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Scritto da Divino   
Thursday 12 January 2006
8 gennaio 2006 BATTESIMO DEL SIGNORE

Vivere la singolarità

 

NEL NOME DEL  PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO

Festa del Battesimo del Signore, inizio della vita pubblica di Gesù, percezio­ne chiara della sua vocazione, e per noi ripresa dei motivi fondamentali della nostra fede, tutti inseriti nella grazia battesimale, e impegno ad andare avanti con più fiducia e con più grinta, questo in particolare per la famiglia dell'A.C. nella nostra Parrocchia, che oggi festeggia la giornata dell'adesione, e per Agnese e Salvatore il ringraziamento per 25 anni di matrimonio. Tanti motivi, dunque, di festa, di gioia, ma anche di rilancio della nostra vita. E perché questo rilancio possa essere pieno, forte, senza ripensamenti, abbandoniamo le cose vecchie, che sono i nostri peccati.


LETTURE
Isaia 55,1-11
I Giovanni  5,1-9
Marco 1,7-11

OMELIA
 
Arriva un momento nella vita
in cui non rimane altro da fare
che percorrere la propria strada fino in fondo.
Quello è il momento di inseguire i propri sogni,
quello è il momento di prendere il largo,
forti delle proprie convinzioni.
 
Quando piombi nella disperazione più cupa,
ti si offre l’opportunità di scoprire
la tua vera natura.
Proprio come i sogni prendono vita
quando meno te lo aspetti,
così accade per le risposte ai dubbi
che non riesci a risolvere.
Lascia che il tuo istinto
tracci la rotta per la saggezza,
e fa ' che le tue paure siano
sconfitte dalla speranza.
 
La maggior parte di noi non è preparata
ad affrontare i fallimenti
ed è per questo che non siamo capaci
di compiere il nostro destino.
E facile sfidare quel che non comporta
alcun rischio.
 
L'amore è anche imparare
a rinunciare all'altro, a saper dire addio
senza lasciare che i tuoi sentimenti
ostacolino ciò che probabilmente
sarà la cosa migliore
per coloro che amiamo.
 
La scoperta di nuovi mondi non ti porterà
solo felicità e saggezza,
ma anche tristezza e paura.
Come puoi apprezzare la felicità,
senza sapere cos'è la tristezza?
Come puoi raggiungere la saggezza,
senza affrontare le tue paure?


Alla fine, la grande sfida della vita consiste

nel superare i nostri limiti,
spingendoci verso luoghi in cui mai
avremmo immaginato di poter arrivare...
 

