18 dicembre 2005 IV DOMENICA DI AVVENTO
Ti devo parlare NEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO "Non temere" ci viene detto all'inizio di questa celebrazione, e riascolteremo nel Vangelo: non temere questo Natale. Ci si avvicina al Natale, ed è ormai imminente, sempre con trepidazione, ci chiederemo: sarò all'altezza? andrà bene? Il Natale ci attira e ci fa paura. Non temere! "Non temere", viene detto a coloro che vengono a concludere in questa Eucaristia il ritiro Giovanissimi, e che questa notte a Faito hanno avuto il dono della neve, a dire che il Natale è lieve, come il posarsi dei fiocchi a terra, non fa rumore, bisogna ascoltarlo con tese le orecchie del cuore. "Non temere", viene detto ai nuovi ministranti che il gruppo ha accolto in una piccola celebrazione previa a questa Eucaristia, e che hanno varcato per la prima volta la soglia del presbiterio, che siedono trepidanti sugli scanni, a cui tremano le gambe e che non sanno di essersi avventurati in una storia meravigliosa. Tutto ciò che è bello ci fa paura perché è nuovo, perché non sappiamo dove il Signore ci condurrà. E allora mettiamo le nostre paure nelle mani di Dio e riascoltiamo il Signore che ci dice: Non temere! Non temere neanche i tuoi peccati, la tua debolezza, sono venuto a salvarti, sono il tuo Salvatore, affidali a me, affidati a me. LETTURE II Samuele 7,1-5.8-12.14-16 Romani 16,25-27 Luca 1,26-38
OMELIA
"Passa da me, ti devo parlare". Questa espressione sulla bocca di un superiore, di un direttore didattico, di un preside, di un parroco, di un animatore, che genera in noi una tempesta di interrogativi, credo che possa essere un buon accesso alla liturgia di oggi dove siamo invitati a fare gli ultimi preparativi per questo Natale 2005, diverso da tutti gli altri, che contiene una grazia speciale, che non è una semplice ripetizione di quanto già vissuto gli anni scorsi. "Ti devo parlare". Quando sentiamo questa espressione, quando la dice il padre, la madre, un responsabile, comincia in noi - anche in me, è accaduto tante volte - una serie di esami di coscienza: cosa vorrà dirmi? dove ho sbagliato? su quale punto polemico mi vorrà portare? quale rimprovero deve comunicarmi? E così a volte per giorni noi siamo tormentati, ci passiamo in esame, passiamo al setaccio i nostri pensieri, quello che abbiamo fatto, quello che avrà potuto destare perplessità nel nostro superiore, chiedendoci: chissà cosa mi aspetta! Ricordo (una fra tante) questa espressione sulla bocca del Parroco F.Saverio, mio predecessore; ovviamente anche i motivi della nostra divergenza, mai palese, e di questo sono contentissimo davanti al Signore, che mai ha destato polemiche fra noi, ma ricordo questa espressione: "Passa da me, ti devo parlare". Io mi interrogavo: Chissà cosa gli avranno detto, cosa gli avranno raccontato, quale altra polemica la Parrocchia avrà generato..., perché quando c'è il parroco e il viceparroco la gente si insinua sempre in una maniera malevola. E invece due volte mi è capitato che a questo incontro, a cui mi ero preparato al peggio, dove mi interrogavo: quale polemica? sul Centro... (sulla Villa dei Misteri, cosi chiamavano il Centro il Parroco e Don Alfredo), ho ricevuto dei doni. Una volta il Parroco mi disse: "Ho comprato da un rappresentante una collana di schede bibliche e ho pensato di regalartele" (le conservo ancora). Un'altra volta disse: "Io ho un po' di soldini, non si sa mai, posso morire, li affido a te, poi se mi serviranno te li chiedo". Due episodi - me ne sono capitati tanti nella vita, anche nei confronti del Vescovo - dove il "ti devo parlare" mi genera