Home
La Parrocchia
Omelie Don Arturo Aiello
6 Novembre 2005
La Parrocchia
Omelie Don Arturo Aiello
6 Novembre 2005 Latest ACG News
| 6 Novembre 2005 |
|
|
|
| Scritto da Divino | |
| Monday 14 November 2005 | |
|
6 novembre 2005 XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Il ritardo dello SposoNEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO Con tre settimane di anticipo, questo canto ci riporta al tempo di Avvento - Non temere Maria…- perché le prime e le ultime parole di un anno liturgico si intrecciano, si sovrappongono, si identificano. Un anno comincia con "vegliate, attenti, viene", e si conclude allo stesso modo, e il richiamo agli ultimi tempi, al ritorno del Signore, alla vigilanza, che attraversa già la liturgia della Parola di oggi, ci fa sentire che l'anno sta per concludersi, e quindi tornano questi temi dell'Avvento. Chiediamo perdono al Signore per aver smarrito la via, l'attesa, la tensione, per esserci non solo appisolati ma per aver dimenticato che Egli viene e noi dobbiamo attenderlo, per aver dimenticato da dove veniamo e dove stiamo andando. Per tante dimenticanze, per la perdita della memoria del cuore, chiediamo umilmente perdono. LETTURE
OMELIASapienza 6,12-16 I Tessalonicesi 4,13-18 Matteo 25,1-13 Mi si è impigliata la voce nell'espressione del Salmo: "Poiché la tua grazia vale più della vita", perché chi può capire, e non parliamo di una comprensione intellettiva, intellettuale, chi può capire col cuore questa espressione, questo versetto del Salmo 62, ha riassunto in questa frase la sua tensione. "Poiché la tua grazia vale più della vita" significa che la grazia di Dio vale più del mio ragazzo, della mia ragazza, più dell'abito che indosso, vale più della fama, vale più della salute, della malattia, vale più della realizzazione professionale, della casa, di un patrimonio, vale più della vita. Noi questa espressione dovremmo essere allenati a capirla perché con S.Ignazio abbiamo pregato l'atto di offerta, quest'anno: Lasciami solo il tuo amore e la tua grazia perché questo solo mi basta: "Questo solo mi basta" significa: la tua grazia, il tuo amore vale più della vita, cioè tutta la vita, con tutte le opportunità, con tutti i beni, gli eventi - come oggi si ama dire - le possibilità, le "notti bianche", non vale quanto la tua grazia, il tuo amore, e, aggiungiamo, la possibilità che Tu mi dai di corrispondere, di accogliere la tua grazia e di custodirla. Comincio così la mia riflessione in questa domenica che già sa di tramonto, già rosseggia, già si è incendiato l'orizzonte, perché tra 15 giorni sarà la solennità di Cristo Re, e fra tre domeniche saremo già nel nuovo anno, e quindi nel tempo di Avvento. La parabola delle vergini stolte e di quelle sagge ci interpella, perché è una tragedia più che una parabola; forse tra le parabole che Gesù ha raccontato è una delle più dure, perché si conclude con una negazione, l'impossibilità ad entrare, "la porta fu chiusa".-E noi sentiamo la pesantezza di questo girare della porta sui cardini, che pone alcuni dentro e altri fuori. E' qui il dramma, il dramma di sapere che ci stiamo giocando l'eternità, il dramma di sapere che nei nostri pensieri nei nostri progetti, ma ancor più nelle nostre parole, nelle nostre azioni c'è una possibilità di luce o di tenebra, c'è una possibilità di guadagnare l'eternità o di perderla definitivamente, una sorta di tragedia, perché queste cinque giovani ragazze - vergini sta per giovani fanciulle - vengono impossibilitate a entrare alla festa, alla quale erano state invitate, e nella quale dovevano svolgere un ruolo di accoglienza e di i 1luminazione al tempo stesso, perché le lampade non servivano solo per loro ma per illuminare la via allo sposo, per fare una sorta di processione verso la sala del banchetto o verso la stanza nuziale. Percorriamo, ripercorriamo brevemente insieme le tappe di