23 ottobre 2005 XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Di me resterà l'amoreNEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO
Portiamo in questa Eucaristia la ricchezza e la povertà di questa settimana! La ricchezza, e penso a Don Pasquale che è tornato dal pellegrinaggio a Gerusalemme con gli occhi santificati, a lui e a Don Cristiano, penso a Martino e Rachele che vengono da 25 anni di pellegrinaggio nel matrimonio e ringraziano Dio per questo quarto di secolo del loro amore, insieme con i loro figli; penso a Mario che ha fatto gli Esercizi Spirituali in questa settimana, con la comunità del Seminario, a cui ha partecipato anche Rito, e a tutte le grazie che abbiamo ricevuto, quelle consapevoli, ma anche tante di cui forse ci renderemo conto solo in seguito, addirittura nell'eternità. Ma condividiamo anche le povertà di questa settimana, perché abbiamo perso la pazienza, perché l'intensità che ci accompagnava uscendo di chiesa domenica scorsa è venuta meno, perché la tentazione ha avuto il sopravvento su di noi, lo scoraggiamento, per questo ed altro chiediamo umilmente perdono.
OMELIA
Comincio così: oggi celebriamo la Giornata Missionaria Mondiale; tutto il mese di Ottobre ha questa impronta missionaria, e questa penultima domenica vede riunite le comunità cristiane nella preghiera, ma anche nel sostegno della carità, nei confronti di chi, ai confini del mondo cristiano, porta avanti come punta di diamante il Vangelo: sono i missionari, le missionarie, i consacrati e i laici che svolgono in territorio di frontiera questa opera di evangelizzazione. E' vero che bisogna rievangelizzare anche le Nazioni, i popoli e le culture, un tempo cristiane, ma è sempre valido questo sguardo ampio, questo essere inviati anche ai lontani, oltre che ai vicini, ed è anche ogni anno per me il momento di sentire un disagio, e ve lo comunico, ed è quello che ci manca un rappresentante in frontiera. Mentre fino a pochi anni fa potevamo dire "c'è padre Vincenzo Cioffi che rappresenta questa comunità parrocchiale in terra di frontiera", dopo la sua morte siamo sguarniti anche da questo punto di vista. Questo lo dico comunicandovi un disagio che può diventare per uno, per una, anche vocazione, quindi le offerte raccolte oggi andranno per le Opere Missionarie. E veniamo alla liturgia della Parola di oggi, che nasce da un disagio, anche se, come Domenica scorsa, l'interrogativo a Gesù è posto in una maniera polemica per metterlo in difficoltà, ma c'era in Israele un disagio, forse anche in noi, rispetto alle regole. Ci sono tante regole da osservare; man mano che andiamo avanti ci pesano più o meno, ma a volte ci chiediamo: In questa foresta di leggi, che cosa veramente vale sempre e comunque?, come d'altra parte avviene sul piano delle leggi dello Stato. Perché ci sono gli avvocati? - e mi perdonino gli avvocati presenti - e perché svolgono la loro professione avendo tanti clienti? Perché le leggi sono così tante, e anche così complesse, così criptiche - una parola difficile per dire una cosa che non si capisce bene - e c'è bisogno di esperti, per cui se abbiamo, malauguratamente, una causa in corso, non la possiamo gestire da soli, abbiamo bisogno di qualcuno che conosca le leggi, che ci dica "facciamo questo percorso anziché un altro".- Ecco, era avvenuta nell'A.T. una proliferazione di leggi, anche religiose, e - pensate - noi abbiamo appena dieci Comandamenti e qualche indicazione da parte della Chiesa, loro dovevano ricordare ben 613 precetti. Provate a ricordarli 613! Vi troverete sempre in colpa, ci sarà sempre qualcosa a cui contravvenire, e quindi una sorta di camicia di forza che faceva dire: Ma Dio ci chiede veramente tutto questo? E dovendo scegliere in certi momenti, dove non è chiaro bianco e nero, bene e male, ma ci sono due beni fra cui scegliere, o anche due mali, a volte siamo anche nella condizione non di dovere scegliere tra bene e male, dove è chiaro, scelgo il bene, soprattutto a noi adulti è posta la condizione dove in una scelta ci sono due strade, e tutte e due sbagliate, che faccio? Non mi muovo? La problematica diventa seria, cioè che cosa è veramente inderogabile? E nel momento in cui ci troviamo pressati e possiamo fare più cose negative, o siamo in qualche maniera obbligati a farle, cosa dobbiamo scegliere? Qual è il principio cardine a cui una coscienza morale deve riferirsi? Ecco, questo è l'interrogativo antico che viene posto a Gesù e che rimbalza stamattina sul nostro cuore, sul nostro altare, sul nostro ambone, cioè alla fine qual è il principio cardine? Una sorta di legge della legge, direbbero gli studiosi di Diritto, la legge matrice, a partire dalla quale poi si è evoluto il Diritto Costituzione, Penale, ecc.-, e qual è? E Gesù non inventa ma si riferisce a due testi dell'Ai!:, e dice che sì, sono validi tutti e 613, più o meno, ma alla fine la cosa più importante è:
