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XXXII Domenica del Tempo Ordinario/A, DEDICAZIONE della BASILICA LATERANENSE - 9 Novembre 08 Latest ACG News
| XXXII Domenica del Tempo Ordinario/A, DEDICAZIONE della BASILICA LATERANENSE - 9 Novembre 08 |
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| Scritto da Teresita | |
| Wednesday 12 November 2008 | |
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09 Novembre 2008 XXXII DOMENICA del Tempo Ordinario DEDICAZIONE della BASILICA LATERANENSE *** Saluto iniziale Questa Domenica la Chiesa fa festa nella memoria della Dedicazione della Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, madre di tutte le chiese, sede di molti Concili, e quest'Eucaristia è un canto all'amore di Dio, alla Sua presenza in questo tempio santo, nella Chiesa, nella nostra basilica, nella Chiesa che siamo noi, e allora la lode sale a Dio con l'incenso che profuma i nostri cuori, che allieta la nostra anima. Dio si è degnato di abitare in questo tempio e noi lo invochiamo perché la Sua misericordia ancora ci venga incontro; lasciamoci abbracciare da Dio perché l'Eucaristia, che fluisce, ci prenda, ci coinvolga e ci purifichi da ogni peccato. *** LETTURE Ezechiele 47,1-2.8-9.12 1^ Corinzi 3,9c-11.16-17 Giovanni 2,13-22 *** Omelia del Parroco Don Pasquale Irolla Questa Domenica è dedicata al dono di essere Chiesa, di poter entrare in contatto con Dio nel suo tempio e nella memoria, nella festa meglio, che abbiamo sottolineato ancor di più con l'incenso, della Dedicazione della Basilica di San Giovanni, dove approdammo nel 2005, a conclusione del Cammino di S. Paolo, in quell'epopea del 1° Cammino a piedi, da Capua a Roma. Ebbene, in questo giorno di festa noi siamo riportati alla grandezza di Dio, sconfinata, e al Suo amore che sceglie di abitare in una casa. C'è una frase di S. Ignazio, che può fare da motivo conduttore di questa giornata e anche dell'Omelia, che suona così: "Non farsi costringere dal più grande e tuttavia lasciarsi contenere dal più piccolo". Questo è divino. Non farsi costringere dal più grande e tuttavia lasciarsi contenere dal più piccolo. Questo è divino, è proprio di Dio. Che significa? Significa che Dio è Immenso, è Onnipresente, è dappertutto, è nei cieli, è negli abissi, è sulle vette innevate, è nel cuore umano, è in questa basilica. La Sua presenza pervade l'universo; nessuno è più grande, per cui Dio possa esser costretto da una presenza più grande, più forte, più santa, eppure Dio, che i cieli, i cieli dei cieli non possono contenere, Lui, che è Immenso, che è Altissimo, che è Pura Grazia, si lascia contenere dalle sue creature. Ed è qui il mistero di questo giorno. Mentre da un lato Dio è dappertutto, dall'altro con l'inizio della creazione Dio si è fatto contenere, si è lasciato contenere dalle sue creature, da qualcosa, da qualcuno che era più piccolo di Lui. E allora da un lato Dio è Sconfinato, è Immenso, dall'altro è qui, è nella nostra basilica, è sotto le specie eucaristiche, è in questa nostra basilica consacrata, le croci sulle colonne della navata centrale stanno a memoria della Dedicazione, della consacrazione della nostra basilica, è dentro di noi, a dire che dovrebbe venirci un brivido di stupore. Da un lato è impossibile raggiungere Dio, sfiorarLo, toccarLo, dall'altro Dio si lascia contenere, abita nella Sua creazione. Dio abita la creazione, è nel sole, nel mare; il suo tempio immenso è la creazione stessa, sono le costellazioni, i cieli, gli uccelli, i fiorellini; Dio abita il tempio della creazione che gli appartiene, in cui Egli si manifesta, si rivela, ma Dio si lascia contenere, abita ancor di più le chiese, i templi, questa nostra basilica. Ciò che è impossibile, che è assurdo per un ateo, per chi è lontano dalla fede, che cioè Dio si lasci contenere dalla