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La Parrocchia
Omelie Don Arturo Aiello
02 Ottobre 2005
La Parrocchia
Omelie Don Arturo Aiello
02 Ottobre 2005 Latest ACG News
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| Scritto da Divino | |
| Monday 10 October 2005 | |
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIOAffittuari, non proprietariNEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO Questa Eucaristia è pervasa dalla gioia di tornare alla normalità; dal punto di vista scolastico questo è già avvenuto, ma per la nostra comunità parrocchiale si aspetta sempre la conclusione della festa di S.Michele per riprendere l'assetto ordinario, normale, delle attività, la gioia della normalità, la gioia di essere in famiglia quotidianamente. Riprendiamo dunque, con l'aiuto di Dio, questo anno pastorale, col desiderio di camminare, di approfittare delle grazie, dei richiami che di volta in volta il Signore provvede per noi. E per tutti i richiami andati a vuoto, come ascolteremo dal Vangelo, per tutti i messaggeri che inutilmente sono stati mandati a noi in passato, fino a ieri, chiediamo perdono. LETTURE Isaia 5,1-7 Filippesi 4,6-9 Matteo 21,33-43 OMELIAKatia Ivanova è una donna proveniente dall'Ucraina, una delle tante venute in penisola, in Italia, a Sorrento, per cercare fortuna, dopo l'abbattimento del muro, quando le frontiere sono state aperte ed è stato possibile trovare lavoro. Katia Ivanova ha vissuto la sua infanzia nel fango e nella neve, in una estrema povertà, e ha sostenuto la sua famiglia d'origine a lungo, facendo la badante in diverse famiglie della penisola. E’ capitata l'anno scorso in casa di una ricca famiglia sorrentina, ricchissima, con l'incarico di assistere una donna anziana in fase terminale, giorno e notte; non trovandosi per questo servizio persone del luogo, ai figli è stata indicata Katiuscia Ivanova come badante, assistente per questa mamma in fase terminale, e poi in agonia. La casa, nella quale Katia Ivanova si è trovata a servire, è come una reggia, c'è una piscina, ci sono quindici stanze, saloni per le feste, un parco, tante persone a servizio, e a confronto la casa, meglio, la grotta, la capanna dove ella ha vissuto la sua infanzia, gli anni della sua prima giovinezza, con questa reggia, ovviamente, è esser passata dalle stalle alle stelle. La ricca signora muore, e Katia Ivanova sta per essere licenziata. Intanto il figlio maggiore, non sposato, si è invaghito di lei e chiede di sposarla, con grande difficoltà da parte degli altri fratelli e di tutti i componenti della famiglia, ricca, aristocratica, che cercano di dissuadere questo giovane dal continuare a dare seguito ai suoi sentimenti: è una badante, è una persona povera, divenendo tua moglie andrà incontro a delle difficoltà: Sta di fatto che questo primogenito della ricca famiglia sorrentina non ha voluto sentire ragioni e ha sposato Katiuscia Ivanova nella chiesa di S.Francesco a Sorrento, con grande fasto, con i fuochi d'artificio, come il matrimonio celebrato ieri, perché adesso i matrimoni che si concludono senza fuochi d'artificio non sono matrimoni, quindi includete nel budget del matrimonio dei vostri figli anche i fuochi d'artificio, altrimenti si sentiranno declassati. Torniamo alla nostra storia, vera. Questa donna, che viene dalla povertà, che è diventata signora, ricolma di gioielli, che tiene al suo servizio ben quattro cameriere, lei che serviva adesso è servita, le viene portata la colazione a letto, e tutti gli agi di cui una donna aristocratica può godere, lei li gode, e dopo un pò, quando il marito torna anticipatamente da un viaggio di lavoro, la trova a letto con un altro. Quali sono i vostri sentimenti? Vi ho raccontato questa storia, che non è vera, ma è verosimile, e potrei concludere, come il profeta Natan, dicendo: "quella donna sei tu", riferendomi a uomini e donne indifferentemente, o “quella donna sono io”. Somiglia, questa piccola parabola di vita vissuta, ai due quadri con la stesso tema della vigna, il primo che è un lamento, è il lamento di un uomo geloso, che ha fatto tanto per la sua donna, e adesso si vede ricompensato con uva selvatica, cioè con aggressività, è di Isaia, e poi la parabola dei vignaioli omicidi di cui ci ha parlato Gesù nel Vangelo. Queste tre storie, quella che vi ho narrato io, di pochissimo valore, quella del profeta Isaia, bellissima nel suo dolore, e quella di Gesù, che fa venire il nervoso, come tutte le parabole - vi dicevo qualche domenica fa - che hanno un comune denominatore e cioè uno che non contava nulla, e che adesso conta molto, grazie all'innamoramento di un ricco signore, Dio stesso, anziché ricompensare il suo Dio con i dovuti doni, con la dovuta riconoscenza, lo tradisce. Ecco, questo è il comune denominatore, questa