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La Parrocchia
Omelie Don Arturo
04 Dicembre 2005
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04 Dicembre 2005 Latest ACG News
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| Scritto da Divino | |
| Monday 12 December 2005 | |
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4 dicembre 2005 II DOMENICA DI AVVENTO Voglia di novitàNEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO Chiediamo l'intercessione di Maria che come ogni madre veglia sugli inizi, in questa Novena dell'Immacolata, aiuto per ricominciare, per aprirci alla novità. Chiediamo la sua intercessione anche per questa Eucaristia della II Domenica di Avvento, perché riusciamo a scrollarci ogni vecchiezza, e c'è una sola vecchiezza, ed è quella del nostro peccato che in questo momento poniamo davanti al Signore per essere rinnovati. Chiediamone umilmente perdono. LETTURE Isaia 40,1-5.9-11 II Pietro 3,8-14 Marco 1,1-8 OMELIA Enzo si è lamentato una mattina a colazione perché sua madre, alle 5 del mattino, a tutto volume ascoltasse l'ouverture del Nabucco. Buon segno!, non solo nel senso dell'insonnia, ma per una qualche eco che quello che diciamo intorno all'altare la domenica ha e può avere nella nostra vita. Guai se quello che ci diciamo qui, in un momento di particolare intensità, dovesse restare qui e non avere cittadinanza lunedì, martedì, giovedì, sabato, nella nostra vita, nella nostra quotidianità. E ci ritroviamo stamattina nel luogo e nel tempo consueto, luogo e tempo sacri, per fare un altro passo, o per rimotivare la nostra adesione a questo anno nuovo che il Signore ci pone dinanzi, ci pone nelle mani, un libro tutto da scrivere, un quaderno totalmente bianco che attende di ricevere impresse delle frasi, degli impegni, dei propositi, soprattutto una voglia di novità. Ed è su questo che vorrei fermarmi con voi stamattina nel tempo della meditazione comune che è l'omelia. Questa mia riflessione parte dalla parola con cui inizia il Vangelo di Marco, che è anche la lettura del Vangelo di oggi: "Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio", e immediatamente significa che Marco si sta sedendo alla scrivania per iniziare un racconto, per raccontare una fiaba, "la più bella storia mai raccontata", si intitolava nella nostra giovinezza una prima esperienza di trasferire in immagini il Vangelo. E' come dire "c'era una volta...", è come dire: "attenti, sto iniziando un racconto". Ma questa parola - inizio - ha altre profondità, altri fondali, significa che sta iniziando la storia della salvezza per coloro che per la prima volta ne vengono a conoscenza, e quindi sta per iniziare, inizia per essi la salvezza e al tempo stesso un nuovo stile di vita, stanno per aprirsi degli orizzonti, dei fondali prima sconosciuti, un linguaggio prima misterioso e che ora comincerà a chiarirsi: sta per cominciare una nuova vita. Ecco, io debbo mettere tutta la mia enfasi, attenzione, per trascinarvi in questa novità e nell'aspetto rivoluzionario di questa Parola: inizio. Noi abbiamo già cominciato domenica scorsa, però probabilmente questa settimana sarà trascorsa come una settimana qualsiasi, e non come la settimana dell'inizio, e quindi dove bisogna comprare i quaderni, le penne, i pastelli, la cartella, dove bisogna mettere ordine nel guardaroba, dove bisogna mettere ordine tra i libri, perché comincia una cosa nuova, una stagione nuova, una storia nuova. La difficoltà nasce - lo dicevo già domenica scorsa ma voglio approfondire il tema - dal nostro non accettare gli inizi, quando di inizi ne abbiamo già vissuti tanti, ma che sono rimasti tali, cioè degli inizi, una gestazione non portata a compimento, che a un certo punto, per cause sconosciute, o per