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La Parrocchia
Omelie Don Arturo
16 Ottobre 2005
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| Scritto da Divino | |
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16 ottobre 2005 XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Cittadini del cielo e della terraNEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTORaccogliamo l'invito del Profeta a spogliarci di ogni tristezza, a rivestire l'abito della gioia, l'abito della festa, mettiamoci in cammino, guardiamo con gli occhi del cuore i passi di Don Pasquale e di Don Cristiano che stamattina si sono messi in cammino da Tel Aviv a Gerusalemme, per un pellegrinaggio, e anche noi ci mettiamo in cammino. Avete camminato venendo in chiesa, spero che abbiate camminato, senza venire in motorino o in auto, e anche questo itinerario dell'Eucaristia è un cammino, stiamo fermi, ma in realtà stiamo camminando. E perché questo cammino possa essere senza intralcio e senza impedimento, chiediamo umilmente perdono dei nostri peccati. OMELIA La domanda che è rivolta a Gesù, nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato, è una domanda capziosa, cioè tesa a mettere in difficoltà. La Palestina è una provincia romana, al tempo di Gesù, fa parte dell'Impero, e come ogni provincia romana deve versare dei contributi all'Impero. E' lecito, o no, pagarli questi contributi? Ovviamente le tasse nessuno le ha mai pagate sorridendo, ieri come oggi; da che mondo è mondo i tributi han costituito sempre un onere gravoso, un sacrificio, credo che nessuno di voi paghi l'ICI o gli altri contributi sorridendo e cantando, e tanto più quando si era soggetti a una potenza straniera, e quindi bisognava pagare non alla propria comunità, come accade adesso per noi rispetto alla comunità civica italiana, ma ad uno straniero, quindi era ancora più difficoltoso, più gravoso, e pongono a Gesù questa domanda per metterlo in difficoltà, perché se Gesù dice "dovete pagare", diranno "ecco, sta dalla parte degli oppressori"; se avesse detto "non dovete pagare", avrebbero immediatamente detto "ecco, è un sovversivo, è un rivoluzionario". Gesù è posto in difficoltà ed Egli esce da questa difficoltà con un'arguzia, non solo, ma con una sapienza enorme, facendosi portare una moneta, perché ovviamente i tributi si pagano con le monete. "Fatemi vedere una moneta". Gli mettono davanti un denaro, una moneta del tempo. E Gesù dice: "Di chi è questa iscrizione? cosa è disegnato qui? chi è questo signore che vediamo sulla moneta?", perché da sempre - forse i più anziani ricorderanno anche delle monete con la testa del re Umberto, nei tempi della monarchia - le monete avevano il marchio, erano coniate dall'imperatore, dal sovrano di turno, e quindi riportavano il nome e anche l'immagine dell'imperatore, del re, del governante del tempo. Per fortuna adesso non si fanno le monete a ogni cambio di governo, altrimenti sarebbe un bel problema, allora le cose erano più lente. "Di chi è questa immagine?". Ed essi risposero: "E’ di Cesare". Bene, se è di Cesare, questa moneta appartiene a colui che l'ha coniata, è di Cesare, dategli quello che è suo. Allora esce quello che poi è diventato un proverbio, e come tutti i proverbi è detto a proposito e a sproposito: Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Ci fermiamo su questa espressione che è l'anima della liturgia della Parola di oggi, che è collegata alla I Lettura, dove un pagano, l'imperatore Ciro, è ritenuto uno strumento della Provvidenza perché fa tornare i deportati da Babilonia. "Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio", ci sembra un frase semplicissima, di una chiarezza lapalissiana, ma su questa frase si gioca l'intervento del cristiano nella vita civile, e anche il rispetto che il credente deve avere nei confronti della autorità di turno. Ci troviamo, con questa frase, a quell'incrocio - tutti gli incroci sono pericolosi sul piano dell'andamento del traffico - dove si innervano due strade: una è il mio essere cittadino, l'altra è il mio essere credente. II mio essere cittadino mi pone con dei diritti e dei doveri nei confronti