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XXXIV Domenica del Tempo Ordinario/A, Solennità di CRISTO RE dell'UNIVERSO - 23 Novembre 08 PDF Stampa E-mail
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Scritto da Teresita   
Sunday 30 November 2008

NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL'UNIVERSO / A - 2008

Saluto iniziale

Immersi nelle volute d'incenso celebriamo la solennità di Cristo, Re dell'Universo, punto di fuga nella grandiosa tela della creazione, approdo di ogni vita, termine ultimo di ogni dolore, gioia che ci attende. Questo giorno racchiude in sé e attira in una maniera prospettica tutti i giorni della Storia, non soltanto quest'anno liturgico, che consegniamo con gratitudine e che oggi riceve il suo sigillo conclusivo nelle mani del Padre, ma anche, in una maniera anticipatoria, profetica, la conclusione della Storia. Tutto si compirà attraverso le mani di Cristo nel Padre che sarà tutto in tutti. Ringraziamo per aver visto tanta grazia scorrere attraverso le nostre mani nelle liturgie, nella nostra vita, nelle nostre case, e chiediamo a Cristo di regnare, di impossessarsi ancor di più delle nostre vite, delle nostre famiglie, dei nostri cuori, bruciandoli sotto lo sguardo infuocato del Suo amore. E, poiché noi tante volte siamo stati distratti, siamo scappati, chiediamo perdono, chiediamo che Cristo porti a compimento quel che ancora è incompiuto nella nostra vita.

***

LETTURE

Ezechiele 34,11-12.15-17

1^ Corinzi 15,20-26.28

Matteo 25,31-46

***

Omelia del Parroco Don Pasquale Irolla

Mi hai fatto senza fine

questa è la tua volontà.

Questo fragile vaso

continuamente tu vuoti

continuamente lo riempi

di vita sempre nuova.

Questo piccolo flauto di canna

hai  portato per valli e colline

attraverso esso hai soffiato

melodie eternamente nuove.

Quando mi sfiorano le tue

mani immortali

questo piccolo cuore si perde

in una gioia senza confini

e canta melodie ineffabili.

Su queste piccole mani

scendono i tuoi doni infiniti.

Passano le età, e tu continui a versare,

e ancora c'è spazio da riempire.

