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Omelie Don Arturo Aiello
06 Gennaio 2006 Epifania del Signore
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Omelie Don Arturo Aiello
06 Gennaio 2006 Epifania del Signore Latest ACG News
| 06 Gennaio 2006 Epifania del Signore |
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| Scritto da Divino | |
| Thursday 12 January 2006 | |
6 gennaio 2006 EPIFANIA DEL SIGNORE Cenere è la partenza NEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO LETTURE Epifania del Signore 2006, Natale per le Chiese Orientali, prima Pasqua, prima manifestazione, solennità che chiude il ciclo natalizio e che riporta all'impegno della ferialità, voglia di rimettersi in cammino. Affasciamo intorno all'altare i nostri doni, i nostri propositi, anche i nostri pentimenti e le nostre stanchezze; i Magi diventano per noi oggi maestri di vita e di fede, lasciamoci evangelizzare dal loro camminare e dalla loro ricerca, e chiediamo perdono per le volte in cui ci siamo scoraggiati o fermati nella ricerca del vero, del bene, del bello. Isaia 60,1-6 Efesini 3,2-3.5-6 Matteo 2,1-12 OMELIA Ci confrontiamo questa mattina ancora una volta, ed è come se fosse la prima volta, con il fascino di cui è ammantata questa pagina di Vangelo, in assoluto la più misteriosa e la più sognante, per Matteo, l'Evangelista che l'ha scritta e ce l'ha riportata, per gli eventi che vi sono racchiusi, per l'eco che nel corso della nostra vita, in particolare nell'infanzia, questa pagina ha avuto, creando occhi di meraviglia, occhi che scrutano, gli occhi grandi dei bambini che sanno esprimere lo stupore. Ci riconfrontiamo con questa pagina, evento di grazia, che ci fa sentire la terra pervasa da milioni, da miliardi di passi, vorrei che li sentiste insieme con me, con l'orecchio del cuore, dell'anima, questi passi che si muovono da ogni angolo della terra, sono i passi degli uomini, sono cortei infiniti, teorie senza fine di generazioni, di culture, di cercatori d'oro, di profeti, di poeti, di filosofi, di scrutatori dell'orizzonte, persone che rinunziano alla stabilità per la mobilità, continua e senza soste, della ricerca. Questi uomini - tanti - uomini a donne, a milioni, a miliardi, che camminano, di cui sentiamo cerne un rombo assordante il rumore dei loro passi, sono in qualche maniera la continuazione di quanto Matteo, l'Evangelista, ci ha ricordato, e cioè il cammino senza sosta, senza posa, dei Magi. I giovani, che hanno partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia, sentiranno particolarmente loro questa giornata e questo Vangelo, dopo essersi messi in cammino, aver camminato per tante ore e aver viaggiato per tanti giorni, e aver incontrato tanti volti, aver ascoltato tante catechesi e la voce del Papa nella sua prima uscita dall'Italia. I Magi stanno qui a raccontarci che è bello camminare, e a dirci: Attenti alle soste prolungate che possono diventare ozi di Capua. Attenti alle volte in cui siamo presi, impigliati da un evento, da una storia, da una relazione che può diventare un motore frenante della nostra vita. I Magi sono contrapposti ad Erode e a tutti gli abitanti di Gerusalemme che hanno le Scritture ma non sanno leggerle; essi sono i rappresentanti degli uomini sedentari, degli uomini del palazzo - avrebbe detto Pasolini - gli uomini del palazzo, quelli che stanno sempre seduti, che fanno riunioni interminabili, e che pensano di avere in pugno il mondo, e invece sono sbalzati via da questo popolo di poveri, questi poveri che sembrano inermi, che vengono a chiedere quella speranza che gli uomini sedentari non sono riusciti a mantenere, che risulta invece utile ai poveri, a coloro che chiedono le briciole della nostra speranza e con esse costruiscono, edificano e progettano paradisi nei quali noi non entreremo mai. E' come se questa pagina di Vangelo ci dicesse stamattina: Tu da che parte sei? Ti senti rappresentato dai Magi e da tutti coloro che camminano e che. cercano? Anche tu stai penando cercando la felicità? Anche tu riesci ad andare avanti senza mai tornare indietro o ti sei seduto? o sei entrato nel novero dei sedentari? di coloro che si fermano e pensano di essere arrivati? E' vero (voi starete pensando) che l'Evangelo di oggi si conclude con "ed essi per un'altra strada fecero ritorno al loro paese", e quest'altra strada è la strada della fede. Sono venuti attraverso la strada della poesia, dell'astrologia, di questo segno prodigioso che hanno letto nel firmamento, impreziosito da mille diamanti, ma adesso che hanno incontrato Gesù ritornano al loro paese per un'altra strada, quella della fede certamente, ma mi sono sempre chiesto, e dovreste ricordarvelo dalle altre Epifanie vissute insieme, se effettivamente poi questi Magi sono tornati indietro. "E' cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata", questo verso di Erri de Luca credo che possa riassumere bene