è la nostra storia, è la storia del popolo d'Israele; ma questa è anche la storia della Chiesa, cioè di chi ha ricevuto molto e, anziché far frutto dei doni ricevuti, li sperpera utilizzandoli a proprio piacimento e lanciandoli in faccia al donatore. E allora - potrei fermarmi qui, è già chiaro il messaggio - cerchiamo delle esplicitazioni ulteriori provenienti da queste tre parabole, una inventata dal vostro Parroco, ma non tanto lontana dalla realtà, l'altra di Isaia, e l'altra di Gesù; ovviamente nego paritatem, la mia sta giù, quella di Gesù sta in alto, quella del profeta Isaia sta nel mezzo, come qualità di storia. II primo insegnamento è per chi è affittuario e si fa proprietario. Anche questa è una storia non tanto lontana dalla realtà, cioè se voi avete un affittuario cominciate col farvi un amico che certamente diventerà un nemico. E’ l'esperienza di tutti: basta che uno stia un po' di tempo in una casa non sua, magari ci sta da anni, come il contadino per un giardino dato in affitto, o in mezzadria, alla fine si mette alla pari con il proprietario, se non al di sopra. Sembra, per il fatto che noi utilizziamo una casa, un oggetto, uno spazio, ne diveniamo ipso facto proprietari. Questa psicologia è nella nostra natura distorta; il proprietario è proprietario, e l'affittuario è affittuario; se tu sei affittuario non puoi diventare proprietario. "Ma io ci sto da tanto tempo!", quasi a dire che la permanenza in un luogo ti da il diritto di proprietà. Anche questo vi fa innervosire. Se ci pensate, è quello che facciamo noi con Dio, perché noi non eravamo nessuno, nessuno, nel senso più vero del termine, perché non eravamo, cioè non esistevamo; Dio ci ha chiamati all'essere, ci ha fatto nascere, la nascita è un dono immenso, il mondo, nel quale ci siamo trovati è una reggia, con tutte le ferite che noi, e gli uomini prima di noi hanno apportato a questa reggia, il mondo è ancora meraviglioso. Ve ne siete accorti ieri e oggi con queste giornate tersissime, che ci fanno dire: Sto vivendo in una reggia! Questo lo dimentichiamo, perché per il fatto che io vivo da 50 anni, e tu da 70, e tu da 30, e tu da 20, pensiamo che la vita sia un diritto, cioè che noi viviamo e abbiamo diritto a vivere, e abbiamo diritto a vivere sempre, e caso mai Dio ci chiede qualcosa, ci chiede indietro quello che è suo, vuoi nella radicalità della morte, vuoi in piccole forme, piccoli sacrifici, piccole rinunce che ci vengono chieste di volta in volta, cominciamo a pestare i piedi per terra, ci iscriviamo al Sindacato degli affittuari, e cominciamo a far causa al proprietario. Così facciamo noi. Allora questa parabola innanzi tutto ti dice che tu sei un dono di Dio, e non lo devi dimenticare, e tutto quello che tu sei, tutto quello che tu hai non è tuo ma ti viene dall'alto, e siamo affittuari in questo mondo, tutti, anche i proprietari, questo ci accomuna, cioè anche chi ha un diritto di proprietà è un affittuario, perché noi non abbiamo diritto, abbiamo ricevuto questo dono. E ovviamente se io ho ricevuto una casa in affitto devo cercare di mantenerla in buono stato, dicono i contratti, ma non sempre sono rispettati, debbo pagare un canone, e all'atto in cui mi viene richiesta, perché c'è un'emergenza, io la consegno. All'atto della mia morte io devo consegnare le mia vita e devo dire: Signore, Tu me l'hai data, a Te la riconsegno. Forse che Dio fa qualche gesto improprio, che non rientri nel diritto, quando vuole riprendere il possesso di ciò che è suo? Quindi, prima riflessione: tu sei un affittuario e ti stai facendo proprietario, la vita non è tua, la vita ti è data, la vita ti è consegnata dall'alto, e insieme con la vita - parabola sulla bocca di Gesù - tante volte Dio ti ha mandato il capopalazzo, quello del condominio, per richiamarti, perché non vuole fare causa, non vuole entrare in disputa con te, e allora ti manda una lettera, senza la ricevuta di ritorno, ti manda un richiamo, e tu fai orecchi da mercante e dici: No, di qui nessuno mi caccia. Ecco, non solo abbiamo ricevuto un dono, ma Dio non si stanca di mandarci dei messaggeri per rimettere le cose in ordine, per dire: Va bene, fino adesso non hai pagato, d'ora in poi devi pagare tutto, ricordati che la vita non è tua. Come avete ascoltato dalla parabola di Gesù, questi messaggeri vengono non ascoltati, o addirittura malmenati, uccisi. “Alla fine mandò loro il proprio figlio, dicendo: "Avranno almeno rispetto per mio figlio", ma il figlio che viene è l'erede, uccidiamolo, così diventiamo a tutti gli effetti proprietari”. Questa parabola di Gesù è stata pensata per coloro che si ritenevano i proprietari della salvezza - leggi Ebrei - di coloro che si sentono al sicuro: di qui chi mi muove? io ho le spalle al coperto. E allora Gesù conclude dicendo che a