Il brano che avete ascoltato, nella proclamazione di Arnoldo Foà, che è una stilla di saggezza della letteratura contemporanea, e che è di Sergio Bambaren, forse non aggiunge nulla, anzi certamente non aggiunge nulla di nuovo a quanto le Letture che abbiamo ascoltato non ci abbiano già detto, e con toni e con immagini e con suggestioni ancora più vere, più luminose, ma sarà che noi riusciamo a essere convincenti raccontando le cose che viviamo? anche noi preti?
E poiché questo brano mi sta accompagnando da una settimana, ho voluto proporvelo e condividerlo con voi in margine a questa festa del Battesimo del Signore; era uno dei pezzi che avrei voluto far ascoltare anche agli esercitanti ad Avezzano, ma... era tanta la carne a cuocere che alla fine gliel'ho risparmiato e glielo propongo questa mattina insieme a voi.
Cerchiamo di procedere con ordine; innanzitutto sono anni che io vi descrivo l'importanza dell'esperienza di Gesù nell'evento del Battesimo, nelle acque del Giordano, cioè di come Gesù vi sia giunto, forse non con una chiarezza così come invece è emerso dalle acque Giordano.
Gesù che arriva con gli altri, si unisce con i peccatori, è nella folla, è nella massa, ma quando viene il suo turno qualcosa succede, accade quello che forse Gesù stesso non si aspettava come uomo, ed è l'essere riconosciuto, l'essere indicato da Giovanni, il battezzatore, che di persone ne ha viste passare a centinaia, e ne vedrà passare ancora a centinaia e a migliaia, e sentire che lo sguardo dell'uomo austero, che abbiamo già incontrato, su di Lui è diverso, e che quell'acqua, che tutti hanno ricevuto, mentre bagna dolcemente il corpo del più bello tra i figli dell'uomo, è un'acqua diversa, e che quel gesto, che per tutti significa voglia di cambiare, cambierà la vita di Gesù di Nazareth in una maniera radicale, nel senso che Egli prende coscienza, o prende coscienza solo qui, solo adesso, d'essere il Messia, l'Unto.
Ci sono giorni solennissimi e tremendi, ci sono eventi rivelatori che sono come un cielo aperto - dice l'Evangelista Marco, sempre parco nelle sue descrizioni - dove si squarciano i cieli e tu vedi l'azzurro e comprendi che quel giorno ti cambia, e comprendi che quell'incontro, che quell'Eucaristia, che quel ritiro, che quel corso di Esercizi Spirituali, o semplicemente la lettura di quel libro quella sera, l'ascolto di quella canzone, l'incontro con quella persona è l'evento decisivo della tua vita.
Ecco, ho cercato di descrivervi in varia maniera quello che succede a noi, nella nostra povera esperienza, e quello che accadde a Gesù quella mattina, che sembrava una mattina come tutte le altre e invece diventerà il mattino dell'opera di evangelizzazione, perché da allora Gesù scopre di essere diverso. E come per Lui, per noi, per la nostra vocazione, per le svolte che la vita ci offre, per la strada che davanti a noi si apre (questo brano si chiama "La tua strada"), questa scoperta della nostra vocazione, della nostra strada, ha un effetto contrapposto, due sentimenti che credo anche voi abbiate inseguito in alcuni momenti, perché si tratta poi di pochi momenti nella vita in cui questo accade, un senso di chiarezza, insight dicono i filosofi, cioè un momento in cui tutto diventa chiaro, il passato, il presente, il futuro, come se questi tre tempi della vita si fossero dati appuntamento in quel momento, in quel luogo: è l'attimo in cui io mi sono sposato, è l'attimo in cui ho incontrato per la prima volta quella che doveva essere mia moglie, starà pensando Salvatore, che festeggia con Agnese 25 anni di matrimonio. Sarà l'attimo in cui ci siamo incontrati, diranno Santina e Gigino, che festeggiano 40 anni di matrimonio e non sanno - non del loro anniversario - ma non sanno che io lo so; sarà quel momento in cui ho capito che dovevo cambiare strada, sarà il momento in cui nei miei 55 anni di vita dirà una di voi - e non diciamo il nome perché delle donne non si dice l'età - che festeggia il compleanno, un momento madre, un momento generativo, sorgivo di tutto quello che è stato e di tutto quello che sarà. Ecco, questo ed altro avviene nell'esperienza di Gesù e nella nostra povera esperienza, e - vi dicevo - questi momenti hanno due sentimenti che si scontrano, il primo: la chiarezza, la gioia, l'essere riconosciuti. Nella II Lettura avete ascoltato che l'Apostolo dice: Se noi ascoltiamo la testimonianza degli uomini, tanto più dobbiamo ascoltare quella di Dio, e Dio ha dato testimonianza a Gesù, e ha detto: Tu sei mio Figlio, non sei un israelita qualsiasi, non sei un orante qualsiasi, non sei un qualsiasi Rabbì, Tu sei il Messia, l'atteso. E allora quando io sono scelto, quando tu sei scelto, quando un uomo, una donna ci sceglie, quando Dio ci sceglie, quando ascoltiamo d'esser figli di Uno così grande, così potente, il più grande dei potenti, allora ci sorge dentro una gioia immensa, perché finalmen­te scopriamo la nostra dignità, la nostra regalità, scopriamo d'essere unici.
