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Cercando l'oro
A piedi a Santiago
09-08-04 - Arca > Santiago de Compostela (km 17,5)
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A piedi a Santiago
09-08-04 - Arca > Santiago de Compostela (km 17,5) Latest ACG News
| 09-08-04 - Arca > Santiago de Compostela (km 17,5) |
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| Scritto da SalvTatore | |
| Wednesday 07 September 2005 | |
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La notte appena conclusa l’abbiamo trascorsa all’ostello di Arca. Siamo praticamente giunti alle porte della periferia di Santiago e così i pellegrini affluiscono sempre di più. Perciò, ancora una volta, abbiamo trascorso la notte ammassati per terra in un salone, avvolti nel nostro caro sacco a pelo, con lo zaino che ci fa da cuscino. Al mattino, per fortuna, non piove. Ripartiamo con un passo come se fossimo in piena forma: ormai è l’entusiasmo a portarci avanti! Ci mettiamo tanto a percorrere gli ultimissimi chilometri del nostro cammino, ma a noi sembra ormai non interessarcene più. Ridiamo e scherziamo anche per esorcizzare i dolori, ormai fortissimi. Tonino cammina con un ginocchio bloccato in stile “gamba di legno”. Ricordiamo tutti gli episodi divertenti accadutici in questi giorni, come quella volta in cui Lello, colpito da un’improvvisa e lancinante crisi gastrica, si recò nel w.c. di un bar, in cui eravamo in sosta, per “evacuare”. Caso volle che solo “a fatto compiuto” si accorse che mancava una componente fondamentale: la carta igienica! Per evitare figuracce, decise di non chiederla al gestore, ma, senza darsi per vinto, ebbe l’insana idea di utilizzare una ventina di quei tovagliolini da bar, famosi nel mondo per il loro grado di ruvidezza! E, se ciò non bastasse, sui tovagliolini c’era anche scritto: “Gracias por tua visita!”. Il Monte do Gozo, che significa: “Monte della gioia”, rappresenta l’ultimo tratto di verde prima di entrare nell’asfalto della periferia della città. Lassù la tradizione vuole che il pellegrino, giunto al termine del suo lungo cammino (in passato ben più pericoloso e irto di ostacoli), vedesse per la prima volta da lontano la piana su cui sorge Santiago. Una grande area di accoglienza, appena ieri utilizzata per la Messa coi giovani, ci da il benvenuto. Un monumento alto oltre 15 metri ricorda il secolare cammino e, in particolare, la visita che Giovanni Paolo II effettuò proprio lì quasi una ventina di anni fa. Percorriamo davvero con le ultime energie i 5 km che ci separano da Santiago, ma il tratto di periferia da percorrere è lungo e non certo esaltante per la bellezza del paesaggio. Lello, quando ormai siamo praticamente giunti al traguardo, sigilla il suo titolo di “sconsacrador” dicendo testuali parole: “Noi siamo giunti fin qui, dopo oltre 300 km, e di certo troveremo un sacco di gente in fila per entrare atteaverso la Porta Santa…che poi io, in fondo in fondo, a ‘sta porta santa nepure tanto ce crer’…per me ‘unica porta santa è a’ matina a’ porta r’o’frigorifero!”. C’è chi giura di avere sentito a queste parole il cielo tuonare… E infatti nel frattempo ricomincia a piovere (colpa di Lello?), così cerchiamo riparo nei negozi e sotto i balconi dei palazzi. Senza alcuna cartina a disposizione, procediamo a rilento tra le vie della città, ponendoci per lo più al seguito del flusso di pellegrini che si aggira sicuro tra vicoli e viuzze. Ma ecco, finalmente, Plaza del Obradoiro, e poco dopo scorgiamo la Cattedrale. Uno scalone con 33 gradini ci separano dal Portico della Gloria. Da lì si accede alla Porta Santa, ma la coda è lunga centinaia di metri e occupa l’intera piazza. Difficile descrivere le nostre sensazioni… di certo ci siamo, ce l’abbiamo fatta. Ma non sappiamo bene cosa dire e cosa dirci, e per lunghi tratti rimaniamo in silenzio. Nel frattempo tutto intorno sciami di turisti con videocamere e fotocamere al seguito girano rumorosamente per la piazza. Non ci vergognamo di confidarci che in questo momento ci sembrano fastidiosi e irritanti. Avvertiamo un senso di contenuta gioia, ma anche una certa sensazione di vuoto per il cammino al quale abbiamo dedicato tante energie e tante giornate, e che ora è finito. Non c’è nessuno a dirci "bravi, ce l’avete fatta"; ce lo diciamo uno all’altro, ma senza euforia, quasi sottovoce. Riusciamo ad entrare dopo molto tempo, ma evitiamo la Messa per i pellegrini caratterizzata dall'oscillare del Botafumeiro. Si tratta di un rito tradizionale: alcune persone con abiti antichi portano un enorme turibolo, dove viene bruciato dell’incenso; legato a una grossa corda passante su una carrucola ancorata alla volta della cupola della cattedrale, il botafumeiro viene sollevato di qualche metro e fatto ondeggiare in direzione dei due bracci trasversali della chiesa. Con rapidi saliscendi impressi alla corda, le oscillazioni diventano sempre più ampie e veloci. Il botafumeiro si fionda da una parte all’aria e spande nell’aria il profumo di incenso. Della tradizione conserviamo solo l'abbraccio alla statua del Santo, a cui si giunge salendo una ripida scaletta alle spalle dell’altare maggiore. La Chiesa è affollatissima, ma molti ridono, chiacchierano, si distraggono con fotocamere e cellulari. Ci ritagliamo uno spazio personale nella Cappella dov’è custodito il Santissimo, quindi usciamo via. Dedichiamo il pomeriggio allo shopping di souvenir e a fare un’altra lunghissima coda alla Oficina de Acogida del Peregrino, dove mettono il timbro di arrivo sulla nostra credencial e ci rilasciano la “compostela”, ossia il documento ufficiale che certifica l’avvenuto pellegrinaggio. Ma ormai si tratta solo di formalità. In treno verso Madrid, lungo il viaggio di ritorno, ci confidiamo che in fondo Santiago-città ci ha deluso. Forse perché ci attendevamo troppo, o forse perché, come Itaca per Ulisse, davvero il nostro obiettivo, “Santiago”, consiste nel cammino stesso. Per ora rimane la gioia di avercela fatta, e la consapevolezza che oggi si è compiuta un'esperienza importante per la vita. Il cammino finisce qui…o forse è appena iniziato! |
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| Ultimo aggiornamento ( Wednesday 07 September 2005 ) |
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