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La Parrocchia
Omelie Don Arturo
22 Gennaio 2006
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| Scritto da Divino | |
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22 gennaio 2006III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIOIl tempo è ammainatoNEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO La sosta domenicale è tirare un sospiro di sollievo, è riposare sulla Parola, anche se ci pungola, a volte ci schiaffeggia, è sedere intorno alla mensa per ritrovarsi come fratelli, come famiglia, come battezzati, figli dell'unico Padre, come salvati, provenienti da fallimenti, da aridità, quelle della quotidianità; riprendiamo forza, coraggio e dignità intorno all'altare. Iniziamo col confessare le nostre colpe per accedere alla misericordia di Dio. LETTURE Giona 3,1-5.10 I Corinzi 7,29-31 Marco 1,14-20 OMELIA Dobbiamo alla penna di Marco, l'Evangelista che ci accompagnerà nel corso di questo anno liturgico, la redazione, il racconto della chiamata dei primi quattro discepoli; domenica scorsa, dal Vangelo di Giovanni, abbiamo contemplato l'inizio della missione di Gesù, adesso la chiamata dei primi discepoli, che ora guardiamo con gli occhi di Marco. Giustamente Manuel, nella preghiera col gruppo ministranti, ha definito le ultime due domeniche potenti nel messaggio della Parola. Ovviamente la Parola è sempre potente, ma ci sono delle volte in cui l'avvertiamo con una particolare intensità, con un suo essere forte, reclamante, cogente, ed è sulla stessa linea la Parola di oggi, che riassumiamo mettendo come in un filo queste tre perle: il Libro di Giona, il brano della Lettera ai Corinzi, e il brano del Vangelo di Marco, un filo che unisca queste tre perle e ne faccia una collana, il filo del tempo, perché la temporalità ricorre in tutti e tre i brani. Innanzi tutto nella predicazione di Giona, che potremmo definire addirittura un po' terroristica, ma è il Signore che lo ha mandato ed egli, dopo tante tergiversazioni, è arrivato finalmente sulla spiaggia di Ninive. Ancora 40 giorni e Ninive sarà distrutta. Quindi l'annuncio di una distruzione: é finito il tempo - così dice Giona - della pazienza di Dio (ovviamente siamo nell'A.T.), è venuto il tempo della distruzione di questa città pagana, cui un profeta israelita è mandato, perché la salvezza non appartiene solo a Israele. Quindi da un lato abbiamo questa urgenza, che trova accoglienza nell'anima del re e dei cittadini di Ninive, questa grande città, una città simbolo, segno e anticipazione di ogni città, e davanti alla predicazione di Giona e a questa imminenza del castigo tutti si convertono e compiono opere di penitenza. Nel Vangelo abbiamo un evento che segna la conclusione di un tempo, ed è l'imprigionamento del Battista, che per Gesù è un segno, cioè comincia il suo tempo; uno va, l'altro viene, ci si alterna sulla scena del Vangelo, e Gesù esordisce con un annuncio sintetico: "II tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al Vangelo". Anche qui abbiamo un riferimento al tempo. Innanzi tutto è il tempo in cui Giovanni è scomparso, e poi il tempo che ha una sua compiutezza, che ha raggiunto la sua perfezione, "la pienezza del tempo", dirà Paolo, il Regno di Dio è in mezzo a voi, accanto a voi, fate opere di conversione, credete a questa Buona Notizia. Un tempo compiuto significa un tempo che non deve più maturare, che ha svolto tutto il suo cammino, si è srotolato abbastanza, e adesso si manifesta in tutta la sua pienezza, in tutta la sua grandezza, ed è il tempo in cui Dio viene a visitarci, e qualsiasi sia la stagione in cui Gesù passa e ci chiama, quello è il tempo, il nostro tempo, è il tempo che divide il tempo in due: prima e dopo di Lui, prima e dopo il suo passaggio, prima e dopo il suo sguardo. E poi Gesù, annunciando questa pienezza del tempo, aggiunge: II Regno di Dio è vicino. Noi amiamo le cose lontane. Questa settimana abbiamo festeggiato S.Catello, compatrono della nostra Diocesi, e nella tradizione stabiese S.Catello è indicato come il protettore degli stranieri. E anche noi in qualche maniera siamo amanti delle cose lontane, quindi se hai una cosa sotto casa non va bene, se hai una cosa in casa ancora peggio, se