incautela della madre, finisce in un aborto. Tu stai per cominciare un anno, e questo anno è un anno di grazia; se tu non ti apri a questa parola - inizio - tu il Natale non lo vivrai, perché il Natale è un inizio, è un incominciamento, è una storia nuova che in qualche maniera si innesta in una storia antica, ma nei suoi risvolti manifesterà degli orizzonti, dei colori, delle cromature del tutto inedite: Inizio. Allora lo voglio vivere questo inizio? o questa parola mi scivola addosso e non succede niente, e quindi questa settimana sarà piatta come la precedente, non farò nessun proposito, non sentirò il bisogno che questo inizio sia portato a battesimo da qualcuno, un maestro, un amico, qualcuno che sorvegli o mi aiuti a preparare la strada, una sorta di ginecologo che mi accompagni nel tempo della gestazione. E nel Vangelo questo ginecologo ha anche un nome; allora non ce n'erano di ginecologi, però Marco, iniziando il suo Vangelo, la Buona Novella di Gesù Cristo Figlio di Dio, subito ci porta nel deserto e ci presenta un medico, un ginecologo, non del tutto simpatico da come ce lo descrive, ma che svolge proprio questa azione di facilitazione della gestazione della Buona Novella. E qui il ginecologo si chiama Giovanni il Battista; non è un ginecologo dolce, con il camice bianco, che ci sorride dicendo: "Non si preoccupi, signora, andrà tutto bene", ma nel suo stile di vita manifesta uno stridore rispetto alle mode, è un uomo scolpito con l'accetta, non ben rifinito, è un uomo in qualche maniera rude, come qualche volta debbono essere i medici, perché bisogna preparare la strada. Questo bambino, per nascere, deve trovare la strada, perché se la strada è ostruita, o se non dovesse mettersi nella posizione di partenza, come sapete bene, allora bisogna intervenire in un altro modo, bisogna fare un parto cesareo, bisogna progettare un intervento. Ecco l'azione del ginecologo, che è di facilitare, di aiutare: facciamo la ginnastica pre-parto, facciamo un po' di training per aiutare questa mamma in attesa, a non cominciare già a trasmettere al bambino che porta in grembo l'ansia che normalmente le mamme trasmettono ai figli. Allora chiedo con voi forte l'intervento del ginecologo Giovanni Battista, perché questo Natale non sia un altro aborto, perché questo inizio giunga al suo compimento. C'è una espressione nella liturgia delle Ordinazioni che mi ha sempre colpito, ma che valga per ogni azione sacramentale, quando il Vescovo dice all'Ordinando, che ha detto: Sì, sì, sì..., dice: Va bene, ho capito, ho sentito, ma non mi basta, e allora aggiunge: "Dio porti a compimento l'opera che ha iniziato in te", perché se non lo fa Dio, tutta la buona volontà della persona non basta. Dio porti a compimento l'opera che ha iniziato in te. L'ha iniziata, ma non basta. Hai iniziato questo anno ma non basta; sei incinto, ma non basta; gli esami sono positivi, stai al primo mese, al secondo... al decimo anno, al quindicesimo, ma non basta, perché c'è bisogno che questo inizio giunga a maturazione, venga portato a compimento. Ma perché Dio possa intervenire con la sua grazia e portare a compimento questa opera, c'è bisogno che noi ci liberiamo dalle difficoltà che rendono difficile, che ostacolano un cammino iniziato, perché tutte le cose che cominciano sono anche piccole, le cose che cominciano sono anche deboli, hanno bisogno di essere sostenute, cullate, devono stare al caldo, nascoste, debbono essere fasciate di amore. Le cose piccole possono morire più facilmente delle cose grandi; un progetto può abortire più facilmente quando è sulle prime che non quando è già in corso. E questo lo diciamo, lo crediamo della grazia, e questo lo diciamo, lo crediamo di questo anno, collegando tutto alla parola "inizio". "Inizio del Vangelo di Gesù Cristo Figlio di Dio", che come sapete è già un Vangelo riassunto, cioè questo inizio è già il Vangelo, perché Gesù è il Cristo, è il Figlio di Dio, e poi nella orditura del Vangelo di Marco questa parola torna a metà, a Cesarea di Filippo, e poi sulla bocca del centurione alla fine, dinanzi alla croce, al Crocifisso, che sembra uno sbandato fallito: "Veramente quest'uomo era Figlio di Dio". Ma per giungere all'espressione di Simon Pietro, al cap.8, e poi alla professione di fede del pagano ai piedi della croce, c'è bisogno che questo inizio sia custodito, sia incoraggiato. E allora sentiamo tutta la femminilità della I Lettura, bellissima!, mi ha sempre colpito. Quando ero giovane - adesso che sto invecchiando mi va di raccontare più cose della mia vita, mi sento più libero - quando ero giovane seminarista questo cap.40 di Isaia, in ogni tempo di Avvento, mi entusiasmava, al punto che tentai di musicarlo (c'è ancora da qualche parte questo spartito), poi tradotto sul pentagramma da Ettore Franco, e poi, come sempre ho fatto in vita mia, lo presentai come di altri e dissi alla comunità del Seminario: Ho trovato un bel canto sul cap. 40 di Isaia. Glielo insegnai e lo cantammo. Non so se abbia avuto un qualche esito, ma per dirvi l'attenzione, la mia attenzione a questo testo dolcissimo, dolcissimo! e molto femminile perché Dio dice al Profeta di svolgere un ruolo di consolazione nei confronti del popolo scoraggiato che diceva:"Non avremo più figli", che diceva "non torneremo più dall’"esilio", che diceva "ormai è finita; erano belli quei tempi, ma adesso siamo vecchi, adesso che vuoi più produrre?, è passato il tempo, non abbiamo più le mestruazioni, siamo in menopausa, abbiamo 50 anni, 70 anni, non possiamo produrre più nulla". E questa vecchiezza genera l'ostacolo perché la Parola di Dio potesse farsi spazio nel cuore di questi esuli, perché si risvegliasse in loro il desiderio di tornare a Gerusalemme, di tornare in patria. Ecco, "consolate, consolate il mio popolo", che significa: fasciatelo, mettetegli qualche pannolino caldo, ditegli parole dolci. E anche dinanzi alla percezione della inutilità della vita – l'uomo è come l'erba, come il fiore del campo la sua memoria - Dio interviene dicendo: Sì, è vero, siete deboli, però potete rimettervi in cammino. E Dio stesso - ecco la maternità, la femminilità - avrà un'attenzione particolare per tutti, come io ho avuto un'attenzione per Marco; non era un rimprovero, ma era un modo da parte mia di dirgli "sei venuto a Messa, togliti il cappello", e lui lo sa, perché ovviamente ci sono dei linguaggi anche con chi non riesce a seguire il discorso, che passano, che diventano chiari, così Dio dice: Porterò sul petto gli agnellini, che non possono camminare, le pecore madri che hanno partorito e non possono correre, quindi avrò attenzione per tutti, e dicendo Dio di sé, lo dice anche al Profeta, che deve fare anche lui da ginecologo. Allora avete due ginecologi diversi; c'è il ginecologo dolce, che è Isaia, che è un ginecologo donna, e poi c'è il ginecologo maschio, rude, che è il Battista, e questi due costituiscono un'equipe perché noi possiamo portare a compimento questa gestazione, perché questo inizio possa giungere a compimento. La difficoltà, cari fratelli e sorelle, sono i nostri peccati, ma sono anche le nostre delusioni, perché tante volte noi abbiamo tentato e ritentato, tante volte ci siamo detti "cambierò", e non ce l'abbiamo fatta, tante volte abbiamo cominciato a salire il Monte Santo, ma ci siamo fermati alle falde del monte, non abbiamo raggiunto la cima, per cui finiamo col rassegnarci dicendo: Ormai le cose sono andate così, a stento a stento possiamo gestire l'ordinaria amministrazione, basta con i