una serie di interrogativi: Di che cosa vorrà parlarmi? di me? della Parrocchia? delle cose che succedono in Diocesi? Vi racconto questi due episodi dove - e sarà capitato anche a voi - quello che noi ci aspettiamo come rimprovero ci viene consegnato come un dono. Ed è quello che è accaduto a Davide, e forse anche a Maria all'atto dell'Annunciazione. Noi questo Vangelo lo sentiamo tante volte che rischiamo di sciuparlo; lo abbiamo ascoltato il giorno dell'Immacolata, Don Pasquale ce lo ha riproposto tante volte durante il cammino della Novena, ma è importantissimo ascoltarlo, riascoltarlo, e ogni qualvolta lo leggiamo o lo sentiamo proclamare, si situa in una maniera diversa, quindi abbiamo questi due personaggi, Davide e Maria, che vengono visitati e Dio dice loro: Ti devo parlare. Che vorrà dirmi? Per quale peccato dovrò flagellarmi? Quale mancanza ho commesso? Effettivamente, per quanto concerne Davide, nella I Lettura, all'inizio il Profeta comincia con un rimprovero, perché Davide aveva avuto questo desiderio santo di costruire un tempio al suo Dio; ormai Gerusalemme era la capitale, ormai non si andava più in giro da un territorio all'altro, si era passati alla stabilità, alla sedentarizzazione - si dice in termini sociologici - e quindi il re si era costruito una reggia e ha pensato: “Se io ho una reggia, anche Dio deve averne una” (Basilica, vi ricordo, significa casa del re), e quindi è come se Davide avesse avuto questo suggerimento, questo desiderio spirituale: Voglio costruire una Basilica a Gerusalemme, la casa di Dio. E il Profeta gli dice:"0.K., va bene, bravo, un santo proposito, confermo". Ma poi nella notte Dio gli suggerisce di tornare da Davide e di cancellare quello che il profeta aveva detto. "Non la devi più costruire", per cui l'incontro, a differenza dei due che vi ho raccontato, comincia effettivamente con un rimprovero, cioè tu la casa non me la costruirai. E quindi Davide - immaginate - si sarà mortificato: Che ho fatto? in che cosa ho sbagliato? Forse ho le mani sporche di sangue, forse Dio non mi ritiene degno, forse mi rigetterà, forse ho osato pensare una cosa al di sopra delle mie possibilità, forse Dio pensa che io voglia incapsularlo nei miei schemi, lo voglia rinchiudere in uno spazio... Immaginate i sentimenti di Davide quando Natan gli dice: Cancella il proposito che hai fatto e che io ti avevo confermato ieri, perché Dio mi ha detto che tu il tempio non lo devi costruire. Un'amarezza! Però da tutta questa amarezza a un certo punto nasce una promessa grande, che noi riconosciamo essere messianica, dove Dio dice: Tu volevi costruirmi una casa? cioè volevi farmi un regalo? Io ti faccio un regalo più grande. Tu volevi darmi una casa? Io ti darò un casato. Tu volevi costruirmi un tempio nello spazio? Io costruirò per la tua discendenza un tempio nel tempo. E lo sguardo di Davide deve andare oltre la sua morte, oltre la morte di suo figlio, di suo nipote, della prima, seconda, terza, quarta, quinta discendenza per intravedere - ed è una cosa lievissima - un futuro che Dio gli assicura di stabilità, cioè una casa, un casato che non sarà mai distrutto. Ecco allora il passaggio da un timore alla riconoscenza. Che hai fatto per me? Non sono degno di quello che mi stai dicendo, di quello che mi vuoi dare. Io ti volevo dare un piccolo dono e tu hai allargato a dismisura il mio desiderio e mi stai consegnando quel piccolo dono centuplicato in una maniera esponenziale, cosicché io dico: "E’ troppo bello!". Ecco, così avviene anche per Maria; Maria è stupita, non solo perché si sente indegna, ma perché Dio le dice "ti voglio