invece la cosa è lontana, se ci viene descritta - vai in quel ristorante... vai in quel negozio, prendi il treno e vai a Napoli... va' da quel chirurgo che si trova agli estremi confini del mondo - noi siamo presi da una passione per le cose straniere e dimentichiamo che la salvezza è accanto a noi. La salvezza è nella tua situazione, il medico è quello che ti sta seguendo, il marito ideale è quello che hai, e non quello che hai scelto sul catalogo, su internet, guardando le foto e le prestazioni che sono descritte in calce, la felicità è a portata di mano. E invece noi l'andiamo a cercare lontano. E' così, è sempre così purtroppo, ed è una tragedia. Gesù dice: II Regno di Dio è vicino. Quindi non prendere treni, aerei, non andare a consultare l'oroscopo, non andare a chiedere alla Sibilla che cosa ti riserva il tuo futuro, perché la salvezza è accanto a te. Questo fatto che si va a cercare lontano ciò che è vicino è uno dei temi ricorrenti della letteratura, particolarmente di quella religiosa. Le persone si mettono in cammino e poi scoprono che avevano a portata di mano quello che sono andati a cercare lontano. Mi viene sempre in mente il raccontino del carottese che è andato a farsi operare negli Stati Uniti, perché c'è fama che lì facciano più miracoli di S.Lucia, e poi scopre all'ultimo momento che il prof. D'Esposito è colui che opererà il paziente. Ce l'avevo a casa e sono andato a cercarlo negli Stati Uniti. Ed è sempre così. Allora cerchiamo di capire che la salvezza sta nella tua Parrocchia, sta in casa tua, sta accanto a te, nella tua vita, sta a portata di mano, devi solo vederla. E' questo il problema, è sempre un problema di vista, cioè a volte non vediamo bene da lontano e non vediamo bene neanche le cose vicine. Il Regno di Dio è vicino, convertiti e credi al Vangelo. Quindi da un lato: 40 giorni e Ninive sarà distrutta; dall'altro, il tempo è compiuto, non c'è altro da aspettare, non ci sono altre argomentazioni da compiere, da imbastire, è tutto qui - potremmo dire in questa Eucaristia - Gesù è qui, ti incontra, è Lui la tua salvezza, non cercare la felicità lontano, altrove. Stranamente, perché come sapete la II Lettura è un po' un masso vagante nel Tempo Ordinario, provvidenzialmente il tema del tempo è presente anche nella II Lettura, tratta dalla Lettera ai Corinzi, quindi Paolo scrive a una comunità porto di mare, crocevia di culture, come accade per noi, e ha questa espressione sulla quale siamo tornati tante volte: “II tempo ormai si è fatto breve, passa la scena ..di questo mondo”. Anche qui abbiamo la percezione di una imminenza, di non avere più tanto tempo, e il dovere di superare la tentazione di aggrapparci a ciò che invece è passeggero. Il verbo greco, che Paolo usa per dire "il tempo si è fatto breve" è un verbo che fa parte del vocabolario marinaresco, per cui la traduzione letterale dovrebbe essere così: II tempo è ammainato. Magari i più giovani non conoscono neanche questo verbo che riguarda le vele; le vele stanno spiegate quando bisogna attraversare il mare e il vento le gonfia e fa da motore alla barca, ma viene poi un tempo in cui queste vele, che sono enormi - pensate ai grandi velieri, all'Amerigo Vespucci - si ammainano, cioè diventano piccole perché si arrotolano intorno agli alberi della nave: il tempo si è ammainato. Allora hai visto una vela che ti sembrava non finire mai, quando eri ragazzo, quando eri giovane, ma poi dai dai e dai ecco che questo tempo si sta ammainando, perché non devi più solcare il mare, è ora di dirigere la prua verso il porto, forse sei già entrato, e quindi non c'è più bisogno di avere le vele spiegate. Il tempo si è ammainato. Questa espressione, anche nel vocabolario e nell'epistolario di Paolo, può sembrare un po' terroristica, come quella di Giona, in realtà l'Apostolo vuole mettere in guardia le persone allora, e noi oggi, rispetto alle cose che luccicano, le nuove amicizie, il nuovo amante, il nuovo viaggio, la nuova avventura, la nuova casa... Tutto quello che è nuovo ci sembra più bello di quello che possediamo. La salvezza è vicino a te, accanto a te. E allora aprire gli occhi a queste persone che rischiano, come gli adolescenti, di essere attirate da ogni novità, e Paolo dice: Passa la scena di