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Scritto da Divino   
Friday 10 February 2006
  29 gennaio 2006

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 
C'è in me la "taenìa solìum"?
 
NEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO
Siamo invitati a danzare, l'Eucaristia è una danza, la liturgia è una danza, chiede leggerezza, immedesimazione con la musica, con il ritmo, e il ritmo alla liturgia lo dà la Parola che ci accingiamo ad ascoltare. Bisogna essere in allenamento, bisogna non essere appesantiti per poter danzare in una maniera armonica, perché dalla liturgia la danza si trasfonda nella nostra vita, passi nella nostra esistenza. E dunque per tutti i passi falsi, per i momenti in cui c'è stata distanza tra la musica e la vita, per i nostri peccati che ci hanno appesantiti, chiediamo umilmente perdono.
 
LETTURE
Deuteronomio 18,15-20
I Corinzi  7,32-35
Marco 1,21-28
  OMELIA
Che è mai questo? Una dottrina insegnata con autorità. Questa parola che troviamo all'inizio e alla fine del brano di Vangelo di oggi, che fa da inclusione, cioè incornicia questo piccolo brano - pericope, si dice a partire dal greco - rimbalza nella nostra assemblea. Cos'è questa dottrina insegnata con autorità? E all'inizio Marco dice - e siamo ancora alle prime battute della missione di Gesù, quindi Gesù è un Rabbì giovanissimo, pochi lo conoscono - "Egli insegnava con autorità e non come gli scribi", perché ci sono tanti modi di insegnare, di fare l'insegnante, a scuola, a casa, in chiesa, al Centro, nella vita, in palestra, si possono ripetere delle cose, anche esatte, in fondo gli scribi non dicevano menzogne, non raccontava­no cose non vere, raccontavano la dottrina, ma non aveva effetto la loro predicazione, che invece fiorisce sulle labbra di Gesù con una autorevolezza che colpisce anche i più semplici. Chi è costui? perché parla così? perché le sue parole ci scendono nel cuore mentre quelle degli scribi restano appena un attimo sul palcoscenico della nostra mente e poi sono resettate?
Tra l'altro già stamattina, nella Messa dell'alba, alle 7 - per voi è alba, per molti soprattutto giovanissimi - ho pensato che questo termine "dottrina" - cos'è questa dottrina insegnata con  autorità? - richiama anche  una parola che noi utilizzavamo da bambini, cioè per dire "andare al  catechismo" dicevamo "andare  alla dottrina", in napoletano, cioè andavamo a imparare la dottrina, la   dottrina   della   Chiesa,    l'insegnamento    della   Chiesa;   ma   l'insegnamento può   essere   offerto l'insegnare, l'atto del porgere in una maniera o in un'altra, in una maniera pesante,  pur aderente alla verità, o in una maniera appassionata, in una maniera che è l'ecsousia - dice    l'Evangelista con un termine greco - l'ecsousia è l'autorità, che non è un'autorità costituita, un'autorità   legata   al   ruolo,   un'autorità   che venga dall'alto, un'autorità riconosciuta, perché   si ha un abito anziché un altro, perché si sale in cattedra, ma l'ecsousia è un'autorevolezza che   viene dall'interno di colui che parla, che è Gesù.
E   stamattina   Gesù   ci    parla   con   l'ecsousia,   cioè con   autorità;    Egli    solo   può   parlare   al    nostro   cuore,   può   chiederci   delle svolte,   può  operare  prodigi,   può  in   questa  Eucaristia  -   lo  dobbiamo credere, altrimenti   rischiarne   di   ripetere   dei   gesti   senza  efficacia  -   può   cambiare la   nostra   vita   di   peccatori   incalliti   in   una   esistenza da santi,   può  tirar fuori    il    demone   che   è   in   me.   La  mia   vita   può   cambiare   in   questo   momento e   avere   una   svolta,   un   colpo   d'ali,   che   io   ho   desiderato   in   altri  momenti senza riuscire ad ottenere,   a realizzare.  Questa è l'ecsousia,  cioè  l'autorevo­lezza   a   parlare,   il   parlare   che   ci   entra dentro,   il   parlare  che  ti   scruta, il  parlare che racconta di  te,  il  parlare, certamente fascinoso e affascinante^ non   in   una   maniera   semplicemente   estetica,   ma   un   parlare   che   fa   vibrare, che   suscita  delle   cose,   che   impasta   dei   ricordi,   che   richiama  dei   vissuti, che   apre   delle   voragini,    che   squarcia   degli   sprazzi   di   cielo   in   una   vita nuvolosa,  grigia.  Questa è l'ecsousia,  e questa ecsousia ce l'ha Gesù ovviamen­te,   ma   la  chiediamo   anche  per  noi,   perché   anche  noi   parliamo,   anch'io adesso sto   parlando,    e   parlerete    anche   voi    ai    vostri    alunni,    ai    vostri   figli, ai    vostri    animati,    ai    vostri    bambini,    alle   persone   che   vi   sono   affidate, e   potete   farlo     ir? due   maniere,   come   Gesù   o   come   gli   scribi;   l'uno   e   gli altri    aderiscono   alla   verità,   ma   in   una   maniera   forte   e   convincente   Gesù, e   in   una   maniera   pedante   e   sanza   esito   gli    scribi.   Quindi   se   tuo   figlio non   cambia,    se    i    tuoi    alunni    non    si    appassionano    (leggetevi    "Lettera   a un   insegnante"   di    V.Andreoli),    se   il    tuo   uditorio   sbadiglia,    non   pensare che   sia colpa   della   classe,   di   chi   ha   posto   le   basi   alle   Elementari,   come fanno gli insegnanti che sempre accusano quelli del ciclo precedente, ma di':E' colpa mia, sto parlando, ma sto parlando al vento.
