La Parrocchia
Omelie Don Pasquale Irolla
XXXIII Domenica del Tempo Ordinario /A - 16 Novembre 08 Latest ACG News
| XXXIII Domenica del Tempo Ordinario /A - 16 Novembre 08 |
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| Scritto da Teresita | |
| Wednesday 19 November 2008 | |
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16 Novembre 2008 XXXIII DOMENICA del TEMPO ORDINARIO /A
Saluto iniziale Uno squarcio di luce, di sole nel cielo ci illumina confermando che la grazia è in corso, che Dio è con noi e noi siamo accolti, rinfrancati, abbracciati in quest'Eucaristia; lasciamo che l'amore di Dio ci venga incontro, ci trasformi, mettendo da parte ogni lentezza, ogni pigrizia, ogni peccato; lasciamoci abbracciare, purificare, rinvigorire dalla grazia, chiediamo di essere accolti così come siamo, per esser riportati a una luce di santità, che noi non possiamo darci, ma che il Signore ci consegna con amore. *** LETTURE Proverbi 31,10-13.19-20.30-31 1^ Tessalonicesi 5,1-6 Matteo 25,14-30
*** Omelia del Parroco Don Pasquale Irolla L'anno liturgico sta per concludersi - Domenica prossima vivremo la solennità di Cristo Re e sigilleremo un altro anno di grazia - e noi abbiamo l'opportunità in questi giorni di fare sintesi, di tracciare un bilancio, di volgerci indietro e riconoscere i doni ricevuti, le occasioni che ci sono state donate, le opportunità che Dio ci ha mostrato e allo stesso tempo dire a noi stessi: "Che ne ho fatto di questo anno? che ne ho fatto di questo tempo? che cosa ne hai fatto dei talenti che il Signore ti ha donato?". È la domanda più importante che possiamo porci in particolare nella prospettiva di una vita in cui noi possiamo entrare nella felicità di Dio. "Vieni, servo buono e fedele - dice il padrone nella parabola - entra a far parte della gioia del tuo signore". Ecco, questa è la prospettiva, l'obiettivo cui arrivare, per cui vivere: entrare nella gioia di Dio. Molte volte questo non accade e noi viviamo al 50%, siamo scontenti di noi, dei nostri figli, di quel che abbiamo intorno. Ebbene, qual è il motivo per cui noi, pur avendo ricevuto tanto, non siamo felici? Gesù ce lo spiega in una maniera magistrale in questa parabola, molto famosa, che oggi ci viene incontro. Tante volte facciamo difficoltà a esser contenti di noi stessi perché non entriamo in questa dinamica, che Gesù ci suggerisce, che è quella di trafficare i talenti ricevuti, di stare sempre in circolo, di non ristagnare. Il segreto certamente è mettere a fuoco i doni che Dio ci dà, i talenti, e allora vale la pena dire quattro parole per quattro fasce d'età che vanno bene anche per ciascuno di noi, così da toccare un po' tutti. Che cosa ne hai fatto dei talenti? Una prima parola va agli adolescenti, che fanno difficoltà a scoprire le loro doti, sono come il protagonista di quel romanzo "L'uomo senza qualità", che aveva tutto, e quindi sanno giocare al calcio, vestono con marche griffate, vengono al Centro, hanno la paga settimanale, però probabilmente non hanno ancora la ragazza, e allora quel non avere un dettaglio, pur avendo tante altre doti, tanti altri doni, determina l'ingigantirsi di questa prospettiva, di questo vuoto, per cui credono di non avere niente. Se tu interroghi i tuoi figli adolescenti sono insicuri, sono complessati, dicono di non aver nessuna dote, non ce la fanno, perché probabilmente aspirano a qualcosa che non hanno e non vedono tutto quello che hanno. E allora qual è l'invito che noi riceviamo? Lo riceviamo noi che li educhiamo: spingerli, costringerli a salire sul palcoscenico, a andare a scuola, venire al Centro, studiare, smuoverli, far perdere loro l'equilibrio, altrimenti resteranno una vita intera al 10%, al 5% e si annoieranno, dormiranno tutta la giornata e non scopriranno quel che essi possono fare e sono in grado di fare. Allora un primo rimprovero lo avverto per me e per voi in prospettiva dei nostri figli, degli adolescenti, perché noi non li spingiamo, non li costringiamo a fare quel che essi non vogliono fare o credono di non poter realizzare. Se tu non spingi, non costringi, tuo figlio non farà mai niente, allora il primo invito è: smuovere le acque. Se tu rimani nei tuoi complessi, nelle tue fisime, non farai mai niente, e questa parola la diciamo in particolare agli adolescenti, ma il discorso continua riguardo ai talenti, alle doti, ai doni, perché tra le tante prospettive, nella giovinezza soprattutto, noi abbiamo paura di scoprire i nostri talenti. Sembrerebbe una cosa assurda, ma i giovani, i 18enni, i 20enni, i 25enni hanno paura di scoprire di essere diversi, di non essere mediocri, di non essere come gli altri. Mentre per alcuni versi vorremmo emergere, in realtà noi abbiamo una paura tremenda di scoprire quel che è sepolto dentro di noi come deposito aureo, come doni ricevuti, come vocazione in germe, come possibilità che non abbiamo ancora sfruttato. E allora la parola rivolta ai 18enni, ai 20enni: Non aver paura di aprire il fazzolettino e riconoscere i doni, i talenti che Dio ti ha dato, quel che tu hai ricevuto. È molto più facile rimuovere, guardare altrove per paura poi di scoprirsi migliore degli altri, e quindi di aver rivolto nei propri riguardi una esigenza in più. Molti si accontentano perché hanno