dello Stato, nel caso nostro dello Stato Italiano. Noi siamo cittadini italiani, e anche se in questo momento siamo raccolti come comunità cristiana, e stiamo offrendo il nostro tributo a Dio, perché torni a Lui quello che è suo, noi siamo soggetti alle leggi dello Stato. Qui c'è Maurizio che è vicesindaco, sta qui non con la fascia ma come credente, e all'atto in cui noi varchiamo la porta di questa Basilica, e scendiamo le scale, che ancora fanno parte del territorio, diciamo sacro, e ci immettiamo in via S.Michele, ipso facto noi siamo sottoposti alle leggi dello Stato, poi a quelle della Regione, della Provincia, alle delibere del Consiglio Comunale, e non possiamo dire: “No, io sono un credente, io non ho niente a che fare con lo Stato”, perché noi viviamo nel mondo, perché noi, voi in particolare più di me, svolgete gran parte della vostra vita all'Università, al lavoro, nel tempo libero, utilizzando quelle strutture, calpestando il suolo, usufruendo di aiuti che fanno parte del patrimonio comune della comunità civica italiana, a cui, come recita la nostra Costituzione, appartiene la sovranità. Ricordate? La sovranità appartiene al popolo, perché prima apparteneva alle teste coronate. La sovranità appartiene al popolo, e quindi il popolo si organizza, si da delle norme, delle leggi, come in una famiglia, perché una famiglia dove non ci siano delle norme, delle leggi, dove ognuno fa di testa sua, è una famiglia destinata alla distruzione, cosi anche una comunità civica. Dunque c'è questa famiglia allargata che è lo Stato, che si organizza, che si da delle regole; il cristiano dev'essere anche un buon cittadino, altrimenti quello che celebriamo nelle nostre assemblee liturgiche perde di spessore. Voglio dire che se voi, venendo qui in chiesa, non avete rispettato l'isola pedonale che è davanti alla Basilica (dite: ma io devo andare a Messa, devo fare un atto rivolto a Dio), avete commesso un grave errore, non solo punibile dal punto di vista della multa che il vigile verrà a farvi, perché avete parcheggiato su un suolo dichiarato isola pedonale, oltre a ricevere la multa, a doverla pagare - obbligo rispetto allo Stato - io commetto anche un peccato. I nostri figli, che sono venuti col motorino, dove l'hanno parcheggiato? E come rispettano le norme che regolano l'andamento del traffico? Mai, o quasi mai, un figlio o un genitore dice: Chiedo perdono perché ho fatto un sorpasso in curvai Vi siete mai confessati di aver contravvenuto alle norme del codice della circolazione? No. Dite: "Va be', che c'entra questo? Andavo di fretta, ho premuto più del dovuto la mano sul clackson". Queste sono norme piccole, ce ne sono di più grandi, che sono le leggi dello Stato. Un cristiano dev'essere un buon cittadino, perché noi viviamo questa doppia cittadinanza. Chi viene dall'estero, e sta a lungo in Italia, riceve la cittadinanza; la mamma di Paolo, che viene dalla Finlandia, e sta qui da tanto tempo, credo che sia a tutti gli effetti cittadina italiana, e forse conserva anche la cittadinanza finlandese. Ecco, anche noi abbiamo una doppia cittadinanza; c'è la cittadinanza che ci rende componenti dello Stato, e in quanto partecipanti, componenti di questa comunità noi dobbiamo dare a Cesare quello che è di Cesare, che significa pagare le tasse, pagare le multe, rispettare le norme; questo è un dovere. Io vi dicevo - per quelli che hanno frequentato la Novena di S.Michele - che Costantino aprì le porte al Cristianesimo, probabilmente non per essersi convertito, per avere ricevuto una visione, ma perché si rese conto che quella parte di umanità, che stava aderendo al Cristianesimo, era anche fatta di uomini e donne coerenti, umanamente coerenti, e avrà pensato:” Voglio che queste persone diano un apporto serio e costruttivo all'Impero”. Quindi i cristiani sono stati all'origine indicati come cittadini perfetti, come cittadini primi della classe. Non so se questo oggi ancora valga. E Gesù dice anche che bisogna dare a Dio quello che è di Dio. E che cosa è di Dio? Noi diciamo sempre "bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare", e ci fermiamo qui quando citiamo il proverbio, ma