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Scritto da Divino   
Wednesday 14 December 2005
  8 dicembre 2005
IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA
 

Un virgulto di luce

 
NEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO
Stamattina ci laviamo gli occhi in questa giornata tersa, finalmente tersa dopo tanta caligine, tante nuvole, ma soprattutto ci laviamo gli occhi del cuore nel mistero dell'Immacolata Concezione di Maria, mistero di sorgente per il quale bisogna salire molto in alto e raggiungere i ghiacciai immacolati dove nessuna orma mai si posa, dove imperano solo i venti e le aquile, a quella sorgente incontaminata vogliamo bere nella Eucaristia che ci accingia­mo a celebrare. E per poter salire ed essere più leggeri, e non temere, e ancora sperare nonostante tutto, chiediamo perdono dei nostri peccati.
 
LETTURE
Genesi 3,9-15.20

Efesini 1,3-6.11-12
Luca 1,26-38

  OMELIA
La luce che piove a fiotti dalle finestre alte della Basilica, come ho già ricordato all'inizio della celebrazione, dirà di più delle poche e povere parole che riuscirò a balbettare su questo mistero della Immacolata Concezione di Maria, su cui oggi siamo invitati a volgere lo sguardo per capire, per non capire, per segnare il passo nelle nostre brevi comprensioni dinanzi a una realtà più grande delle nostre categorie, per confrontarci, anche se ne usciamo perdenti, ma felicemente perdenti, con la trasparenza di Maria e la nostra opacità, per entrare nel mistero della Redenzione, perché quello che la Chiesa, sia pur tardivamente, ha proclamato come dogma, ma ha sempre creduto, null'altro è che l'aurora della Redenzione. Dio ha comincia­to a tessere il ricamo della Redenzione molto da lontano, ha ricamato a lungo, come questa tovaglia che vedete sull'altare, che è unica al mondo perché è stata disegnata e realizzata per il nostro altare da una donna che neanche conosco, e che avrà avuto bisogno, per chi tra voi, soprattutto le donne, esperta di uncinetto, di ore e ore e ore di ricamo, di migliaia di milioni di punti, così Dio si è messo al telaio per pensare alla salvezza dell'uomo, e vi ha pensato da lontano. Il mistero della concezione di Maria si pone come la prima luce. Il Papa Bendetto, un'ora fa, a S.Pietro, nella sua omelia ha parlato di un virgulto di luce nella notte della storia, e della notte della storia ha parlato la I Lettura, che sembra dare un colpo ai desideri alti che questa solennità ci mette dentro, perché ci ricorda la nostra verità di uomini e donne che non hanno fiducia in Dio, che temono Dio in senso negativo, cioè ne hanno paura, addirittura hanno dubbi sulla sua bontà. Il Papa Benedetto ha detto: "Nella notte fonda della storia - e si riferiva a tutta la malvagità che il peccato dell'uomo riesce a progettare - Dio ha tessuto, ha fatto nascere un virgulto di luce". Questo virgulto è Maria. Come ho già detto gli altri anni, ma è sempre bene ricordar­lo, la verità, il cuore di questo dogma, quindi di questa pietra preziosa nel diadema della fede, esclude la libertà di Maria, è prima di ogni suo assenso, consenso, anche se per Dio tutto è presente, non implica la risposta di Maria alla grazia, è un mistero di singolare privilegio. Si esprime così la liturgia di oggi, noi celebriamo un privilegio. Normalmente i privile­gi ci danno fastidio, ci intristiscono, perché siamo esclusi, ma dobbiamo capire che questo mistero dell'Immacolata Concezione, singolarissimo, che Dio ha progettato per Maria, prima che Ella fosse concepita, è un privilegio particolare, particolarissimo, perché nessuna ombra entrasse nel sangue, nell’unirsi dello zigote di Anna e Gioacchino (secondo la tradizione questi erano i nomi dei genitori di Maria), prima che questo avvenisse Dio aveva posto una diga di grazia, perché neanche un ciottolo di fanghiglia potesse oscurare la trasparenza di Maria, cosa che per noi non è avvenuta, tant'é che noi siamo ricorsi al Battesimo, ricorriamo al Battesimo per i nostri figli, proprio perché un bambino è bellissimo ci pone nel cuore tanta tenerezza, ma è figlio della storia, è figlio di un uomo, di una donna, e quindi è figlio del peccato, ma - attenti - non nel senso legato alla sessualità, figlio del peccato per il sangue che è inquinato, e per quanto noi ci sforziamo, il nostro sangue è sempre inquinato. Ecco, Dio ha messo una diga perché il sangue inquinato dei genitori di Maria non avesse a trasmettersi in questa creatura che doveva diventare la cattedrale, la tenda in cui Dio stesso sarebbe venuto ad abitare. Questo è il mistero, un mistero di privilegio. E questo mi dà la possibilità di sottolineare come anche noi, in qualche maniera, siamo privilegiati, e come il privilegio ci pone a parte, e ognuno di noi ne ha ricevuto