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Solennità di Tutti i Santi 2005 PDF Stampa E-mail
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Scritto da Teresita   
Tuesday 08 November 2005

1° Novembre 2005 - SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI

La Via Lattea della santità

LA PACE SIA CON VOI

Gli occhi colmi di luce, il cuore grondante di gioia in questa solennità di Tutti i Santi. Alziamo lo sguardo verso l'alto, "in alto i nostri cuori", a scoprire le nostre radici e il nostro approdo, la nostra prima e ultima, riassuntiva parola della vita in questa valle di lacrime: santità, la parola che infiamma le giovinezze spirituali, una bandiera che sventola e che attira, nonostante i nostri peccati e le nostre debolezze, quelle che ora affidiamo all'amore misericordioso del Padre.
LETTURE

Apocalisse 7,2-4.9-14
I Giovanni 3,1-3
Matteo 5,1-12

OMELIA

Un saluto a Francesco e Angela che intravedo di ritorno dal loro viaggio di nozze: bentornati a casa! Quello che oggi celebriamo è vicino a quello che avete vissuto, pur nel limite delle cose umane, di tutte le esperienze umane, in questa vostra avventura che noi indichiamo come un tempo d'oro, senza preoccupazioni, lanciati dall'amore nell'amore, che è il viaggio di nozze, ciò che tanti fidanzati sognano, ciò a cui tante persone sposate vanno con nostalgia: quando ci guardavamo negli occhi ed eravamo sazi l'uno dell'altro, e il mondo congiurava a nostro favore, tutto, anche le stelle. Ed è delle stelle, che spero, tu Francesco e tu Angela, abbiate guardate, come tutti gli innamorati, che voglio parlarvi, perché è un'immagine che si avvicina al mistero che oggi la Chiesa ci presenta. Spero che abbiamo ancora tempo e occhi per guardare le stelle, e le stelle non sono solo per gli innamorati: A volte riusciamo a distinguerne qualcuna, pur nel frastuono e nelle luci delle nostre serate, ma le stelle ci vengono incontro a migliaia, a miriadi quando stiamo al  buio, quando possiamo contemplarle in montagna, e l'osservatorio più adatto per guardare le stelle è una serata tersa in montagna, perché non ci sono ostacoli, perché lo smog prodotto dall'uomo è lontano, e allora il cielo ci sembra più vicino, sia pure solo in una dimensione poetica. Ci stendiamo sull'erba, come tante volte fanno i giovanissimi ai Campi Scuola, e ci perdiamo nella contemplazione del firmamento. Che cosa ci viene incontro inizialmente? Le stelle più luminose, quelle che - spero - gli studenti del Nautico, i naviganti, i marittimi sanno chiamare per nome: Orione, le Pleiadi, la stella che porta il mio nome, e tante altre a cui gli uomini hanno dato un nome. Ma poi, a guardare con maggiore attenzione in queste serate in montagna, notiamo una striatura che attraversa il cielo e che fin dall'antichità si chiama Via Lattea, perché è come una scia di luce lattiginosa che attraversa la calotta celeste da un verso all'altro.

Che cos'è la Via Lattea? E’ un agglomerato senza fine, senza possibilità di numerazione, di stelle e stelle, come una manciata di miliardi e miliardi di stelle che, nell'impossibilità di essere raggiunte e numerate, vengono guardate con uno sguardo che le abbraccia tutte e le include in questa via di luce: Via Lattea.