nostra basilica, per esempio, o addirittura dalle specie eucaristiche, per noi è grazia, è fede, è la rivelazione più concreta della santità di Dio. Dio è Dio proprio perché sceglie di farsi contenere, di abitare nella nostra basilica, e ancor di più di abitare in noi, che siamo la Sua Chiesa, fatta di pietre vive, in noi, nella nostra vita. È questo il mistero che oggi noi siamo invitati a riscoprire. Dio nessuno può costringerlo, rimpicciolirlo, Dio è Infinito, è dappertutto, ma è Lui stesso che ha scelto di abitare in una casa concreta, in un tempio, di farsi uomo, di essere presente in me, in ciascuno di voi, nella Sua Chiesa. Ebbene, è questo mistero che ci sconvolge e che oggi noi siamo invitati a riprendere, a gustare con più amore. Potremmo dire: è vero che il tempio infinito, grande della creazione noi lo contempliamo, ma la nostra chiesa, la nostra basilica è visitata dalla presenza di Dio in una maniera ancora più forte, e allora paradossalmente siamo invitati non soltanto ad allargare lo sguardo a 360°, nel dire: Il tempio di Dio è l'universo. Sì, questo è vero, ma noi possiamo dire con più amore che Dio è presente ancor di più qui, nella nostra basilica, sotto le specie eucaristiche, nella sua Parola, nell'Eucaristia, che stiamo celebrando, a dire: Dio si fa contenere dalla nostra basilica, si fa contenere dal cuore umano nel tempio che è il nostro corpo. E allora non possiamo non esultare di gioia e allo stesso tempo renderci conto che entrare in chiesa, celebrare l'Eucaristia è una grazia su grazia che noi non potremo mai immaginarci. Quel che la mente umana non poteva mai raffigurarsi, Dio l'ha fatto incarnandosi, abitando un tempio, una chiesa, un cuore umano, a dire che forse anche noi dobbiamo imparare a lasciarci contenere da ciò che è più piccolo; noi siamo bravi ad avere manie di grandezza perché temiamo che qualcuno possa restringerci, calpestarci, invece Dio che è grande, per amore, si fa contenere. E allora non possiamo non spalancare il cuore nel dire: Entra, Signore, nel tuo tempio, prendi possesso della tua casa, della nostra basilica, della nostra famiglia, della nostra vita, entra perché, quando una chiesa è vuota, è disabitata, ci viene il gelo nel cuore. A volte capita di andare in visita in vacanza a chiesette di montagna, o anche a chiese di città, vuote, ammuffite, ebbene, questa tristezza può prenderci, ma diciamo: Signore, noi siamo pronti, vieni nel tuo tempio. D'altra parte dobbiamo avvertire che Dio stesso chiede a ciascuno di noi di santificarla questa basilica, la nostra casa, la nostra vita; è vero che già è consacrata la chiesa, che noi stessi già siamo consacrati in virtù del Battesimo, ma non è anche vero che queste colonne, l'altare, il soffitto della nostra basilica, la navata chiedono a noi una santità di vita tale da contribuire ad accrescere la consacrazione di questa casa? Noi tante volte vi entriamo e la sconsacriamo con il nostro peccato, con la nostra disattenzione, con il nostro cuore che è altrove. Gesù nel vangelo fa piazza pulita dei cambiamonete che pur stavano lì a rendere un servizio ai pellegrini, che dovevano comprare una colomba, un animale da sacrificare nel tempio, perché è importante che noi ricuperiamo la sacralità di questa chiesa, di questa casa, la nostra sacralità. E quindi ci mettiamo in atteggiamento consono durante l'Eucaristia, in modo da accrescere la santità del nostro tempio. E quindi l'invito che noi riceviamo è dire al Signore: "Entra nella tua casa, nel tuo tempio, visita la nostra famiglia, questo tempietto che vi abbiamo costruito che è la nostra anima". Allo stesso tempo sentiamo forte l'esigenza di esser santi, perché i santi consacrano anche le pietre delle città in cui hanno abitato, e allora avverto forte il grido delle mura della nostra basilica e la richiesta