il messaggio che io sento vivo e vitale e invitante per me, e spero anche per voi. E' cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata. Cosa vuoi dire questo verso, che appartiene a una serie di poesie, un piccolo poema sui poveri che vengono a bussare ai nostri confini, che si imbarcano su zattere per raggiungere quella felicità che si chiama Italia?, almeno cosi essi ci leggono e ci vedono. Ovviamente assume in questo momento, sulle mie labbra e in questa liturgia, un senso molto più profondo: "E' cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata". E' un invito e un modo per capire come dobbiamo tagliarci i ponti alle spalle. Tante volte in certe storie, ma anche in certi itinerari vocazionali, ho sentito di consigliare: Taglia i ponti, chiudi quella porta, quella uscita di sicurezza, e getta la chiave; cancella quel numero di cellulare, o cambia la scheda del tuo cellulare, depenna dal numero dei tuoi amici quella persona. Espressioni dure, soprattutto quando le ho pronunziate davanti a dei giovani, a delle ragazze; avranno pensato ad una sorta di durezza da parte del Padre, era invece un invito alla libertà, perché se la nostra partenza non viene ridotta in cenere - cenere dispersa è la partenza - noi prima o poi torniamo indietro; noi che siamo chiamati all'evoluzione, possiamo entrare in una dinamica di involuzione, e quindi di morte. Tornare indietro dove so che c'è una persona disponibile; tornare indietro, telefonare a una persona che mi aprirà la porta; tornare indietro da mia madre quando sono sposato, tornare indietro a un evento del passato irrimediabilmente perduto è la tentazione di chi non abbia ridotto in cenere, come dice Erri de Luca, la sua partenza. L'immagine, come vi ho detto, parte da questi profughi che si imbarcano a migliaia su zattere di fortuna per approdare in Sicilia, o in Puglia, o in. un porto qualsiasi del Mediterraneo alla ricerca della felicità. Essi dicono, e il poeta fa dire loro: "Non possiamo tornare indietro perché abbiamo polverizzato la nostra partenza; ci dite di tornare a casa, noi non abbiamo più una casa". Mi piace che abbiano fatto così anche i Magi. Una volta ricordo di aver iniziato l'omelia di questa solennità raccontandovi di castelli, di donne meravigliose, di oli profumati, di bagni fumanti che attendevano questi Re, ma i Re erano partiti; E stamattina invece mi piace pensare che essi abbiano tagliato definitivamente i ponti, non sono più tornati, i castelli sono esplosi, i ponti sono stati fatti saltare in aria, perché essi avranno letto nel loro cuore la tentazione di tornare indietro. Se è cenere dispersa la partenza, significa che posso andare solo avanti, "noi siamo solo andata", non c'è ritorno, è un biglietto di solo andata la vita, è un biglietto di solo andata la giovinezza, è un biglietto di solo andata l'esperienza che stiamo facendo e che deve portarci di gloria in gloria, come dice S.Paolo, di luce in luce, e non può farci tornare di nuovo, come con un'espressione terribile è detto nel N.T., non può farci tornare al nostro vomito. Dobbiamo guardare avanti; le nostre spalle, anche se scoperte, anche se attraversate dal freddo, da un tremito, debbono essere un invito ad andare avanti, la faccia rivolta al sole che sta per sorgere, anche se è notte. Vorrei che questo invito, che io ho rivolto a me stesso, divenga anche pane per voi in questa giornata dell'Epifania 2006. E quindi, se effettivamente devi troncare qualcosa, devi far saltare qualche ponte, devi cancellare qualche numero dalla tua agenda, perché pericoloso, perché via di fuga, fallo in base, in margine alla Parola dell'Epifania. "E' cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata". Lo vorrei dire con forza ai giovani che con me hanno condiviso, fra tante difficoltà e nella cornice meravigliosa di Avezzano ammantata di neve - ha nevicato per due mattinate di seguito - vorrei rivolgere in particolare a loro questo invito: è cenere la partenza, noi siamo solo andata; Certamente con me siete tornati qui, ma non siamo più tornati, siamo ancora là, siamo oltre, siamo chiamati ad andare oltre. Non posso tornare alle cose di prima, alle mediocrità, si è acceso un fuoco nel mio cuore che debbo alimentare e che mi fa ritenere cenere tutto quello che ieri ritenevo essere ricchezza. Coraggio, la nostra esperienza degli Esercizi termina qui, in questa Eucaristia, con un invito a partire ulteriormente; si torna a volte solo per ripartire, si torna per riprendere forza e andare oltre. E' cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata. E infine, come gli altri anni, una parola su questi tre doni che dicono di Gesù e dicono di noi. Avete imparato ormai a leggere l'oro della regalità di Cristo, e quindi è una professione di fede, l'incenso della sua divinità e la mirra della sua condanna a morte e della sua sepoltura, ma anche l'oro della nostra dignità, l'incenso della