questo mondo, il tempo è breve, il tempo è ammainato, si tratta di fare solo l'ultima operazione, siamo nel porto, non hai più tante possibilità. Da questo annuncio, che il tempo è breve, derivano degli atteggiamenti che non sono subito chiari al lettore. Avete ascoltato, Paolo dice che il tempo è breve, passa la scena di questo mondo, allora quelli che hanno moglie vivano come se non l'avessero, quelli che comprano come se non comprassero, quelli che posseggono come se non possedessero, quelli che usano del mondo come se non ne usassero appieno. Questa è la sapienza cristiana, che è il contrario del carpe diem, non tanto nella intenzionalità di Orazio quanto nella diffusione che questa espressione ha avuto, in particolare negli ultimi anni, dopo la visione de "L'attimo fuggente", perché se voi chiedete ai giovani, ai nostri figli, e forse non solo a loro, "carpe diem" significa goditi la vita, cogli la mela, quello che lasci è perduto, approfitta delle occasioni che la vita ti da, perché non sai domani cosa ti aspetta. Una espressione un tantino gaudente. Al "carpe diem" si oppone Paolo con "passa la scena di questo mondo", quindi è inutile che tu ti aggrappi a queste cose, perché queste cose passeranno. Ma allora non devo mangiare? non devo gustare? non devo studiare? non devo fare commerci? non devo fare viaggi? Paolo dice: Sì, se queste cose ti aiutano, ma non ti aspettare la salvezza da queste cose. Questo significa "quelli che hanno moglie vivano come se non l'avessero", cioè non devi far finta che non ci sia, non la devi cancellare dalla tua memoria, anzi a volte averne una - ma lo stesso valga per i mariti - è un elemento di purificazione, perché richiede non poca sopportazione. "Come se" significa che la salvezza non te la da la moglie, la salvezza non te la da il commercio, non te la da quello che stai comprando, la salvezza non te la da l'uso del mondo, quindi il lavoro, la professione, la realizzazione - io diventerò ingegnere, io guadagnerò cinquemila euro al mese, io ho tante proprietà - se le hai utilizzale bene, ma sappi che non dipende da questo la tua salvezza; questo significa "usarne come se...", come se non l'avessi, come se non dipendesse la mia salvezza, la mia felicità, il mio equilibrio dall'avere queste cose, dal coltivare queste relazioni, dal vivere questa vocazione. Allora riassumiamo. Quaranta giorni e Ninive sarà distrutta: l'annuncio di una catastrofe che sta per precipitare sulla città, e quindi l'imminenza, facciamo in fretta perché possiamo ottenere la salvezza. E gli abitanti di Ninive la ottengono. Il Vangelo: il tempo è compiuto, non c'è più da aspettare altro, il Regno di Dio è qui, è Gesù, convertiamoci e crediamo al Vangelo. La seconda Lettura: II tempo si è fatto breve, passa la scena di questo mondo, aggrappiamoci all'unica cosa che non passa. E qual è? E' la Parola di Dio, e la Parola di Dio incarnata è Gesù. Aggrappati a Gesù. E allora su questo tema del tempo la scelta decisa, radicale, la risposta senza tentennamenti dei quattro discepoli, nella redazione del Vangelo di Marco, diventa una bella icona di come approfittare del tempo della grazia, perché avete ascoltato, e come sapete a memoria - i Vangeli sono semplicissimi, laconici, ma al tempo stesso scomodissimi - Gesù passa, chiama, e Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, queste due coppie di fratelli lasciano e seguono. "Lasciate le barche e il padre Zebedeo - si dice per la seconda coppia di fratelli - seguono Gesù". Così devi fare, senza tentennamenti, senza sfogliare troppe margherite, perché non sai quanto tempo ancora hai, visto che il tempo si sta ammainando, come la vela, visto che ieri avevi a disposizione ancora dieci anni e forse adesso ne hai uno solo, ieri avevi mille giorni, adesso ne hai uno solo, ieri avevi un miliardo di ore, adesso hai un'ora soltanto. Allora quest'ora è l'ora decisiva, perché il Regno di Dio è accanto a te, Gesù ti chiama, e tu devi rispondere con radicalità. E questa risposta cambia l'orientamento della vita, per cui questi quattro che erano pescatori diventano apostoli. Cerchiamo di capire come avviene questo mutamento. Innanzi tutto sono chiamati, lo sguardo di Gesù è potente, evoca, li chiama a sé, li voca, li invoca, ed