sogni, basta con i grandi progetti, basta con questa voglia di santità, perché di me ho considerato il peggio. E sono le macchie che hanno angosciato la vita della mia generazione, ancor più di quella precedente, che erano le macchie d'inchiostro sui fogli bianchi, noi che di fogli ne avevamo molto pochi, e avevamo anche penne - quelli precedenti a me addirittura intingevano ancora il pennino nel calamaio - noi siamo cresciuti con questa ansia delle macchie, che adesso sembra risolta, ma probabilmente in una maniera semplicistica, con queste penne che mi dicono essere l'ultima moda per i nostri ragazzi delle Elementari, che scrivono e cancellano, quindi non c'è più possibilità di far macchie; ma forse qualcosa di buono c'era anche in quell'ansia delle macchie, che da un lato ci poneva a fare attenzione - le nostre mani, di noi bambini alle Elementari, erano sempre sporche - perché c'erano le prime Biro, che non erano proprio un granché, ma la cosa più difficoltosa era il foglio che si macchiava, e quando si macchiava... Dio mio! il foglio si è macchiato, la maestra... E quindi una serie di paure che ci nascevano dentro e che ci siamo portate nella vita rispetto alla possibilità di riscrivere in bella (il mio vocabolario è datato) quello che in brutta è possibile scrivere con le macchie, con le cancellature, con gli errori. Ecco, Dio mi dice: Tu puoi iniziare daccapo, annulliamo tutto quello che c'è stato, e tu, anche se sei vecchio come Abramo, anche se sei vecchia come Elisabetta, anche se avanti negli anni come Sara, tu puoi generare, ci può essere un inizio. Questa è la bellezza del tempo di Avvento e della grazia che oggi ci è data, di poter cominciare una cosa nuova, e anche di sentire il peso di quello che abbiamo commesso in passato. Noi ci assumiamo tutte le responsabilità dei nostri peccati, e davanti a Dio diciamo: Sì, sono proprio io, l'ho fatto io, ma adesso mi dai la grazia di poter vivere diversamente, di poter intessere questa relazione in una maniera più trasparente, di poter vivere in una maniera più vera, nel senso di vicinanza alla verità, e quindi più libera. Ti ringrazio, Signore, che mi stai mettendo nelle mani questo inizio, potrò farmi aiutare dal ginecologo Isaia, dal ginecologo Giovanni Battista, perché con dolcezza l'uno e con fermezza l'altro mi aiutino a portare questa gestazione a compimento, non solo perché nasca il bambino, ma anche perché questo bambino divenga un ragazzo, divenga un adolescente, divenga un giovane, divenga un adulto, cioè questa grazia pian piano, da piccola possa diventare una cosa grande. E - attenti - noi vorremmo le cose già fatte; e qui anche una difficoltà legata alla nostra cultura, che ti porta la cosa già fatta, "pret a porter", la moda pronta, vado lì, compro la giacca... E invece la fatica, compri la stoffa, vai dal sarto, scegli... Costava più fatica, chiedeva più tempo, ma aveva bisogno anche di più amore. Ecco, la conversione non è il capo di abbigliamento che trovi già fatto, ma devi fare tutti questi passaggi: cosa mi sta meglio? Allora vai dal sarto: che facciamo? il doppiopetto? o il tre bottoni? o il due bottoni?... secondo le mode, il taglio, senza il taglio... E così pian piano vedi crescere quello che inizialmente è piccolo, perché è solo un pensiero, un'idea; un vestito nuovo. "O Valentino vestito di nuovo...", diceva la poesia della nostra infanzia. E' un vestito nuovo. Quindi attenti, non un vestito che io compro già pronto; questo te lo farà mettere in guardaroba dopo una, due volte che l'hai indossato. Ma se questo vestito tu lo prepari adagio adagio, con amore, facendo piccoli passi, chiedendo al ginecologo "facciamo un'ecografia"..., adesso vedo i genitori cosi emozionati, che arrivano dalla visita ginecologica