nostra divinità e la mirra del nostro dolore. Nel nostro zaino da camminatori, da viaggiatori - ricordo anche in questo momento il cammino dei Giovanissimi da Capua a Roma, a piedi:eravate Magi in quel momento anche voi - nello zaino che portiamo, leggero, non possiamo portare con noi troppe cose, certamente c'è un granellino d'oro, è la nostra dignità, il nostro avere comunque una corona d'oro posta sul capo, anche se non si vede: è la nostra regalità. Gli antichi credevano che l'oro fosse un deposito nelle miniere di una esplosione di stelle avvenuta nell'antichità, nella notte dei tempi. Ebbene, c'è in te qualcosa delle stelle, quando tu desideri e vuoi portare in alto la tua vita: questo è il granellino d'oro, e anche se sei povero, anche se hai peccato, anche se sei debole, ti ricorda che tu sei re, e quindi devi alzare il capo, devi ingrossare il petto, devi affrontare le difficoltà con regalità, devi andare avanti con regalità. E poi nel nostro zaino da viaggiatori che hanno disperso come cenere la partenza e fanno saltare di volta in volta i ponti alle proprie spalle, c'è un granello d'incenso: è quell'aspetto di Dio che è in ciascuno di noi. Noi siamo re ma siamo anche dei, è scritto nell'A.T. "voi siete dei", e questa deità, questa divinità non l'abbiamo acquistata, ci è stata donata, l'abbiamo conseguita il giorno del nostro Battesimo. Oggi, come in tutte le solennità, vedrete salire nuvole e nuvole d'incenso verso l'alto, è certamente la nostra preghiera davanti a Dio, il nostro scioglierci nel fuoco dell'amore per essere sacrificio di soave odore, come dice il Salmista, ma è anche espressione di quell'aspetto divino che è in noi, che non dobbiamo seppellire, che dobbiamo far emergere: tu sei re, ma tu sei anche dio, e non ti prestare a logiche, a pratiche troppo umane. Se sei dio, c'è in te qualcosa di divino, devi conservarlo, e mentre adori Dio, adora anche questa parte di te, che ti appartiene e che ti deve essere consegnata. Penso alla nostra anima, penso all'aspetto migliore di noi, al nostro io spirituale che a volte è appesantito da tanti mali, da tanti pensieri, da tante parole, da tanti gesti. E infine il nostro zaino di pellegrini che vanno avanti, che hanno il biglietto di solo andata, è purtroppo stracolmo di mirra, perché il dolore è tanto. La regalità bisogna scavarla nella miniera del cuore, la divinità viene fuori solo durante la celebrazione eucaristica, nella danza della liturgia, dove riusciamo a stare a contatto con la Parola, senza averne paura, ma il nostro dolore é sempre la stragrande maggioranza dei nostri giorni. Allora di mirra nello zaino ne abbiamo tanta, perché tanto è il dolore e tante sono le sofferenze da portare, da sopportare, da supportare e da superare, perché la mirra è anche il narcotico, riesce ad alleviare il dolore con il suo odore intensissimo, ha anche in sé un che di afrodisiaco, di lenimento del dolore. Porta la tua mirra e portane tanta, perché ne hai bisogno per non tornare indietro. E la mirra ci serva anche come narcosi, santa narcosi, rispetto al dolore del ritorno: nostalgia. Questa parola tante volte ha sfiorato le menti e i cuori dei Magi: nostalgia. Chi ce lo ha fatto fare di metterci in cammino? perché non torniamo indietro? La nostalgia è il dolore del ritorno, è il dolore di un luogo, è il dolore della patria che si fa sentire nel tuo cuore, ed è come se ti dicesse: Lascia stare, torna indietro. Allora la mirra diventa il narcotico che ci fa superare anche questo dolore del luogo dove siamo nati, del luogo dove sono avvenute le cose importanti, ma che pure appartengono al passato; la mirra ci da la forza, in qualche maniera è una santa droga per superare questa barriera della nostalgia e andare avanti nonostante tutto. Fratelli e sorelle, ci salveremo se avremo i piedi consumati, e spero per me e per voi che il Signore guardando i nostri piedi consumati, laceri, sanguinanti - e nuovamente il pensiero va ai piedi piagati dei nostri Giovanissimi - se avremo i piedi stanchi, quella sarà la nostra carta di passaggio nell'eternità, nel Paradiso: quest'uomo, questa donna ha i piedi consumati, avrà camminato tanto, avrà cercato tanto, non sempre nella direzione giusta ma ha cercato, e poi si è rimessa in cammino, non è tornata indietro, ha ritenuto cenere la sua partenza e ha ritenuto la sua vita biglietto di solo andata, non posso non accoglierla, non posso non accoglierlo - dirà il Padre - e allora entreremo e i Magi diranno: Bravo! hai cercato come me, hai penato come me, deponi adesso i tuoi litri di mirra, non ti servono più. E invece il granellino d'oro è diventato una montagna, e il granello d'incenso brucia, con stupore grande, non davanti a Dio ma davanti alla mia anima salvata. Amen! |
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| Ultimo aggiornamento ( Thursday 12 January 2006 ) |
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