Nello stesso brano abbiamo anche una seconda visuale di un fallimento (nostro, non di Gesù) che si può operare sul piano della trasmissione, ed è nel racconto breve, conciso, come avviene sempre in Marco, dell'indemoniato guarito. In questa prima giornata a Cafarnao Gesù entra in una sinagoga e si imbatte in un uomo "posseduto"; adesso non pensiamo tanto a una possessio­ne classica, che è molto rara, io confesso di non aver mai incontrato un indemoniato in 26 anni di presbiterato, qualcuno mi accusa: non li hai saputi riconoscere. E invece ho incontrato tante, tantissime persone doppiate, alienate, tantissime persone che senza essere possedute nel senso classico, come nel racconto di Marco, che - ripeto - rarissimo, vivono una vita doppia, vivono una doppia personalità, vivono la lacerazione di doni ricevuti che non bastano mai, mangiano e - come dicevano i nostri nonni - non gli fa salute, si riposano ma tornano più esauriti dalle vacanze, cioè persone che quando tu riesci a fermarle e si fanno aiutare, debbono riconoscere che in loro c'è una duplicità, quando non una triplicità o quadruplicità di personalità. Sono persone - e badate che questo è molto ricorrente, e non parlo di una patologia fisica, parlo di una patologia spirituale -persone che partecipano ai ritiro e si ritirano alle 6 di mattino la domenica^ seguono un itinerario di catechesi ma poi si danno anche ad avventure strane, vengono a Messa ma partecipano anche alle sedute spiritiche, fanno la Comunio­ne ma ingeriscono anche pasticche che portano in paradisi artificiali. Ecco, ho fatto dei casi eclatanti, ma poi nel piccolo abbiamo questo sdoppia­mento, perché la persona dice: Ma questa cosa chi l'ha fatta? L'ho fatta io o l'ha fatta un altro? L'hai fatta tu. E non ci ricordiamo nemmeno; la persona neanche si ricorda di aver detto delle cose, di aver fatto altro, di aver frequentato certi ambienti, di aver chattato con certe persone, ecc. ecc. Abbiamo questo sdoppiamento. Stamattina, sempre nella Messa delle 7, che per me è come una sorta di allenamento a quello che poi sviluppo maggiormente in questa Eucaristia delle 11,15, mi è venuto in mente un termine: tenia-. Conoscete questo termine? Se dovessimo fare un po' di archeolo­gia del termine "tenia", originariamente era un nastro che avevano i sacerdoti pagani, faceva parte del loro armamentario; come noi abbiamo la casula, 11 camice, loro avevano questo nastro lungo che si chiamava tenia, e poi da questo termine, legato al culto pagano, la medicina ha assunto questa parola per indicare una patologia, che alcuni di voi hanno già riconosciuto, vedo che state sorridendo, ed è la taenia solium. Avete mai incontrato una taenia solium? "taenia solium", evidentemente sarà sola, e quindi: verme solitario, volgarmente conosciuto così. Perché poi la medicina ha preso questa parola, tenia, che era il nastro lungo che adornava le vesti dei sacerdoti, per individuare una patologia? Perché questo verme «- devo spiegarlo, forse non ci farà troppo bene per il pranzo a cui ci prepariamo, non è proprio un messaggio edificante, ma è utile sul piano spirituale -magari--man-giando earni -avari-ate- si comincia a formare nell'intestino fino a raggiungere la lunghezza di metri e metri, allora immaginate quanto sia lungo l'intestino tanto può esser lunga una taenia solium, questo.ver­me solitario. E che fa questo verme? Si allunga per tutto l'intestino e divora tutto quello che tu mangi, per cui non ti fa sostanza, perché mangia tutto il verme; ha occupato tutte le anse del tuo intestino, tu mangi una fiorentina ma è come se avessi bevuto un bicchiere d'acqua, tu fai un pranzo luculliano ma il figlio è sempre esile, gli manca il ferro, si fanno le analisi: pare che non mangi questo ragazzo; Ha la taenia solium; Quindi questo verme solitario, perché fa tutto da sé, ti ruba l'energia per vivere, rientra in quella categoria di virus, come anche nelle scienze naturali, che si attacca ad un albero, ad una quercia, ed è capace di farla seccare, perché si assorbe tutta la linfa. Forse (ho pensato) questa associazione alla tenia, per quanto un po' rivoltante per i nostri stornaci deboli, può essere utile ai fini della nostra riflessione: è come se versassimo acqua in un pozzo senza fondo. Adesso applicate questo sul piano spirituale, cioè io faccio la Comunione, io prego, io faccio gli Esercizi Spirituali, io partecipo al ritiro, al Campo Scuola, ascolto le prediche... ma è come se tutto andasse in un pozzo senza fondo, non ti fa bene, non ti fa salute, dentro di te c'è questa tenia, questo demone - dice Marco nel suo racconto.