questi affittuari sarà data la sorte che meritano, e cioè saranno uccisi, e la vigna sarà data ad altri che ne faranno buon uso, più rispettosi del diritto. Questo è accaduto purtroppo con gli Ebrei, questo può accadere anche con noi, questo è accaduto storicamente con Chiese letteralmente scomparse. Ne parlavamo in canonica qualche giorno fa, di Chiese di cui si parla nelle Lettere di S.Paolo, nelle Sette Lettere dell'Apocalisse, Chiese che dovevano essere all'epoca delle grandi comunità, delle comunità ferventi, fervorose, di cui oggi non c'è più neanche una pietra, Chiese gloriose, Parrocchie - diremmo oggi - che hanno vissuto un'epoca gloriosa, di cui può perdersi memoria storica, perché non c'è più neanche un credente, di più, rase al suolo, anche dalla geografia. Con Don Pasquale si cercava Efeso sulla cartina della Turchia, inutilmente, non l'abbiamo trovata, non c'è più, pure il nome è stato cancellato, ed era una Chiesa a cui Paolo ha scritto. Cari fratelli e sorelle, il discorso di oggi è: Stai attento! Stai attento a farti proprietario quando sei affittuario, ricordati di tutto quello che Dio ha fatto per te, fai attenzione a tutti i messaggi che Dio ti invia di volta in volta, non ritenere inutili tutti i richiami che ti vengono dagli eventi: è morta una persona, vedo passare una barai…, tutti avvertimenti5 tutti modi per dire: Ricordati chi eri, cosa sei diventato e metti da parte la tua presunzione, perché tu devi solo metterti in ginocchio e dire: Signore, ti ringrazio, perché ero nessuno e mi hai fatto vivere, perché ero una creatura e mi hai fatto figlio nel Battesimo, perché ogni domenica mi hai invitato alla tua mensa, mentre ero indegno, fa' che porti frutti. "Egli venne a cercare frutti e trovò uva selvatica". Siamo all'inizio di un anno pastorale, che è un anno in cui ripotiamo le viti, rimettiamo a posto i filari, riordiniamo, zappiamo intorno alle radici, mettiamo un po' di concime, e questi sono tutti gli itinerari di catechesi, sono tutte le azioni fatte per aiutare le persone, ma se davanti a questa dovizia di mensa apparecchiata tu non ringrazi Dio, tu diventi un irriconoscente, e tutte le grazie ricevute si ripercuotono contro di te. Quindi nessuno di noi si ritenga al sicuro e nessuno di noi dica: O.K., so il fatto mio, ho messo già le cose a posto, ho fatto delle opere di carità…No, tu ti devi sentire nessuno e devi portare frutto anche quest'anno, anche oggi, anche in questa settimana, perché le grazie che hai ricevuto sono tante. II Signore ci dia, (scusate la durezza, ma per essere in collegamento con le due parabole) ci dia di renderci conto di quello che abbiamo, di alzare gli occhi al cielo e dire, come dicevano i nostri vecchi, i nostri nonni: Signore, ti ringrazio, anche oggi abbiamo mangiato. E invece adesso andate a pranzo, ci saranno mille cose… Tutti scontenti! Nessuno alla fine del pranzo utilizza questa frase: "Signore, ti ringrazio, anche oggi abbiamo mangiato", perché è un miracolo che abbiamo mangiato, è un miracolo che la famiglia è riunita, è un miracolo che siamo ancora in vita, è un miracolo che non ci siamo divisi come coppia, è un miracolo! Vi invito alla riconoscenza e ad utilizzare bene tutti gli aiuti, altrimenti vale per noi quello che dice Gesù altrove nel Vangelo: "A chi è stato dato molto, sarà chiesto molto di più", cioè alla fine, noi che pensavamo di essere una comunità parrocchiale benedetta da Dio, colmata di frutti, di doni, domani saremo pesati con maggiore severità, perché noi abbiamo ricevuto di più, e dobbiamo produrre frutti di santità, come ci ha ricordato la II Lettura, in una maniera più fervorosa e più abbondante di quanto forse non sarà chiesto ad altre comunità, ad altre famiglie, ad altre persone. E' un modo per rimotivarti nel cammino di questo anno pastorale, è inutile che dormi sugli allori. Rimettiamoci in cammino, bambini, ragazzi, giovanissimi, giovani, adulti, anziani, di tutte le categorie, perché qui bisogna portar frutto, altrimenti la grazia passerà a un altro, e domani, come vi ho detto qualche anno fa, la Basilica S:Michele diventerà un bel museo. Posso visitare la Basilica? Certo, paga un biglietto, entra, e sentirai un freddo, un gelo terribile, non ci sarà più una comunità, non sarà più acceso il fuoco, non ci sarà più il Santissimo, ci saranno delle statue, delle tele, ci saranno delle cose da ammirare, gelide, come certi reperti archeologici che si visitano, si ammirano nei musei. Io questo non lo voglio, spero non lo vogliate neanche voi, e allora attizziamo il fuoco, perché domani questa nostra chiesa, questa nostra comunità non divenga un museo. |
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| Ultimo aggiornamento ( Tuesday 11 October 2005 ) |
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