Gesù continua "e dare a Dio quello che è di Dio". E che cosa è di Dio? E' di Dio quello che ha impresso il conio di Dio, quello che ha coniato Dio. Il conio è dare una forma alle monete, il conio dell'uomo è Dio, cioè Dio ha coniato l'uomo, Dio ha inventato l'uomo, Dio ha disegnato l'uomo. Ricordo così, a mo’ di storia, che il primo progettista delle porte di bronzo, progetto che fu poi accantonato, un certo prof. Salvini, quel progetto era stato fatto dalla stessa persona che aveva disegnato la moneta da 500 mila lire, che ebbe pochissima vita, come ricorderete, molti non hanno avuto neanche il tempo di vederla, di toccarla, perché poco dopo che fu immessa questa mega-cartamoneta entrammo nell'euro, ma fu simpatico incontrare questo anziano signore, che non solo era uno scultore, ma rientrava anche in quel piccolissimo gruppo di persone che progettavano, disegnavano la cartamoneta, ed egli aveva disegnato la 500 mila lire. Chiusa la parentesi storica. Quindi chi è che disegna una moneta? Colui che la crea, colui che in qualche maniera, a nome dello Stato, ne ha il possesso. Così è di Dio. Tu hai il conio di Dio; "l'uomo creato a immagine di Dio" significa che l'uomo è fatto da Dio, partendo da quel prototipo, da quell'immagine iniziale che è Dio, quindi ognuno di noi porta impresso il conio di Dio; significa che se tu devi dare a Dio quello che è di Dio, gli devi dare te stesso. Allora rispettiamo le norme dello Stato, ma rispettiamo anche i Comandamenti di Dio; rispettiamo le proprietà di Dio, ma rispettiamo e paghiamo anche le tasse. Stamattina ci è data la possibilità, per felice coincidenza, di pagare una tassa - vi fa sorridere questo - perché è la giornata della carità, che celebriamo quattro volte all'anno in Parrocchia. Perché dico "pagare una tassa"?, e voi sicuramente avete arricciato il naso: Mo’ paghiamo le tasse anche in chiesa! Perché noi mettiamo dei soldini nelle mani delle Vincenziane e loro, a nome nostro, possono servire i poveri. Ma Dio in tutto questo che c'entra? C'entra, perché quello che hai fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo riterrò fatto a me. E allora quando io tra poco metterò un euro nel cestino, o 5 centesimi, creando un grande problema al nostro sagrista che deve contare tutti questi centesimi, io pago una tassa, pago una tassa a Dio, do a Dio quello che è di Dio, perché non tutto quello che è mio è mio, cari fratelli e sorelle. E' vero che c'è il diritto di proprietà, ma le proprietà che noi abbiamo - questa proprietà me l'ha lasciata mio padre, mio nonno…questo conto sostanzioso è frutto dei miei risparmi - sì, questo va bene per lo Stato, ma non va bene per "dare a Dio quello che è di Dio", perché dovete cominciare a mentalizzare che non tutto quello che è mia proprietà mi appartiene. E che cosa mi appartiene veramente? Mi appartiene - so di scomodare molti di voi, l'attenzione sale quando parliamo di soldi - appartiene a noi quello che serve per il nostro sostentamento. Dicasi "sostentamento" la somma di euro che mi serve per arrivare alla fine del mese; certamente devo mettere qualcosa da parte, se dovessi andare in ospedale, se dovessi essere sottoposto a un intervento chirurgico, se viene una disgrazia, ecc., ma una volta fatte tutte queste precisazioni, queste assicurazioni, quello che mi rimane non è mio, non è mio! Noi purtroppo abbiamo dovuto aspettare Marx per sentire dire che forse la proprietà privata non è proprio privata, ma mi chiedo: Se avessimo letto il Vangelo, e quello di oggi in particolare, con attenzione, probabilmente il buon Marx non avrebbe trovato da ridire, non avrebbe fatto neanche la sua teoria sul "capitale", una progettualità purtroppo naufragata, storicamente naufragata, al di là di quello che aveva sognato e pensato, perché quello che lui sognava lo avrebbe visto realizzato dai cristiani. Sto entrando nelle tue proprietà dicendoti che una parte è per te, per i tuoi figli, ma una parte è per i poveri, quindi la giornata della carità è l'occasione in cui tu dai una parte del tuo stipendio, una parte dei tuoi beni, dicendo: Questa parte proprio non mi serve, è in sovrappiù; sì, è vero, davanti