questa parabola, che conosciamo bene, ma che è bene stamattina ci faccia un po' male. Il Regno dei cieli è simile – cominciano così tante parabole su questa grazia che vale più della vita, che è il Regno dei cieli, che è Gesù che viene – simile a dieci vergini che vanno incontro allo Sposo. E’ particolare questa parabola perché non c'è una sposa, c'è solo lo sposo da attendere; evidentemente queste ragazze sono al tempo stesso delle ancelle ma tra esse, o tutte e dieci sono candidate ad essere la sposa. Non c'è la sposa perché la sposa sono le dieci ragazze, che costituiscono la Chiesa, unica vera grande bella sposa che Gesù attende di riabbracciare nella intimità, e che abbraccia anche in questa Eucaristia, misteriosamente, senza che noi ce ne accorgiamo. Quindi tutti chiamati ad essere le spose del Signore, tutta la Chiesa convocata a questa grazia meravigliosa, ma,c'è un ma, ed è il ritardo. Normalmente nelle nostre celebrazioni in ritardo arriva la sposa, invece nella parabola che racconta Gesù a tardare è lo sposo. Ovviamente le parabole riportano una parola certa di Gesù, ma al tempo stesso hanno una vernice di mediazioni, di redazioni, di versioni orali che hanno attraversato i cuori, le bocche, le intelligenze, e anche la vita delle prime comunità. Accade, dei brani del Vangelo, quello che succede agli archeologi che, quando scavano in un sito archeologico trovano vari strati, e qui c'è certamente la parola di Gesù, come Gesù l'ha raccontata questa parabola, ma c'è anche il sospiro, il respiro affannoso, preoccupato, delle prime comunità cristiane che attendevano imminente l'arrivo dello Sposo, e che invece guardano con preoccupazione l'orologio perché lo Sposo ritarda. "Poiché lo sposo tardava", e lo Sposo tarda. Sarebbe facile sapere a che ora viene, ci faremmo trovare vestiti a puntino, svegli, pronti, belli, con le lampade accese, fede, speranza e carità, con il nostro corredo impeccabile, ma lo Sposo tarda. Ed è questo ritardo che ha creato una difficoltà nelle prime comunità, tanto da generare un assopimento, perché quando una cosa non arriva, non ti arriva subito, non arriva al momento opportuno, tu puoi anche perdere il senso della tensione, dell'attesa, e quindi ti assopisci, quasi che lo Sposo non debba più venire. E se lo Sposo non viene più significa che siamo qui abbandonati, in questa valle, che può essere di lacrime, che può essere un Eden, e allora se lo Sposo tarda, o non viene più, godiamoci la vita: E’ questa la conclusione a cui giunge spesso il credente, o alcune generazioni, alcune fasce; ha detto che sarebbe venuto, ma se n'é persa memoria, intanto godiamoci il panorama, intanto guardiamo fuori dal finestrino, intanto ci viene servito uno spuntino, e mentre lo consumiamo dimentichiamo dove stiamo andando, perché siamo su quel treno, qual è la direzione, che biglietto abbiamo comprato, qual è il senso della nostra vita. E il senso della nostra vita, cari fratelli e sorelle, è incontrare Gesù, non ce n'é un altro. Noi viviamo per questo incontro, ma quanti di noi lo aspettano? quanti di noi aspettano Gesù con l'interesse del dramma, un po' satirico, che alcuni di noi conoscono, di chi aspetta Godot, o di chi aspetta il tram, di chi aspetta il pullman alla fermata, e non arriva, e ci si siede, si guarda una rivista, ci si guarda intorno, ci si distrae. I credenti per lo più sono cosi, sono persone che non aspettano più, non aspettano più nessuno. E allora accade che questo protrarsi dell'attesa genera una crisi, una separazione in questa comunità, che è la Chiesa, fatta di dieci ragazze, perché la Chiesa è tutta al femminile genera una separazione tra chi è saggio e chi è stolto, tra chi, prevedendo l'inconveniente del ritardo, si premunisce d'olio, e chi invece, pensando che si tratti di poche battute, ritiene la propria riserva d'olio sufficiente, e quindi non porta con sé l'olio