forte a ciascuno di noi: Sii più santo, consacraci, contribuisci a render più santa la nostra celebrazione, l'aria che si respira qui, in modo che qualsiasi pellegrino, credente, che sia entrato, possa uscirne ricolmato di grazia. Il Profeta Ezechiele ha questa visione bellissima, che abbiamo ascoltato nella Prima Lettura, dove esce acqua dal lato orientale del tempio e quest'acqua, che sgorga, a un certo punto diventa un torrente che non si può passare a guado, a dire che la grazia è sovrabbondante, ci porta alla deriva, e pertanto anche noi siamo invitati a lasciarci prendere e portare lì dove la grazia, ricchissima, in quest'Eucaristia desidera trasportarci. E concludo. Ci sono tanti atteggiamenti con cui noi possiamo consacrare questa casa di Dio che siamo noi, che è la nostra famiglia, che è la nostra basilica, che sono i luoghi dell'anima. Certamente la chiesa, fatta di pietre e di pietre vive, è il simbolo più efficace a cui noi riandiamo nel corso della vita. E mi spiego. Alla fin fine avverto in una maniera forte che ciò che noi viviamo qui in basilica, nella nostra chiesa ci struttura; tu sei così perché hai vissuto qui le liturgie, le solennità, il Battesimo, i funerali, l'Eucaristia domenicale, la Veglia di Pasqua, la Notte Santa. La liturgia nel tempio ci struttura a tal punto che noi proviamo a riportarla a casa, nella nostra stanza, nei luoghi che noi arrediamo, che diventano dei templi; ciò che noi avvertiamo qui, cioè la presenza di Dio, la sacralità dell'aria, delle mura della nostra basilica, noi tendiamo a riportarlo a casa, in famiglia, nella nostra stanzetta, sulla nostra scrivania, perché un luogo che non sia santo non è ospitale. E allora invito ciascuno di voi a rinvenire nella propria casa, nei luoghi che ha arredato tracce di santità, a partire dai segni più concreti: il crocifisso, un'immagine della Madonna, una statua, una corona del Rosario, fino ad arrivare al sentirsi davvero bene perché nella tua casa, nella tua stanza tu stai e rivivi quel che vivi qui nella chiesa, in basilica. Ognuno di noi questo luogo santo lo rende simbolo e - come dire? - punto di riferimento per ogni luogo in cui entrare. E allora auguro - e davvero concludo - che ognuno di voi entrando, innanzi tutto qui in basilica, avverta lo Spirito che aleggia, si muove e penetra nell'anima, ma anche auguro a ciascuno di voi che, rientrando a casa, possa sentirsi visitato, e dire: "Qui c'è aria positiva, questa casa, questa mia famiglia è visitata da Dio", e avvertire una sorta di conferma a tanto amore, a tanta sofferenza che a volte rischia di disgregarci. E quindi rendiamo sacro ogni luogo in cui noi entriamo, e ancor di più ogni luogo che noi abitiamo e arrediamo, perché è nella sacralità che noi siamo accolti, ci sentiamo vivi, siamo custoditi, siamo riportati alla parte migliore di noi, ma se i luoghi che noi visitiamo o abitiamo sono sconsacrati, allora noi ci perdiamo. Parallelamente ci sono liturgie in altri luoghi, legati all'economia, e vorrebbero ripetere i nostri riti, accoglierci, non ci riusciranno mai, noi invece abbiamo la possibilità di consacrare quei pochi luoghi dell'anima che ci rendono vivi e che forse per un po' di tempo abbiamo trascurato, e che oggi, forse, festa della Dedicazione della Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, siamo invitati a riprendere. E quindi la nostra basilica è santa. Contribuiamo anche noi a renderla più santa con la santità di vita, e diciamo al Signore allo stesso tempo: Entra, vieni, visita la tua casa, il tuo tempio, la tua chiesa, che altrimenti resterebbe vuota. *** Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore. |
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| Ultimo aggiornamento ( Wednesday 12 November 2008 ) |
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