uno, non fosse altro che  quello della sua singolarità, perché tu sei unico e irripetibile, non puoi essere donato, perché non esiste un uomo simile a un altro uomo, una donna simile a un'altra donna. Noi parliamo di somiglianze, che però non hanno nulla a che vedere con quello che significa essere uguale. Ecco, questo privilegio - ma ce ne sono mille altri nella nostra vita - ci pone in una dimensione di solitudine. Anche se Maria non ha saputo mai di questo mistero, se non all'atto in cui ha varcato la soglia dell'eternità, quindi il giorno della sua morte e della sua assunzione, ha vissuto poi storicamente nel manifestarsi, nel l'evolversi della sua vocazione, questa dimensione di solitudine. Kierkegaard ha insistito su questa categoria della singolarità come essenziale per la nostra fede; significa che se tu non accetti di esser solo, di essere privilegiato, di essere messo a parte, di essere tu solo con quel nome, con quella vocazione, con quella sensibilità, tu solo con quella fede, tu solo con quel dono speciale, Kierkegaard dice che se eliminiamo la categoria della singolarità dal Cristianesimo cade tutto. Ebbene, questa categoria mi sembra che in una maniera tutta speciale sia esaltata in Maria Madre del Signore, per la sua storia, per il tracciato che Lei sola ha vissuto, e in una maniera particolarissima, ma anche perché Dio ha posto questa diga di grazia che l'ha preservata dalla eredità di peccato che si trasmette di madre in figlio, dai genitori ai figli, di generazione in generazione, e quindi innanzi tutto stamattina chiediamo la grazia di vivere, di sopportare questa singolarità, cioè siamo noi, la nostra famiglia, sono io solo, e inutilmente tu cercherai di raccontarti a un altro. Non voglio ovviamente minimizzare tutti quei tentativi, pur santi, di raccontarci, di dirci, di condividere con altri quello che siamo, ma alla fine tu sei solo, e alla fine quello che risuona ancora una volta come una condanna dovresti, alla luce del mistero dell'Immacolata Concezione di Maria, assumerlo come un dono, perché è vero che sei singolare, sei solo, sei irripetibile, ma è anche vero che questa singolarità viene dall'alto e questa identità te l'ha data Dio, nel Battesimo hai ricevuto la grazia dell'affiliazione divina, fai parte della Chiesa, ma attento, non ti massifi­care - entrando nel cuore del mistero ne traggo questo primo insegnamento concreto - non ti massificare, non ti chiudere, non ti nascondere nella folla, perché Dio ti chiama e dice: Tu là in fondo, tu, proprio tu. E nella massa ti senti scoperto. E questo sentirti scoperto è sentirti nudo, ma nudo in una maniera diversa da come lo ha avvertito Adamo nel racconto tremendo che abbiamo ascoltato e che ci da la possibilità di sottolineare un secondo aspetto, ed è il non rassegnarsi al male. Questo mistero dell'Imma­colata Concezione di Maria, mistero di singolare privilegio, mistero di piena paternità di Dio, di estrema libertà che Dio ha nei confronti del genere umano, è anche un invito a non rassegnarsi, perché è facile che noi diciamo "non c'è niente da fare, siamo impastati di fango, il peccato ci abita nei pensieri, nelle parole, nelle azioni, nei gesti, nei sogni, come posso cambiare? come posso volare?". E invece questo mistero ti dice che con la grazia di Dio tu puoi non essere un serpente che striscia, che mangia polvere, ma un angelo che vola, un'aquila, dicevo all'inizio della Messa. E allora guardando Maria ci rendiamo conto che la grazia è efficace, che la grazia fa quello che dice, e che se noi abbiamo un po' più di fiducia nella grazia, e la lasciamo agire, ponendo quel piccolo tasso, che è la nostra libertà, nelle mani di Dio, Dio fa cose grandi anche in noi, anche in questo momento, e probabilmente quando Papa Benedetto ha detto "nella notte della storia" ha voluto far riferimento anche a questa notte, a questo momento difficilissimo, oscuro, che la storia che stiamo vivendo esprime, a dire; anche in questa notte tu puoi accendere una candela, tu puoi essere un fiammifero, tu puoi essere una lanterna, tu puoi essere un punto di riferimento, tu in grazia del Battesimo, di tutte le Eucaristie cui partecipi, degli altri Sacramenti che ti raggiungono, tu puoi porre una diga al male. Anche se questo mistero si pone prima che Maria possa manifestare qualsiasi volontà di adesione, il mistero dell'Immacolata Concezione dice: II male non è l'ultima parola, il bene vince. E quindi anche se noi continuiamo ad avere le mani sporche, continuiamo ad essere infangati nei nostri pensieri e nelle nostre azioni, non dobbiamo perdere l'anelito alle cime; anche se noi starnazziamo come anatre, non dobbiamo smettere di sognarci aquile, anche se noi stiamo a valle non dobbiamo perdere la nostalgia delle