allo Stato è mia proprietà, ma non lo posso più affermare davanti a Dio, perché ci sono tante emergenze, tante povertà, qui e altrove, nel mondo, e davanti a queste cose io non posso continuare ad avere il superfluo mentre ad alcuni manca il necessario. Allora dare a Dio quello che è di Dio non significa solo un fatto spirituale: adesso vado a Messa e quindi do a Dio il mio obolo di tempo settimanale, la mia ora vissuta in Basilica con tutti i sacrifici che comporta. Certamente questo lo devi fare, devi dare a Dio la primizia della giornata, la tua preghiera mattutina, serale, ma devi dare a Dio anche cose concrete, devi dare a Dio - questo lo dico ai giovani - la tua vita, perché gli appartiene. Non puoi dire "la vita è mia e ne faccio quello che voglio", la vita è di Dio, tu sei una moneta coniata da Dio, è di Dio, e questa moneta deve tornare a Lui. Questo noi intendiamo dire con Paolo quando diciamo: Vivere per la sua gloria, a lode della sua gloria. E poi concretamente stamattina, dando il mio obolo alle volontarie vincenziane, io non faccio niente di meritorio, semplicemente ridò ai poveri - leggi Dio al posto di poveri - quello che a loro appartiene. Appartiene a loro. Lo so, adesso vi sembra "vuoi vedere che il nostro Parroco è diventato comunista, marxista?". No, questo è Cristianesimo puro, cioè niente di più di quello che Gesù ha detto: A Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Tu l'ICI la paghi? Spero di sì. Ebbene, devi versare anche il tuo contributo. Altra parentesi, a proposito dell'ICI. Quella polemica che è scoppiata sui giornali è del tutto infondata, sappiatelo, almeno voi; io l'ho sentita di striscio e mi sono interessato. Una persona mi ha detto: Sai che adesso nella nuova finanziaria tutti i possedimenti della Chiesa sono esenti dall'ICI? Sono andato a scoprire che non era vero niente, tutto inventato, perché voi leggete i giornali con la certezza che sia vangelo, sono due cose diverse; i giornalisti scrivono quello che vogliono, quelli del telegiornale dicono quello che vogliono, perché se voi andate a vedere nel testo della finanziaria.. Ohibò, hai letto anche il testo della finanziaria? No, però mi sono accorto che quelle cose che venivano esentate, cioè le chiese, i luoghi di pastorale, erano esentate dal 1992, l'anno in cui è nata questa imposta dell'ICI. Allora qualcuno ha letto "luoghi di culto, luoghi di pastorale esenti dall'ICI", e ha cominciato a gridare allo scandalo, comincia uno e tutti ripetono come pappagalli - avremmo detto quando eravamo ragazzi - e viene fuori un caso di Stato: Vuoi vedere che i governanti, per farsi amica la Chiesa, le tolgono l'ICI? Per voi sarebbe giusto se, venendo il chiesa, io vi dicessi: "Cari fedeli, la Basilica è soggetta all'ICI, dobbiamo pagare per la tubatura (immaginate un po' quanto dovremmo pagare!) un tot al Comune di Piano di Sorrento", come se noi qui avessimo un diritto e non stessimo facendo un servizio. Lo stesso dicasi per il Centro e per le strutture unicamente pastorali. Vedete, a volte si creano delle palle di fango - come si dice- dal niente, dal niente, cioè qui è una cosa artata, creata dal niente. E voi avete pensato: Chissà, forse il Card. Ruini avrà fatto un movimento con il Presidente del Consiglio, con il Ministro dell'Economia per avere delle agevolazioni. La Chiesa paga l'ICI per quanto concerne le sue proprietà, come ogni contribuente, ma non per quello che appartiene a tutti. D'altra parte - a volte mi chiedo - io dovrei anche essere risarcito per le notti insonni, in cui sento un rumore e…vuoi vedere che si è intrufolato un ladro nella Basilica? Per questo nessuno mai mi paga, forse quelli che verranno dopo di me riceveranno il risarcimento danni per 25-26 anni di veglia sulla Basilica.