-che è altro da te e ti prende tutta la grazia e la vanifica. Qualche volta ho pensato anche che nella nostra comunità impera questo verme solitario, che l'attraversa, perché con tutte le grazie, le novene, i mesi di Giugno, di Maggio, ecc., dovremmo avere una comunità di santi, di contemplativi già nel grembo materno e invece anche qui chi vi guarda, Don Pasquale ed io, con attenzione, vede che tutta questa grazia non ha effetto. Che ne è della predica, dell'Eucaristia di domenica scorsa? della Parola di domenica scorsa? della preghiera di Venerdì? della preghiera di domenica sera? che ne è? Ti ha fatto salute? Può darsi che tu abbia il verme solitario, la taenia solium.- Allora bisogna cercare di tirare fuori questo verme terribile, probabilmente sarà questa esperienza, è come se tu ti sentissi lacerare perché occupa tutto l'intestino, in realtà, liberandoti da questa presenza malefica, tu cominci a respirare, e se anche mangi un po' di pane senti che quel grano ti fa salute, se mangi un po' di carne metti colore, se bevi un bicchiere di vino rosso ti fa sangue, come dicevano i nostri nonni. E quindi chiediamo a Gesù, anche attraverso l'ecsousia, cioè la potenza, l'autorevolezza di questo Sacramento che stiamo celebrando, d'esser liberati da questo altro da noi che rischia di mangiarci tutto il bene e di lasciarci qualche briciola che a stento ci fa sopravvivere, mentre noi avremmo potuto vivere in una maniera meravigliosa senza avere bisogno continuamente di cure, di vitamine, anche le vitamine divora la tenia, e con poco andare avanti bene, felici, sereni, mentre invece siamo contratti da questa presenza che ogni tanto viene fuori, che ci fa dire parole che non vorremmo dire, che ci fa frequentare certi ambienti, che ci fa porre gesti, che ci fa pensare certe cose, che ci fa navigare in certi siti di internet; Ecco, quella è la tenia. Allora la prossima volta che girovagando ti viene di digitare certe cose; questa è la tenia, non devo farlo. Non sono io - e questo non significa che ci è tolta la responsabilità, che non siamo liberi - c'è quest'altro in me che mi conduce a fare, a dire, a pensare e, quello che è più grave, ci sta divorando tutta la grazia.- Penso, per concludere, ma non pensiate che sia scoraggiato, tutt1altro, all'anno pastorale 2001-02; ricordo certi calendari fittissimi di Esercizi Spirituali, pure i cagnolini avrò invitato: Esercizi Spirituali per i gatti di casa... per... Che ne è stato? E voi dite: Allora è per questo che non stai più organizzando corsi di Esercizi? Un po' per farvi venire un po' di appetito, perché a volte lasciare le persone digiune fa nascere di più il desiderio, ma a volte mi chiedo: Tutta quella stagione, dove si andava e veniva da Avezzano continuamente, con una rete fittissima di grazia.;, ma voi li avete visti questi Santi? voi li avete visti realizzati quei santi propositi? Ah, ecco, questo è un frutto maturato in quell'andirivieni dalla nostra Gerusalemme, che è Avezzano! Io non ne ho visti; Può darsi che usciamo di chiesa sapendo che cosa abbiamo: Abbiamo il verme solitario; Può essere singolo..-, e se poi è comunitario, Dio mio! che ci vorrà? la pompa dell'espurgo per tirare fuori un verme solitario che sarà, credo, come le condutture degli oleodotti transiberiani; Vi sto facendo sorridere, ma la cosa è grave, però uscire di chiesa sapendo che sono ammalto di verme solitario, andare dal medico: Mi dia questo antibiotico... E bisogna prenderlo a lungo, perché so che alcune persone, che effettivamente sono state ammalate, prese da questa tenia, solo dopo un certo tempo, e con un po' di sofferenza (non diciamo quale) se ne sono liberate: Nel mio intestino non c'è nessuna taenia solium. Allora Gesù aiutami con la tua ecsousia a tirar i fuori questo altro da me che mi sta succhiando la vita.
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Friday 10 February 2006 )
 
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