AMORE NEI CONFRONTI DI DIO AMORE NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI. Questi sono i due parametri che debbono regolare la nostra vita. Partiamo dal primo, che è il 1° Comandamento, cioè il Comandamento primordiale, non solo nei termini di tempo ma anche nei termini qualitativi, quindi il principale: tu devi amore nei confronti di Dio. Noi siamo qui stamattina innanzi tutto per questo, siamo qui a dare il nostro contributo di riconoscenza al Dio che ci ha creati, che ci ha salvati, siamo qui per un canto di riconoscenza, siamo qui per dire: Riceviamo tanto, vogliamo offrire a Dio, senza guardare l'orologio, un'ora, un'ora e un quarto - lo dico sorridendo, domenica scorsa si è andati oltre tutti i limiti - ma anche un'ora e mezza, capite che rispetto a tutte le ore di cui è fatta la settimana, si tratta di una piccola parte, e se a questa aggiungiamo le nostre preghiere mattutine, serali (che spero facciate) e altri momenti, o di catechesi, o di formazione, o di preghiera durante la settimana, ecco, il nostro primo modo di celebrare l'appartenenza a Dio è dargli del tempo. Tu quanto tempo dai a Dio? E come vivi il tempo dato a Dio? Stai sempre col contagocce? stai sempre fremendo sulla sedia? Ieri, durante una celebrazione nuziale, mi ha un po' distratto uno dei testimoni che smaniava sulla sedia; ecco, per uno che parla, vedere un altro che…ma vuoi vedere che questo non sta bene? oppure sto dicendo qualcosa che lo indispettisce, si vuole alzare e se ne vuole andare, come a volte succede durante le celebrazioni, cioè a volte siamo in chiesa ma siamo altrove, siamo in chiesa ma fremiamo: “Guarda! ci ha sacrificati cinque minuti in più, dieci minuti in più del nostro tempo, che è denaro!”. A Dio va dato quello che è di Dio (ricordate domenica scorsa), cioè tutto. Se dovessimo essere consequenziali rispetto a questa verità, non dovremmo stare continuamente in preghiera, questo non ci è chiesto, ma ci è chiesta questa celebrazione, ci sono chiesti altri piccoli momenti. Allora amare Dio significa dargli del tempo. Questo è indiscutibile. Anche sul piano educativo a volte i figli protestano nei confronti dei genitori, perché dicono: “Sì, ci hai dato tante cose, però non ci hai dato tempo; non ci avete offerto tempo, non ci avete ascoltato; avete ribattuto domande su domande senza ascoltare le nostre risposte, perché l'amore è di sua natura contemplativo, l'amore ascolta”. Vi ricordate quando ascoltavate con tanta attenzione l'attuale vostra moglie, l'attuale vostro marito, quando eravate fidanzati?, dico a Martino e Rachele che stanno qui per il 25esimo. Noi vediamo due fidanzati: pendono l'uno dalla bocca dell'altro! Altro che le mie prediche! Quelli possono parlare per ore e ore, il tempo passa e non ce ne accorgiamo, perché? Perché si è innamorati, perché un amore chiede tempo, perché l'amore chiede tempo di ascolto. Allora quando il Deuteronomio dice "devi amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze", intende dire che questo amore non dev'essere una cosa firmata in fretta, come certi permessi, certi verbali, ma dev'essere un gesto d'amore, e nell'amore ti devi implicare tutto, totalmente, e una delle monete più preziose della nostra vita è il tempo. Tu ami Dio? - ce lo dobbiamo chiedere stamattina -lo ami veramente? come lo ami? come gli dimostri questo amore? quanto riesci a spendere per Lui? di tempo, di energie, di doni, di riconoscenza, di ascolto, quanto tempo? Con tutto il cuore! Questa primazia di Dio vale per tutti, vale per noi consacrati, vale per voi laici, ovviamente con tempi diversi, con modalità diverse; questo amore poi ha la sua - dicevamo noi quando andavamo a scuola, oggi forse non si