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Sabato Santo- R.Vecchioni PDF Stampa E-mail
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Scritto da Salvatore   
Thursday 13 April 2006
Come la musica si nutre di pause
Oggi è il giorno del silenzio, il giorno che ci riporta alle origini. Come il bianco ha in sé tutti i colori, infatti, così il silenzio contiene – in potenza – tutti i suoni, in una condizione di infinito, di eternità, di tempo fermo e sospeso.
Non per niente, nei Vangeli, il silenzio è la condizione degli apostoli, che di solito non parlano e spesso, quando lo fanno, trovano subito occasione per pentirsene. E anche le lettere di san Paolo, a pensarci bene, sono rivolte a destinatari silenziosi, che non facciamo fatica a immaginare in ascolto.
Perché il silenzio è anzitutto uno strumento di intelligenza, oltre che un mistero intimamente legata alla manifestazione della bellezza. Tutta la grande arte è silenziosa: un quadro di Van Gogh, per esempio, è fatto di silenzio e statue di silenzio sono le Madonne rinascimentali.
Ma perfino all’interno della musica il silenzio ha una funzione indispensabile: le pause di una partitura, certi momenti in cui, durante l’opera, cantanti e orchestra tacciono insieme...
Mi ha sempre colpito un racconto tradizionale dei Dogon dell’Africa, secondo il quale il mondo sarebbe stato creato in tre giorni: nel primo si manifestò la musica, sotto forma di un’ondata di luce sonora; il secondo giorno venne la parola; nel terzo, infine, quando Dio si era già stancato, furono creati gli oggetti, che parlano un silenzio molto diverso da quello degli uomini.
Ma la suggestione più forte, per me, è rappresentata dall’onda originaria che illumina e risuona. È quanto di più prossimo al silenzio, e nello stesso tempo già diverso dal silenzio, si possa immaginare. Un suono sottile come il respiro, come il linguaggio senza parole che gli innamorati condividono in segreto.
Roberto Vecchioni
 
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