Home
La Parrocchia
Omelie Don Arturo
11 Dicembre 2005
La Parrocchia
Omelie Don Arturo
11 Dicembre 2005 Latest ACG News
| 11 Dicembre 2005 |
|
|
|
| Scritto da Divino | |
| Sunday 18 December 2005 | |
|
11 dicembre 2005 III DOMENICA DI AVVENTO Il ruolo del testimone NEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO Dopo la solennità dell'Immacolata Concezione, giovedì scorso, Maria aurora della salvezza, anche il colore liturgico della III Domenica di Avvento va verso il rosa, per dire che la notte sta per finire, che il Natale è alle porte, che il sole che sorge dall'alto sta per illuminare il mondo. Abbiamo poco tempo, utilizziamolo al meglio, chiediamo al Signore di rischiarare le zone d'ombra del nostro cuore, di stemperare e dissipare le tristezze che ancora albergano dentro di noi, che sono tristezze provenienti dal male e dal peccato, confessiamole con umiltà e con fiducia per essere perdonati e rischiarati. LETTURE Isaia 61,1-2.10-11 Tessalonicesi 5,16-24 Giovanni 1,6-8.19-28 OMELIA Spero che sentiate il dolce di questo colore; forse vi sembriamo un po' dei confetti, ma nel senso bello del termine, spero che la vostra anima - perché il messaggio della liturgia si trasmette attraverso i suoni, i colori, le immagini - senta il dolce di questo rosa, che è, come ho detto all'inizio della Messa, presagio del Natale, annuncio - parliamo anche con i colori liturgici - si sta facendo giorno, il Signore è vicino. Questa Domenica, come la IV di Quaresima, ormai dovreste saperlo bene tutti, è attraversata da un invito alla gioia, perché quando ci riuniamo noi abbiamo tante cose da raccontarci, e per lo più sono cose negative, cose che non vanno, difficoltà, ritardi, corruzioni; siamo invitati oggi a riscoprire i motivi della gioia, e ce ne sono nella nostra vita. Noi rischiarne, anche semplicemente sul piano umano, di non accorgerci del bene di esistere, del bene di questa giornata, del bene del cuore che batte, del bene dei polmoni che si gonfiano senza che noi pensiamo di respirare; siamo invasi di bene, ma in un mare di latte siamo attenti a una goccia d'inchiostro, in un mare di bene subito emerge il male, si impone, e ci sembra che sia la cosa più importante. Siamo qui per dirci che nonostante tutto c'è un bene che avanza, ed è quello che Giovanni cerca di indicare ai suoi ascoltatori nella predicazione lungo il Giordano: "In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete". Questa parola aveva un significato specialissimo sulla bocca del Battista, duemila anni fa, perché Gesù c'era già, perché Gesù era già grande, non era una speranza, era una realtà, era accanto a loro, in mezzo a loro, gomito a gomito, ma non se ne accorgevano, e quindi il Battista sembra voler riscuotere le menti e i cuori dei fedeli, dei discepoli, dicendo: Badate che non bisogna aspettare più, perché c'è già, è in mezzo a voi. Un invito a riconoscere ciò che è accanto a noi umilmente, il bene che si fa facendo strada. E questa stessa parola oggi significa: Accorgetevi che la presenza di Dio è già forte in voi, nei cuore dei vostri figli, nella storia; nonostante tutto è in mezzo a noi il Regno di Dio, è in mezzo a noi il Dio Salvatore, e quindi apriamo gli occhi, rendiamoci conto che forse siamo compagni di banco di un genio, che forse in casa nostra stiamo allevando ed educando un grande musicista. Cosa farà mio figlio? A volte amiamo sognare sui figli, ma emergono subito i loro difetti, le prosaicità, la biancheria sporca. E' così difficile per una madre vedere il bene del figlio e nel figlio, del marito, perché subito emerge il difetto, ci sembra una persona normale, e poi un altro domani verrà a dirci che nostro figlio è un genio, un grande pittore, ha inventato una medicina risolutiva del cancro, e noi a dire: Non me ne sono accorto. Ecco, lo stesso accade, ed è ancora più grave, per la presenza di Gesù. Gesù è qui, è qui come ogni domenica, è qui a portata di mano, è qui nella Parola, è qui nel pane che tra poco sarà trasformato nel suo Corpo, è qui perché c'è una comunità riunita, nel suo nome, e siamo più di due o tre, come Egli ha annunciato nel Vangelo; è qui in tante maniere, ma corriamo il rischio di non vederlo. Gesù è stato accanto a voi - vorrei dire ai 70 Giovanissimi, reduci con Don Pasquale e gli altri