alte cime. Questa giornata è anche particolare nella storia della Chiesa perché, come sapete, oggi ricorre il 40esimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II, che per i nostri giovani non significa niente, ma per quelli di una certa età significa tanto, perché abbiamo visto degli sconvolgimenti sotto i nostri occhi nel vissuto della Chiesa, e io rivado col pensiero a 40 anni fa, avevo la febbre, ero un bambino e fui costretto a stare in casa, non poter partecipare all'Eucaristia come chierichetto, cosa che facevo ogni domenica, e stetti davanti al televisore, e guardai quella interminabile celebrazione presieduta da Paolo VI, che affidava il messaggio agli uomini della cultura, ai giovani, alle famiglie, e chiudeva il Concilio Vaticano II. Tra l'altro il Papa Benedetto ha aperto anche oggi la dispensa della grazia della Chiesa, e ha unito alla celebrazione dell'Euca­ristia, alla Comunione, alla recita del Credo, alla preghiera per le sue intenzioni, una indulgenza plenaria; significa che se uno di voi si trova in queste condizioni, cioè non è in peccato mortale, fa la Comunione, recita il Credo, esce di chiesa e muore, va in Paradiso direttamente. Questo signifi­ca indulgenza plenaria, cioè annullamento, azzeramento di tutti i debiti, che comunque rimangono anche quando uno si è confessato, e che si scontano con le difficoltà della vita, con le prove, e quando dovessero restare ancora residui, con la purificazione del Purgatorio. Questa giornata è importante perché si sono aperte le dispense della grazia, non solo della grazia ordinaria, quella della Comunione, della partecipazione all'Eucaristia, della preghiera, ma anche questa grazia straordinaria a cui basta mettere l'intenzione, cercare di aderire, perché soprattutto per chi è un po' più avanti negli anni, come me, è sempre un bel dono, è un dono che il Papa Benedetto ci ha fatto, perché la conclusione del Concilio dev'essere solenniz­zata anche con un dolce particolare, e questo dolce si chiama "indulgenza plenaria", per chi ricordi quell'evento e dica grazie. E concludo dicendo che quello che abbiamo visto realizzarsi in pochi anni, in una maniera a volte lacerante, soprattutto per le persone più anziane - noi che eravamo ragazzi abbiamo seguito tutti questi mutamenti con interesse, avevamo quella elasticità propria dei ragazzi, dei giovani per adeguarci - ma facciamo memoria anche di tanta difficoltà che i nostri genitori, i nostri nonni hanno avuto nel vedere tanti mutamenti, e nonostante tutti i mutamenti, per lo più già accaduti sotto il Pontificato di Paolo VI, il concilio rimane ancora una tappa avanti a noi, e cioè un mistero da leggere, da decodificare, da assumere, da interiorizzare. E’ come se - certamente non se ne sono accorti in quel momento i Padri Conciliari - sotto la spinta della grazia
essi fossero andati ben al di là delle visuali umane, delle aspettative, delle correnti, delle discussioni che sono avvenute in aula, o nelle Commissio­ni, essendo spinti verso una realtà, una nuova idea di Chiesa. In fondo la Chiesa è stata al centro delle discussioni del Concilio per aprire una nuova tappa che è ancora tutta da percorrere, e quindi in questa Eucaristia, oltre a prenderci il dolce che il Papa Benedetto ha impastato nella pasticce­ria vaticana, facciamo anche una preghiera perché tutti i frutti maturati allora possano essere compresi nel loro aspetto profetico. Concludo dicendo che il mistero dell'Immacolata Concezione di Maria, il privilegio di Maria all'inizio, è anche la nostra parola ultima; per Lei è stata la parola iniziale, sorgiva, per noi sarà la parola del tramonto; per Lei è stato il primo raggio di sole, per noi sarà l'ultimo raggio della vita che si concluderà in questo mondo, perché, come avete ascoltato nella II Lettura, "siamo chiamati ad essere santi e immacolati al suo cospetto nell'amore" anche noi; adesso in una maniera sempre parziale, sempre un po' infangata, in una maniera sempre doppia, ma allora, alla fine, anche noi immacolati al suo cospetto nella carità. E il nostro pensiero va alle liturgie perfette, bellissime, dove ci saranno tovaglie più belle di questa, che pure è un'opera d'arte, ci saranno ministranti, angeli con incensieri d'oro, ci saranno abiti meravigliosi, ci saremo tutti, ci guarderemo, canteremo e diremo: siamo anche noi immacolati. Per oggi diciamo: Lei è Immacolata, ma domani saremo tutti così. Nell'attesa che questa parola si realizzi nella nostra vita, lottiamo, soffriamo, superiamo le difficoltà, soprattutto superiamo lo scoraggi amento che ci fa dire: Non c'è nulla da fare". Invece c'è tanto da fare, perché nella notte della storia c'è un virgulto di luce:

MARIA IMMACOLATA

 
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