in piccoli vasi. Immediatamente la Chiesa, che ha prodotto questa parabola nella sua edizione, si chiede: Io da che parte sto? Io sono dal lato della sapienza o della stoltezza? mi trovo tra quelli che sono abbacinati dalle luci di questo mondo e perdono la direzione? tra quelli che hanno perso la memoria, stanno sul treno e non sanno più dove stanno andando? si preoccupano di guardare la tappezzeria o il panorama fuori dal finestrino, o so dove sto andando? o so verso chi sto andando? Ecco, questo è l'interrogativo che dalla comunità, che ha redatto il brano di Vangelo che abbiamo ascoltato, rimbalza sulla nostra comunità e la divide in due: persone in attesa e persone che si sono stancate, persone che racimolano olio da ogni parte - siamo anche in tema perché è il tempo in cui si raccolgono le ulive, si pressano, e c'è quest'olio biondo, meraviglioso, d'oro, che portiamo a casa dal frantoio - ci sono persone che vanno in cerca d'olio ed altre che pensano di averne già abbastanza. Credo che l'aspetto più drammatico della parabola sia il momento in cui suona la marcia nuziale, perché viene lo sposo: Ecco, viene lo sposo! Sembra di assistere a quella sorta di dispacci, di sguardi, tra il sagrestano, l'organista: Viene lo sposo! Magari senti un applauso sul sagrato, e tutti si alzano in piedi, suona la marcia nuziale, entra lo sposo, e abbiamo pochissimo tempo per renderci conto che è giunto il momento. Intanto l'Evangelista, e Gesù prima di lui, dice che si sono addormentate tutte e dieci . Attenti, il problema non è addormentarsi, ma il problema è non avere l'olio nei piccoli vasi, cioè tutti si addormentano, o se volete, anche questa interpretazione è possibile, tutti muoiono: questo assopimento è la morte. Muoiono le stolte e muoiono le sagge, muoiono i cattivi e muoiono i buoni, muoiono le persone pie e muoiono quelli che bestemmiano. Tutte si assopirono e si addormentarono; la morte è eredità di tutti gli uomini, lo abbiamo appena meditato andando, facendo la nostra visita al cimitero mercoledì scorso, ma ecco che c'è un momento in cui bisogna ridestarsi, e diventa il momento della verifica: Come hai vissuto? come hai impiegato il tuo tempo? dove hai impiegato le tue energie spirituali? E qui c'è questo dialogo, che vi dicevo drammatico, tra le cinque e le altre, tra le stolte e le sagge, le quali hanno portato l'olio con sé per ogni evenienza, e si sentono richiedere in prestito un poco d'olio, e c'è un'apparente mancanza di carità, perché non vogliono aiutarle. E io dico: Non possono aiutarle, perché è troppo tardi, non c'è più tempo; c'è un tempo in cui possiamo scambiarci l'olio - ti do una bottiglia d'olio, ti do un bicchiere d'olio, ti do una goccia d'olio - e c'è un tempo in cui ognuno ha l'olio che ha messo da parte; c'è un momento in cui ci possiamo aiutare e c'è un momento in cui non ci possiamo più aiutare; c'è un momento in cui possiamo sostenerci a vicenda e c'è un momento in cui saremo soli davanti a Dio, e dal libro della nostra vita sfogliamo attimo e attimo; c'è un momento in cui marito e moglie ci possiamo aiutare, e un momento in cui saremo separati, genitori e figli, fratelli e sorelle, fidanzati e fidanzate, amici ed amiche; è il tempo che noi stiamo ancora vivendo, quindi anche questa Eucaristia è il momento in cui l'olio può passare: mi dai un po' d'olio? Santo e sano commercio di olio! Una goccia d'olio, un po' d'olio, mi manca l'olio; Adesso non si fa più, una volta tra vicini di casa ci si prestava il sale, gli ingredienti: mi dai un po' d'olio?, cioè questa possibilità di comunicare tra noi. Anche adesso, io vi sto dando un po' del mio olio e voi, con la vostra attenzione, con la vostra presenza, mi state comunicando un po' del vostro olio. C'è uno scambio, c'è un commercio santo, ma questo lo possiamo fare finché siamo qui. C'è un tempo in cui l'olio può andare girando di