animatori dal ritiro a S.Agata - è stato con voi ieri sera e stanotte. Paolo,, anche se hai dormito a terra e sei stanco, Gesù è stato con te: lo hai visto? lo hai sentito? lo hai percepito? Noi ci aspetteremmo un Gesù che squarcia l'orizzonte con una luce particolarmente forte, e invece Egli si nasconde fra le parole quotidiane, fra i gesti feriali. A questo vuole mettere in guardia il Battista: Sta già in mezzo a voi. Allora ripensa al ritiro che adesso si conclude con questa Eucaristia, e sia nella contemplazione del quadro di Gesù con i bambini, sia in altri momenti, di’ a te stesso: "Gesù è passato, debbo riconoscevo, è qui". E questo è il primo messaggio che mi viene di comunicarvi. Siamo lieti, non perché i problemi sono risolti, non perché non c'è più male, ma siamo contenti per essere salvi, perché il mondo è già salvo, perché sono duemila anni che il Figlio di Dio staziona nella Chiesa, nelle nostre celebrazioni, nelle idealità, nei cuori delle persone, e questa presenza non è vana, non può essere vana la presenza di Dio, tutto sta nel percepirla, sia pure in un battito d'ali. Il secondo messaggio riguarda il Battista che viene, ma al tempo stesso si nasconde per evitare che i riflettori siano puntati su di lui: Non sono io, non sono io, è un altro, verrà, è in mezzo a voi, attenti! E1 questo l'interrogatorio continuo, che avrebbe potuto anche lusingare il cuore del Battista, ma egli è puro da questo peccato presenzialista, e dice: Io sono al voce, io sono un banditore, io sono un servo, io sono uno schiavo, colui che scioglie il legaccio dei sandali, ma poi verrà il Re; io sono un giullare ma poi verrà Colui che voi aspettate. Oggi è cosi difficile vivere il proprio ruolo educativo indicando altri. Allora chiediamo al Battista questa umiltà di non confonderci e di non confondere; di non confonderci con Gesù. Io sono un Prete, sono colui che è chiamato in questo momento a presiedere questa celebrazione in suo nome; tutto quello che vedete risplendere è suo, tutto quello che vedete opaco è mio. E quello che io dico a voi, ciascuno di voi lo dica ai propri figli, gli animatori lo dicano agli animati, i catechisti ai bambini: Io sono colui che prepara la strada, io sono la voce, ma la voce - ci ricordava S.Agostino nell'Ufficio delle Letture stamattina - all'atto in cui trasmette il messaggio scompare, si estingue. Io passerò, passeremo tutti, ma Gesù rimane, e Gesù deve rimanere nel cuore dei nostri figli, e Gesù rimane nella misura in cui noi ridestiamo l'attenzione in loro. E qui mi piace riandare col pensiero a quell'attenzione che tante mamme della nostra Parrocchia, e comunque della penisola, in passato hanno mantenuto nei figli bambini. Mi riferisco alle mogli dei marittimi, non tanto alle mogli dei marittimi di oggi, non perché non continuino ad essere una categoria un po' a rischio, ma oggi gli imbarchi sono di pochi mesi, ci sono tanti modi per comunicare, anche dall'altra parte del mondo almeno la voce si sente, ma le mamme e le mogli dei marittimi di ieri - e non parlo di 50 anni fa - dovevano svolgere un ruolo eccezionale, e lo hanno svolto,ed è quello di rendere presenti ai figli i padri assenti, assenti a volte a lungo, per un anno. E sapete che per un bambino un padre che non si veda per un anno è morto. Alcuni papa, tornando, trovavano i figli che non avevano visto nascere, o addirittura dei figli che erano cresciuti e che non li riconoscevano più. E’ un'esperienza terribile, cioè un figlio non mi riconosce, "Guarda che è papa, è tornato". Ma il figlio ovviamente aveva paura, piangeva, come davanti a un estraneo. Allora la fatica di queste mamme, innanzi tutto di mettere da parte il loro dolore per l'assenza del marito, perché anche loro erano sole, avrebbero voluto piangere, e invece dovevano mantenere accesa nel figlio bambino l'attesa del padre lontano: Facciamo una preghiera per papa che sta sull'acqua salata, (questo era il formulario d'ordine), il tuo papa sta lavorando, ti vuole bene, ti porterà un giocattolo, verrà. E queste parole, ripetute più e più volte, tenevano desta nella niente del bambino l'immagine del padre assente, morto per la mentalità del bambino che, come sapete e come ci ha insegnato il Piaget, ritiene vere solo le cose che vede, che tocca, che sperimenta. E allora