parlare", le si manifesta attraverso l'Angelo con le parole: "Ti saluto, o piena di grazia". Dio è in ginocchio davanti a Maria, la sta chiedendo in sposa: mi vuoi sposare?, mentre Maria forse pensava di essere schiacciata da questa visita, da questa parola, da questo sentimento che le si stava facendo spazio nel cuore; aveva il suo piccolo progetto, il suo piccolo dono da fare a Dio, che adesso diventa un dono enorme, esorbitante, che Dio fa a Lei, rendendola sua Madre. Ecco, se riesco a spiegarmi stamattina, questo è quello che sta per esserci dato, questo è l'ultimo dono che la liturgia di Avvento dell'anno B ci da, per dire: Preparati al meglio, preparati a ciò che tu neanche immagini, preparati a incontrare il tuo Dio che ti costruisce un casato, ti da una discendenza, ti fa guardare fino alla fine del mondo con speranza, perché tu continuerai a vivere, e ti dice: Tu sei grande perché diventi tu, proprio tu, casa di Dio. Capite che quello che Dio dice, per bocca del profeta Natan, a Davide si realizza in Maria, cioè un tempio di carne, un tempio nel tempo dove Dio stesso viene ad abitare. Io vorrei che ciascuno di voi si disponesse a questo stupore per un rimprovero atteso che diventa un dono, per un iniziale rimprovero che poi diventa una lode. Mi è accaduto di recente, sempre nei confronti del Vescovo, cioè tu ti aspetti: "vediamo un po' da che parte mi devo difendere", e poi scopri che ti viene dato un dono. "Non temere, Maria!". Vorrei rivolgermi in particolare a questi ministranti bambini, che sono saliti sull'altare con le ginocchia vacillanti, non perché non sappiano camminare - sono già adolescenti - ma perché erano emozionati, cioè tu pensi di fare un dono a Dio, di dedicargli la tua giovinezza, la gioia di allietare questo altare, che oggi trasborda di occhi di luce, sappiate che Dio vi darà molto di più, molto di più di quello che voi gli date, molto di più di quello che voi vi aspettate. E quello che dico a loro lo dico a tutti: Nel pacco di Natale di quest'anno troverai un dono esorbitante, un dono che non ti aspetti, un dono che è al di là di ogni umana immaginazione. Tu ti aspetti un Dio forte e ti viene dato un Bambino; tu ti aspetti un Dio che fa sentire la sua legge morale sulle tue spalle come un bastone, come un giogo terribile, ed Egli invece è un Bambino che devi abbracciare. Tu ti aspetti di essere punito e verrai premiato; tu ti aspetti dieci e riceverai mille; tu ti aspetti mille e riceverai n miliardo; tu ti aspetti quello che umanamente riusciamo a progettare, a immaginare, e invece Dio ti darà molto di più. Ecco, questa è la speranza alla quale noi stiamo per aprirci. E - ripeto - questo avviene ora, in questo Natale, e quindi tu sei stanco, tu sei deluso, tu pensi che non ci sia più niente da fare in te, per te, per la tua famiglia, per i problemi che ti agitano il cuore, e invece Dio farà per te una casa. Tu gli volevi costruire un tempio nello spazio, Lui ti costruisce un tempio nel tempo, e ti darà figli, e ti darà nipoti, e generazioni e generazioni nelle cui vene tu continuerai a vivere, non solo, ma nelle cui vene scorre il sangue stesso di Dio, perché da duemila anni nelle nostre povere vene - come ci ha ricordato il Vangelo del primo giorno della Novena di Natale, che è il Vangelo di ieri, la genealogia di Gesù, che riascolteremo la notte di Natale - nelle povere vene umane scorre il sangue di Dio. Questo era stato promesso a Davide, ha cominciato ad essere vero in Maria, continua ad essere vero nella Chiesa. Coraggio! Ti devo parlare. E allora il rimprovero che tu ti aspetti si trasformerà in un grande dono. |