- Questo è un bene di tutti, è un bene non solo religioso ma anche storico e artistico: E chi è che fa la veglia? Chi viene assoldato per girare tra le colonne durante la notte? Non che io scenda qui ogni notte e mi faccio il giro, ma ho i miei sistemi di allarme e ovviamente se vola una mosca, se scricchiola un banco, se una finestra sbatte per il vento, io mi sveglio; Anche questo è un servizio, un servizio gratuito, state tranquilli, non sarete sottoposti ad una ulteriore imposta per l'insonnia del Parroco che veglia sulla Basilica: Ricordate? l'ultimo tentato furto avvenne nel 1989, alla vigilia dell'Ordinazione di Giovanni Niger, e dopo quel tentativo, evidentemente i ladri avranno detto: "Qui non c'è niente da fare", e almeno da allora fino ad oggi siamo stati più o meno tranquilli; Vi dico questo perché a volte alcuni tentano a mettere lo Stato e la Chiesa contro; E' sbagliato, anche quando questi due mondi, queste due cittadinanze dovessero essere confuse, e ne abbiamo fatto le spese per millenni, e noi di una certa età ricordiamo tempi in cui la Chiesa interveniva, diceva per chi bisognava votare. Io credo che dalla mia bocca, dalla bocca di Don Pasquale, e di altri, non abbiate mai sentito dire "vota X, vota il n° tot…", non abbiamo ancora dato i numeri, benché adesso l'Alzheimer sia galoppante, fra poco comincerò a dare i numeri anch'io, ma spero di essere messo da parte prima di allora. Voglio dire: né opposizione, né confusione, come avveniva in passato; la croce e la spada, prima andavano d'accordo, poi si combattevano, poi la croce diceva alla spada chi doveva andare a combattere, poi la spada metteva il veto per l'elezione di quel candidato al Pontificato perché non era gradito a questa o a quella potenza. Grazie a Dio viviamo in un tempo - diciamo - di relativa distensione, ma non ci facciamo ingannare da chi artatamente vuole creare confusione. Allora riassumo e concludo. Io sono cittadino dello Stato e, in quanto tale, sono soggetto alle leggi dello Stato e sono tenuto ad osservarle, tasse comprese. Io sono battezzato e, in quanto tale, faccio parte della comunità cristiana e debbo dare a Dio quello che gli appartiene, cioè me stesso, una parte dei miei carismi, una parte del mio tempo, e certamente il mio cuore. Già vi ho detto che oggi è la giornata della carità, e quindi avete possibilità di tirar fuori il vostro libretto degli assegni e anziché i cinque centesimi soliti, firmate un assegno a S.Vincenzo che passerà. Concludo ricordandovi che nella preghiera dei fedeli benediremo gli anelli di Antonio e Maria Grazia che celebrano ben 50 anni di matrimonio, e adesso il Vangelo va applicato anche a loro: 50 anni di matrimonio sono 50 anni in cui sono stati sottoposti alle leggi della famiglia, alle leggi dello Stato, 50 anni in cui hanno potuto dare a Dio quello che era di Dio. Adesso sono nonni gli sposi che festeggiano, e i figli, i nipoti li hanno affidati a Dio, li hanno dati a Lui. Quando vi siete sposati, il diritto di famiglia recitava così: "La moglie ha il dovere di seguire il marito dovunque egli ritenga opportuno di fissare la residenza". Io ho sentito questa formula, detta durante il matrimonio, quando ero ragazzo, e immaginavo sempre queste donne che chiedevano al marito: "Beh, dove vai stasera?", e lo seguivano con la valigetta. Adesso il diritto di famiglia dice che lui e lei insieme concordano l'indirizzo della famiglia. Vedete, le leggi dello Stato in 50 anni della vostra vita coniugale sono cambiate, per fortuna, e si sono adeguate ad una equiparazione dell'uomo e della donna, cosa che non accadeva quando vi siete sposati, ma come siamo invitati ad essere rispettosi per le norme della famiglia, e per ogni altra legge, così per quanto concerne la vita di fede e la vita della Chiesa. E quindi formuliamo a questi due nonnini, che hanno superato il traguardo di 50 anni, mezzo secolo di vita comune - pensate voi che non riuscite a stare con la vostra ragazza neanche una settimana, e cambiate ogni dodici giorni - mezzo secolo di fedeltà. Facciamo loro gli auguri, perché costituiscono per noi un vero miracolo. Oggi si va dall'avvocato anche dopo 25 - 30 - 40 anni di matrimonio, non è detto "abbiamo superato i 25-30-40 anni, siamo a posto", perché a volte vediamo strani movimenti tra i nonni, tra gli anziani, e diciamo: Ohibò, pure loro hanno perso la testa? Non è il caso dei nostri due festeggiati, ai quali facciamo gli auguri, per i quali chiediamo un supplemento di grazia. |
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