con la cassetta, sentono il battito del cuore, una cosa emozionantissima, il tracciato, il bambino che si è mosso, non si è mosso, era sveglio, stava a pancia in giù, a pancia in su, stava giocando con il suo fratellino, se gemelli monozigoti... Ecco, una gradualità. Ma che cos'è la vita nel suo sorgere? E' una cosa piccolissima, una punta di spillo, neanche, una punta d'ago, neanche, cioè quest'ovulo fecondato, che si chiama zigote, può diventare un gigante, ma ci vuole amore, ci vuole tempo, ci vuole pazienza, ci vuole speranza, a dire: Quello che adesso ha bisogno di mille protezioni, domani mi potrà proteggere; questa realtà, che è così piccola, così misera, addirittura mi dicono "buttalo via, tanto non serve", può diventare un genio, può comporre sinfonie, può dipingere quadri meravigliosi, può scolpire statue, può essere un architetto, un ingegnere, può essere un uomo, una donna, un poeta, ma all'inizio è questo ovulo. Ecco, tu adesso in mano hai questo zigote, ovulo fecondato: che faccio? Sei tentato di buttarlo perché è troppo piccolo, perché ci vuole troppo tempo, troppa pazienza. Compra un abito già pronto! No, comprati la stoffa, vai dal sarto, scegliti il modello, vai a fare la prima misura, la seconda… Quanta pazienza! Ecco, questa stessa pazienza ti è chiesta perché l'inizio possa diventare compimento. Concludo raccogliendo dal ginecologo Giovanni Battista anche questo invito ad essere un po' più austeri. Giovanni - dice Marco nelle prime pennellate del suo Vangelo - era vestito di peli di cammello, si cibava di miele selvatico (Pasquale sarebbe stato contento di questa dieta perché ama il miele), cioè raccogliamo anche queste indicazioni per dire: Se vuoi che questo bambino vada avanti, che questa gestazione proceda, fa' anche qualche sacrificio; se fai danza forse non puoi continuare, a danzare; se vai in palestra quattro volte alla settimana… non è il caso, signora, lei deve stare un po' più tranquilla. Fa' qualche sacrificio. In questo senso leggo veramente con molta dolcezza, molta simpatia pastorale, questo tentativo che vedo realizzato da due gruppi Giovanissimi alla Casa di Riposo. Stamattina ho visto Salvatore e Pasquale che, anziché svegliarsi alle 10, alle 10,30, come fate tutti voi, alle 8 erano già in sagrestia e sono andati a servir Messa a Don Antonino alla Casa di Riposo, poi ci sono le visite, poi c'è il vecchietto che abbiamo adottato, che ci fa vedere la cassetta del suo 50esimo ogni volta, e vedo in questi ragazzi, in questi nostri figli il sacrificarsi.- Ecco, questo serve, questo è educativo; questo significa che il germe andrà avanti, perché non stiamo a dare solo carezze, ma anche a dire: Facciamo qualche sacrificio, perché questi sacrifici ci aiutano, come in Quaresima i fioretti, ad arrivare al Natale con una predisposizione, con un allenamento, con una ginnastica pre-parto che renderà poi il parto più facile. Quindi coraggio, coraggio nuovamente a tutti i delusi, a tutti gli stanchi, a tutti quelli che dicono "ormai quel che è fatto è fatto", c'è uno zigote dentro di te, e se non c'era domenica scorsa perché non c'eri, perché eri distratto, perché in questa settimana già hai abortito, eccoti pronto un altro zigote, un altro ovulo fecondato che può diventare un gigante-, Allora vai da Isaia, vai dal ginecologo il Battista, ricevi la carezza, ricevi in rimprovero e la dieta, e l'aspetto un po' di sacrificio, in modo tale che questo piccolo inizio possa diventare un grande compimento. Lo dico a tutti, lo dico a me: ritorniamo a sognare, ritorniamo a sperare, ricominciamo. Ricomincio da zero. |
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| Ultimo aggiornamento ( Monday 12 December 2005 ) |
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