usano più questi mezzi tecnici, proprio terra terra, dell'età della pietra - la sua cartina al tornasole. Forse qualcuno se la ricorda questa cartina al tornasole, probabilmente per quelli che studiano chimica oggi sarà un termine superato. La cartina al tornasole? La utilizzava il mio bisnonno! Cioè è un modo per verificare, o la prova del 9, quando facevamo le operazioni. Ecco, c'è un modo per dire se questo Dio lo ami veramente o no, ed è il secondo Comandamento, cioè voler bene agli altri. Adesso attenti che questi altri non sono altri senza volto, senza nome, quindi è facile amarli; i lontani li amiamo tutti, qualcuno di voi non ama i lontani? Se tu vedi un parente ogni morte di Papa, ti sprofondi in inchini, in affettuosità, in doni, purché se ne vada presto; ma se uno viene a casa tua tutti i giorni, o addirittura abita con te, le cose diventano più complicate; se è un tuo amico, se è tuo marito, se è tua moglie, se è tuo figlio, se è tuo padre, se è tua madre, se è tuo fratello, se è tua sorella, se è il tuo vicino di casa, se è il tuo confinante…allora le cose diventano più problematiche. E questo amore del prossimo Gesù lo pone sullo stesso piano, perché dice "e il secondo comandamento è simile al primo". Vi risparmio tutte le dissertazioni esegetiche: "simile" che significa? è proprio uguale? è un po’ più giù? L'importante è questo: l'amore nei confronti di Dio concretamente si manifesta nell'amore per i fratelli, e non per quelli lontani. Dove lo leggo? Lo leggo dove Gesù dice, citando il Levitino,"e il prossimo". Il prossimo è quello che mi sta vicino. In questo momento il mio prossimo a destra è Marino e a sinistra è Don Pasquale; in canonica il mio prossimo è Don Pasquale, il mio prossimo sul piano parrocchiale siete voi, sono i collaboratori della Parrocchia, e poi man mano ci si allarga, ma bisogna amare il prossimo, il vicino. E’ qui il problema! Perché il prossimo non è amabile, il prossimo può stare nervoso, il prossimo può crearmi tensione. E Gesù da anche una misura: “iI prossimo come te stesso”, come se fossi tu. Adesso tu ti vuoi bene? Tu hai delle attenzioni nei confronti di te stesso? Tieni alla tua salute? Tu stai un po' di tempo - non so quanto tempo siete stati stamattina davanti alle ante aperte, probabilmente molto tempo - come Amleto con il teschio in mano: cosa mi metto? Essere o non essere? Ecco, anche questo, diciamo con misura, è una forma di amore per te, sano. Se voi siete stati tre ore, allora entriamo nella patologia, ma diciamo cinque minuti, due minuti e mezzo - come si abbinano queste cose? - questo rientra nel rispetto, e nel rispetto di te. Allora devi avere rispetto anche per il tuo prossimo. E’ molto semplice, come tutte le cose vere ed essenziali, ma noi vorremmo abbracciare un africano, vorremo andare in aiuto ad una persona lontana, e non diamo quella carezza, quell'attenzione, quell'ascolto, quella forma di rispetto che il vicino ci richiede. Ecco, questo amore diventa prova dell'amore di Dio. Perché prova dell'amore di Dio? Perché il vicino, per il fatto che ci sta troppo vicino, è conosciuto, diciamo in napoletano, è una carta conosciuta, io questa carta la conosco e non me la gioco. Nessuno come il marito conosce i difetti della moglie, la moglie i difetti del marito, i genitori i difetti dei figli, i figli i difetti dei genitori, cioè quelli più vicini sono quelli che conosciamo meglio. Quando una persona tu la conosci troppo bene, non sempre è amabile; Anche questo è un dato di fatto, c'è bisogno a volte di uno sforzo; non sempre - e questo dobbiamo insegnarlo ai nostri figli - amare significa sentire un grande trasporto, no, a volte posso sentire il trasporto di strozzare mio marito, ma non per questo lo farò: Sentire non è di per sé peccato; a volte può crearsi una tensione tale che tu non solo non vuoi bene, ma dici anche: "Questa persona non la sopporto". Ecco, il vicino, il prossimo si manifesta a me nella misura dei suoi difetti, si manifesta col peggio di sé. A volte voi incontrate un'amica e dite: "Tuo figlio com'é educato! com'é simpatico!", e voi dite: "Se lo vedessi in casa!" E chiaro, perché il figlio che va a casa della vostra amica dice "buongiorno, buonasera", e magari torna a casa sua e non dice neanche "sono arrivato, buongiorno, mamma", perché il