paura di guardare quello che sono e quel che Dio li chiama a diventare, cioè i doni, i doni sepolti da dissotterrare, e quindi da un lato c'è la paura di scoprire i propri talenti, e questa paura fa parte della giovinezza; per certi versi si desidera inserirsi nella realtà, avere le carte in regola, ma si ha tanta paura. E poi una parola a chi è più avanti negli anni: Non aver paura di perdere i talenti. Da un lato non dobbiamo temere di scoprirli, non temere di aver vinto al Superenalotto, non temere di scoprire nelle mani un gioiello, un diamante, dall'altro l'invito rivolto nella maturità a noi adulti: "Non temere di perdere quel che tu sei riuscito a scoprire, a conquistarti, a investire", perché arrivati a un certo punto nell'arco continuo della vita noi possiamo dire: "Ma io mi sono impegnato, ho una famiglia, ho generato dei figli", e cominciamo a temere di muovere le carte, per dire: Adesso, se smuovo questa situazione, perdo mio figlio, se continuo a rischiare, va a finire che me ne ritorno fallimentare, e quel che sono riuscito a impiegare, a scoprire in questi anni probabilmente lo potrò perdere. Noi non dobbiamo aver paura dell'eventualità di perdere doti, di perdere occasioni, di ritornare fallimentari. Arrivati a una certa età non si rischia più per paura di perdere quel poco che ancora ci è rimasto, ma nella parabola il protagonista, il padrone non rimprovera l'uomo, che ha ricevuto un solo talento, perché l'ha perduto, ma perché non l'ha trafficato, e allora noi dobbiamo spingerci quasi alla follia, non temere di perdere, tanto comunque tutto va in gioco, anche quel che tu hai perduto, se hai perso un'amicizia, se hai perso una persona cara, comunque quell'amore, quella persona rientra, è sempre in circolo, lo ritrovi da un'altra parte, e quindi l'incoraggiamento a continuare a rischiare, ad andare avanti, anche se dovessimo tornarcene a mani vuote, il Signore ci dirà "bravo!, bravo, hai rischiato, hai perso tutto, non ti sei fermato, non ti sei fermato". E infine un'attenzione, che noi dobbiamo avere, che esplode nella vecchiaia, ma si può essere vecchi anche a venti anni, ed è questa: Stai attento alla pigrizia. La traduzione nuova ci risparmia quell'aggettivo "infingardo", che probabilmente era così difficile che nessuno riusciva più a riconoscere. "Servo, malvagio e pigro" recita la nuova traduzione della CEI. Stiamo attenti a quella sorta di pigrizia che può venire anche a 15 anni, a 20 anni, a 40 anni, per cui tu, arrivato a un certo punto, non leggi più un romanzo, non ti affacci più alla finestra per vedere se c'è il sole, non ti interessa più conoscere le persone, non eserciti più il cervello, rientri sempre nelle solite abitudini sclerotiche e non vai oltre, e si comincia pian piano a invecchiare. Quando tu sei diventato vecchio, per pigrizia, e non conosci più una nuova persona, non ti interessa più una nuova canzone, non cambi gli schemi abituali con cui tu ti rapporti agli altri, allora stai invecchiando, e l'invito che riceviamo è appunto quello di mantenerci vivi. Questa sarà la sfida man mano che passeranno gli anni, a mantenerci vivi, interessati, svegli. Come Paolo scrive nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi: Noi non siamo quelli della notte, siamo quelli del giorno, noi dobbiamo essere vigilanti, cioè attenti, con gli occhi vivi, in modo da combattere la morte, la pigrizia che si annida dentro di noi e che può portarci a un certo punto a non uscir più di casa, a trascurarci, a non curarci più. E concludo con un augurio che è anche la constatazione di una realtà. A un certo punto il terzo protagonista dice al padrone: "Io ho avuto paura di te perché so che tu mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso". Ora dico a me e a voi: Ma forse questa non è la realtà? Forse che tu hai raccolto dove hai seminato? Io sto raccogliendo dove non ho seminato, dove non ho sparso sto mietendo, doni, frutti, vocazioni, incontri, persone, ma non capita anche a voi? E allora dov'è questa paura? È immotivata, perché c'è una variabile da mettere in conto nell'arco di una giornata, degli eventi che ci capitano, che è la grazia. Se noi vogliamo investire soltanto per le capacità che noi abbiamo di prevedere, di immaginare, è finita, è finita, perché dobbiamo mettere in conto la grazia, l'azione di Dio che ti fa raccogliere dove non hai seminato. È questo l'augurio che ci facciamo oggi: Raccogli, prendi, prendi i frutti che non sono tuoi, come il Signore ricorda per bocca di Mosè alle persone che entrarono nella Terra Promessa: Abiterai case che non hai costruito, mangerai frutti di alberi che tu non hai piantato. Questa è la grazia, la sovrabbondanza della grazia, che deve spingerci a uscire di casa con gioia anche quando siamo a mani vuote, ad avere la certezza che raccoglieremo, che prenderemo, che alla fine avremo investito più di quello che avevamo messo in banca, perché poi se tu lo mantieni in banca, il conto si assottiglia, e allora è bene investire, facciamolo finché siamo in tempo. *** Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore. |
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| Ultimo aggiornamento ( Wednesday 19 November 2008 ) |
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