Perché mi sono addentrato in questa immagine e attardato in questa riflessione? Perché oggi guardiamo la Via Lattea della santità. Durante gli altri giorni dell'anno possiamo guardare Orione, le Pleiadi, S.Antonio, S.Francesco, la stella polare, e riconoscere alcune stelle che l'astronomia della santità ci ha educati a chiamare per nome. Ma come includere tutta la santità che Dio ha seminato nel corso della storia? E’ impossibile, come è impossibile contare le stelle della Via Lattea, è impossibile contare questa moltitudine immensa - abbiamo ascoltato nel Libro dell'Apocalisse - di ogni razza, stirpe, lingua, "che nessuno poteva contare", dice meravigliato l'autore dell'Apocalis­se, cercando di trasmetterci questo senso di meraviglia che deve attraversare il nostro cuore, la nostra mente oggi. Solennità di tutti i Santi, quindi non questa o quella stella, questa o quella costellazione, che abbia un nome, ma tutti i Santi di tutti i tempi, fino ai nostri genitori, ai nostri nonni, che vediamo risplendere di una luce umile e forte al tempo stesso. Cosa ci dicono? Cosa ci dicono i Santi oggi? Quale sentimento richiama dal profondo del tuo cuore la contemplazione di questa Via Lattea, dell'amore di Dio riversato nei cuori, nei giorni, nelle opere di tante persone?
Innanzi tutto un inno alla santità di Dio, perché i Santi ci raccontano la santità di Dio, perché Dio è il Santo. Santo, Santo, Signore Dio dell'Universo, come cantiamo in ogni Eucaristia e ripeteremo tra poco nel prefazio, per dire: chi ha fatto tutte queste cose? chi ha creato i Santi? chi ha fatto i Santi? chi ancora semina stelle nella Via Lattea della santità?
E' Dio, autore di ogni santità, Dio veramente Santo, origine e fonte di ogni santità, diciamo all'inizio di una preghiera eucaristica. Quindi i Santi innanzitutto ci parlano di Dio, non ci raccontano di sé, non parlano delle proprie gesta, che oggi riconosciamo essere eroiche, e di cui essi non si sono resi conto, ma ci parlano di Dio, perché riflettono la luce di Dio. Non è una stella, ma da alcuni mesi - io spero che l'abbiate riconosciuto -abbiamo la possibilità di guardare all'orizzonte, al tramonto, Giove, di una luminosità e vicinanza come non si è mai visto; spero riusciate a vederle, è evidentissimo, verso il Capo di Sorrento dalla nostra visuale, come un aereo che vi viene incontro, e dite "questa non è una stella, sarà un aereo", e invece è Giove, particolarmente vicino alla Terra, come non accade da millenni e millenni, che risplende di una luce particolarissima. Come ogni pianeta, Giove non brilla di luce propria, ma riceve la luce dal sole, dalla stella, come i Santi risplendono della luce di Dio, e quindi guardandoli e perdendoci in questa marea infinita di volti, di voci, di nomi, di eroicità, noi sentiamo che, come nelle liturgie dell'Apocalisse, essi dicono a Dio, a cui rivolgono lo sguardo, da cui han preso, prendono oggi luce: Santo, Santo, Santo, il Signore Dio dell'universo. Quindi il primo messaggio è: Loda Dio, origine e fonte di ogni santità. E poi subito dopo i Santi ci parlano del loro numero esorbitante. Sono tantissimi! Giovanni Paolo II, come sapete, ha tagliato il traguardo, almeno fino ad oggi, del primato da parte di un Pontefice nella dichiarazione di Santi e Beati. Mai un Papa aveva aperto - non le porte del Paradiso, quelle le apre Dio - ma aperto il numero, il novero, l'elenco, la teoria di questa sfilata di Santi che la Chiesa riconosce come tali e - si dice in termini tecnici - eleva agli onori degli altari. Ma adesso, varcando da qualche mese la soglia dell'eterni­tà, Giovanni Paolo II si è reso conto che il numero esorbitante di Santi e Beati da lui proclamati costituiscono la punta di uno spillo, di un ago, dinanzi all'immensità dell'oceano di santità che Dio ha prodotto. I Santi sono tantissimi, non si possono contare, non ci saranno Papi che possano vivere tanto a lungo da riconoscerli tutti come Santi da venerare, cerne è stato impossibile, e lo è, e lo sarà anche in seguito, poter dare un nome alle stelle della Via Lattea, quindi un esercito immane. Noi che abbiamo la percezione che l'esercito degli operatori del male sia particolarmente agguerrito e sempre vincente, ci perdiamo e ci beiamo in queste numero esorbitante, avvertendo invece che l'esercito del bene, il drappelle di coloro che hanno seguito Gesù e lo hanno imitato, o almeno hanno cercate di imitarlo, è un drappello che non finisce mai, come una processione che tu vedi passare per ore, per giorni, per mesi, per anni, e non arriva mai alla fine. Questo è il numero, il novero dei Santi, una moltitudine immensa: i Santi sono tanti.