Ma ecco che immediatamente, contemporaneamente, nello stesso istante in cui scocca questa gioia, scocca anche la percezione del peso terribile della diversità, della singolarità. Noi diciamo "un singolo"; quando diciamo singolarità noi intendiamo dire due cose, e cioè una realtà che è unica e irripetibile, ma anche una persona sola, perché il singolo non è una coppia, il singolo non è un gruppo, il singolo non è una massa, il singolo è diverso, il singolo dice: Ho ricevuto una gioia grande e l'ho ricevuta io solo. II singolo dice: A me Dio sta dicendo questa cosa, sta sussurrando alle mie orecchie - come parafrasando un'espressione che è al cap.5 del Vangelo di Luca, in questo testo di Bambaren - che quello è il momento di prendere il largo: Prendi il largo! E se io prendo il largo, mi devo allontanare dalla costa, mi devo allontanare dagli amici, mi devo allontana­re dalla mediocrità, dal peccato - questo non valeva per Gesù ma vale per noi - mi devo allontanare dalla volgarità.
Prendere il largo significa che io ricevo un messaggio, un imperativo che mi esalta e mi schiaccia. Ecco, vorrei comunicarvi questa contemporaneità di sentimenti opposti che accompagnano sempre i grandi momenti della nostra vita: io sono scelto, ma io sono solo, perché l'altro non è scelto, perché il mio amico non parte con me, perché tutto il mondo è fuori di questo sguardo dove ci siamo solo io e Dio, come Gesù in quel momento: "Tu sei mio Figlio", e scomparvero tutti gli altri, tutti gli altri amici con cui Gesù si era recato, dopo previa preparazione, per ricevere il Battesimo; scompare il paesaggio, scompare anche il Battista, mediazione della grazia che egli riceve, enorme, folgorante e schiacciante al tempo stesso, e rimangono in due, il Padre e il Figlio, il Padre che dice: Tu sei mio Figlio nel quale mi compiaccio, guardando il quale io mi esalto, riverso su di Te il mio Spirito. Ed ecco che scende lo Spirito Santo in forma di colomba: Tu sei il Figlio prediletto nel quale ho posto la mia compiacenza, nel quale mi sono compiaciuto. Mi tornano il mente in questo momento le parole di Kierkegaard il quale dice che la categoria della singolarità, cioè dell'essere soli, dell'essere unici e irripetibili, è la categoria cardine del Cristianesimo.
Quest'uomo, filosofo danese, supertormentato, una delle anime più emblematiche del Novecento, ha avuto nella sua conversione un'adesione al Vangelo e a Gesù, e alla verità che Gesù è, così forte da esserne segnato in una maniera irreversibile, pur senza essere un consacrato, senza essere un prete, un monaco; pur essendosi innamorato di una donna, sentì forte che ciò che lo legava a Dio lo rendeva così solo da non poter neanche corrispondere l'amore alla donna che pure amava. E’ una contraddizione quello che vi sto raccontando, ma è accaduto nella vita di Kierkegaard. Ebbene, questo filosofo dice: II Cristianesimo si poggia sulla singolarità, sul singolo, non sulla massa. E invece noi siamo tutti nella massa, tutti nascosti, perché la massa ti da sicurezza, perché la massa ti protegge, perché la massa ti dice: Tu sei uno di noi, tu sei come noi. E invece no, tu sei il Figlio. E allora com'é uscito Gesù da questa esperienza?
E' uscito esaltato e annullato, se così posso dire, sul piano umano ovviamente, Lui, l'Unto, ma al tempo stesso solo, perché non può più parlare, non può raccontare questa esperienza ad altri, ai suoi amici, agli amici di gioco. Allora cosa voleva esprimere Kierkegaard quando dice che la folla è il vero pericolo dell'umanità? E questo lo sentiamo vero per i nostri giovani, per i nostri figli, e non solo, purtroppo; voleva dire: Noi o viviamo sotto lo sguardo di Dio, per compiacere Dio, o finiamo col compiacere il mondo. E’ una parafra­si in lui dei messaggi del N.T., cioè tu chi stai compiacendo?
"Tu sei mio Figlio nel quale mi sono compiaciuto", dice il Padre al Figlio, perché il Figlio compiace il Padre, perché Gesù vuole fare la volontà del Padre; noi invece cerchiamo di compiacere gli altri, noi dipendiamo da quello che dicono gli altri, basta che una persona ci faccia un appunto e rischiamo la depressione; noi vogliamo che tanti ci facciano squilli, ci lancino messaggi, ci dicano: Tu ci sei, sei importante, T.V.B... Ecco, questo va di moda nei messaggi - non solo, purtroppo - dei giovani e dei giovanissimi: ti voglio bene. Quando vediamo - vedete - comparire sul display del telefonino T.V.B., vi esaltate: Ah, finalmente c'è qualcuno che mi vuole bene!
Ecco, tu stai compiacendo il mondo, e invece devi compiacere il Padre, e Lui si compiace di te, ma anche tu devi compiacere Lui, e per far questo tu devi essere solo, ti devi tirar fuori dalla massa. Non ho difficoltà a dirvi anche un'espressione che Kierkegaard utilizza per la massa, dice che la folla è un pericolo più grande delle case di tolleranza, cioè delle case del peccato; se entrare in relazione con una prostituta mi sporca, mi deturpa, mi annulla come uomo, il contatto con la folla è più grave, perché è più sottile, perché a te sembra che vestire allo stesso modo degli altri, utilizzare gli stessi termini degli altri sia una cosa da niente, sia un .peccato veniale, in realtà è un peccato mortale, perché tu ti stai annullando nella massa, e invece questa Parola ti tira fuori e ti porta nella notte della solitudine, a dire: Questa è la mia strada. Chiediamo al Signore quest'oggi la grazia e il coraggio d'esser singoli. Vorrei chiederlo per gli aderenti all'A.C., che hanno rinnovato questo gesto, e spero che qualcuno possa inserirsi all'ultimo momento.