essi si sentono attratti, ma hanno il loro mestiere, hanno le loro consuetudini, hanno le loro abitudini, hanno le loro relazioni. Debbono seguire il Maestro e diventano pescatori, ma d'altro. Cosa significa che sono pescatori? Significa che vanno sul mare, calano le reti, tirano fuori i pesci uccidendoli (non so perché ci sono tanti in difesa degli animali, quelli che non mangiano carne, e nessuno si è mai messo a difendere i pesci: nessuno mangi pesce. Ogni tanto sorgono queste manie). Allora cosa fanno i pescatori? Tirano fuori il pesce dal suo habitat, e quindi nella rete, nella barca, ancor più nella cesta dei venditori, che noi ricordiamo, che nella nostra infanzia vedevamo salire dalla Marina di Cassano con la cesta sul capo, questi pesci sono morti, e da quella morte il pescatore trae un vantaggio. Quindi "pescatore" è un mestiere, è un mestiere legato alla morte, è un mestiere che fa guadagnare. Questo è il pescatore. Spero che nessun pescatore si offenda per questa definizione. Fino adesso così han fatto Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Adesso Gesù dice: Pescatori sì, ma di uomini. Cambia l'oggetto, cambia anche la prospettiva, perché che significa andare a pescare gli uomini? Certamente gli uomini non sono esseri marini, come dice "la donna del mare" di Ibsen, ma sono esseri terrestri. Quindi se un uomo è in mare, è in pericolo, "C'è un uomo in mare", lo sanno bene i marittimi che c'è un segnale particolare per dire "uomo in mare", un turista è caduto inavvertitamente nelle acque. Quindi un uomo in mare è un uomo in una condizione non sua, allora bisogna andare a ripescare questi uomini in mare, e sono tanti, persi - ricordate "uomini persi", credo di Baglioni - e riportarli alla vita, cioè alla dimensione terrestre, alla convivialità, alla relazione, perché uomo in mare è uomo in pericolo. E tutto questo, mentre prima era finalizzato alla morte, adesso è finalizzato alla vita, perché io che ti tiro fuori dalle acque della tua confusione, dall'oceano del vizio nel quale stai sprofondando, dalle situazioni strane, ambigue, nelle quali ti stai avvoltolando, e che ti faranno morire, io ti riporto alla vita. E ultimo aspetto, contrapposto al guadagno - quanto costano le alici? il pescespada quanto va? - gratuitamente. Come vedete c'è una conversione radicale. Pescatori sì, ma di uomini. Pescatori che prima utilizzavano la morte e adesso finalizzano alla vita, prima ne avevano un guadagno, adesso no. Voi dite: “Allora è tutto a perdere?” Sì, nei termini umani, ma già nei termini di una pienezza di vita - lo sanno bene tutti coloro, anche tra voi, che hanno un qualche impegno pastorale - una gioia, una pienezza d'essere, una contentezza che nessun'altra esperienza può dare, anche se tutto questo non ha nessun contatto col denaro. E’ il pescatore che uccide per guadagnare, ma il pescatore di uomini salva gratuitamente. Ecco, questa immersione, questa transfinalizzazione debbono operare i quattro discepoli, e noi con loro. Allora chiediamo al Signore di avere la percezione che veramente non c'è tanto tempo, che il tempo si è fatto breve; anche questa bambina che sta piangendo ne ha percezione più di noi, dice: Questi stanno tutti belli e tranquilli, invece non c'è più tempo. E sta piangendo, a ricordarci che passa la scena di questo mondo, che questo giorno ormai cede alla sera, che sta tramontando il sole e abbiamo ancora poche occasioni per dire sì, per dire eccomi, per offrirci a questa nuova dimensione, per smettere di uccidere e avere un guadagno, e cominciare a far vivere, per sbandierare, per sventolare la gratuità, segno di redenzione, perché la salvezza non si paga, perché Gesù si offre a tutti coloro che gli vanno incontro, perché il suo sangue lo ha versato gratuitamente, e quindi anche coloro che evangelizzano lo fanno senza alcuna contaminazione con l'interesse, con il denaro. Auguri, perché Ninive sta per essere distrutta, perché il tempo è compiuto, perché passa la scena di questo mondo e il tempo si è fatto breve. Beati noi se sapremo utilizzare questi avvisi con intelligenza.
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| Ultimo aggiornamento ( Friday 10 February 2006 ) |
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