Terza riflessione, molto semplice, ma che ci tocca il cuore, è dire, è raccontare che i Santi sono belli, come sono belle le stelle all'atto in cui tu ti siedi sull'erba, le guardi, e le vedi che occhieggiano,  e più le guardi più ne scopri, dietro l'angolo, e sempre più dietro, l'occhio si purifica e si allarga al tempo stesso nell'accoglienza di stelle che prima non avevi visto, tutte belle! Quindi i Santi cantano la bellezza di Dio e sono belli, uomini e donne, belli e belle; quello che noi abbiamo cercato poveramente e inutilmente di creare, attraverso un'andatura, attraverso il colore dei capelli, il colore degli occhi, il lavoro di un'estetista, la moda, Dio lo ha creato e lo ha reso possibile con un colpo di bacchetta magica nella vita di tante, tantissime persone, che oggi contempliamo come belli e belle. E questa bellezza ci attrae, ci affascina, perché è l'unica vera bellezza, quella che non tramonta, quella che non cede il passo alle rughe, quella che gli anni, anziché incrina­re, aumentano; una bellezza ovviamente tutta interiore, spirituale, che è la bellezza di Dio, cioè sono belli solo i Santi, e i bambini sono belli nella misura in cui della santità esprimono un anticipo, un prologo, e poi purtroppo nell'antitesi della vita, fatta di peccati, di cadute, viene infangato, ma che poi viene esaltato nella sintesi, a conclusione della vita. Quindi una bellezza infantile e un'età adulta inquieta e infangata, antitesi-sintesi, la bellezza dei Santi. I Santi cantano la gloria di Dio e dicono: "Dio è il Santo, non lo siamo noi", una espressione di massima umiltà. I Santi sono tanti, i Santi sono belli, i Santi, a guardarli con attenzione stamattina, sono feriti. Ed è l'aspetto più bello e al tempo stesso più problematico della nostra riflessione, della nostra contemplazione, perché noi quando diciamo bellezza intendiamo dire un volto senza rughe, intendiamo dire un corpo senza cicatrici, intendiamo tutto trasparente, senza macchia. E invece la bellezza che i Santi oggi ci raccontane, come opera di Dio, ma anche come corrispondenza da parte loro alle grazie ricevute, è una bellezza ferita. E non parlo solo dei martiri, di coloro che hanno firmato col sangue la professione della fede; quelli per lo più sono stati dichiarati Santi, quindi hanno un nome e un cognome, magari un gruppo di cui sono diventati protettori, e invece qui non parliamo del martirio classico ma di quel martirio di cui è fatta la vita di ogni persona umana, che è la torsione intorno alla croce, che è la tensione fino alla lacerazione tra una debolezza e una grandezza, l'essere tesi fino allo spasimo tra i bisogni e i sogni. Ecco, mi sembra di leggere cosi queste ferite che vedo nelle stelle della Via Lattea, in questa marea infinita, innumerevole di Santi, i quali sono belli ma al tempo stesso poi li guardo e dico: Voi avete delle ferite, delle piaghe, delle stigmate che ancora grondano sangue, ma non è più un sangue doloroso, è glorioso. E questo ci fa capire la via della santità, che certamente è l'imitazione di Gesù, ma non del Gesù trasfi­gurato sul Tabor, del Gesù che fa i miracoli, del Gesù osannato la Domenica delle Palme, ma del Gesù perseguitato, condannato, solo, piagato, flagellato, crocifisso e morto. Queste piaghe dei Santi, che in vita sono state dolorosis­sime, oggi sono fonti di luce, fontane di luce.- E quando parlo di questi Santi sconosciuti intendo includerci, come sempre, anche persone che hanno camminato con noi, che l'anno scorso erano sedute nei banchi, che dieci, o cinquanta, o cento anni fa presiedevano l'Eucaristia su questo altare, che hanno guidato i nostri primi passi, che ci hanno introdotti nei misteri della fede e nei misteri della vita, cioè parlo di persone concrete, mio nonno, i miei nonni, i miei genitori, che nessun Papa dichiarerà beati e   proclamerà santi, ma lo sono, e fanno parte di questa schiera trionfante della Via Lattea. E la loro vita com'é stata? E’ stata una vita piagata, com'é piagata anche la mia vita, la tua vita, ed essi in vita hanno sofferto, si sona.' anche ribellati, perché si sono sentiti particolarmente torchiati, perseguitati, "ma succedono tutte a me?", han detto anche loro, i nostri nonni, i nostri genitori, cerne anche tanti che non abbiamo conosciuto, e hanno scoperte che il motivo della loro infelicità qui è il motivo della loro felicità eterna, che il motivo della loro sofferenza nel tempo è la