prossimo manifesta il peggio di sé. Allora l'amore di Dio trova la sua verifica nell'amore per gli altri. Questi due Comandamenti riassumono tutta la legge, cioè se tu ti sforzi di mettere amore per Dio nei confronti degli altri, tu ti salvi? Questo non significa non perdere mai la pazienza, perché questo non capita a nessuno, cioè tutti qualche volta perdiamo la pazienza, sbottiamo, protestiamo, mormoriamo: Per fortuna una vita non si giudica per un gesto, ma nel suo complesso: E allora questo prossimo va amato come tu ami te stesso. Una traduzione dice: come se fosse un altro te stesso. Ecco, un altro te stesso lo rispetteresti? lo ameresti anche se è petulante, se è isterico? Ecco, amalo! Amalo perché nell'amore per l'altro tu celebri l'amore per Dio. Allora abbiamo le coordinate della vita, perché una vita si svolge su queste due coordinate, su queste due assi, l'asse verticale, che è l'amore verso Dio, e l'asse orizzontale che è l'amore verso gli altri. Insegniamo - vi dicevo poc'anzi -che questo non significa trasporto: Allora Martino e Rachele oggi fanno 25 anni di matrimonio, ma qualche volta non avete bisticciato? non c'è stato qualche momento di tensione? E' impossibile! Ogni mattina vi siete svegliati dicendo "oh, com'é bello mio marito! mia moglie è la donna più bella di questo mondo"? No! Succede a tutte le coppie, e dobbiamo insegnarlo, perché i nostri adolescenti pensano che l'amore è "queste farfalle nello stomaco", si diceva, si sentiva in giro qualche tempo fa, cioè quando si muovono le farfalle nello stomaco significa che si accendono le stelle, e quello è l'amore sicuro. Ma quali farfalle! A volte sono pipistrelli, e quelli hanno le spine. Allora dobbiamo insegnare che l'amore è voler bene all'altro anche quando è detestabile. Forse vi siete chiesti: “Ma com'é che questi 25esimi e 50esimi stanno aumentando? Me lo sono chiesto anch'io, e mi sono dato una bella risposta, perché in questo cimitero dell'amore, che è la nostra cultura, queste persone che celebrano una fedeltà venticinquenale, e domenica scorsa c'erano 50 anni di fedeltà, stanno venendo fuori e dicono: “Dobbiamo dire qualcosa anche noi, forse il mondo non sta andando proprio alla deriva, forse l'amore è ancora portato avanti, con sacrificio, con abnegazione e con fedeltà, anche se sembra che il matrimonio faccia acqua da tutti i lati, come una nave in disarmo o pronta ad affondare”. Quindi è bello che questi coniugi dicano: Noi siamo qui ancora in piedi. Pensavo a Martino che ha la pompa di benzina e ha fatto bene il pieno: Ovviamente non basta fare il pieno un volta nella vita, questo lo sai bene Martino, altrimenti avresti finito di lavorare nel giro di qualche giorno, il pieno bisogna farlo sempre.Ecco, noi a Messa la domenica veniamo per fare il pieno, come quando si va alla pompa di benzina: "Mi faccia il pieno, per favore", così abbiamo bisogno di fare il pieno continuamente, altrimenti queste auto si fermano, queste unioni si sgretolano, questa motivazione, che ha originato il vostro matrimonio, comincia a diventare labile, si scontorna, diventa fragile fino a rompersi. Essere arrivati al 25esimo significa che il pieno è stato fatto abbastanza, ma abbiamo bisogno di rimotivarci, e si viene in chiesa a ricevere la benedizione per il 25esimo proprio per questo motivo. Concludo: alla fine della vita - dicono i Santi, sintetizzando la pagina di Vangelo di Matteo sul giudizio universale - noi saremo giudicati sull'amore. Io non mi salverò perché sapevo parlare, oppure tu eri ingegnere, tu eri laureato, tu…No, queste cose possono esserci o non esserci: tu avevi tante proprietà…Queste cose possono esserci o non esserci…Tu hai avuto una vita riuscita o fallita.Queste cose possono accadere, ma non sono quelle che ci salvano. E che cosa ci salva? L'amore. Quindi alla fine della vita io mi salverò se avrò messo amore nei piccoli gesti, se avrò avuto la pazienza di ricominciare ogni mattina, e così anche voi sposati, e così i consacrati, e così tutti. Rimarrà di noi solo l'amore che avremo messo, immesso, nella vita, nella storia. Che il Signore ci incoraggi a fare nuove iniezioni, trasfusioni di sangue d'amore, a partire da questa Eucaristia, dove il Sangue di Cristo diventa il nostro sangue, e il suo amore diviene e divenga il nostro amore. |