Il tagliando che ricevete ovviamente non ha un gran valore, ma deve richiamarvi il taglian­do del vostro Battesimo, col quale voi siete stati tirati fuori dalla massa irrimediabilmente, e non vi potete più tornare. Avranno i nostri giovanissimi, i ragazzi di A.C.R., i giovani, gli adulti, questo coraggio di tirarsi fuori dalla massa? che ti uccide, che ti deturpa, che ti toglie la sin­golarità che Cristo è venuto a ridarti, la tua dimensione di figlio, avranno il coraggio di andare controcorrente? avranno il coraggio - come dice il nostro brano declamato da Foà - di affrontare questa notte? "Quando piombi nella disperazione più cupa, ti si offre l'opportunità di scoprire la tua vera natura". In fondo noi quand'é che sogniamo? Di notte, normalmente, è la notte che ti porta il sogno, è la difficoltà, è la prova che ti fa dire: Forse posso superare le mie paure, le mie angosce, con la mia voglia d'esser diverso, con la mia grinta d'esser controcorrente. Gesù è stato così, ma dobbiamo essere così anche noi.
Allora attenti alla folla, attenti alla massa, attenti a quello che pensano gli altri, a quello che dicono gli altri, alle parole che noi diciamo e ripetiamo fotocopiando discorsi. Io sono io, io sono io davanti a Dio. E Dio ti dice: "Tu sei mio figlio", e tu devi compiacere Lui, e Lui si compiace di te se tu riesci a sganciarti da quegli affetti, anche belli, dice il testo che avete ascoltato, perché "l'amore è anche imparare a rinunciare all'altro, a saper dire addio, senza lasciare che i tuoi sentimenti ostacolino ciò che probabilmente sarà la cosa migliore per coloro che amiamo", parole che ci graffiano, perché noi vorremmo stare tutti insieme abbracciati, dicendo "c'eravamo tanto amati". No, questa è una pista di lancio - ve l'ho detto tante volte - il discorso dell'Epifania dell'altro ieri dovrebbe avervi rilanciati in questa dimensione missionaria, dove si parte, si va, si aprono nuove frontiere, si incontrano Magi che vengono da lontano, che portano profumi d'altro luogo, d'altra cultura, d'altra tradizione. Andiamo a scoprire la nostra strada. Allora Gesù ti dice oggi: Scopri la tua strada, e seguila anche se comporta delle sofferenze.
"La scoperta di nuovi mondi non ti porterà solo felicità e saggezza", e Gesù lo sa bene; la scoperta di questo nuovo mondo, di questa nuova identità - Tu sei il Figlio - lo porterà sulla croce, lo porterà all'estrema solitudine, ad essere tradito, ad essere rinnegato da tutti, anche dagli amici che Egli si sceglierà, ma anche tristezza e paura.
Come puoi apprezzare la felicità senza sapere cos'è la tristezza? Come puoi raggiungere la saggezza senza affrontare le tue paure? Alla fine (e questo è il passaggio più bello) la grande sfida della vita consiste nel superare i nostri limiti, spingendoci verso luoghi in cui mai avremmo immaginato di poter arrivare".
Allora stamattina si divide in due la nostra assemblea, quelli che hanno paura di andare, di affrontare la propria strada, la propria identità, di scoprirla, e di scoprire la gioia di essere amati, di essere chiamati, ma anche la gioia di essere soli, e che quindi andranno e prenderanno il largo; e poi tanti paurosi che si legheranno alle colonne, che terranno la mano dell'amico, dell'amica, della ragazzina, per dire "non mi lasciare, non mi abbandonare, dimmi "ti voglio bene", perché io ho bisogno di te, io ho bisogno di tanti, io ho bisogno della massa, io non riesco a vivere fuori da questo ventre che mi tiene in eterna gestazione e in eterna soggezio­ne, perché alla fine quelli a cui ti leghi negativamente sono anche quelli che ti legano e ti tarpano le ali, e non ti fanno volare. E allora tu sei il figlio, ma dici "no, grazie, preferisco essere uno qualsiasi"; tu hai una strada diversa che ti allontana dagli altri, ma dici "lasciatemi essere uno qualsiasi, lasciatemi essere un tale".
Non so se vi sono riuscito, ma il mio desiderio era quello di accendere nei vostri cuori questa voglia di scoprire, oltre la barriera del suono delle nostre paure, questa possibilità che Dio ci ha messo dentro di superare i nostri limiti, di andare oltre quello che pensiamo di dover fare, di saper fare. Forse il padre vuole compiacersi in noi facendoci fare altro, cose che mai avremmo immaginato e che, abbandonandoci alla sua volontà, noi realizzeremo.
Auguri a voi della famiglia dell'A.C., da sempre motore portante di questa nostra famiglia parrocchiale. Auguri a voi che celebrate il 25esimo, a voi che celebrate il 40esimo, abbiate la forza e il coraggio d'esser diversi in questa società che ci amalgama, ci appiattisce e ci uccide.
 
Alla fine, la grande sfida della vita consiste
nel superare i nostri limiti,
spingendoci verso luoghi in cui mai
avremmo immaginato di poter arrivare...
 
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Thursday 12 January 2006 )
 
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