   Prendiamo l'inizio e muoviamo i primi passi di questa solennità di Cristo Re dai versi di Tagore, che cantano la grandezza di Dio che continuamente riempie e vuota le nostre mani. Siamo a conclusione di un intero anno di grazia durante il quale le nostre mani si sono riempite di tanti doni, di tanta grazia, di tanto amore, e allo stesso tempo anche noi, come il flauto, soffiato dal respiro di Dio, abbiamo emesso melodie bellissime, e non possiamo non rendere grazie, e infatti questo giorno, che fa da sigillo a tanti giorni, che prospetticamente dà sigillo all'intera Storia, non può non essere accolto da ciascuno di noi, esser vissuto nella gratitudine e nella gioia. Non sempre, quando noi concludiamo un'opera, siamo contenti, c'è sempre un po' di inquietudine, di tristezza per occasioni perdute, per peccati che ci hanno infangati, per difficoltà che intravediamo, ma questo giorno chiede a noi di essere cantato. È per questo che i versi di Tagore ci innalzano ad altezze vertiginose, perché noi non possiamo non riconoscere che questo strumento musicale, che noi siamo, flauto vuoto, Dio l'ha preso nelle sue mani e con il Suo respiro gli ha fatto cantare melodie bellissime, bellissime. E noi abbiamo voglia oggi ancora di cantare quanto abbiamo visto, quanto abbiamo sperimentato in questi giorni, i nostri doni sono tanti, e questi giorni, che ci introducono alla fine dell'anno liturgico, a partire da questa Domenica, noi dobbiamo viverli nella memoria, nella gratitudine, senza farci prendere dalla tristezza, dal dolore, offrendo a Dio i suoi doni. Questo è l'esercizio concreto che noi dobbiamo fare: andare indietro con la memoria, col cuore, con la mente, riconoscere e offrire, perché Cristo dia il sigillo. Noi abbiamo vissuto quest'anno, che resta incompiuto, tanti sforzi, tanti desideri di partire, tanta voglia di cambiare. Dio porta a compimento quel che nelle nostre mani resterebbe incompiuto. La grazia di oggi è la grazia del compimento, di poter dire: In te, o Signore, tutto è compiuto. E allora ripercorriamo attraverso le parole di Gesù il mistero del regno di Dio. Oggi siamo invitati a pregare, con più amore, con più fede, l'espressione del Padre Nostro, l'invocazione "venga il tuo regno", perché Gesù avanzi nei nostri cuori, nelle nostre famiglie, nella nostra parrocchia, nel mondo intero. Dicevo: vale la pena sfogliare le pagine del vangelo in cui Gesù stesso parla del regno di Dio che si è aperto, si è dipanato davanti a noi in tutto quest'anno. Il regno di Dio - Egli tante volte ha raccontato - è una rete gettata nel mare che raccoglie ogni genere di pesci. Quest'anno la rete l'abbiamo gettata, e chi tra noi è rimasto preso nella rete? Dobbiamo chiedercelo in quest'anno, perché il regno di Dio è avanzato, se per lo meno uno tra noi o uno in più rispetto all'anno scorso è stato preso, si è sentito soffocare, se il regno di Dio ti ha ucciso ma per farti vivere una vita nuova. Tutti gli sforzi di evangelizzazione, di catechesi, di amore sono andati a segno se perlomeno uno tra noi è rimasto impigliato in questa rete bellissima, che sulle prime ti toglie il respiro, ti mette inquietudine, sembra ucciderti, soffocarti, ma in realtà è solo perché tu possa rinascere. Allora, il regno di Dio uccide, incatena. Chi tra noi è rimasto incatenato? Il regno di Dio è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose, trovatene una di grande valore, vende, svende tutto quello che ha per comprarla. E chi tra noi in quest'anno ha perso tutto per conquistare Gesù? Noi tante volte vorremmo aggiungere ai nostri capitali, al nostro conto in banca, alle persone che noi amiamo per crescere, in realtà si tratta di buttar via tutto in un impeto di amore folle, e noi ce lo chiediamo e ce lo chiederemo in questi giorni: ho buttato via tutto? ho venduto tutto? ho svenduto le mie doti, la mia giovinezza, il mio tempo, per conquistare la perla di grande valore? Alcuni tra noi avvertono quella semplicità con cui a volte si parte, si dice sì a Gesù con una naturalezza che agli altri fa problema, perché chi non ama vede soltanto quel che si perde, e invece chi trova questa perla è disposto a rinunciare a tutto. Chiediamo anche oggi la grazia di buttar via con una santa inconsapevolezza tutto ciò che abbiamo accumulato, rimasugli di brillanti, ricchezze che non hanno valore nei confronti della perla di grande valore. E continua Gesù a illuminarci sul mistero del regno di Dio, perché il regno è il tesoro nascosto in un campo. Allora, tu l'hai trovato in quest'anno il tesoro? Hai scoperto in una maniera quasi impercettibile, poi con grande stupore e paura che nel tuo giardino, nel tuo campo, nella tua casa vi era sepolto un tesoro che ti è scoppiato tra le mani? E l'autore, il protagonista lo trova e lo nasconde di nuovo. Questo regno di Dio chiede di essere custodito! Noi a volte scopriamo di essere incinti, incinte, ma poi ci esponiamo a tutte le intemperie, a tutte le difficoltà. Oggi c'è quasi un'attenzione maniacale a suggerire: non ti puoi muovere, non ti puoi alzare, non puoi venire a Messa, perché se fai qualche passo succede che abortisci... Siamo all'estremo opposto dell'attenzione maniacale. Allora questo regno di Dio chiede di essere custodito, il tesoro, che hai trovato e che ora ti illumina gli occhi, devi nasconderlo, e, chi è che tra noi si sta nascondendo perché ha trovato il segreto della felicità? Spero ne siamo in tanti a poter dire: anch'io, anch'io faccio parte di quel numero, di quella setta che si nasconde, perché non è ancora tempo. E, infine, il regno dei cieli è come un granellino di senapa che, una volta seminato nel terreno, diventa un albero immenso, e gli uccelli del cielo vanno a fare il nido nei suoi rami. E qui il regno è promessa di tanti figli, all'inizio poca grazia, ma poi un figlio e un altro ancora e un altro ancora in questa malattia del regno di Dio che porta a crescere. La nostra parrocchia, la nostra comunità è cresciuta, ci sono altri figli che sono venuti in quest'anno, che hanno chiesto di essere accolti, si sono rifugiati per piangere, hanno incontrato Gesù nei nostri luoghi attraverso la nostra umanità. Il regno di Dio avanza, avanza. E ognuno di noi spero possa scoprirlo in questo giorno, anche in una maniera impercettibile, e avanza attraverso la tua umanità, la tua fede, le tue mani, i tuoi occhi, ognuno di noi può contribuire attraverso la sua vita, così breve e fragile, a far fare al regno di Dio un piccolo passo in avanti. E allora spero che oggi noi, come i cavalieri, entriamo a corte, ci inchiniamo al Re e gli offriamo quel che abbiamo conquistato: le persone prese dalla passione del regno di Dio, offriamo a Lui i terreni conquistati, fortezze espugnate, orgogli che sono crollati, crisi risolte, amore che finalmente si è appiccato come un fuoco in un figlio in più, ci inchiniamo davanti al Re ricevendo la sua benedizione, come la statua di Cristo Re, che troneggia nel presbiterio, indica. Spero, con amore, con forza, che questa benedizione, questo sigillo ognuno di noi possa avvertirlo come un brivido che attraversa la schiena in quest'Eucaristia e rallegra l'anima.

Mi hai fatto senza fine

questa è la tua volontà.

Questo fragile vaso

continuamente tu vuoti

continuamente lo riempi

di vita sempre nuova.

Questo piccolo flauto di canna

hai  portato per valli e colline

attraverso esso hai soffiato

melodie eternamente nuove.

Quando mi sfiorano le tue

mani immortali

questo piccolo cuore si perde

in una gioia senza confini

e canta melodie ineffabili.

Su queste piccole mani

scendono i tuoi doni infiniti.

Passano le età, e tu continui a versare,

e ancora c'è spazio da riempire.

Amen!

***

Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall'autore.

 

 

Ultimo aggiornamento ( Tuesday 02 December 2008 )
 
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