questo sforzo, spesso riuscito, di mantenere in vita un padre morto, cioè assente, questo stesso sforzo è richiesto a noi come testimoni, come banditori, di mantenere accesa l'idea, la presenza di un Dio che non si vede, perché i nostri figli ci possono dire: Ma dov'è Dio? perché non interviene? perché non si vede? E noi dobbiamo dire: Guarda che c'è, è qui, non lo vedi ma è qui, è qui e ti vuole bene. Questo è il ruolo del testimone, che da un lato mette da parte se stesso, il suo dramma di fede, come le donne dovevano mettere da parte la loro solitudine, il loro problema di vedove bianche, in qualche maniera, per aiutare i figli a crescere non da orfani. Il testimone mette da parte se stesso, il suo dolore, la sua crisi, magari anche di fede, perché l'altro sia aiutato, e poi mantenere accesa questa lampada perché nel figlio - e qui leggi nelle nuove generazioni - non venga meno il vino della fede. Anche questo ritiro che concludete, ragazzi e ragazze del III, IV e V anno, ha visto Don Pasquale come chi ha tentato di parlarvi, di dirvi:"E’ qui, c'è, vedetelo in questo quadro, tornate bambini in voi stessi e aderite immediatamente alla dolcezza della sua presenza". Don Pasquale ha svolto per voi questo ruolo da testimone, da Battista che dice: Non guardate a me, guardate a Lui e sarete raggianti (dice il Salmo 33), non saranno confusi i vostri volti. Quindi come seconda grazia chiediamo di essere testimoni mantenendo viva nel mondo la presenza di Dio, anche quando ci dovessero essere mille prove contrarie.- Questo è il ruolo del testimone che trasmette il messaggio e scompare. A volte, e ve l'ho detto altre volte, e l'ho confessato anche al nostro Vescovo, ho timore di essere diventato per voi troppo pesante e quindi di dovermi fare da parte; l'ho detto anche al Vescovo in un momento di confidenza: "Padre, temo di esservi di incomodo".-Forse è uno dei pochi momenti in cui sono stato veramente me stesso davanti a lui, perché..-. Perché un banditore forse attira troppo l'attenzione, ma è un indice puntato. Allora chiediamo questa grazia dell'umiltà, di svolgere bene il nostro ruolo e poi di scomparire, perché la voce porta il messaggio, la voce è il vettore del messaggio, ma quando il messaggio è passato, della voce non c'è più bisogno. E l'ultima parola la desumo da un'espressione di Martin Luther King, il quale diceva: "II cristiano non è un termometro ma un termostato". Un termometro, tutti sappiamo fare le analisi - le cose vanno male, bisognerebbe cambiare di qui, di là -tutti siamo bravi sociologi e psicologi. Questi sono i termometri.- I termometri li trovate continuamente accendendo i mille canali del vostro televisore, cioè quelli che dicono come stanno le cose. Il termostato non si limita a valutare la temperatura di questo momento ma a salire. Allora accogliamo questa provocazione e diciamo: Signore, basta con le mie lamentazioni da termometro, basta con le mie analisi dettagliate ma senza il respiro della fede; rendimi termostato nella mia famiglia, nella mia coppia, nel mio gruppo, nella mia Parrocchia, nella mia scuola, nel luogo dove vivo, perché salga la temperatura, perché io porti calore in questo ghiacciaio che è il mondo. II Battista non è stato termometro, forse erano termometri i farisei e gli scribi che avevano mandato questa delegazione: Vediamo un po' cosa sta succedendo. E invece il Battista, con la sua forza da testimone, fa salire la temperatura perché si realizzi quel matrimonio di cui egli è banditore e amico dello Sposo. E concludo con l'immagine bellissima, dolcissima della I Lettura, dove chi è venuto ad annunciare un anno di liberazione, perché sente su di sé lo Spirito, annuncia anche questo matrimonio, "come uno sposo che si cinge il diadema, come una sposa che si adorna di gioielli", e questa temperatura che sale sale sale... perché possa realizzarsi l'amore. Chiediamo al Signore nell'Eucaristia di quest'oggi di stemperare ogni tristezza, di fare spazio alla gioia; chiediamo di scoprire la presenza nascosta di Dio in mezzo a noi, chiediamo di essere testimoni che mantengono viva l'attesa, chiediamo di essere termostati in questo tempo, lasciando ad altri il compito di valutare semplicemente la temperatura. Non termometri ma termostati. |
| < Prec. | Pros. > |
|---|