password per la loro felicità eterna, il motivo del loro dolore, del "ere essere incompresi nel tempo è lo stesso motivo che li ha fatti librare finalmente senza pesi,, senza pesi e senza attrazione verso il centro della terra, liberi di volare il giorno della loro morte. Quindi i Santi sene feriti, come siamo feriti noi, e sono stati feriti anche dalle spine della tentazione; non parlo soltanto delle ferite della vita, delle ingiustizie subite, dell'essere andati avanti in un matrimonio difficile, dell'essere stati fedeli ai figli infedeli, delle difficoltà sul lavoro, delle incompren­sioni con i vicini di casa, con gli amici, dei tradimenti, ma parlo anche di ferite che noi non confessiamo volentieri, e che sono le ferite del male, nel senso morale stavolta del termine. I Santi che noi contempliamo in questa fascia, in questa striatura lattiginosa del firmamento, hanno peccato come noi. Ma allora perché sono Santi? Perché non si sono rassegnati, perché dopo ogni peccato si sono confessati, perché sono ricorsi alle erbe medicinali della Chiesa che sono i Sacramenti, perché si sono battuti il petto, perché hanno fatto opere di carità, perché rispetto ai loro bisogni han fatto parlare anche i sogni. Allora in questo i Santi ci incoraggiane, e guardando la Via Lattea dobbiamo dire, ed essi ci dicono: C'è un posto anche per te. Vedi questo angolino dove non brilla nessuna stella? vedi questo pezzetto di cielo che è ancora buio? Questo è un posto per te, e se tu questo posto non verrai a farlo risplendere, sarà oscuro per tutta l'eternità. Questo è il messaggio che i Santi, come responsabilità, ci affidano. Quindi non è importante essere sposato o consacrato, non è importante essere ricchi o poveri, non è importante essere realizzati sul piano professionale o stentare, non è importante avere la casa di proprietà o in affitto, tante cose che oggi ci pesano e che vorremmo diverse, non sono importanti ai fini della santità, ma ai fini della santità è importante la veglia di essere attratti dal bene, nonostante la forza di gravita continui a trascinarci giù; questa voglia di volare, nonostante le cadute, tante], che abbiamo realizzato, come Icaro, in tanti desideri finiti in tragedie. II Santo è un'aquila che continua a sognare le alte vette, anche se finisce con lo starnazzare insieme alle oche nel pellaio, davanti alla fattoria; il Santo è uno che non si rassegna.- E allora queste stelle ci dicono: Coraggio Anch'io pensavo di aver sbagliate tutte, anche a me è capitate di voler scappare dai miei doveri. Il curato d'Ars, protettore dei parroci, tante volte, più volte nella sua vita ha fatto la valigia e ha cominciate ad andar via, a scappare dalla sua Parrocchia, che come tutte le Parrocchie non era amabile, ma poi è tornato indietro. E quindi i Santi ci dicono: anch'io volevo scappare, anch'io ho detto "basta, non ce la faccio più", anch'io ho peccato, anch'io sono caduto, ma questa mia debolezza, posta nelle mani di Dio, è diventata forza. Allora coraggio, ci dicono, e dicono a tutti. Guai a qualcuno di voi che esca rassegnato nei suoi limiti, nelle sue precarietà, nelle sue debolezze, da questa chiesa, tutti dobbiamo uscire con una santa invidia. Ecco, questa solennità è fatta per ridestare l'invidia dei credenti, perché c'è anche un'invidia buona; non c'è solo l'invidia come vizio capitale, ma c'è anche la santa invidia. E qual è la santa invidia? Quella di lasciarci prendere da uno che ha fatto più di noi e dire: Vorrei essere come lui, vorrei cambiare. Ecco, questa voglia di assomigliare, di brillare anche noi un giorno in qualche angolino ancora oscuro della Via Lattea è il frutto di questa celebrazione. Allora sono tante le stelle della Via Lattea? Non bastano ancora, c'è bisogno ancora di migliaia e migliaia di persone, di miliardi e miliardi di stelle, e quando il cielo sarà tempestato e sarà una Via Lattea completa tutta la calotta, senza poter più distinguere le stelle che i trattati di astronomia chiamano per nome, quello sarà il momento in cui la storia si fermerà, perché il cielo sarà stracolmo di stelle, non ci sarà più posto, e allora Gesù verrà, tornerà a sigillare la storia, adesso che siamo tutti salvi, tutti belli, tutti circonfusi della gloria di Dio, tutti splendenti, adesso che nessuno più può perdersi, possiamo concludere la storia. Questo tempo, fratelli e sorelle, è ancora lontano; per ora ci sono i minuti, le ore, gli anni, i decenni che ancora ci rimangono da vivere qui, in questa tensione dolorosissima tra ciò che dovremo essere e ciò che siamo. Non vi rassegnate, continuate a sognare le nevi immacolate delle Alpi o delle grandi vette, anche se tra mezz'ora, tra un'ora, o stasera, starnazzerete con pelli e con anatre: non vi rassegnate! I santi oggi ci dicono: Noi ci siamo salvati e siamo diventati belli come tu oggi ci contempli, perché dopo ogni peccato ci siamo detti: Ricomincio daccapo.
Ultimo aggiornamento ( Monday 14 April 2008 )
 
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