli l'illusione che questa vita sia perfetta e che qui e ora noi dobbiamo cercare tutto e soprattutto la nostra felicità, li votiamo al suicidio. Diamoci una regolata.

Secondo slogan: smettila di pensare a te stesso. Il giorno dei defunti sta qui oggi ad incoraggiarci nel dire: Quand'è che comprenderai che nella tua vita, oltre a prendere, oltre a rubare, oltre a pretendere e a stringere affetto, doni, devi imparare a dare? Devi accorgerti che esistono gli altri nella tua famiglia innanzi tutto, nel tuo gruppo di amici, a scuola, esistono gli altri, smettila di pensare a te stesso, perché l'arco di una vita è breve e noi siamo qui per imparare ad accorgerci degli altri, e allora che i nostri figli a un certo punto stringano un'amicizia è qualcosa di grande, rendersi conto che esistono anche gli altri ci ridimensiona e ancor di più ci fa essere tolleranti. C'è tutto un tempo nella vita in cui noi, a furia di essere innamorati di noi stessi e di pensare solo a noi, calpestiamo gli altri con giudizi che sono negativi, con parole cattive, con quella sorta di intolleranza che possiamo vedere nell'adolescenza, nella giovinezza e che porta sempre allo scontro, ad attaccare battaglia, a giudicare, a misurarsi, a invidiare gli altri. Esiste pure l'altro nella tua vita, vedi che noi siamo insieme sulla faccia della terra, accorgiti che hai due genitori, che forse hai un fratellino, una sorellina, renditi conto che ci sono degli amici, non puoi pensare solo a te, non puoi accumulare, altrimenti farai la fine di quello stolto che, dopo aver demolito i granai e accumulato altre ricchezze, si ritrova questo rimprovero da parte di Dio. Ebbene, accorgiti degli altri. Non è automatico neanche a trent'anni, neanche a cinquant'anni, anzi nella vecchiaia noi ritorniamo ad essere egoisti, a pretendere, a prendere, come i bambini. Il 2 novembre ci ricorda che noi siamo qui per volerci bene, per offrire il nostro tempo. A volte mi fanno ridere o innervosire quelli che dicono: "Sì, posso venire, tanto non ho niente da fare, posso venire alla preghiera, posso venire alla catechesi, perché ho tempo libero", a dire che tu non puoi dare gli avanzi agli altri del tuo tempo, del tuo cuore, delle tue energie, altrimenti questo è soltanto narcisismo, è solo egoismo, è solo esser presi da sé e basta.

Terzo: la giovinezza finisce, e noi siamo qui a ricordarcelo, potremmo anche tradurre così: l'adolescenza finisce, perché non c'è più nessun confine tra gli adolescenti e i giovani, tutti adolescenti fino a trent'anni. Ebbene, guarda, che ti ritroverai 18enne senza sapere che fartene della tua vita, chiedendoti "e ora?", con il diploma in tasca, voltando le spalle alla commissione avvertirai un vuoto dentro, perché ti crollerà addosso la tua vita, le tue responsabilità, mai pensate, mai accolte, e ti ritroverai vecchio, vecchio. L'adolescenza finisce, la festa finisce, finisce l'illusione di avere tanto tempo, di dire "domani", di rimandare, noi rimandiamo la conversione, rimandiamo il tempo da dedicare alla nostra anima, il fare sintesi della nostra vita, le cose che abbiamo in sospeso. La giovinezza finisce. Ti ritroverai con i capelli bianchi, decadente, decrepito, e che ne avrai fatto del tempo che il Signore ti ha donato? E allora c'è una percezione profonda, sapienziale nel dire a noi stessi: "io non sono più giovane", e ce lo dobbiamo dire, lo dobbiamo gridare: "non sono più giovane". Questo vale anche per i nostri figli, per i 15enni, che sono seduti a terra, per i 20enni, per gli animatori: Siete già vecchi!, siete già vecchi. Se andiamo a vedere i vostri interessi, il tempo che avete a disposizione, vi accorgerete che in un attimo farete i capelli bianchi e sarete indietro con i ritmi della vostra crescita, della vostra maturazione. La giovinezza finisce. Questa sorta di orgia della vita finirà e noi avremo poco tempo per raddrizzare all'ultimo momento la nostra imbarcazione, ma tutto questo non avverrà automaticamente. Il giorno 2 novembre sta a ricordarci che c'è una sapienza che ci fa guardare alla nostra vita come un arco breve in cui noi possiamo dire una sola battuta sul palcoscenico della vita e basta, e allora la stai cercando la tua strada?