casa in casa, riempiendo le lampade, infervorando, riscaldando, condendo, dando sapore, o dando bellezza, perché l'olio era anche un cosmetico nell'antichità, e poi c'è un momento in cui, come "uno, due, tre, stella!" - ricordate questo gioco? - "uno, due, tre, stella!", e quando si diceva "stella" ognuno restava con l'atteggiamento che aveva assunto. E viene il momento in cui si dice "stella", e allora tu puoi avere molto olio, oppure olio abbastanza, e hai impiegato bene il tuo tempo: Ma quando si dice "uno, due, tre, stella!", e l'olio non ce l'hai, non lo puoi più chiedere. Questo Gesù ci vuole dire oggi: Questo ci dicono i nostri morti, questo ci dicono i Santi: Beati voi che ancora potete comunicarvi olio, datevi olio. Magari stasera olio che va di qua e di là: un litro d'olio, un bicchiere d'olio. Una volta l'olio lo si portava anche in chiesa, perché le lampade andavano a olio. E poi c'è un tempo in cui resti con l'olio che hai. Capite che questa difficoltà - "non ve lo possiamo dare, andate dai venditori e compratevene". Non è segno di egoismo (allora anche le sagge sono un po' cattive), ma piuttosto indicazione del tempo in cui "uno, due, tre, stella!", e devi rimanere cosi come stai; Non posso dire "Marino, dammi un po' d'olio", no, perché Marino non me lo può dare, "Pasquale, dammi un po' d'olio". Invece adesso lo posso chiedere, posso chiedere una preghiera, posso chiedere un incoraggiamento. E anch'io posso dare un po' d'olio, ce lo possiamo scambiare, l'olio della preghiera, l'olio della compassione, l'olio del sostegno nella fede, ma quando arriverà "uno, due, tre, stella!", come sarò fotografato? Ecco, questo è il messaggio. E quando di ritorno dalle loro compere, ma ormai fuori tempo, le vergini della parabola trovano la porta chiusa e inutilmente bussano: "Signore, aprici", dicono sconsolate, disperate, "abbiamo vissuto per questo, siamo venute al mondo per incontrarti, e adesso la porta è chiusa e le lampade sono spente". E Gesù sembra dirci attraverso questa parabola: E il tempo che ti ho dato come lo hai impiegato? Perché la tua lampada si è spenta? Perché non c'è più olio; Tu pensavi che si risolvesse tutto in un attimo, invece ci son voluti secoli e secoli, millenni e millenni per la mia seconda venuta - ma bastano gli anni della nostra vita perché abbiamo ad incontrarlo - ed ecco, la tua lampada è spenta, e una lampada spenta non fa festa, non da calore, non da luce, ci fa piombare nelle tenebre. Una lampada accesa è segno di attesa, di accoglienza, fa vedere i volti, rende una festa. Allora, fratelli e sorelle, che questa festa, che è la nostra vita, non abbia a trasformarsi in una tragedia? Facciamo in modo, finché siamo qui, di darcelo questo olio, di scambiarcelo, perché poi verrà il momento in cui non sarà più possibile.- Moriremo tutti, stolti e saggi, ma poi si farà la revisione dei nostri vasi; Quando eravamo bambini ci stavano gli ziri, una parola che è fuori corso, questi grossi contenitori di metallo dove c'era l'olio. Io spero, e lo auguro anche a voi, che non solo il piccolo vaso del nostro cuore, della nostra mente, dei nostri giorni possa essere colmo di olio, “il mio calice trabocca”, “cospargi di olio il mio capo”, dice il Salmo 22, ma dentro possiamo avere uno ziro, una grossa riserva: non ho pensato ad altro che a questo momento, e temendo di avere una malattia, temendo di esser tentato all'ultimo momento, temendo di perdere il treno, ho chiesto olio dovunque, e te ne presento uno ziro (magari non sarà in lingua italiana, ma il napoletano a volte esprime meglio della nostra lingua madre). Coraggio, siamo ancora in tempo. Comunicatevi l'olio, trasmettetevi l'olio. Un giorno non mi potrete più aiutare e io non vi potrò più aiutare, finché siamo in tempo diamoci una mano. |
|
| Ultimo aggiornamento ( Monday 28 November 2005 ) |
| < Prec. | Pros. > |
|---|