E andiamo alla quarta frase, al quarto slogan: cerca Dio. Non cercare, non preoccuparti dei ragazzi, della tua ragazza, non preoccuparti eccessivamente di quello che sei. Cerca Dio. Cerca Dio finché tu ne sei in tempo, non farti distrarre da altri romanzi, da altre letture, da altri interessi. Cerca Dio. Noi spendiamo energie per metterci in forma, per andare in palestra, per occupare il tempo libero, ma quanto tempo dedichiamo a Dio? Come soleva, credo, ripetere Socrate al passante: Tu, quanto tempo dedichi al lavoro, agli esercizi fisici, e quanto tempo dedichi alla tua anima? Io sono convinto che, se ognuno di noi dedicasse tutte le ore che i nostri figli dedicano per fare danza o per andare in palestra o per fare allenamento di calcio, noi saremmo santi, saremmo in una forma smagliante spirituale. Ebbene, cerca Dio, perché non è detto che a trent'anni ci riuscirai, che a quarant'anni ne avrai le forze, che a ottant'anni avrai ancora la lucidità mentale per cercarLo. Ora, ora è tempo di chiedere: Signore, che cosa vuoi da me? qual è la strada che hai sognato per me? qual è la mia vocazione? qual è la mia strada? Cerca Dio. Man mano che passano gli anni ci rendiamo sempre più conto che noi investiamo energie affettive, anche carichiamo di speranza tanti progetti, guardiamo dappertutto ma non cerchiamo Dio, come se dovesse venire automaticamente alla fine di una giornata. Cerca Dio prima di invecchiare, prima che sia troppo tardi, prima di perderti, prima di perdermi.

E infine quinto slogan e poi possiamo riposarci: si mantengono in vita solo quelli che sono disposti a morire. Questa parola è di incoraggiamento per i più grandi. Si mantengono in vita solo quelli che sono morti più volte. Tante volte la morte bussa alla porta della nostra famiglia, della nostra vita, della nostra casa, un tradimento, uno strappo, una perdita, un fallimento, una malattia, un sacrificio da accogliere, una croce da portare, tante volte noi diciamo no, perché abbiamo paura di morire e moriamo, se diciamo sì moriamo, ma paradossalmente continuiamo a vivere. Questo è il segreto della vita che un giorno Gesù ebbe a dire: "Chi vorrà salvare la sua vita la perderà", chi si aggrapperà con i denti alle sue cose, ai suoi anni, alla sua giovinezza, morirà disperato, ma chi accetterà di morire vivrà, anzi proprio chi più volte è disposto a morire si manterrà giovane e in vita, e quindi ognuno di noi oggi è anche incoraggiato dai nostri defunti, da questo giorno di grazia per tutti i sacrifici che ha fatto e continua a fare, perché la morte bussa tante volte alla nostra porta, come solitudine da accogliere; non poter far nulla per i figli, sognarli in un modo e vederli diversi. La morte bussa quando ti accorgi che è finito un arco della tua vita e vorresti ribellarti, quando hai perso l'orientamento e vorresti scappare, e invece devi rimanere. Si mantengono in vita solo quelli che sono disposti a morire più volte: Quando sei lasciato, quando sei tradito, quando siamo costretti a dire addio alle persone che ci hanno voluto bene, che ci hanno dato la vita, non possiamo far nulla se non abbandonarci. Ebbene, che cosa sono queste esperienze se non piccole morti?, e che cosa producono queste piccole morti se non una vita nuova? Ebbene, anche noi siamo invitati a morire con i giorni, guai a noi se dovessimo chiudere questa giornata dicendo "me la sono cavata!, mi sono risparmiato una morte, un insulto, un sacrificio, una restrizione, ce l'ho fatta a baypassare - come fanno i giovani - a svignarmela". No, no. Si mantengono vivi quelli che sono disposti a morire. E allora, questo giorno venga come opportunità per rilanciare i nostri anni, la nostra esistenza, la nostra famiglia, la nostra comunità finché il Signore ci darà energia e vita, e per ciascuno di noi l'opportunità di cambiare, di dire: finora ho sbagliato tutto, non avevo capito niente, ora voglio imparare il segreto del vivere e del morire.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore.

 
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